Édouard Vuillard – il pittore che condivise una musa con Renoir e Bonnard…

…… e un rivenditore con Cézanne e Picasso.

Conosciamolo meglio.

Édouard Vuillard, nacque nel novembre del 1868 a Cuiseaux, nella Francia orientale e morì nel 1940 a La Baule. Studiò arte all’Académie Julian e all’École des Beaux-Arts di Parigi e fece parte del gruppo di pittori che si definivano i Nabis (profeti). Essi si caratterizzavano per l’approccio simbolico e, lasciandosi ispirare dalle xilografie giapponesi, usavano forme semplificate e contorni forti.

 

Molte delle opere di Vuillard trattano scene domestiche e di sartoria (egli visse con la madre sarta sino alla morte) ambientate nella casa borghese di sua madre. Proprio per la loro concentrazione su scene interne intime, sia Vuillard che Bonnard, furono anche chiamati Intimisti.

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Vuillard ricevette numerose commissioni per dipingere ritratti e teneva a precisare: “Non eseguo ritratti, dipingo le persone a casa loro”.

Egli mantenne una sensibilità intimista per tutta la sua carriera ed anche quando dipinse ritratti e paesaggi, instillò le sue composizioni con un senso di silenziosa domesticità.

Forse non tutti sanno che Misia Natanson, una brillante pianista, fu musa ispiratrice di Vuillard, Renoir, Toulouse-Lautrec e Bonnard e che Ambroise Vollard, un commerciante accreditato con il supporto critico degli artisti di Les Nabis, fu anche promotore dei lavori di Paul Cézanne e Pablo Picasso.

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A proposito di haiku…

Subisco da sempre il fascino discreto della poesia breve giapponese: lo Haiku…; lo “percepisco” nelle immagini che vedo; lo vivo… Stimolante è la “scommessa” che questa forma di componimento poetico propone: costringere in diciassette sillabe (suddivise in tre versi complessivi, per 5-7-5…, ma non entriamo troppo nel “tecnico”…), una sensazione, un’emozione, un’idea, un attimo…: uno “spicchio” di vita, in definitiva.

Scrivo Haiku e posso garantirvi che riuscire a comporne, senza cadere nella banalità è tutt’altro che un gioco; che spesso, però, affronto proprio come un divertimento, una “sfida”! Anche se, in realtà, onestamente preferisco considerare i miei Haiku, lavori fortemente “ispirati” e naturalmente orientati a quelli Giapponesi (com’è scontato che sia, del resto); magari – e mi auguro – , in certi casi persino gradevoli, o ben riusciti. Ma pur sempre, ed orgogliosamente, Haiku Italiani, figli, cioè, di una cultura, di una formazione, di uno “spirito” completamente differenti. Chiarisco: non si tratta di operare una classificazione, distinguendo, cioè, Haiku di serie A, quelli Nipponici, ed Haiku di serie B, i miei (o “i nostri”, se preferite); semplicemente, in questa sede mi piace ammettere, nei miei ”pezzi”, la mancanza di una “Giapponesità” autentica che, invece, è parte fondante dello stesso DNA dei componimenti di Autori Nipponici.

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Del resto, questo, più o meno velatamente, è quanto sostiene Terada TORAHIKO nel suo interessantissimo saggio “LO SPIRITO DELLO HAIKU”, che consiglio vivamente a tutti voi, appassionati del genere…

Vi propongo tre esempi di Haiku: i primi due, dei Grandi Poeti Giapponesi, Basho e Shiki, due vere leggende della Letteratura del Paese del Sol Levante; l’ultimo è mio…

Mi si perdoni l’accostamento…

Nello stagno antico
si tuffa una rana:
eco dell’acqua.

(da: “Basho, Poesie e Scritti Poetici”, a cura di M. Mariko)

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Il ponte ha ceduto,
indietro, solitario
il salice piangente

(da: “Shiki, Centosette Haiku”, a cura di P.O. Norton)

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Come di giada
l’onda frange e si spezza
sul nero scoglio

(da: “Amore e Vento, 111 Haiku”, di R. Pellegrini, inserito anche nella raccolta All’ombra di un ciliegio: Raccolta di Haiku e Waka“, di R. Pellegrini)

by Roberto Pellegrini

Poeti by Roberto Pellegrini

Poeti

Che importa il nome
dei Poeti?
Chi siano stati?
Essi hanno vissuto
di Poesie…,
abbandonandole
lungo la Strada,
senza mai tornare
a cercarle;
senza mai voltarsi
indietro…
Ecco,  è questo
ciò che conta dei Poeti…:
soltanto la vita
che hanno smarrito,
o dimenticato…

by Roberto Pellegrini

Ma il Poeta chi è? L’albatro di Baudelaire o il fingitore di Pessoa?

