12 Dicembre – … Santa Lucia è già in cammino!

Come si può parlare delle tradizioni e dei personaggi legati al periodo Natalizio e dimenticarsi della “nostra” Santa Lucia…?

La favola di Santa Lucia

La leggenda vuole che la Santa, originaria di Siracusa, fu accecata ed uccisa, proprio il 13 Dicembre, perché essendosi convertita dal paganesimo al cristianesimo, non volle sposare l’uomo che i suoi genitori le volevano imporre.

Dopo il martirio, la giovinetta Lucia entrò subito in Paradiso…

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E lì, tutti si meravigliarono nel veder arrivare una persona così giovane. Ben presto la Santa, con i suoi modi dolci ed i suoi occhi pieni di luce, conquistò tutti e persino lo scontroso S. Pietro iniziò a prendersi cura di lei, come fanno i nonni con i nipoti.

Così trascorrevano giorni di serenità e pace e Lucia si godeva questa sublime situazione, riflettendo su quanto fossero lontane da lei le sofferenze e la cattiveria che regnavano sulla Terra.

S. Pietro, però, che nonostante la sua lunga barba bianca, aveva ancora una vista acutissima, si accorse che un sottile velo di tristezza si era posato sugli occhi celestiali di Lucia e, così, decise di chiamarla per parlarle.

S. Lucia, commossa, gli confidò che avrebbe tanto desiderato anche per un solo minuto poter rivedere il suo paese in Sicilia e i suoi poveri.

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S. Pietro, fu talmente colpito da quella richiesta che passò giorni e notti fra le morbide nuvole del Paradiso a pensare come potesse esaudire il suo desiderio, finché prese coraggio e decise di parlarne col Padre Eterno.

S’incamminò un po’ timoroso e quando fu da Lui espose la richiesta tenendo sempre china la testa in segno di profondo rispetto.

S. Pietro restò immobile ad aspettare una risposta poi, inaspettatamente, udì uno strano e metallico tintinnio; socchiuse gli occhi e vide che il buon Dio teneva in mano una piccola chiave d’oro.

– “Tieni Pietro, questa é la chiave che apre una finestrella che dà sul mondo, prendila e portala a S. Lucia!” -, disse il Signore.

S. Pietro fu così meravigliato che afferrò la chiave e corse come un ragazzino a cercare la sua Santa bambina, felice di aver esaudito il suo desiderio.

Immediatamente gli occhi di Lucia s’illuminarono e i due salirono su di una nuvoletta che li portò alla magica finestrella.

Quando arrivarono, Lucia con la mano tremante, infilò la chiave nella toppa e, come d’incanto, le apparve il suo mondo, lontano… La giovane fu emozionata ed appagata da quella visione e, per lungo tempo, non desiderò più aprire gli occhi sulle cose terrene.

Una notte però, il suo sonno venne turbato da gemiti lontani e pianti. Lucia, preoccupata decise di prendere la chiave per vedere cosa stesse accadendo. Fu in quel momento che la santa vide tutte le ingiustizie, la vita dissoluta, il male, ma soprattutto vide bambini che soffrivano e piangevano. Rammaricata richiuse piano la finestrella e, una profonda tristezza, calò sui suoi dolcissimi occhi celesti.

Lucia sperava di vedere presto migliorare le cose sulla Terra; la sofferenza dei bambini l’angosciava tantissimo, non sopportando che fossero proprio loro, innocenti e puri, a dover subire angherie e violenze d’ogni genere, da parte degli adulti.

S. Pietro, nel frattempo, la osservava in silenzio e, notava man mano che passavano le giornate, il mutamento d’umore di Lucia. Nemmeno al Padre Eterno passò inosservata la cosa, tanto che decise di chiamare S. Pietro:

– “Caro Pietro” -, disse il Signore – “Io so quello che turba S. Lucia. Ella soffre per i patimenti dei bambini e le privazioni alle quali sono sottoposti… Ho deciso:” -, aggiunse -”daremo l’incarico proprio a Lei di portare una volta all’anno un po’ di allegria sulla Terra e, tu Pietro, le dirai che il Signore l’autorizza a scendere il giorno del suo martirio, il 13 dicembre, per portare doni a tutti i bambini buoni. Ora vai!” – concluse il Signore -”Corri! Voglio che torni la luce in quei santi occhi.” –

S. Pietro fu talmente felice, che, abbracciò il Signore e poi si affrettò a cercare Lucia per darle la bellissima notizia. Subito la Santa rimase incredula, ma poi si convinse riempiendosi il cuore di gioia.

