Il Castello di Riva #1

… La prima menzione di un castello situato a Riva risale a un’investitura feudale del 1199 la quale avvenne sotto un portico circondato da una cinta muraria, che probabilmente costituivano il nucleo primitivo del successivo castello. Nel 1225, come testimoniato da un atto di vendita, Obizzo e Giulio Ardizzoni, i quali possedevano il castello insieme a Ghislerio Ardizzoni, vendettero la loro quota della proprietà a Obizzo Visdomini; in questo periodo l’edificio svolgeva la funzione di avamposto militare.

In seguito, il maniero venne ricostruito e ampliato per opera della famiglia nobile piacentina dei Del Cairo seguendo un’impostazione tipicamente medievale; queste modifiche vennero completate nel 1277, come testimoniato da un’iscrizione presente all’interno del castello (MCCLXXVII fuit factum hoc castrum. Nel 1323, come testimoniato da un atto redatto da parte del notaio Michele Mussi, Oberto Del Cairo vendette il castello, nonché alcuni terreni limitrofi che dipendevano da esso, al ramo di Vigolzone della famiglia Anguissola in cambio di 5 600 lire. Con il cambio di proprietà il complesso entrò a far parte, insieme ai vicini castelli di Montesanto e Bicchignano, del sistema difensivo della famiglia Anguissola la quale deteneva il controllo su gran parte della bassa val Nure.

Secondo una leggenda, durante la prima parte del XV secolo il castello ospitò spesso la figlia del nobile fiorentino Nicolò Soderini, la quale vi si recava come ospite di Beatrice Tedeschi, moglie del feudatario Gian Giacomo Anguissola, che divenne ladra per amore: infatti ella, innamoratasi di un uomo assetato di denaro avrebbe rubato il tesoro del castello sotterrandolo nei pressi del mastio e che sarebbe stata, quindi, gettata nel pozzo del taglio. Per questo di notte le acque del Nure emanerebbero bagliori color verde smeraldo come gli occhi della giovane.

Nel 1412 il castello ospitò al suo interno il Re dei Romani e imperatore eletto Sigismondo di Lussemburgo il quale nell’occasione concesse a Bernardone Anguissola il feudo di Riva, Grazzano e Montesanto. L’investitura della famiglia Anguissola sul feudo di Riva venne, in seguito, confermata da parte delle famiglie Visconti, prima, e Sforza, poi, fino a che, tramite un editto emanato nel 1468, gli Anguissola ottennero il titolo comitale.

Il possesso del castello rimase alla famiglia Anguissola fino al 1567, anno in cui il maniero venne acquistato da parte del duca di Parma e Piacenza Ottavio Farnese, il cui padre Pier Luigi era stato ucciso una ventina di anni prima a seguito di una congiura guidata da un membro della famiglia Anguissola, il conte Giovanni.

Dopo essere stato inizialmente utilizzato dallo stesso Ottavio come dimora in cui trascorrere le vacanze, il castello fu concesso da parte del duca a Paolo Vitelli, capitano al servizio della famiglia Farnese, contestualmente all’elevazione del feudo a marchesato. Nel 1703 il feudo, che in quel momento comprendeva Riva e Carmiano, fu concesso a Cesare e Carlo Maggi, che lo mantennero fin verso il 1735 quando entrò a far parte dei possessi della famiglia Cusani di Milano. I passaggi di proprietà continuarono e nel 1778 il castello passò alla famiglia Sforza Fogliani, alla quale succedettero, in seguito, i conti Scribani-Rossi.

Negli ultimi anni del XIX secolo l’edificio divenne di proprietà del principe romano Emanuele Ruspoli che, trovandolo in stato di decadimento, diede avvio, nel 1884, a una serie di lavori di ristrutturazione e restauro sotto la direzione dell’architetto piacentino Angelo Colla che aveva precedentemente curato il restauro del palazzo Gotico di Piacenza. Gli interventi non si limitarono a un restauro conservativo, ma videro una vera e propria ricostruzione dell’edificio in stile neomedievale che comportò, tra gli altri, l’elevazione del mastio e la realizzazione di cortine e merlature. Secondo l’architetto Carlo Perogalli, il restauro venne condotto seguendo una logica discutibile decidendo arbitrariamente l’aggiunta alcuni elementi architettonici, diminuendo l’importanza storica dell’edificio.

In seguito, il castello fu di proprietà della famiglia Fioruzzi, la quale, a partire dal 1930, completò i lavori di restauro iniziati nel secolo precedente, rinnovando anche il parco posto internamente rispetto alla cinta muraria.

Durante la seconda guerra mondiale il maniero venne requisito per un utilizzo a fini militari prima dalle truppe italiane, poi, nel 1943, dal comando tedesco e, infine, da parte delle truppe della Repubblica Sociale Italiana. I segni del passaggio delle truppe tedesche nel castello rimangono incisi in un faggio secolare posto all’interno del parco.

Il castello rimase di proprietà della famiglia Fioruzzi fino al 2017 quando venne comprato da parte del poeta, critico ed editorialista del Corriere della Sera Sebastiano Grasso, il quale, dopo l’acquisto, avviò una serie di lavori di restauro guidati dall’architetto Mario Botta che includevano il trasferimento della biblioteca personale di Grasso all’interno del mastio con l’obiettivo di rendere la collezione accessibile al pubblico.

a cura di Roberto Pellegrini

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