Gian Lorenzo Bernini in mostra a Galleria Borghese – Roma

Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680), un genio totale, un Maestro universale: architetto, scultore, pittore, urbanista, commediografo, sicuramente il massimo protagonista dell’arte figurativa barocca.

A lui che è stato uno degli scenografi più importante delle sue bellezze, Roma dedica una grande mostra a Galleria Borghese, che sarà fruibile sino al 4 Febbraio 2018.

Come non ricordare le monumentali fontane dei Quattro Fiumi e del Moro a Piazza Navona o la Fontana del Tritone e la Fontana della Barcaccia ed ancora appena fuori Roma, a Tivoli: la Fontana dell’Organo a Villa d’Este. Per non parlare poi delle opere architettoniche di Palazzo Montecitorio, Palazzo Barberini e Piazza San Pietro, con i suoi effetti ottici che tutti conosciamo.

Nelle sale della Galleria Borghese, che da sempre custodisce nove dei suoi più celebri ed inamovibili capolavori, è in corso una mostra che ci presenta Bernini e tutto il suo spettro creativo nella sua interezza: dagli esordi con il padre Pietro ai gruppi marmorei borghesiani, dai bozzetti per i suoi più arditi progetti ai ritratti, scolpiti e dipinti, circa 80 opere per far ammirare l’armonia tra sentimento e movimento, tipica del suo linguaggio.

Questo evento è stato reso possibile grazie agli sforzi economici degli sponsor Fendi ed Intesa San Paolo che hanno speso 150.000 euro di premi assicurativi, 500.000 euro per i trasporti e 62.000 per il restauro di Santa Bibiana.

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Il a disparu

Parliamo dell’opera di Giorgio De Chirico: “Composizione con autoritratto”, che il 16 novembre scorso è scomparsa da un museo di Béziers, nel sud della Francia.

Giorgio De Chirico nacque a Volos in Grecia nel 1888, da genitori italiani. Compì i primi studi di disegno ad Atene e completò l’Accademia a Monaco dove nel 1906 si trasferì, qui rimase particolarmente colpito dalla pittura simbolista e decadente di Arnold Böcklin e Max Klinger. Qualche anno dopo si recò a Parigi,  dove ardeva la grossa novità artistica del cubismo. De Chirico, però, che molto spesso manifestava atteggiamenti polemici verso le avanguardie, non ne venne coinvolto.

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Proprio in quel periodo egli dipinse le opere che ricadono sotto il nome di “Piazze d’Italia” nei quali vi è un’atmosfera talmente maliarda da farle apparire come visioni oniriche.

Nel 1916, mentre De Chirico si trovava ricoverato presso l’ospedale militare di Ferrara, incontrò Carrà e proprio in questa occasione, i due svilupparono la teoria della pittura metafisica.

“L’arte deve creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l’arte dal comune e dall’accettato… sopprimere completamente l’uomo quale guida o come mezzo per esprimere dei simboli, delle sensazioni, dei pensieri, liberare la pittura una volta per tutte dall’antropomorfismo… vedere ogni cosa, anche l’uomo, nella sua qualità di cosa.”

Così affermando, De Chirico esprimeva il manifesto sintetico della pittura metafisica. Il termine metafisica nasce come allusione ad una realtà diversa che va oltre ciò che vediamo, prendendo l’aspetto del mistero o di un qualcosa di inspiegabile.

Il Maestro morì a Roma nel 1978.

Come dicevo in apertura, è recentemente scomparsa una sua opera di inestimabile valore che era “custodita” presso il Musée des Beaux-arts di Béziers; il furto probabilmente commesso con un taglierino o un piccolo coltello, ha quasi dell’incredibile, avvenuto in pieno giorno, al centro della città e la cosa che più fa riflettere è che il museo dove si trovava non ha nessun sistema di videosorveglianza né interno, né esterno (e bravi i francesi).

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L’opera fu realizzata nel 1926 e faceva parte della collezione di Jean Moulin, ovviamente di grandissimo valore economico. Ciò che fa riflettere è che il neo-eletto Sindaco della cittadina francese aveva fondato la sua campagna sulle promesse di lotta alla criminalità, di sicurezza e di tutela del patrimonio cittadino.

Proprio vero che tutto mondo è paese!

Il mondo della moda è in lutto: è morto Azzedine Alaia

Di lui vi avevo parlato recentemente.

Improvvisamente e per cause ancora non dichiarate, ieri si è spento a Parigi, Azzedine Alaia, all’età di 77 anni.

Proprio lo scorso luglio, durante la settimana dell’haute couture di Parigi, era tornato in passerella, dopo sei anni di assenza.

Lui creava opere d’arte, non abiti, trasformando la moda in qualcosa di radioso, superbo e senza tempo.