Ormai mancavano pochi giorni al 13 dicembre, ma Lucia capì ben presto che non disponeva di nulla e, in Paradiso, non esistevano né pasticcerie, né negozi di giocattoli. Questa volta S. Pietro fu veramente geniale; chiamò S. Lucia e la invitò a prendere la chiave d’oro dicendole di seguirlo.

– “Apri la finestrella” – le disse – “e guarda bene… Vedi là, nello spazio? Lì c’è un cavallino, una bambola, un trenino; là c’è una trombetta, una trottola, li vedi? Sai cosa sono tutti quei giochi? Sono i giochi superflui, inutili, abbandonati e dimenticati dai bambini viziati e mai contenti. I giochi sono come le persone, cercano compagnia e, se nessuno li vuole più, preferiscono perdersi nello spazio, sperando d’incontrare qualche bimbo disposto a giocare con loro… Dai forza, Lucia, prendine quanti ne vuoi e portali a chi ne ha veramente bisogno!” -, concluse Pietro.

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– “Oh, nonno Pietro, grazie, grazie di cuore”-, replicò S. Lucia, afferrando tutti quei giocattoli abbandonati…

La Santa lavorò fino alla sera del 12 dicembre e mise tutti i giocattoli in grandi sacchi che appoggiò sulle spalle.

– “Ma cara Lucia” -, osservò giustamente Pietro – “così non arriverai mai da nessuna parte, con tutto quel carico: pesa troppo!” –

Ed aggiunse, col suo vocione tonante:

– “C’è qualcuno qui che sarebbe disposto ad aiutare S. Lucia?”-

– “Ihooh…Ihooh…”-, fu la risposta…

”Tu, mio dolce asinello?”, si intenerì Pietro… -”Se a Lucia va bene, andrà bene anche a me…”- concluse il Santo, guardando Lucia.

– “Bravo asinello!”- replicò la Santa, accarezzando dolcemente la cara e mansueta bestiola -”tu sarai il mio fedele accompagnatore! Vedrai, quando ci vedranno i bambini che gioia sarà per loro!”-

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E’ così, che iniziò il viaggio di S. Lucia e del suo asinello; da allora non hanno mai mancato all’appuntamento ogni 13 dicembre con i bambini buoni e bravi…

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Fonte http://www.comune.lazise.vr.it/Sezione.jsp?idSezione=1080

cura by Roberto Pellegrini

P.S.: Ci sembra doveroso fare una precisazione: le favole e le leggende vengono spesso tramandate oralmente, non sempre ci è stato quindi possibile inserire il riferimento preciso dell’autore o autrice di quanto pubblicato, come altresì non siamo certi che i testi rispettino correttamente la versione originale. Inoltre sottolineiamo che nel caso si trattasse di un testo frutto per intero della nostra creatività vi verrà segnalato. Lungi da noi il voler arrogarci il diritto di paternità di testi che sono solo frutto di ricerca o memoria.

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11 Dicembre – Un po’ di “zucchero”, nel calore di una stalla

Trovo molto simpatiche le due brevi leggende natalizie che seguono…

LA LEGGENDA DEL BASTONCINO DI ZUCCHERO

Il famoso bastoncino della leggenda in questione (e che tutti abbiamo assaggiato, probabilmente…), è fatto di zucchero; ha il sapore di menta ed è bianco, con strisce rosse di differenti larghezze.
Si narra che un abile pasticciere lo creò per ricordare la figura di Gesù agli uomini. Questa particolare leccornia, infatti, riassume in sé molti significati:
– Il “duro” caramello (di cui è fatto il bastoncino), rappresenterebbe proprio Gesù, che costituisce la solida roccia su cui si poggiano le nostre vite.
– La forma a “J” sta per “Jesus” (Gesù, appunto), anche se, secondo un’altra interpretazione, esso riproduce la forma di un bastone da pastore (Gesù è il nostro pastore, infatti).
– Il colore bianco rappresenta la purezza e l’assenza del peccato.
– Le larghe strisce rosse rappresentano il sangue di Cristo, versato per cancellare i nostri peccati.
– Le strisce sottili, invece, ricordano i segni lasciati dalle innumerevoli frustate, che Gesù ricevette dai soldati romani.
– L’inconfondibile sapore di menta piperita, infine, ricorda il sapore dell’issopo, pianta aromatica usata nel vecchio testamento per purificare.

