L’equilibrio del “vuoto”

La “serenità” non è che un equilibrio di equidistanze.

Per riuscire a conquistare questo ambito “traguardo” è necessario imparare a mantenersi a una certa “distanza” dagli “eccessi”, per non perdere la lucidità del giudizio e la conseguente capacità di decisione.

Si tratta di uno “stato mentale” tutt’altro che semplice da conquistare (e molto caro alle Filosofie Zen…), che potremmo assimilare allo “zero” assoluto, al “vuoto” totale, all’interno del quale esiste ogni cosa e il suo contrario, proprio perché il vuoto è capace di accogliere in sé il “tutto”…

Raggiungere questo “zero” significa essere “liberi”, assolutamente svincolati dalle “malattie” dell’anima che affliggono la quasi totalità degli individui e che portano lontano, sclerotizzando lo spirito e quindi la vita stessa, in una dimensione di “non-serenità”: cupidigia, invidia, gelosia, paura di fallire, brama di successo, ecc… ecc…; malattie dalle quali si può guarire soltanto imparando a conoscere se stessi.

E in questo percorso di auto-conoscenza dobbiamo essere “allievi” e nel contempo, “insegnanti” di noi stessi…

Essere liberi, conseguentemente, significa conoscere la “verità”. E qui torniamo al pensiero di apertura: la “verità”, infatti, non è mai un “eccesso” e non è mai un “compromesso”: la verità “è”.

“Un insegnante non è mai un dispensatore di verità, ma una guida, uno che indica la verità che ogni allievo deve trovare da solo.”
Bruce Lee, 1940-1973

by Robert Pellegrini

2 pensieri su “L’equilibrio del “vuoto”

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