Oggi il mondo della moda è stato investito dalla finanza e dai grandi gruppi, tutto questo ad Azzedine Alaia non piaceva ed aveva dichiarato:

“Quando Jean-Paul Gaultier ha chiuso il suo prêt-à-porter, ho pensato: ha fatto bene. Come si possono sostenere i ritmi produttivi di oggi? È impossibile essere creativi facendo dieci, dodici collezioni l’anno. Mi fa anche impressione la trasformazione del designer: da stilista è diventato direttore creativo, praticamente una redattrice di moda evoluta che lavora per immagini, non per contenuti, e non c’è più alcuno studio sugli abiti. Forse, se si vuole di nuovo parlare di creatività e innovazione, bisogna tornare indietro. Ma non penso voglia farlo nessuno”.

Caro ed indimenticabile Azzedine, sicuramente nessuno lo vuole fare, per questo tu sei stato l’ultimo atto. Non hai eredi nelle moda del giorno d’oggi, Con te se ne va l’ultima grande leggenda di questo mondo!

Addio piccolo … grande uomo!

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Monet Experience and the Impressionists

Da domani 18 Novembre sino al 1 Maggio 2018, presso la chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte a Firenze, sarà possibile fruire della mostra “Monet Experience and the Impressionists”

L’Impressionismo è stato uno dei più celebri movimenti artistici della storia, all’interno del quale troviamo pittori che sono diventati “immortali” attraverso le loro opere che sono oggi presenti nei più prestigiosi musei.

Agli impressionisti sono state e saranno dedicate moltissime mostre, ma l’evento che prenderà il via domani a Firenze è un vero e proprio spettacolo immersivo, all’interno del quale, attraverso l’alta definizione delle immagini e l’effetto suggestivo garantito dalle ricostruzioni 3D, si potrà godere di uno spettacolo che descrive il passaggio dalla pittura definita dall’alternanza di luci e ombre, a quella in cui il nucleo centrale è il riflesso della luce, le ombre colorate, la pittura all’aria aperta.

Un vero e proprio emozionante viaggio sensoriale alla scoperta dell’arte “en plein air“.

Come nessun altro, prima o dopo di lui, Monet riuscì a cogliere e ad imprimere eternamente l’attimo di corrispondenza in cui avviene il miracolo della perfetta armonizzazione tra raffigurazione e realtà, tra luce e colore, tra movimento e staticità, tra natura e artista.

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Non solo Monet, ma anche altri interpreti dell’Impressionismo in un percorso virtuale d’immagini e sonorità avvolgenti. Quadri, scene di vita e paesaggi fuori dal tempo si susseguono lasciandosi apprezzare nei minimi dettagli.

 

“Van Gogh – Tra il grano e il cielo”

Presso la basilica Palladiana di Vicenza, con la cura di Marco Goldin, è in corso la più grande esposizione, dedicata in Italia a Vincent Van Gogh, dal titolo “Tra il grano e il cielo”.

Van Gogh nacque a Zundert nel 1853 e morì a Auvers-sur-Oise nel 1890, un uomo circondato da luci e ombre, pieno di attrazioni e di contraddizioni che da quasi centotrenta anni fa segnare ovunque cifre record.

Dipinse tantissimo e la sua enorme produzione, purtroppo, è diventata oggetto di riproduzioni compulsive su ogni accessorio o oggetto, anche da parte di chi di arte non sa proprio niente. Sarebbe veramente meglio evitare!!!

Fino all’8 aprile 2018, 129 opere di Van Gogh – 43 dipinti e 86 disegni – saranno fruibili in questa bellissima mostra che analizza dieci anni – dal 1880 al 1890 – dagli esordi in Belgio, sino all’ultimo periodo, ricordiamo che i campi di grano, Van Gogh li dipinse pochi giorni prima di morire.

“È stato di fondamentale importanza la rilettura e il nuovo studio delle lettere di Van Gogh, soprattutto all’amato fratello Théo, ma fondamentali sono state anche quelle scritte dal 1872 all’estate del 1880 quando, da Cuesmes, in Belgio, annunciò proprio al fratello di voler diventare un artista, iniziando i suoi vagabondaggi tra Olanda, Inghilterra, Francia e Belgio”. “Van Gogh è nella vita di ognuno di noi e in questo consiste la sua specialità”

Entrare per questa mostra nella basilica rinascimentale – patrimonio dell’umanità dell’UNESCO – progettata da Andrea Palladio è un po’ come entrare nel laboratorio dell’anima di Van Gogh.

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Le lettere sono il filo conduttore di questa mostra e si trovano stampate accanto alle opere che le hanno ispirate, per fare in modo che “attraverso le parole si possa penetrare fino in fondo nel mistero struggente della bellezza di un’opera che non cessa di affascinarci, simbolo di una vita sempre sul limite”.

Tutto questo è anche arricchito da due mini documentari che vengono proiettati a ciclo continuo in due sale lungo il percorso della mostra stessa all’interno degli spazi ampi e meravigliosi della basilica Palladiana.

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La Conciergerie e l’orologio pubblico più antico di Francia

Percorrendo il lungo Senna ci si imbatte nella Conciergerie, testimone medioevale della città di Parigi, importante luogo di storia e di memoria.