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LA LEGGENDA DEL PETTIROSSO

Si racconta che la notte in cui nacque Gesù, un piccolo uccellino marrone condividesse la piccola e fredda stalla di Betlemme con la Sacra Famiglia. Nel corso della notte, mentre tutti dormivano, l’uccellino si accorse che il fuoco che li scaldava stava per spegnersi…

Senza perdersi d’animo ebbe un’idea: per tenere caldo il piccolo, impedendo alla fiamma di svanire, volò verso le braci e tenne il fuoco vivo, muovendo freneticamente le sue piccole ali per tutta la notte. Il mattino seguente l’uccellino, ormai esausto, fu premiato con un bel color rosso brillante sulle piume del petto, come simbolo del suo amore per Gesù Bambino.

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by Roberto Pellegrini

10 Dicembre – La leggenda di Fiocco di neve

Come non restare incantati dalla lucentezza e perfezione di ogni singolo fiocco di neve?Grandi e piccini ed anche i nostri amici a quattro zampe restano affascinati quando la neve comincia a volteggiare adagiandosi silenziosa su ogni cosa.

L’atmosfera natalizia, che ci avvolge in questo periodo, non può che indurci a ricercare una leggenda legata al fiocco di neve.

Il piccolo Alim stava guardando dalla finestra la neve che scendeva, i fiocchi ballavano un dolce ritmo e si appoggiavano su tutte le cose. Sugli alberi, sopra i fili del bucato, sulle grondaie; il bambino fissò un grande fiocco che sembrava venisse proprio verso la sua casa, aprì la finestra e allungò la mano.

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Come per incanto il fiocco si adagiò sopra il suo palmo e il bambino pensava quanto sarebbe stato bello se il fiocco avesse potuto parlare e raccontare la sua avventura; era così bello, bianco e pulito, e che forma tonda aveva…

“E così vorresti conoscere la mia storia?”
Alim annuì.
“Qualche mese fa ero una goccia d’acqua e insieme ad altri miliardi di gocce vivevamo nel Mar Caspio, arrivò l’estate e io volli starmene un po’ sdraiato al sole, così mi addormentai ed evaporai. Quando mi risvegliai mi sentii leggero, il vento mi stava trasportando su nel cielo, finché non vidi più gli uomini; c’erano con me altri vapori e tutti insieme spinti dal vento ci appiccicavamo gli uni agli altri. Non so per quanto tempo vagammo nel cielo, eravamo saliti molto in alto, l’aria era fredda e perciò ci stringemmo tutti senza più poter muovere mani e piedi. Non sapevamo dove andavamo, eravamo così grandi, grossi e lunghi da aver coperto il sole. Qualcuno disse che saremmo divenuti pioggia per tornare sulla terra. Ero felice di rivedere la terra, poi cominciai a trasformarmi in acqua e pian piano diventammo pioggia. Brrr… all’improvviso il clima divenne freddo e tutti insieme cominciammo a tremare, qualcuno vicino a me più vecchio e saggio mi tranquillizzò, ma non poté finire il discorso perché si trasformò in neve e anch’io mi trasformai in questo fiocco che ora è nelle tue mani!”.

Mentre Fiocco di Neve prendeva fiato, Alim incantato lo pregò di continuare a parlare.
“Bene amico mio – proseguì Fiocco di Neve – io e mille altri incominciammo a danzare nell’aria e volteggiando scendevamo lenti sulla terra, ero diventato leggero, come una piuma nel cielo, non sentivo più freddo perché il freddo era diventato parte di me. Ballando scendevo sulla terra. Quando fui abbastanza vicino vidi la città di Tabriz, ero molto distante dal Mar Caspio. Un ragazzo giocava col suo cane che, abbaiando, ingoiava fiocchi di neve, ebbi paura e chiesi al vento di esaudire il mio desiderio di non finire nella sua bocca! E così fu. Il vento mi spostò poco più in là e vidi te, sperando col tuo aiuto di poter tornare acq…”.

