Il ponte di Maincy – Cèzanne

Siamo sul finire della seconda metà del 1800, in questo periodo Cézanne si trova nelle vicinanze di Maincy (piccolo territorio situato nella regione dell’Île-de-France), più precisamante soggiorna a Mulen.

È proprio in questo periodo che il pittore francese realizza l’olio su tela “Il ponte di Maincy” (oggi custodito presso il Museé d’Orsay – Parigi). Osservando l’opera si nota che Cézanne si distacca molto dall’influsso impressionista, nonostante il soggetto sia spiccatamente di loro gusto, per accostarsi al genere cubista. Già dalla vegetazione si possono notare delle pennellate particolarissime. Il maestro Aix sceglie di inquadrare il ponte dal basso e di utilizzare come punto di osservazione la sponda del torrente, così da contrapporre le linee verticali degli alberi con quelle orizzontali e oblique del ponte.

La passione per l’Arte e per la seta ha spinto MadameRenard alla realizzazione di un arazzo su seta bourette (90 cm x 115 cm ca) copia di questo splendido dipinto. Credo di poter affermare che le ovvie difficoltà di dipingere su seta un quadro originariamente realizzato ad olio dal Maestro Cèzanne fanno di questa copia d’Autore un pezzo veramente prezioso che ben si può adattare a tanti tipi di arredamento. Per gli appassionati d’Arte può essere un’alternativa, sicuramente molto più di valore, alle normali stampe seriali.


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Arazzo in seta bourette ca 90 x 115 cm copia del capolavoro del Grande Maestro Cézanne

Il costo dell’arazzo è di euro 150,00 ed è venduto con certificato di garanzia di unicità da parte dell’Artista che lo ha realizzato. Potete chiedere informazioni a riguardo scrivendo a mme3bien@gmail.com, a tale proposito vi informo che è anche possibile, scrivendo alla stessa mail, commissionare altri dipinti di Grandi Maestri che verranno eseguiti garantendone l’unicità.

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Il “tempo” delle Mele

Presentata nell’autunno del 1912 alla seconda mostra del Modern Kunst Kring, Melo in Fiore documenta l’abbandono della funzione descrittiva della pittura in favore di una visione poetica e ispiratrice, nella quale le forme perdono ogni valore trasformandosi in accenti, che ai giorni nostri potremmo quasi definire “texture”, i quali vanno a rincorrersi sulla superficie del quadro. Il colore si riduce a forma e ogni forma da vita alla composizione. Ognuna di esse, cerca di svolgere il compito di primeggiare sulle altre. Potremmo definirle forme… Linee che si intrecciano e si rincorrono, ma se ci soffermiamo più attentamente sui dettagli, si evince che tutto mira al centro della tela. I colori selezionati sono pochi (com’è tradizione cubista). Spaziano tra il grigio, il rosa, il verde e ocra; colori dagli accenti decisamente intimi. Un piccolo accenno all’astrattismo pur sempre mantenendo l’armonia e la delicatezza tipica di Mondrian che conserva un legame saldo con la natura e traduce le sue suggestioni con un linguaggio fortemente lirico.

Le baiser

L’eleganza qui espressa sarà una costante di tutta la breve carriera artistica della polacca Tamara de Lempicka. Tuba e mantella per lui, rossetto e guanto bianco per lei; oltre le teste degli innamorati si apre uno scorcio stilisticamente influenzato dalle avanguardie storiche. Due amanti stretti in un abbraccio, sono loro i protagonisti di questo olio su tela, realizzato nel 1922 circa dalla Lempicka. Si presume che il quadro possa essere stato eseguito in seguito a una serie di studi svolti del Bacio di Francesco Hayez, conservata presso la Pinacoteca di Brera e dipinta dal veneziano intorno al 1859/60. La versione della polacca, come si può evincere, pur mantenendo un forte legame con l’originale, mantenendo l’abbraccio appassionato che lega i due amanti, vede un forte distacco con la mondanità della composizione, che appare totalmente priva di messaggi politici.

Matisse – Jazz

Questo è un post diverso dagli altri, infatti non sarò io l’autore, bensì il Maestro Matisse. Potrà sembrare assurdo e razionalmente forse lo è, ma quando ho letto queste parole, quando ho capito la reale importanza di questi concetti, mi sono reso effettivamente conto, che dell’arte fino a quel momento, non avevo capito niente. Vi riporto di seguito, nella più integralità possibile, alcune annotazioni di uno dei protagonisti dell’arte moderna.

Buona lettura

Se ho fiducia nella mia mano che disegna, è perchè quando le insegnavo a servirmi mi sono sforzato di non lasciarle mai prendere il sopravvento sul sentimento. Sento benissimo, mentre la mano svolge la sua parafrasi, se c’è disaccordo tra noi: tra essa e quel non so che, in me che sembrerebbe esserle sottomesso. La mano non è che il prolungamento della sensibilità e dell’intelligenza. Quanto più è pronta tanto più è obbediente. Non bisogna che la serva divenga padrona. Trarre la felicità da se stessi, da una buona giornata di lavoro, dalla schiarita che è riuscita a portare nella nebbia che ci avvolge… Un artista non deve mai essere prigioniero di se stesso, prigioniero d’una maniera, prigioniero di una reputazione, prigioniero di un successo. Non hanno scritto i Goncourt che gli artisti giapponesi dell’età dell’oro cambiavano più volte il nome, nel corso della loro vita? Questo mi piace: volevano salvaguardare la loro libertà.

