Elie Saab – Haute Couture A/W 2017/18

Meraviglia delle meraviglie!!!

Elieb Saab corre indietro nel tempo e porta in passerella tante castellane medioevali. Regine fiere, coraggiose, ma di una disarmante femminilità.

Una collezione fiabesca, dove gli opulenti abiti sono costellati di ricami e cristalli, declinati in un cromia di tinte soft dove però ,si inseriscono rossi, neri, blu notte e verdi smeraldo; realizzati in tessuti pregiati come: organza, chiffon, seta, raso, tulle, pizzo, velluto e dove fanno capolino anche accessori in pelliccia.

Elie Saab fa ricorso alle sue origini e disegna sugli abiti ricami dal sapore mediorientale dove i fili d’oro rendono prezioso ogni capo.

Per finire un abito da sposa con uno strascico lunghissimo che abbisogna di ben due damigelle per sorreggerlo.

Non ci resta che applaudire…

 

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Ladies & Gentlemen: The Prince of Prints – Emilio Pucci

Emilio Pucci marchese di Barsento nacque a Napoli nel 1914. A vent’anni entrò a far parte della squadra nazionale olimpica italiana di sci e partecipò alle olimpiadi invernali del 1936. Lo sci non era, però, la sua unica passione, egli, infatti, era attirato anche dalla pittura e proprio durante una borsa di studio presso il Reed College (Oregon), dove continuava gli allenamenti sciistici, Pucci disegnò l’uniforme della squadra.

Finì gli studi, si arruolò in aeronautica e parallelamente lavorò come istruttore di sci. Era scritto forse nel suo destino! Lo sci, inesorabilmente, era legato alla sua fortuna e alla sua vita, infatti, dopo aver creato una tuta da sci per un’amica quasi per gioco, la tuta finì sotto l’obiettivo fotografico di Toni Frissell e comparve sul numero di dicembre di Harper’s Bazzaar.

Quando si dice: essere al posto giusto, nel momento giusto…

Quella tuta dai colori flou diventò un must have di quella stagione invernale; era 1947 e da lì prese il via l’avventura nella moda del Marchese di Barsento. Aprì nel 1950 la sua prima boutique a Capri e fece delle sue stampe dai colori brillanti un qualcosa di assolutamente nuovo nel panorama della moda non solo italiana.

In pochissimo tempo Emilio Pucci raccolse consensi e diventò un protagonista attraverso le sue stampe/fantasie così particolari, tanto da essere battezzato: “The Prince of Prints”. In poco tempo conquistò anche l’America, vincendo il Neiman-Marcus Award e forte dei suoi successi, continuò a camminare un po’ contro corrente ai grandi nomi classici della moda del tempo, creando sempre collezioni dalle linee comode e utilizzando le sue stampe dalle cromie accattivanti. “Il grande cavaliere antico”, così lo definiva Giovanni Sartori, amava le sete, le organze e le mussoline, drappeggiate e morbide che lasciavano piena libertà di movimento.

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Stabilì la sua maison a Firenze a Palazzo Pucci, in via de’ Pucci; la sua Firenze continuò ad ispirarlo e lui affascinò il mondo della moda, attraverso la ricercatezza dei suoi capi coloratissimi. Il suo gusto innato per il colore e la sua passione per la pittura, gli permisero di dare alle sue collezioni un sapore artistico.

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Emilio Pucci morì a Firenze nel novembre del 1992, dopo aver dato un enorme contributo alla diffusione della moda italiana nel mondo ed essersi guadagnato un’aura di magia che lo ha reso immortale, tanto che, la Maison è tutt’oggi un simbolo di raffinata eleganza.

Su di me, che adoro l’Arte ed i colori, il suo stile esercita un fascino particolare, tanto che… non ho saputo resistere: seta, boccette e pennelli e… lasciatemi sognare!

 

“Dalida, une garde-robe de la ville à la scène”

Si apre oggi e sarà fruibile sino al 13 Agosto, presso Il Palais Galliera – Museo della Moda di Parigi, la mostra “Dalida, une garde-robe de la ville à la scène”.

Dalida, all’anagrafe Yolanda Gigliotti, nacque al Cairo nel 1933 e fu un’artista poliedrica (cantante, ballerina, attrice..) con una vita costellata sì di successi, ma anche da vicende drammatiche.

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Sofisticata nei movimenti e sempre impeccabile, l’artista era ed è tutt’oggi un’icona glamour; la mostra raccoglie il suo fantastico guardaroba, dono del fratello al Museo della Moda di Parigi, dopo l’improvvisa scomparsa di Dalida nel 1987.

Il suo percorso artistico viene raccontato attraverso i vestiti-bustier ed i prendisole da starlet degli anni ’50, per poi passare agli abiti da diva degli anni ’60, al “periodo bianco” (che seguì il tragico suicidio di Luigi Tenco a Sanremo), fino a giungere alle mise sexy in un turbinio di pailletes.

In mostra abiti disegnati da stilisti del calibro di Carven, Balmain, Yves-Saint Laurent, Dessès e, da sottolineare, alcuni capi realizzati dalla Maison Italiana Daphnè.

Dalla mostra emerge la personalità controversa dell’artista franco-italiana, donna molto talentuosa, quanto fragile, icona di bellezza e di eleganza. La sua vita è stata piena di successi, che alla fine l’hanno travolta, cancellandone e quasi distruggendone la personalità.