Fiocco di Neve non poté finire la frase perché si era sciolto ed era tornato acqua.
Allora Alim soddisfatto pose le sue mani nell’acqua e lo fece ricongiungere con altri milioni di gocce.
Poi il bambino si addormentò e sognò di essere una goccia di acqua fredda.

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9 Dicembre – Paese che vai… Natale che trovi!

Comunque lo si voglia inquadrare, a qualunque latitudine ci si trovi a parlarne, il Natale è, per tutti, un momento di serenità…

Vi invito, allora, a seguirmi, in questa mia breve passeggiata, alla scoperta delle usanze natalizie di alcuni Paesi del nostro amato “Vecchio Continente”…

FRANCIA

In Francia i bambini dispongono le loro scarpe ordinatamente, poiché Gesù Bambino passerà la notte del 24 a riporre i suoi doni nel loro interno e addobberà anche l’albero con frutta e dolci prelibati.

Per tradizione, si accende un ceppo di legna per scaldare il Bambino che gira, di casa in casa, nella notte fredda. Da questa usanza, deriva anche uno dei dolci natalizi più diffusi, ovvero la Bùche de Noêl.

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Il presepio in Francia è molto curato; sono particolarmente famosi i presepi della Provenza, composti da statuine d’argilla vestite con costumi realizzati a mano, molto precisi nei dettagli e realistici, chiamati Santons.

POLONIA

In Polonia, la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella, e la tradizione vuole che, sino a quando non compare in cielo la prima stella, non si debba iniziare la cena. Le famiglie polacche celebrano il Natale con un pasto di 12 portate. Si lascia sempre un po’ di spazio in tavola, in caso arrivi un ospite inatteso. In molte case ancora oggi si mettono dei covoni di grano nei quattro angoli di una stanza, per ricordare la stalla dove nacque Gesù Bambino.

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SPAGNA

In Spagna il giorno più festeggiato nel periodo natalizio è il 28 dicembre, giorno in cui arrivano i Los Reyes, cioè i Re Magi. A cavallo, o su carri sfilano per le città e distribuiscono dolci e caramelle.

La figura di Babbo Natale è meno sentita, in Spagna. Nei presepi spagnoli alle classiche statuine si affiancano quelle di Tio, un tronchetto d’albero che, se scosso, sprigiona dolcetti e quella di Caganer, un caratteristico porta fortuna natalizio.

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GERMANIA

In Germania i festeggiamenti di Natale iniziano presto, ovvero l’11 novembre, giorno di San Martino. E’ tradizione costruire, per quel giorno, delle lanterne, che i bambini porteranno in processione, oppure verranno messe nei cimiteri e che, in realtà, servono ad illuminare la strada al santo. Durante il periodo dell’Avvento anche i bambini di questo Paese tengono nelle loro camerette dei Calendari con 24 finestrelle. Ogni giorno aprono una finestrella e promettono di compiere una buona azione nel corso della giornata…

Il 6 dicembre, poi, arriva San Nicola, con il suo carico di cioccolato e dolci speziati particolarissimi come i Lebkuchen o i Christollen.

La notte del 24, infine, arriva Gesù Bambino (o Babbo Natale), a portare i tanto attesi doni. Le case sono addobbate a festa con ghirlande e candele, è usanza fare pasti ricchi e bere vino speziato. A Rothenburg ob der Tauber, un piccolo paese tedesco, c’è un museo interamente dedicato al Natale, molto caratteristico e curato, aperto tutto l’anno.

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INGHILTERRA

In Inghilterra l’albero di Natale la fa da padrone tra le varie decorazioni tipiche di questo periodo; anche a Londra è tradizione addobbare un altissimo albero allestito all’aperto con luci, nastri e ghirlande.
La notte del 24 Babbo Natale porta i doni ai bambini, lasciandoli in un grosso sacco sotto l’albero. I bimbi, per ringraziarlo, lasciano sul tavolo della cucina un bicchiere di latte e un pezzo di dolce per lui ed una carota per la sua renna e la mattina del 25 aprono i doni. Proprio in quel giorno, l’atmosfera è festosa ed è usanza riunirsi con le persone care e cucinare un buon pranzo con dolci tipici, come il Christmas Pudding. Sono usati per i festeggiamenti anche fuochi d’artificio o mortaretti.

