La Haka: non solo una danza

L’altra sera mi sono imbattuto nella replica di un incontro di rugby, tra Nuova Zelanda e Francia, conclusosi con la schiacciante vittoria (un po’ prevedibile, per dirla tutta), degli All Blacks, sulla, sia pur agguerritissima, compagine dei “Galletti”.

Il match è stato molto interessante, piacevole, ma il momento che più mi ha affascinato, lo confesso, è stata la celeberrima danza Haka, messa in scena dai minacciosi
“guerrieri” Neozelandesi.

Si tratta di una danza tipica del popolo Māori, l’etnia originaria della Nuova Zelanda, spesso considerata semplicemente, ma erroneamente, una danza di guerra. È stata resa celebre, nello stile della Ka Mate, dagli All Blacks, la nazionale di rugby a 15 neozelandese.

Prima dell’esibizione vera e propria, colui che guida la danza urla ai compagni un ritornello di incitamento, ruolo che nel caso degli All Blacks spetta al giocatore di sangue māori più anziano (e non, come talvolta viene erroneamente riportato, al capitano della squadra). Le parole servono non solo ad incitare chi si appresta ad eseguire il ballo, ma anche a ricordare loro il comportamento da tenere nel corso della danza. Spesso il tono in cui viene urlato il ritornello, che è poi lo stesso tenuto nel corso di tutta l’esibizione, è aggressivo, feroce e brutale, destinato a caricare il gruppo ancora di più e a intimorire gli avversari.

Gli elementi essenziali della Haka sono:
• Pukana: gli occhi dilatati
• Whetero: la “linguaccia”, in segno di sfida (viene fatta solo ad altri uomini)
• Ngangahu: simile al Pukana, ma con anche l’emissione di un verso acuto e stridulo
• Potete: chiusura degli occhi in alcuni momenti della danza (fatto solo dalle donne)

In molti casi, durante la danza, oltre ai momenti in cui i partecipanti si muovono sincronizzati secondo alcuni passi tradizionali, viene lasciata libertà di interpretazione di testo e musica, dando vita ai momenti più originali ed eccitanti dell’intero rituale.

Si tratta di una danza che esprime il sentimento interiore di chi la esegue, e può avere molteplici significati.

Infatti, può anche porsi come una manifestazione di gioia, o di dolore; insomma, una via di espressione libera che lascia a chi la esegue momenti di libertà nei movimenti.

È comunque un rituale che cerca di impressionare, come si può ben vedere dall’esibizione degli All Blacks: si roteano e si spalancano gli occhi, si digrignano i denti, si mostra la lingua, ci si batte violentemente il petto e gli avambracci, si dà quindi un saggio di potenza e coraggio, che si ricollega allo spirito guerriero dei Māori. La Haka non è solo eseguita dagli All Blacks, ma anche dalle nazionali di rugby a 13 e di pallacanestro, ed occupa una parte molto importante nella vita dei neozelandesi (māori, isolani del pacifico o anglosassoni), e costituisce un elemento fondamentale della loro identità nazionale. La Haka è praticata dappertutto: nei college, nelle università, nell’esercito, etc.

Un vero “marchio” DOC…!

a cura di Roberto Pellegrini

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