Questo tema è stato spesso affrontato in letteratura ed ognuno degli autori che l’hanno trattato hanno dato definizioni diverse. Baudelaire ha visto il poeta come un albatro, grande uccello che vola senza sforzo attraverso le tempeste, che pare dominare il cielo, ma che quando si trova sulla terra, appare muoversi goffamente sulle sue zampe corte e con le sue grandi ali che sembrano quasi ostacolare i suoi movimenti.

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Diversamente, Pessoa così definisce il Poeta:

“Il poeta è un fingitore.

Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.”

Sicuramente il poeta possiede la capacità di raggiungere l’anima del lettore attraverso le parole, a nutrirne lo spirito, spesso facendo rivivere attimi passati e mai dimenticati.

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E’ un uomo che parla agli uomini, dotato di grande sensibilità, che sa emozionarsi ed emozionare, che sa sognare. Il Poeta è un Artista.

Il Poeta ci parla di amore, di amicizia, di solitudine, di morte, di gioia e di dolore, …, ci parla della vita, perché, in fondo la sua vita è Poesia.

 

A come Arte – E come Emozione

“Anche la più piccola emozione può trasformarsi in una scintillante goccia di Arte.”

Così cita un aforisma di Roberto Pellegrini che, nella sua sintesi, evoca una profonda verità.

Spesso si è soliti affermare che un’opera d’Arte (quadro, scultura, melodia, poesia…) trasmetta emozioni, ma ciò è possibile solo quando è stata un’emozione a trasformarsi in opera d’Arte, perché la bellezza delle cose esiste nella mente di colui che vive un’emozione e cerca di trasmetterla attraverso il linguaggio dell’Arte e nella mente di colui che fruisce di quell’opera d’Arte.

Ecco che l’opera d’arte è come se, in qualche modo, venisse creata due volte – prima dall’artista e poi dall’osservatore – trasformandosi in esperienza condivisa.

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Il termine emozione deriva dal latino emovere che significa trasportar fuori, smuovere, scuotere, rafforzativo del verbo movere, appunto muovere, agitare.
Proprio questo “smuovere, agitare, trasportar fuori”, questa emozione che l’artista percepisce e trasforma, finisce con il coinvolgere chi ascolta, osserva e fruisce dell’opera d’Arte, trasformandosi in un linguaggio universale, che sfiora le “corde interne” che vibrando propagano l’energia emozionale.

Ma allora: “E’ l’arte che genera le emozioni o sono le emozioni che generano l’arte?”

Non so rispondere, ma amo lasciarmi coinvolgere dall’arte, in tutte le sue sfumature e, se posso, consiglio a tutti voi di soffermarvi spesso ad osservare e di lasciarvi guidare dall’intuizione e, perché no, anche dalla fantasia, non dimenticando mai che l’Arte possiede il mistero inspiegabile di emozionare.

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Friedensreich Stowasser in arte Friedrich Hundertwasser

Friedensreich Hundertwasser nacque a Vienna nel 1928. Fu un geniale architetto, pittore, scultore, scrittore ed ecologista austriaco che diffuse idee trasgressive ed anticonformiste, propose azioni audaci e creative, che però poco servirono visto che la devastazione della terra ha proseguito il suo tragico cammino.

Frequentò per soli tre mesi l’Accademia di Belle Arti di Vienna, restando influenzato dall’arte di Egon Schiele. Nel 1949 si recò in Italia, dove incontrò l’artista francese René Brô, con il quale a Parigi realizzò in seguito delle pitture murali.

Nel 1953 comparve nei suoi dipinti il motivo della spirale, allusione simbolica alla creazione e alla vita, che diventerà una costante della sua opera caratterizzata da combinazioni di colori contrastanti e pigmenti luminosi.

Negli anni ’60 viaggiò molto in Europa e in Oriente ed iniziò ad occuparsi di modelli di architettura ecologica. Nel 1984 ricevette dal Presidente della Repubblica italiana la medaglia d’oro per la realizzazione del migliore francobollo.