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FINLANDIA

In Finlandia, oltre al classico albero di Natale, viene preparato all’esterno delle case un secondo alberello per gli uccellini. Si tratta, infatti, di un covone di grano legato ad un palo e addobbato con semi appetitosi. Anche in altri paesi c’è questo simpatico pensiero verso i piccoli volatili che allietano, con il loro cinguettio, le ore della giornata; ad esempio in Germania, soprattutto nel sud, la gente sparge dei grano sul tetto delle case, perché anche gli uccellini possano far festa il giorno di Natale.

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GRECIA

In Grecia la vigilia di Natale viene vissuta tra canti e musiche di tamburelli e triangoli. Ci si scambiano doni (così come il 25 ed il 1 gennaio), che vengono portati anche alle persone più “in difficoltà”…

Tutti in compagnia, si mangiano fichi secchi, dolci, noci e il Chrisopsomo, un tipico pane speziato greco.

I sacerdoti sono soliti passare di casa in casa, per la benedizione delle dimore.

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by Roberto Pellegrini

Acrobazie… di Natale

A fine Novembre, inizio Dicembre (giorno più, giorno meno), le città indossano la tanto attesa livrea natalizia. Di solito, è un “evento” che ci coglie sempre un po’ di sorpresa (per dirla proprio tutta, ho l’impressione che, di anno in anno, ci si arrivi sempre con un leggero, ma costante, anticipo: pavento scenari estivi con addobbi natalizi!), risvegliando in noi la voglia di shopping (complice, forse, l’arrivo della tredicesima…).

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Fermo restando – e me ne convinco sempre di più – che l’abito non faccia il monaco, per la gioia immacolata dei bambini e per quella un po’ più “smaliziata” dei grandi, giardini pubblici, piazze, centri commerciali e vetrine indossano vivaci intermittenze luminose e decorazioni sempre più accattivanti, che sembrano ripetere un solo, martellante messaggio: auguri, d’accordo, ma spicciati a fare il tuo acquisto, o ti ridurrai a correre, come un forsennato, da un negozio ad una libreria, proprio la sera della Vigilia…

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Naturalmente, anche le blasonate strade del centro non sfuggono a questa simpatica e allegra “mise en scène”, con un solo, piccolo neo: la comparsa dei rompi-p**** (di Natale, è sottinteso, no?…).

Evidentemente compresi nel “pacchetto-luminarie”, infatti, sul Corso principale della mia città (ma penso accada dappertutto), oltre alle note lucine colorate si materializzano (forse giungendo, con lungimirante anticipo, anche loro dalla Lapponia), orde di imbonitori famelici.

Capisco il bisogno di lavorare e, soprattutto, quello di arrotondare le entrate, specie per uno studente, ma capisco un po’ meno lo spingersi “oltre” nell’importunare il prossimo (perché di questo si tratta, in fin dei conti…), a tutti i costi. E a prescindere, talvolta infischiandosene persino del buon senso. Nel tardo pomeriggio di ieri ho assistito ad una scena che vorrei limitarmi, nel definire ridicola: un signore procede tranquillamente in bicicletta, lungo Corso Garibaldi, quando da un manipolo di personaggi vestiti tutti allo stesso modo, si stacca un ragazzo che gli si para davanti per fermarlo, presumo, per proporgli qualcosa (un acquisto, un viaggio, un invito a cena, un iniziativa benefica: poco importa…), costringendo il malcapitato ad una sonora e acrobatica frenata d’emergenza, con allegata (e censurata), serie di improperi, all’indirizzo dell’incauto giovanotto.

Carissimo imbonitore intraprendente, rompi pure tutte le scatole che vuoi (possibilmente con fiocco argentato e nastrino rosso, vista l’occasione…), ma rispetta, almeno, il mio diritto a non rompermi l’osso del collo, iva inclusa.

Buone Feste.

by Roberto Pellegrini

8 Dicembre – L’albero di Natale

Le mie origini milanesi suggeriscono che l’albero di Natale si allestisce durante il ponte dell’Immacolata ed eccomi qui a raccontarvi tre leggende ad esso dedicate, proprio nel giorno durante il quale si festeggia il dogma cattolico che sancisce l’immunità dal peccato originale di Maria Vergine.

La leggenda del piccolo abete

Lontano dalla città cresceva in un bosco un piccolo abete. Lui aveva visto tante volte, verso Dicembre, i tagliaboschi che erano alla ricerca di alberi da vendere in città per il Natale, ed aveva invidiato tanto i suoi fratelli che si riempivano di gloria.Ora era cresciuto e poteva capitare anche a lui.

