“Dobbiamo sorprendere chiunque, sempre” – Salvador Dalì

Salvador Dalí nacque l’11 maggio 1904, in Spagna, precisamente nel piccolo villaggio agricolo di Figueres. Sin da piccolo Dalí fu stimolato a praticare la sua arte e a svilupparla studiando all’accademia di Madrid. Quando nel 1920, si recò a Parigi e cominciò ad interagire con altri pittori come Picasso, Magritte e Mirò, fu indotto al surrealismo. Con la moglie Gala visse i suoi anni nella casa costruita vicino a Port Lligat. Morì a Figueres nel 1989.

Dalì fu un personaggio veramente fuori dagli schemi, eccentrico ed egocentrico: fu espulso per un cattivo comportamento dall’Accademia di Belle Arti di Madrid; fu arrestato per tendenze anarchiche e lasciato in carcere per 35 giorni; creava situazioni assurde, indossava abiti stravaganti; fu accusato dal Gruppo Surrealista di essere una persona avida e sostenitore di Hitler, anche se Dalì considerò sempre l’arte separata dalla politica.

Nel 1938 incontrò Sigmund Freud a Londra e le teorie di quest’ultimo impattarono in modo notevole sull’arte di Dalì, il suo surrealismo esplorava il subconscio senza censure, liberando emozioni e desideri nascosti, ossessioni e paure.

I quadri di Dalì sono carichi di simboli e molte sue opere hanno come soggetto le farfalle, come quello che MadameRenard ha riprodotto su seta bourette in copia unica dal titolo “Veliero con farfalle”, nel quale queste ultime sostituiscono le vele conferendo una particolare leggerezza all’imbarcazione ed un messaggio di libertà, non dimentichiamo che le parole che meglio definiscono questo Artista sono: libertà, sogno ed inconscio.

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Originale

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Riproduzione su seta bourette 90 x 115 cm ca.

Dalì soleva dire: “Dobbiamo sorprendere chiunque, sempre” e… ha mantenuto la parola anche dopo quasi trent’anni dalla sua morte, visto che la sua salma riesumata in questi giorni ha rivelato un perfetto stato di conservazione dei suoi caratteristici baffi, posizionati sulle ore 10,10.

Un finale quasi perfetto.

Per info sulla riproduzione contattare il seguente indirizzo mail: mme3bien@gmail.com

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Il MET (Metropolitan Museum) apre ai sui archivi

In un’epoca dove la cultura viene sempre più snobbata ci pensa il MET. O meglio ci prova! Da poco infatti il museo più rinomato al mondo ha aperto i suoi archivi storici e messo a disposizione di tutti, l’immenso patrimonio culturale che conserva, infatti è stata creata sul sito del Metropolitan Museum, una vera e propria raccolta di tutto ciò che conserva e custodisce ad oggi ben più di 440,000 oggetti. Il bello arriva adesso, perché tutte le foto delle opere sono a disposizione gratuitamente e scaricabili in formato .jpeg, non solo ma sono prive di qualsiasi blocco, ossia sono di PUBBLICO DOMINIO e quindi messe a disposizione di tutta l’umanità. Non ci sarà più bisogno quindi di “rubare” qualche scatto di qua e di là delle opere più famose al mondo. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Creative Commons e Wikimedia, prende spunto dall’esempio della British library e della New York Public library. Il Metropolitan Museum ha donato tutto nel 2014 per scopi didattici e, da ora, consentendo a tutti qualsiasi utilizzo dei materiali fotografici presenti sulla piattaforma, dai piccoli capolavori di artigianato di anonimi maestri alle più alte firme della storia dell’arte. La collezione è disponibile qui.

Che dite, forse è giunta l’ora di alzare un po’ l’asticella culturale?

#8 LA BELLEZZA COMMESTIBILE di Dalì

Dagli edifici costruiti, da Gaudì secondo la sua estetica gotico mediterranea, emergono diversi elementi interiori come l’immaginazione erotico-artistica, i desideri più profondi della psiche, l’estasi e le nevrosi umane, che assumono forme architettoniche contorte e quasi biologiche. Da questo concetto della bellezza che sarà commestibile o non sarà, Dalì ci offre una chiave di lettura per la comprensione dell’inconfondibile iconografia diffusa in tutta la sua opera, e con particolare rilievo nei dipinti della prima metà degli anni 30. Il cosiddetto delirio commestibile trova la sua origine nell’amata terra catalana, nella scogliera di Capo Creus luogo dell’infanzia che Dalì continuava a frequentare anche insieme a Gala, divenuta nel frattempo sua moglie. Dall’osservazione delle infinite forme irregolari di questi scogli, che dai pescatori nella sua zona erano stati denominati a seconda del loro aspetto morfologico, in relazione anche all’architettura mediterranea di Gaudì, rocciosa e morbida al tempo stesso, che Dalì elaborò il suo pensiero della contrapposizione formale vitale ed erotica del duro e del morbido, manifestata nel racconto della genesi del famoso dipinto Gli orologi molli. La storia di quest’opera, denominata in seguito Persistenza della memoria dal gallerista americano Julien Levy che l’aveva acquistata, è descritto in Vita segreta, e rappresenta in un certo senso il percorso ambivalente della personalità di Dalì in eterno contrasto tra la dura scorza esterna del proprio ruolo pubblico e sociale e la sensibile mollezza della propria fragile interiorità, protetta dall’amata e onnipresente Gala.