Morì per arresto cardiaco il 19 febbraio 2000 mentre si trovava a bordo della Queen Elizabeth II.

Il suo sogno è stato quello di credere in un’architettura che è natura, che sa di verità, che trabocca di felicità.

All’ingresso di Bad Blumau, piccolo paese della Stiria, dove egli costruì un microcosmo architettonico intorno alle acque termali, si trova scritto: “….denn das Paradies ist um die Ecke” (il paradiso è dietro l’angolo).

Un paesaggio architettonico che ondeggia, forme che hanno il profumo dell’humus, un mondo di forme, colori, vegetazione che è parte integrante di queste architetture fiabesche.

Contrario al mondo accademico, alle architetture razionali, contrappone le rotondità, la morbidezza delle forme, carezzevoli, amiche, che rendono intimità e calore, simbolo della vita come la spirale. “…La spirale è il simbolo della vita e della morte. Si trova esattamente nel punto in cui la materia inanimata si trasforma in vita” scriveva nel 1974.

La nuova alleanza tra uomo e natura non potrà compiersi se l’architettura non ne diventerà il catalizzatore. Perché ciò avvenga il rispetto della natura non può restare una preoccupazione di ordine tecnico, ma deve diventare un contenuto poetico

A lui alcuni knit-designer hanno dedicato una collezione di capi interamente realizzata a mano con i ferri, veramente stupefacente.

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“Giappone. Storie d’amore e di guerra”

Bologna si appresta ad ospitare, presso Palazzo Albergati, la mostra “Giappone. Storie d’amore e di guerra”che sarà fruibile dal 21 Marzo al 29 Luglio 2018 ed avrà la cura di Pietro Gobbi.

La mostra, che ospiterà le opere dei più grandi artisti giapponesi, tra i quali Hiroshige, Utamaro, Hokusai e Kuniyoshi, offrirà uno spaccato sulla vita giapponese di quell’epoca.

Geisha e samurai, donne bellissime ed eroi leggendari, attori kabuki, animali fantastici, mondi visionari e paesaggi bizzarri sono i protagonisti di questa mostra Giappone, che attraverso 200 opere selezionate ci racconterà storie d’amore e di guerra, il tutto corredato da vestiti di samurai, kimono, ventagli e materiale fotografico.

Il percorso si snoda tra il suadente mondo femminile delle Geisha e delle Ōiran (le cortigiane d’alto rango) e il fascino dei leggendari guerrieri samurai, il racconto della nascita dell’ukiyo-e e le famose stampe Shunga ricche di erotismo, le opere che ritraggono gli attori del teatro Nō e Kabuki accanto a quelle che rappresentano il mondo della natura in tutte le sue manifestazioni – fiori, uccelli e paesaggi.

 

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Un modo per sfiorare il fertile humus culturale, leggendario e filosofico che il popolo giapponese ha sviluppato ispirandosi alla meravigliosa natura che lo circonda.

Non potevano mancare, a latere, percorsi ludici destinati ai piccoli visitatori per trasformare la loro esperienza in un mini “viaggio” in Giappone.

 

A Catania Toulouse Lautrec – La Ville Lumière

Il Comune di Catania, con la collaborazione dell’Herakleidon Museum di Atene e con la cura di Stefano Zuffi, promuove la mostra dal titolo Toulouse Lautrec. La Ville Lumière, che sarà fruibile sino al prossimo 3 giugno presso il Palazzo della Cultura di Catania.
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Henri Toulouse Lautrec, il pittore post-impressionista di fine Ottocento simbolo della Belle Epoque francese, che, da sempre, affascina i visitatori delle mostre attraverso la sua personalità eccentrica.

Le 170 opere presenti alla mostra e provenienti dall’Herakleidon Museum di Atene ricostruiscono il percorso artistico di questo pittore “maledetto” e permettono di avere una visione della Parigi di fine Ottocento.

Non ebbe vita lunga, visse fuori dagli schemi e, nonostante fosse originario di una famiglia aristocratica, condusse un’esistenza piuttosto dissoluta tra le strade ed i locali di Montmartre, che divennero per lui motivo di ispirazione.

Egli si dedicò anche alla creazione di locandine e manifesti anticipando i moderni manifesti pubblicitari.

La vita bohémienne, gli artisti di Montmartre, il Moulin Rouge, i teatri, le riviste umoristiche, le prostitute… tutto questo è l’accattivante mondo del geniale Toulouse-Lautrec.

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