Morte di un semidio

Achille, il leggendario semidio re di Tessaglia (diretto discendente, per linea paterna, dello stesso Zeus), tra i protagonisti della famigerata guerra di Troia, aveva, com’è noto, un solo punto debole, divenuto proverbiale, che tradiva la sua “mezza” natura umana: un tallone.

Questo perché quando la madre, Teti, lo immerse, sospeso a testa in giù, nel fiume Stige, per renderlo invulnerabile, onde evitare che il pargolo finisse travolto dalla corrente, lo trattenne per un tallone appunto.

Questo “segreto” gli costò la vita: Paride, infatti, per vendicare il fratello, il celeberrimo eroe troiano Ettore, barbaramente ucciso da Achille a Troia, lo colpì con una freccia proprio a quel tallone, uccidendolo.

L’Achille ferito, che immortala questo momento altamente drammatico, è una scultura in marmo esposta alla galleria d’arte moderna di Milano, considerata il capolavoro dello scultore veneto Innocenzo Fraccaroli (1805-1882).

Il gruppo scultoreo fu realizzato a partire dal 1832 durante un soggiorno romano dell’artista.

L’opera, che doveva avere solo fini espositivi, non ebbe committenti: ciò spiega il lungo tempo trascorso tra la creazione del modello in gesso (1832) e l’effettiva realizzazione della statua in marmo (1842), eseguita per un’esposizione alla pinacoteca di Brera. La scultura, considerata forse la migliore realizzazione dello scultore, diede molta fama al suo ideatore: oltre a Brera (1842), la scultura fu esposta e soggetta a molti elogi a Londra (1851), Parigi (1855) ed infine Monaco di Baviera (1869). L’opera fu dapprima venduta per poi essere riacquistata dallo scultore: donata al nobile milanese Eugenio Cantoni, alla sua morte venne donata alla pinacoteca di Brera che lo diede in deposito alla Galleria d’arte moderna di Milano, dov’è esposta tutt’oggi.

Il modello in gesso dell’opera destò particolare ammirazione all’Esposizione di belle arti di Verona del 1835, nel quale catalogo viene ampiamente descritta dal celebre poeta Giovanni Girolamo Orti Manara: Achille, ferito al tallone, si sforza di reggersi in piedi dopo il colpo mortale e prima di cadere morto. L’eroe è ritratto nudo ad eccezione dell’elmo greco adorno di vari fregi fra cui spicca un ippogrifo sormontato da una lunga criniera che gli scende sulle spalle. La figura di Achille, riguardandosi la ferita, quasi incredulo, si appoggia a un’ara su cui ha gettato il suo mantello, presentandosi nudo dinnanzi alla morte, come un qualsiasi altro mortale.

La statua, come gran parte delle opere di Innocenzo Fraccaroli, fu ispirata ai modelli dei grandi scultori neoclassici, su tutti Bertel Thorvaldsen e Antonio Canova: la realizzazione è impostata su Achille a gambe divaricate che danno una composizione piramidale del gruppo ripresa dall’Ercole e Lica e dei Pugilatori del Canova, mentre la semplicità dello schema ed il naturalismo rimandano alla statuaria di epoca classica riproposta dal Giasone di Thorvaldsen, mentre per contro l’Achille del Fraccaroli presenta una caratterizzazione dello stato d’animo più tipica della statuaria romantica, forse mutata dall’Achille morente di Filippo Albacini. Fu tuttavia questa fusione tra elementi dell’arte neoclassica e romantica a provocare la fortuna critica e i grandi elogi a questo lavoro.

a cura di Roberto Pellegrini

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