Un “Re” dimenticato

A cavallo del Secondo Conflitto Mondiale, la Marina Mercantile Italiana vantava un “fiore all’occhiello” di prim’ordine: la nave Rex.

Il Rex fu un transatlantico italiano, varato negli anni trenta, il più grande mai costruito fino a quel momento.

Con un dislocamento di 51 062 tonnellate di stazza lorda, si distingueva per i tipici fumaioli bassi, colorati a strisce rosse, bianche e verdi, ovvero il tricolore italiano, come già da quell’epoca era d’uso sulle navi della Italia Flotte Riunite.

La propulsione era fornita da quattro gruppi di turbine che azionavano quattro eliche a quattro pale, di circa 5 metri di diametro. La potenza dichiarata sui dépliant Ansaldo era di 120 000 cavalli, ma la potenza vera, tenuta segreta per ragioni di mercato, raggiungeva i 140000 cavalli. Per il transatlantico non furono lesinati né uomini né mezzi. L’intero progetto venne rivisto più volte e si decise anche di farlo esaminare dal cantiere tedesco che aveva costruito il Bremen e l’Europa (i transatlantici considerati i migliori dell’epoca per innovazione costruttiva). Il livello qualitativo era elevatissimo per gli standard dell’epoca; si disse che le eliche erano così bilanciate da poter essere mosse da un solo uomo. L’architetto milanese Enrico Monti, originario di Anzola d’Ossola, ammobiliò una trentina di navi, tra cui il transatlantico Rex, detentore per anni del trofeo Nastro Azzurro, per la più veloce attraversata dell’Atlantico.

Commissionato dalla Navigazione Generale Italiana ai Cantieri Navali Ansaldo di Sestri Ponente, la sua progettazione fu affidata all’ingegnere navale Achille Piazzai. La costruzione iniziò il 27 aprile 1930 e il varo avvenne il 1º agosto 1931 alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena che ne fu la madrina.

Il 22 settembre 1932 il Rex fu consegnato alla compagnia Italia Flotte Riunite, da poco riorganizzata con la fusione delle flotte delle società Navigazione Generale Italiana, Lloyd Sabaudo e Cosulich.

Il viaggio inaugurale iniziò, agli ordini del comandante R.O. CSLC Francesco Tarabotto, il 27 settembre 1932 da Genova, con a bordo 1 872 passeggeri. Durante il viaggio si ebbero dei problemi alla centrale elettrica di bordo che resero ingovernabile il timone, costringendo la nave a fermarsi due giorni a Gibilterra per attendere delle parti di ricambio inviate con la motonave Vulcania (stessa compagnia). Ripartì poi per New York usando tutti i generatori di emergenza. A causa di questo inconveniente alcuni passeggeri rinunciarono al viaggio e si recarono in Germania via ferrovia per imbarcarsi sul transatlantico Europa: quando giunsero a New York però trovarono il Rex già ormeggiato.

Il Rex conquistò il Nastro Azzurro nell’agosto 1933 con una velocità media di traversata di 28,92 nodi, strappando il record precedentemente detenuto dal transatlantico tedesco Europa, gemello del Bremen. Il viaggio del record iniziò alle ore 11:30 del 10 agosto 1933, quando la nave salpò da Genova alla volta di New York con Francesco Tarabotto quale comandante. Durante quel viaggio riuscì a percorrere le 3 181 miglia che separano Gibilterra dal faro di Ambrose in 4 giorni, 13 ore e 58 minuti. Il massimo percorso effettuato in un solo giorno fu di 736 miglia, alla velocità media di 30,6 nodi. Rappresentava uno dei vanti dell’era fascista. Il Rex e il Conte di Savoia erano le uniche navi italiane in grado di competere con i grandi transatlantici dell’epoca. Grazie a questa eccezionale impresa, il comandante fu insignito con le più alte onorificenze al merito della “Corona d’Italia” e con il riconoscimento dell’alto titolo onorifico di comandante superiore.

Il primato resistette fino al 3 giugno 1935, quando gli fu strappato dal transatlantico francese Normandie di 79 280 tonnellate, al suo viaggio inaugurale agli ordini dell’autorevolissimo commandant René Pugnet.

Il 12 maggio 1938 il Rex venne intercettato a 1 100 chilometri al largo della costa orientale degli Stati Uniti da tre bombardieri pesanti Boeing B-17 Flying Fortress che diedero in questo modo una dimostrazione propagandistica della crescente potenza aerea americana.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, allorché le navi inglesi, francesi e tedesche cessarono i servizi commerciali, divenne il più grande transatlantico a operare in Atlantico continuando il trasporto passeggeri. Nel maggio 1940 in previsione dell’entrata in guerra dell’Italia, il Rex fece il suo ultimo viaggio come transatlantico commerciale. Si decise di lasciarlo nel sicuro porto di Genova, ma dopo il bombardamento della città da parte della marina francese fu trasferito a Trieste. A seguito dell’armistizio del 1943 cadde in mano dei tedeschi che, nel tentativo di spostarlo nella più sicura baia di Capodistria, lo fecero incagliare.

L’8 settembre 1944 il Rex si trovava nelle vicinanze di Trieste, tra Isola d’Istria e Capodistria, oggi in Slovenia, dove fu avvistato dai ricognitori della Royal Air Force e quindi bombardato con 123 razzi. La nave bruciò per quattro giorni prima di affondare. Stessa sorte era toccata al transatlantico Conte di Savoia della stessa compagnia di navigazione bombardato dalla RAF nel 1943 nella laguna di Venezia.

Dopo la guerra fu considerata la possibilità di recuperare il Rex ma, valutata l’impresa come antieconomica, ed essendo inoltre il relitto in acque jugoslave, fu smantellato sul posto tra il 1947 e il 1958.

Un epilogo triste, per un indiscusso “Re” dei mari…

a cura di Roberto Pellegrini

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