L’umiltà che non ti aspetti

Da qualunque prospettiva io li osservi, nei miei ricordi di studente c’è sempre un denominatore comune, che lega il mio intero percorso scolastico: la mia innata passione (o, se preferite, “inclinazione” naturale), per lo “scrivere”.

Ricordo perfettamente che fin dalle elementari, il giorno del tema in classe, per me, era una specie di “festa”: mi recavo a scuola, quella mattina, col sorriso sulle labbra e non riuscivo a darmi una spiegazione delle espressioni angosciate dipinte sui volti di alcuni miei compagni di classe (in compenso, però, in qualche caso i ruoli si capovolgevano con il compito di “mate”…), che all’annuncio del “titolo” del tema, restavano quarti d’ora a mordicchiare la biro, prima di iniziare a scrivere qualcosa, bisbigliando chissà che tra di loro ed indicando il sottoscritto con un cenno del mento, come a dire: “Ma guarda Roberto: è già partito in quarta, accidenti a lui…! Ma come cavolo fa?”.

È ovvio: non vincevo certo il “Premio Strega” ogni volta; ma ricordo molto chiaramente che il maestro Franco, spesso, riconsegnandomi il tema corretto mi batteva una mano sulla spalla e aggiungeva, col tono di chi la sapeva lunga (cosa molto probabile, considerate le “primavere” che aveva sulle sue, di spalle): “Vedi, Roberto, tu hai la stoffa dello scrittore…”

Io tornavo a sedermi al mio banco e mi chiedevo cosa mai volessero significare quelle strane parole…

Lo capii crescendo, quando avendo compreso che scrivere, per me, fosse più che un semplice trastullo, provai a battere la strada del giornalismo.

E pensai bene (da pimpante giovanotto di belle speranze), di iniziare subito col botto, come si suol dire, rivolgendomi di primo acchito, a un vero colosso del giornalismo italiano del tempo; a un Direttore che, oggi, è tra le leggende di questa professione…

Mi rivolsi a lui molto chiaramente, scrivendogli una lettera in cui, senza mezze parole, mi proponevo per una collaborazione col suo giornale (nonostante, sia ben chiaro, non avessi nessun tipo di esperienza nel campo…!!), fermamente intenzionato a “sfondare”.

Il Direttore non mi rispose…

Nel frattempo, io mi diedi da fare con i giornali di provincia e capii che non era poi così scontato entrare nel giro “in pianta stabile” (per “dinamiche” non sempre “cristalline”, tra l’altro…).

Mi vergognai, allora, della lettera che avevo spedito, qualche tempo prima, al “mio” Direttore; decisi di scrivergliene un’altra, per scusarmi dell’arroganza che avevo ostentato, nella mia prima missiva e per dirgli che capivo e giustificavo perché non avesse mai voluto rispondermi…

Spedii la lettera e me ne dimenticai, certissimo che non avrei certo ottenuto una risposta in quest’occasione…

Invece, dopo qualche giorno, mi vidi recapitare una lettera, con carta intestata “Il Direttore”, indirizzata a me:
“Caro Roberto, se non ti ho risposto, qualche tempo fa, non è perché ritenessi pretenziosa la tua richiesta: me ne sarà mancata l’occasione. Ad ogni modo, col mio silenzio hai ottenuto lo stesso risultato (rivolgermi a un piccolo giornale, n.d.r.): bravo! Ti auguro che sia l’inizio di una felice e lunga carriera.
Indro MONTANELLI”

Che grande lezione fu per me…

by Roberto Pellegrini

2 pensieri su “L’umiltà che non ti aspetti

  1. un onore straordinario!! Ci sono pagine della nostra vita che parlano più di mille altre, e tue ne hai avuto un grande esempio. Anch’io sono sempre stato portato per la scrittura e non solo, ma alla fine nel mio caso è rimasto un hobby, un po’ come il blog che scrivo giornalmente….👍😊

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