Il bosco era ormai quasi spoglio, ed il piccolo abete era certo che gli uomini avrebbero portato via anche lui.

Un altro abete più grande lo prendeva in giro: “Ma chi ti sceglierà, piccolo e storto come sei? Sicuramente prenderanno me, farò un figurone nel salone di una bella casa
e sarò circondato da moltissime luci.”

Il piccolo abete ammutoliva, sapeva che l’altro aveva ragione e così accadde.

Era la notte di Natale: sotto il freddo della neve piangeva sul suo triste destino. Ma la notte di Natale è magica ed anche lui rimase sorpreso: le lacrime versate si trasformarono in ghiaccio lucente, la neve e la brina diedero vita a bellissimi merletti,
ed un gruppo di lucciole coraggiose, non curanti del gelo, si posò sui suoi rami. Una piccola stella scese dal cielo e si posò sulla cima: il piccolo abete divenne il più bell’albero di Natale che si fosse mai visto.

Tutti, appena fu visto, corsero a guardare quello splendido spettacolo, e gli amici passerotti si fermarono tra i rami per intonare un canto. L’abete vide, così, cambiare il suo destino. Poi passato il Natale, gli altri alberi andarono tra i rifiuti della nettezza urbana mentre lui continuò a crescere più rigoglioso che mai.

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La leggenda di Albert e dell’abete

Era la vigilia di Natale, come voleva la tradizione, tutte le famiglie quella notte avrebbero bruciato un ceppo di quercia nel camino. A casa di Albert, però, quel ceppo mancava. Il ragazzino allora uscì e si addentrò nei boschi per cercarlo. Era già tardi, e presto fu buio; Albert, sempre più spaventato, continuava a vagare tra gli alberi senza riuscire a trovare la strada per tornare a casa. Come se non bastasse, cominciò a cadere una fitta nevicata. Il ragazzo si sentì assalire dall’angoscia: sarebbe mai riuscito a uscire dal bosco?

Alla fine, stremato, vide un albero ancora verde che spiccava tra gli altri e decise di rifugiarsi sotto i suoi rami. Si sedette vicino al tronco, si raggomitolò più che poté e infine, sfinito dalla stanchezza, si addormentò. L’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo, in modo da formare una specie di capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino.

Quando, la mattina dopo, si svegliò, Albert sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che, preoccupato dalla sua assenza, si erano messi alla sua ricerca. Uscito dal suo ricovero, ancora stordito e impaurito per la brutta avventura, poté finalmente  riabbracciare la sua famiglia e i suoi compaesani. Solo allora, passato il pericolo, tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte si era posata sui rami dell’abete che la pianta aveva piegato fino a terra, formando dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile.

L’abete divenne così il simbolo del Natale. Da allora, nel periodo natalizio in ogni casa c’è un abete addobbato e illuminato, in ricordo del meraviglioso spettacolo che gli abitanti di quel piccolo villaggio avevano visto quando Albert era uscito dal suo rifugio di fortuna. E, da allora, gli abeti hanno i rami rivolti verso il suolo.

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La leggenda della tradizione dell’albero di Natale

Una storia narra che, tanto tempo fa, la notte della Vigilia, in un bosco innevato, Babbo Natale (San Nicola), si incontrò con Gesù Bambino con il quale si consigliava sempre sulla distribuzione dei doni. Gesù Bambino si accorse subito che l’umore di San Nicola non era lo stesso degli altri anni, e gli domandò: “Cos’è che ti rattrista, amico mio ?” Babbo Natale gli rispose che negli ultimi anni aveva notato una tale mancanza di entusiasmo per il Natale, negli adulti, ma anche nei bambini, da fargli passare la passione per il suo lavoro.

Il Bambin Gesù approvò con la testa ed assunse un’espressione pensierosa poi disse: “Hai ragione, l’avevo notato anch’io, bisogna trovare qualcosa di nuovo e suggestivo per risvegliare la vera gioia natalizia”.