Fino al XIV secolo fu il Palazzo del Re, poi, quando Carlo V si trasferì, divenne prigione ed oggi museo.

Dopo la caduta della monarchia, il Tribunale Rivoluzionario, creato dalla Convenzione nel 1793, condivise la prigione della Conciergerie ed in due anni, più di 2.700 persone condannate a morte, passarono gli ultimi giorni della loro vita proprio qui, fra queste: la regina Maria Antonietta, il poeta André Chenier e Robespierre, l’uomo del terrore.

 

Qui si possono ammirare alcuni fra gli esempi più belli di architettura medioevale: la sala delle guardie, la sala dei soldati e le tre torri circolari: la Torre di Cesare, in memoria della dominazione romana, la torre d’Argento, un’allusione al tesoro reale che doveva essere custodito, la torre Bonbec, che deve il suo nome al fatto che conteneva la stanza dove si  praticava “l’interrogatorio” (tortura).

La sala delle guardie fu costruita intorno al 1310 da Filippo IV il Bello e serviva come anticamera della sala principale, dove il re vi teneva il  “lit de justice” e dove ebbe luogo il Tribunale Rivoluzionario dal 2 aprile 1793  al 31 maggio 1795. Tre pilastri dividono lo spazio in due navate di quattro campate da volte a sesto acuto.

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La sala dei soldati è enorme: 64 metri di lunghezza, 27,5 metri di larghezza e 8,5 metri di altezza, essa fu costruita tra il 1302 e il 1313 da Enguerrand de Marigny. Serviva  come refettorio per i il personale del re.

Intorno al 1350, il re Giovanni II detto il  Buono fece costruire le cucine ed una torre d’avvistamento rettangolare chiamata Torre dell’Orologio, dove nel 1371, per volere di Re Carlo V, al piano terra fu installato il primo orologio pubblico di Francia.

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Un orologio veramente affascinante con decorazioni blu e dorate, dove ai lati del quadrante vi sono due figure che raffigurano la Legge e la Giustizia; curiose anche le lancette dell’orologio, quella delle ore rappresenta una lancia, quella dei minuti un giglio.

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Due epigrafi in latino si leggono sopra e sotto il quadrante e citano testuali, rispettivamente: “Colui che ha già dato due corone gliene darà una terza” – riferimento a Re Enrico III, che contemporaneamente era re di Francia e di Polonia – “Questa macchina che suddivide le ore in dodici parti così perfette, insegna a preservare la Giustizia e a difendere le leggi”.

Cathédrale Notre-Dame de Paris

La cattedrale di Parigi sorge sull’Ile de la Cité: il cuore della città, ed è uno degli edifici più affascinanti e rappresentativi della capitale francese, con le sue due magnifiche torri, la guglia affilata, gli slanciati archi, le vetrate e il grande organo.

La Cathédrale Notre-Dame de Paris – Patrimonio Unesco dell’Umanità – è uno splendido esempio di architettura gotica, costruita tra il XII ed il XIV, fortemente voluta dal vescovo Maurice de Sully e proprio qui, nel 1804, Napoleone fu consacrato Imperatore di Francia.

Nel 1239, in attesa del completamento della Sainte-Chapelle, venne scelta da re Luigi IX il Santo come collocazione per la reliquia della Corona di spine ed inoltre, al suo interno sono state celebrate molte cerimonie religiose legate ai re di Francia, incoronazioni, il processo di riabilitazione di Giovanna d’Arco, funerali di Stato e cerimonie commemorative, come quella in onore del generale Charles de Gaulle.

Durante la Rivoluzione francese, subì notevoli danni e fu restaurata nel XIX in maniera importante ed un po’ controversa dall’architetto Viollet-le-Duc che aggiunse alcuni elementi, come i famosi gargoyles, le statue orripilanti poste nei vari angoli della cattedrale parigina.

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Questi 54 mostri, che sembrano fare da guardia lungo il perimetro della cattedrale, in realtà non solo altro che ornamenti decorativi delle grondaie, falsi storici, visto che non erano presenti nel progetto originale del periodo gotico.

Essi furono fonte di ispirazione per Victor Hugo che pubblicò il romanzo storico Notre-Dame de Paris, rendendo per sempre celebri i personaggi di Esmeralda e Quasimodo, il gobbo campanaro.

La facciata della cattedrale è un vero capolavoro di equilibrio architettonico. Una delle torri della cattedrale (quella a nord) è visitabile e salendo i 422 scalini si raggiunge la cima e si può godere di una splendida vista sulla città, mentre dalla galleria delle chimere, che unisce le due torri, si può vedere la Senna.

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Nella piazza antistante la Cattedrale di Notre-Dame si trova il point zéro des routes de France (punto zero delle strade di Francia), dal quale vengono calcolate le distanze chilometriche da e per Parigi.

 

 

Quest’anno, in occasione della commemorazione del centenario della prima guerra mondiale, la cattedrale si è trasformata in una spettacolare tela cangiante.

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