Tutto sembra essere iniziato da un formaggio in decomposizione, da un oggetto commestibile divenuto metafora dell’aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere nella soggettiva percezione umana, assume una diversa connotazione interna, che segue solo la logica dello stato d’animo e della memoria. In vari dipinti di questi anni appaiono elementi commestibili con un’evidente funzione simbolica, spesso estremamente erotica.

Nonostante la pittura di Dalì fosse basata su una solida cultura e su una profonda dimestichezza con la pittura cinque-seicentesca e con quella romantica, i suoi riferimenti sessuali cominciavano a sembrare eccessivi, reazionari e retorici, anche perché allontanavano sempre di più il pensiero surrealista della responsabilità politica di contestazione della società.

I primi capolavori di Savador Dalì

Spronato dal gallerista Camille Goemans, Dalì si era impegnato a realizzare una mostra di tutte le opere nella sua galleria parigina, Dalì lavorava incessantemente, dipingendo quelli che furono considerati i suoi primi capolavori.

2 famosi dipinti nel 1929, L’enigma del desiderio o Mia madre, mia madre, mia madre e Il grande masturbatore, introducono alcune tematiche che rimarranno fondamentali per lo sviluppo successivo delle opere più propriamente rispondenti ai principi del surrealismo. In entrambi i dipinti appare il volto dell’artista sognante, che assume la forma morbida di un profilo dormiente, in un paesaggio sospeso e cristallino.

In l’enigma è il desiderio edipico per la madre che diventa un incubo riprodotto nella serie di scritte ripetitive ispirate ad un poema di Tristan Tzara del 1917. A completare il percorso immaginato si aggiungono elementi simbolici, quali il leone, la testa di donna, il pesce, la cavalletta, la mano col pugnale, l’abbracciocon il padre e la base bianca che sembra una roccia erosa dal vento e che si trasforma in un elemento decorativo ispirato alle architetture di Goudì, il cui gotico mediterraneo Dalì aveva visto un bambino a Barcellona.

Da qui il pittore è partito per elaborare un sistema di figure simboliche e di forme allusive, che rimandano alla sfera del desiderio erotico ma anche della morte e delladecomposizione, come cavalletta putrida, il cui ventre brulica di formiche.

L’esito della mostra, il cui catalogo aveva la prefazione di Breton, fu un successo. Il 1929 fu anche l’anno dell’ingresso ufficiale di Dalì nella campagna surrealista di André Breton. I surrealisti furono ffascinati dal gusto per la provocazione e della fervida immaginazione del pittore catalano, che sancì la sua ufficiale partecipazione al movimento con la realizzazione di un film. Fu un film che scandalizzò a tal punto la morale pubblica che venne ritirato dalla produzione, a causa della reazione violenta di un gruppo di giovani estremisti di destra che avevano distrutto la sala dove il film veniva proiettato. In quell’occasione Dalìaveva esposto, insieme ai dipinto di altri surrealisti, delle proprie opere nei foyer della sala cinematografica, tra cui Dormiente, cavallo, leone invisibile che fu l’unico a essere risparmiato dalla furia dei dimostranti, che avevano riconosciuto in quel film e in quelle opere un messaggio di rivolta sociopolitica.

L’emotività propriamente pittorica di Dalì, corredata da numerose esposizioni sopratutto a Parigi e a Barcellona, fu alternata a quella critica e teorica.

#6 Dalì – L’incontro con Gala

Un evento sopraggiunse nell’estate del 1929, la visita quasi inaspettata di  un gruppo di surrealisti, incuriositi e ansiosi di conoscere lo stravagante Dalì. Si trattava di René Magritte con la mogli, Di Camille Goemans, che sarebbe diventato il suo mercante, ma sopratutto di uno dei padri spirituali del movimento Paul Eluard con sua moglie Gala. L’apparizione di questi ultimi fu una vera folgorazione per Dalì, come se si fosse materializzata la donna dei duoi suoi sogni. Mentre iniziava a eseguire il Ritratto di Paul Eluard, Dalì era già totalmente affascinato e sedotto da Gala, tanto da non riuscire neppure a parlare senza scoppiare in risate nervose irrefrenabili.

Gala il cui vero nome era Helena Devulina Diakonoff, figlia di un avvocato russo, riuniva in se un fascino femminile e una fiera sicurezza che dalì percepì subito con rispettosa e amorevole soggezione. L’amore che egli provò per lei non fu una semplice passione o un’infatuazione momentanea ma una dipendenza psicologica.