Pensierosi s’incamminarono insieme attraverso il bosco bianco. Nella foresta era tutto silenzioso, la luna splendeva chiara e luminosa, tutte le stelle luccicavano, la neve pareva argentata e gli abeti stavano lì, neri e bianchi…. era proprio uno splendore! Su di un abete in primo piano, la neve fresca creava delle bellissime decorazioni che davano forma a piccoli ghiaccioli sulle punte dei rami che luccicavano al chiaro di luna.

Gesù Bambino e San Nicola si fermarono a guardarlo “E’ semplicemente meraviglioso!” esclamarono “Questa è la soluzione al nostro problema.” Babbo Natale tirò fuori dal suo sacco delle belle mele rosse, le legò a dei nastrini e le passò a Gesù Bambino che le appese ai rami dell’abete facendo bene attenzione a non far cadere le decorazioni di neve. Poi ci appesero anche delle nocciole, dei dolcetti e delle candele accese.

Quando ebbero finito si allontanarono di qualche passo e lo guardarono soddisfatti. Ora l’alberello se ne stava lì nella neve, fra i suoi rami innevati facevano bella mostra di sé, le mele rubiconde, le nocciole d’oro e d’argento luccicavano, e le candele di cera ardevano festosamente.

Con il suo viso bianco e rosso Gesù Bambino era tutto sorridente e San Nicola non era più di cattivo umore. Segarono l’alberello con cura e lo portarono con loro fino al paese dove tutti dormivano. Si fermarono davanti alla casa più piccola, entrarono e lasciarono in dono, l’abete così addobbato; Babbo Natale vi pose sotto tante altre belle cose: giocattoli, dolci, mele, castagne e nocciole . Poi lasciarono la casetta in punta di piedi come erano entrati. La mattina seguente adulti e bambini restarono a bocca aperta, c’ era una tale atmosfera di gioia nella casa come mai prima.

Nessun bambino pensava ai giocattoli, ai dolci… tutti guardavano l’ albero con le luci, attorno al quale ballarono e cantarono tenendosi per mano. Quando amici e parenti videro il bell’alberello, entusiasti davanti ad una tale meraviglia, andarono subito nel bosco per procurarsi un albero anche loro. In breve tempo in tutte le case del villaggio, brillava un albero di Natale, e ovunque si udivano canti e le risa dei bambini.

Da lì la tradizione dell’albero di Natale ha fatto il giro del mondo.

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7 Dicembre – Natale…: diciamolo coi fiori!

Chissà perché, quando penso al Natale: alle sue atmosfere sempre un po’ “ovattate”, ai suoi alberi (talvolta), innevati, o alle mani rosse, intirizzite dal freddo, che si scaldano alitandoci sopra (alla maniera del bue e l’asinello…), tra una palla di neve e l’altra, chissà perché, dicevo, tutto potrebbe venirmi in mente, fuorché le rose…

Eppure…

LA LEGGENDA DELLA ROSA DI NATALE

Una mattina, la figlia piccola di un bravo pastore era intenta ad accudire il gregge del padre, in un pascolo nei pressi di Betlemme, quando, all’improvviso, vide altri pastori avviarsi con passo lesto verso la città.

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Incuriosita, allora, si avvicinò e chiese loro dove si stessero recando così di fretta… I pastori, carezzandole dolcemente il visino, le risposero che proprio in quella notte era nato il bambino Gesù e che, quindi, si stavano recando a rendergli omaggio, portandogli doni…

La bambina avrebbe tanto voluto andare con i pastori, per far visita al Bambino Gesù, ma era triste, dal momento che non aveva proprio niente da portare come regalo al neonato…

I pastori, poco dopo, ripresero il loro festoso cammino; la bambina, invece, rimase sola e sconsolata. E fu talmente dispiaciuta, che cadde in ginocchio piangendo e singhiozzando.

Le sue lacrime si perdevano nella neve candida, senza, però, che la bambina si accorgesse che un angelo aveva assistito alla sua sincera disperazione.

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Quando abbassò gli occhi, infatti, si accorse che le sue lacrime erano diventate delle bellissime e delicate rose, di un colore rosa pallido. Felice, si alzò, le raccolse e sorridendo partì subito verso la città.

Non appena arrivò, regalò il mazzo di rose a Maria, mamma di Gesù, come dono per il figlio appena nato.

Da allora, ogni anno nel mese di dicembre fiorisce questo tipo di rosa, per ricordare al mondo intero del semplice regalo fatto con amore, dalla giovane figlia di un pastore…

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by Roberto Pellegrini