Purtroppo, come si legge nelle ultime righe, oggi in un mondo apparentemente libero, un’artista vive schiavo di se stesso. Non si premia la bravura ma bensì la reputazione. Chissà la fuori, quanti Picasso, quanti Monet, quanti Matisse ci sono… E noi qui, ad elogiare una branca di caproni che ci vuole spacciare per arte un bicchiere pieno di piscio umano o un’insieme di “tarabaccoli” e cianfrusaglie che spaziano dal cadavere di una bicicletta, al disco da flessibile ammucchiati tutti insieme. Abbiamo raggiunto la saturazione artistica o… siamo giunti al capolinea?

Five Coke Bottles

Ci lamentiamo che la pubblicità sta ovunque, da quella esplicita a quella occulta, siamo quotidianamente bombardati da messaggi, video, foto, ecc… Gli esperti suggeriscono che questo sia un fenomeno che andrà via via crescendo. Un fenomeno avente inizio con l’avvento di internet? La risposta è: NO.

Diciamo che la pubblicità è nata insieme al commercio, si è modificata, ha cambiato il suo corso, è diventata più esplicita, più o meno artistica, ma c’è sempre stata. Certo potrà sembrare troppa, anche se al peggio non c’è mai fine…. E se la pubblicità diventasse arte? Possiamo eliminare il condizionale dato che c’è stato chi già lo ha fatto. Il suo nome è forse uno dei più celebri: Warhol. Uno degli artisti che ha basato la sua fortuna proprio sulla pubblicità, sì, ma come soggetti dei suoi quadri. Un esempio parecchio lampante, oltre a “Close Cover Before Striking”, dove l’artista fa palesemente cattiva pubblicità alla Pepsi, è sicuramente Five Coke Bottles, dove il soggetto per l’appunto è la Coca-Cola. Le 5 bottiglie iconiche messe in fila da Worhol fluttuano al di sopra dell’altrettanto iconico marchio realizzato con un carattere topografico. Un evidente e lampante mossa commerciale, ben strutturata e veicolata a dovere, con la differenza che al contrario di “pubblicità da banco” questa ha dalla sua un “valore artistico”. Pensate che c’è gente disposta a pagare fior di soldi per comprare una pubblicità da esporre in casa.

E poi ci lamentiamo…

I tesseramenti al gruppo A.F. (Anonymous fan….) sono sempre aperti a tutti!

Le “Alcove” di Matisse

Le odalische sono frutto di una felice nostalgia, di un sogno bello, vivo, e di un’esperienza vissuta quasi nell’estasi dei giorni e delle notti, in un’atmosfera incantata

Negli anni venti Matisse, quasi volersi prendere una pausa dalla continua ricerca pittorica, svolta negli anni precedenti. Piccole “alcove” coloratissime vengono create nel suo studio. Matisse ritrae quasi sempre le modelle nude o vestite all’orientale. Uno dei più degni di nota è forse “Figure décorative sur fond ornamental”, il quale sembra quasi scolpito nel legno. Riccamente decorato in ogni minimo particolare, dal vaso in ceramica bianco e azzurro, al tappeto ornamentale sul quale poggia elegante, il piede della modella. Uno specchio veneziano appeso alla parete, dietro le spalle della modella, che si confonde con la tappezzeria dai motivi floreali. Siamo nel 1925

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Sui nudi ci tornerà in futuro, 10 anni più tardi con “Grand Nu couché”, dove si inaugura una nuova era per il lavoro dell’artista francese, caratterizzata dal desiderio di restituire una sensazione di monumentalità alle sue opere, nonostante le ridotte dimensioni dei supporti scelti. Nel caso di quest’opera in particolare, si tratta di una tela di circa 65×90 cm, oggi conservata presso il The Baltimore Museum of Art, situato a Baltimora.

Notte Stellata – Edvard Munch

L’arte nasce dal desiderio dell’individuo di rivelarsi all’altro. Ogni forma d’arte, di letteratura, di musica deve nascere nel sangue del nostro cuore. L’arte è il sangue del nostro cuore.

Edvard Munch recitava così, si potrebbe quasi definirlo l’inno personale del pittore esoterico, dell’amore, della gelosia, della morte e della tristezza. Norvegese, nato nella seconda metà del 1800, famoso per la sua vita travagliata, che sin dalla tenera età, riserva allo stesso una serie infinita di disgrazie e disavventure. Uomo assai controverso, continui alti e bassi con la minaccia costante della tubercolosi, egli stesso dichiarò più volte di “essere afflitto da un crudele destino”. La sua arte è assai difficile da comprendere. Fa parte di quella categoria di artisti che inizialmente sembrano essere banali, quasi insignificanti, e poi si rivelano essere l’esatto opposto.

Più di tutti, c’è un quadro in particolare che mi affascina, lo fisserei per ore: La Notte stellata di Munch.

Il dipinto oltre ad essere omonimo a quello di Van Gogh (realizzato 30 anni prima) condivide gli stessi “principi”. I due artisti, assai distanti ma allo stesso tempo molto vicini, condividono un’esistenza tormentata, piena di disgrazie. Esiste nulla di più poetico e simbolico, di una notte stellata? La notte, se ci fate caso, ha quel senso di misterioso ma al contempo affascinante, che non ha eguali. La notte è bellissima, con il suo silenzio, la sua quiete… la sua pace! Pace che nessuno dei 2 ha mai trovato. Nel caso di Munch, la notte è un’amica fedele. La scalinata in primo piano scende verso un prato innevato… Dona un senso di sospensione… Attesa di qual cosa che da li a poco potrebbe succedere. I colori tenui in alcuni punti, quasi impalpabili, mentre in altri diventano decisi e sgargianti. In cielo una striscia verde che potrebbe essere un’aurora boreale, un effetto di luce o chissà… una provocazione fatta dallo stesso. Oggi è conservato in quella che fu la città che vide Munch diventare artista: Oslo, al Munch-museet.