Dopo che Gala riprese il treno per Parigi, Dalì si chiuse nel su ateliar per completare il famoso ritratto per cui Paul Euard aveva posato, aggiungendo un significativo dettaglio, che si ritroverà poi in altre opere. Nell’angolo superiore destro della tela vi è dipinta una vera e propria allegoria sensuale, sintetizzata da 2 teste di leone e di una donna sorridente una di fronte all’altra: Il leone, simbolo freudiano del desiderio erotico, si rivolge con impeto verso la testa femminile che potrebbe essere quella Gala, ancora moglie di Paul Eluard, ma che da li a poco sarebbe divenuta la sua amata compagna di vita.

Put non avendo ancora realmente frequentato i surrealisti, Dalì iniziò ad avere un cambiamento, lasciando ampio spazio e ampia libertà al proprio essere e alla propria esperienza di rivelarsi completamente.

#5 Dalì e Picasso

In Vita segrata di Salvador Dalì l’artista racconta del suo primo ed entusiasmante incontro con Picasso durante il suo primo viaggio a Parigi

Feci un primo soggiorno d’una settimana a Parigi in compagnia di una mia zia e di mia sorella. 3 visite importanti ebbero luogo: Varsailles, il museo grevin e Picasso. Fui presentato a Picasso da Manuel Angelo Ortiz, un pittore cubista di Granada che avevo conosciuto grazie a Lorca. Quando arrivai da Picasso in rue de La Boétie, fui altrettanto emozionato e rispettoso che se avessi avuto un’udienza con il papa stesso. “Vengo a trovarvi prima ancora di visitare il Louvre”, gli dissi, “Avete fatto bene”, mi rispose. Avevo portato con me La ragazza di FIgures. Lo ponderò per almeno un quarto d’ora senza pronunciare una parola di commento. Poi salimmo al piano di sopradove Picasso mi mostrò numerosi suoi dipinti. Andava da un angolo all’altro della staza, prendeva sempre nuove tele e le posava sul cavalletto. Poi ne scelse altre da un’infinità allineata lungo la parete. Mi accorgevo che si stava dando particolarmente da fare per me. Davanti a ogni nuova tela mi lanciava uno sguardo così vivace e intelligente da farmi tremare. Io non dissi una sola parola. Alla fine, quando ci stavamo congedando, scambiammo uno sguardo che esprimeva esattamente quanto segue: “Ha capito che cosa voglio?”. “Ho capito”.

Il rapporto fra Dalì e Picasso non raggiunse mai livelli di amicizia neppure quando entrambi risiedevano a Parigi. Mentre ancora Dalì non era entrato in contatto diretto con André Breton, fondatore e animatore del surrealismo, Picasso aveva già aderito alle idee di quel movimento pur se non in maniera formale. Breton dichiaarò che Picasso era surrealista nel cubismo e l’idea cubista delle vedute simultanee dello stesso oggetto visto da diverse ideali angolazioni.

Nonostante la comune origine spagnola i 2 furono legati soltanto da stima e rispetto reciprocoche in Dalì fu una vera e propria ammirazione verso colui che era già considerato un vero rivoluzionario della pittura.

#4 Dalì a Parigi

Le esperienze culturali e umane che Dalì visse durante gli anni 20, lo portarono ad allontanarsi sempre più dalla visione strettamente spagnola dell’arte e a formare un proprio linguaggio creativo stratificato e originale che gradatamente e spontaneamente si andava avvicinando alla vultura francese e alle idee creative che da tutta Europa confluivano a Parigi, unico e vero punto di riferimento per tutti gli Artisti dell’epoca.

Nella ricerca insaziabile dell’essenza della propria pittura era stato incuriosito e interessato dai primi dipinti cubisti di Pablo Picasso e di Georges Braque, ma sopratutto dal madrelino Juan Gris nelle cui opere gli oggetti, scomposti nello spazio, assumo un carattere simbolico.

Le operedi Dalì dal 26 al 27 risentiranno nuovamente dell’influenza del cubismo e iniziarono a perdere l’effetto realista e fotografico che avevano sonservato fino a questo momento, accostandosi a una percezione trasfigurata del del dato reale, preludio ormai certo dell’artista e dello spirito del surrealismo.

I dipinti chiave di questo periodo che segnaranno il definitivo tramonto del suo primo stile  impressionista, furono il frutto delle sue idee irrazionali e della percezione tra mondo esterno e mondo interno come il L’asino putrefatto, opera insolitamente matematica.

Fu in questa fase di percezione e di consapevolezza della propria personalità che Dalì decise di recarsi per la prima volta a Parigi per una settimana. L’evento più importante di questo primo soggiorno francese fu l’incontro con Picasso, destinato a rimanere indelebile nella sua memoria.