La mostra è organizzata dal Palais Galliera – Musée de la Mode di Parigi, con il direttore Olivier Saillard ed Alexandre Samson responsabile delle collezioni contemporanee, i collaboratori Julien Vidal e Roger-Viollet, la curatrice dell’esposizione Sandrine Tinturier e la comunicazione della “Pierre Laporte Communication” di Alice Delacharlery e Romain Mangion.

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Christian Dior, couturier du rêve

Le musée des Arts décoratifs di Parigi celebrerà il marchio Christian Dior con una retrospettiva che si inaugurerà il prossimo 5 luglio e sarà fruibile per sei mesi.

Questa ricca mostra, non solo si focalizzerà sul grande couturier C. Dior, ma sarà un invito a scoprire anche alcuni stilisti che, dopo la morte del maestro, si sono susseguiti a capo della direzione artistica della Maison, fra questi: Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano, Raf Simons e Maria Grazia Chiuri.

Più di trecento abiti realizzati dal 1947 ad oggi, oltre a illustrazioni, schizzi, fotografie, lettere, manoscritti, materiale di marketing, con l’aggiunta di cappelli, gioielli, borse, scarpe, bottiglie di profumo ….

Ma tutti sappiamo che Christian Dior fu anche un uomo appassionato d’arte e di musei e le sue creazioni hanno interagito anche con dipinti, mobili e oggetti d’arte. Christian Dior forgiò legami tra la sartoria ed ogni forma d’arte.

I due curatori della Mostra sono Florence Müller e Olivier Gabet.

Christian Dior, nel 1947, cambiò profondamente l’immagine della donna. I suoi abiti esprimevano femminilità moderna, disegnavano curve sinuose attraverso: spalle morbide, vita segnata e fianchi ingranditi da gonne a corolla.

La mostra si apre con un promemoria sulla vita di Christian Dior, la sua infanzia a Granville, i suoi ” anni folli “, l’apprendimento del fashion design e la sua entrata nell’alta moda. Prima di divenire un grande Couturier, Christian Dior fu un Gallerista e proprio questa attività viene evocata attraverso dipinti, sculture e documenti.

Il tour prosegue con un percorso cronologico dal 1947 al 2017, che mostra il patrimonio dello spirito Dior attraverso i decenni. Una serie di sei gallerie dedicate ai suoi successori aiutano a comprendere sino in fondo la visione della moda della Maison.

Il percorso si conclude in una splendida cornice decorata come una sala da ballo, dove sono presentati gli abiti da sera più lussuosi, tra i quali alcuni per la prima volta a Parigi.

Per questo ambizioso progetto, la maggior parte delle opere presentate provengono dal fondo di eredità Dior, ma molti sono prestiti eccezionali provenienti dalle collezioni del Museo delle Arti Decorative e l’Unione francese del Costume Arts, il Musée Galliera, il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il museo de Young di San Francisco, la Fondazione Pierre Bergé-Yves Saint Laurent, il museo di Londra, il museo Christian Dior Granville, così come prestigiose opere d’arte di tutti i tempi e di tutti i tempi, provenienti dalle collezioni del Louvre, il museo d’Orsay e il museo Orangerie, il Palazzo di Versailles, Centro Pompidou, il museo delle arti decorative e numerose collezioni private.

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Un abito che non si scorda

Audrey Hepburn, considerata un esempio di eleganza e riferimento per molte donne, é sicuramente un’icona di stile.

Molti abiti da lei indossati durante le riprese dei film da lei interpretati hanno attraversato i decenni e, tutt’oggi, sono considerati fra i più begli abiti del cinema.

Questo in particolare, incluso nel guardaroba di Audrey, nel film Sabrina, permise a Edith Head (costumista del film) di ricevere il premio Oscar per i migliori costumi.

In realtà non fu tutta “farina del suo sacco”, perché la creazione di questo abito è da assegnare a Hubert de Givenchy, che lo progettò e lo mostrò ad Audrey, sua grande amica, che ne fu ammagliata e lo scelse.

Se vuoi ricevere gratuitamente il mio ebook dedicato agli abiti iconici, compila il modulo sottostante.

Indimenticabile abito

Siamo nel 1954, Alfred Hitchcock, regista del film “La finestra sul cortile”, affido’ a Edith Head la realizzazione dei costumi per Grace Kelly.

Fu cosi’ che nacque questo abito meraviglioso, uno dei miei preferiti; corpetto semplicissimo nero con un’ampia scollatura e maniche ad aletta, gonna di chiffon bianco ricamato da grappoli neri che partono a cascata dalla vita verso il basso, sottogonne di tulle a strati ad avvolgere la Kelly.

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A completare il tutto: guanti di seta bianchi, collana e orecchini di perle.

Sofisticato, elegante, di classe.

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SCELTO PER VOI

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Abiti iconici – Oscar 2009

Anne Hathaway, candidata all’Oscar 2009 come migliore attrice per il suo ruolo in Rachel sta per sposarsi, ha calcato il red carpet con uno carismatico abito della collezione Armani Privè.

L’abito senza spalline, aderiva come una seconda pelle, di color argento e ricoperto di cristalli Swarovski applicati a mano.

Sull’accennato strascico pailletes di grandi dimensioni, in uno scintillio indimenticabile. Altre attrici, durante quella notte, hanno indossato abiti di tono simile, ma nessun abito si distinse come questo.

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