Il MET (Metropolitan Museum) apre ai sui archivi

In un'epoca dove la cultura viene sempre più snobbata ci pensa il MET. O meglio ci prova! Da poco infatti il museo più rinomato al mondo ha aperto i suoi archivi storici e messo a disposizione di tutti, l'immenso patrimonio culturale che conserva, infatti è stata creata sul sito del Metropolitan Museum, una vera e propria raccolta di tutto ciò che il museo conserva e custodisce ad oggi ben più di 440,000 oggetti...

Renato Guttuso a Pavia dal 16 settembre

La stagione delle mostre presso le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia si aprirà il 16 settembre con l'inaugurazione di una mostra dedicata al grande maestro siciliano Renato Guttuso. L'espressività degli oggetti indagata da Guttuso attraverso le opere realizzare dagli anni Trenta sino alla sua maturità sarà oggetto di questa mostra. Le opere provengono da più sedi ed anche da collezioni private. Oserei dire che ha il sapore di qualcosa di inedito. Le allegorie del reale utilizzate dal Maestro per "riflettere" sulla cultura e sulla condizione umana lo rendono uno dei pittori capaci di una forma di pittura realistica tale da riuscire ad affidare agli oggetti stessi un'anima. La Mostra sarà arricchita da fotografie e filmati che sottolineeranno le influenze di scrittori, scultori, poeti, musicisti e registi sulla produzione illustrativa di Guttuso e renderanno i fruitori più vicini non solo all'artista, ma anche all'uomo.

#6 Guttuso espressionista moderato

Alla fine del conflitto mondiale, guttuso aveva finalmente trovato la propria personale forma d'espressione, che costituì il fondamento di tutta la sua opera successiva. Con il linguaggio conciso dello storico dell'arte la si potrebbe definire espressionismo moderato attraverso il cubismo, una forma che conserva attraverso il rigore costruttivo dell'antica tradizione pittorica italiana una peculiare risonanza arcaica e limitava la deformazione degli oggetti propria del cubismo attraverso la peculiare percezione italiana. Lo scopo era comprendere la realtà non soltanto come oggetto riproducibile ma come occasione per una risposta iconica. All'opposito si trovava un desiderio veemente di comprendere direttamente la realtà contemporanea, lasciando il campo ad un realismo declamatorio e spesso funebre. E' difficile tuttavia esprimere un giudizio in termini meramente qualitativi perchè ciò che può apparire più grossolano, possiede anche la una sua forza espressiva. Questa discrepanza che irrompe continuamete nell'opera di Guttuso è di fatto una caratteristica della sua produzione e non resta dunque che accettarla come una contraddizione inelimitabile.

#5 Guttuso la Crocefissione sul Golgota

Nel 1940 Guttuso affrontò un tema che lo pose immediatamente a confronto con la realizzazione di figure di grandi dimensioni: la Crocefissione sul Golgota. Si trattava di un compitoarduo, ma il pittore vi lavorò con tanto impegno che ne risultò un quadro manifesto. Per sganciarsi dalla tradizione di questo motivo dipinto in mille modi diversi, originariamente Guttuso pensò perfi di ambientare la scena in un inferno, per conferirle un impatto drammatico il più originale possibile. Alla fine scelse lo spazio aperto. Rappresentò le 3 croci in un diagonale l'una dietro l'altra per sfaccettare e limitare i piani dello spazio. Per quanto la costrzione formale sia in debito col cubismo francese essa può tuttavia anche richiamare le antiche fonti italiane. La Crocefissione ebbe una risonanza straordinaria, nel 1942 ottenne il secondo posto al prestigioso Premio Bergamo. Ma ciò ebbe come conseguenza l'alzata di scudi del mondo borghese e della chiesa, che s'indignarono per la figura della Maddalena nuda e stigmatizzarono l'artista siciliano. L'Italia dei giovani intellettuali invece capì benissimo che il dipinto non presentava se non come soggetto apparente il luogo che aveva visto il sacrificio del Figlio di Dio, costituendo in realtà una solenne imago che voleva alludere alla malvagità e al dolore del mondo sconvolto dalle guerre.

#4 Renato Guttuso “La conquista dello stile” parte 2

Metre Guttuso meditava e sperimentava, gli tornano in mente i grandi quadri popolari di storie e di eventi radicate nel suo ricordo, nella sua immaginazione si andava ad accostare i quadri della storia dei grandi maestri del XIX secolo. Alla fine si arrese a queste suggestioni, per tutto il 1938 lavorò ad un grande quadro, che raffigurava la fuga dall'eruzione dell'Etna, un tumulto selvaggio di uomni e animali che scappando si disperdevano da tutte le parti. nel 1940 riprese i duoi cauti esperimenti con una serie di magnifiche nature morte, si trattava di un cubismo sui generis, infatti l'artista recupera la dimensione spaziale del quadro cubista arrestandosi però prima dell'aprirsi e del dissolversi dell'oggetto. Guttuso ribadiva l'autonomia dei singoli oggetti nella loro dignità esistenziali. Una botte che poggia imperturbabile sulla sua base narra della perseveranza quieta e costante della realtà, la spazialità prismatica del cubismo gli servì solo a trasportare il mondo degli oggetti reali, della loro dimensione famigliare e riproducibile all'aura dell'apparenza. Lo spazio naturale si trasforma in spazio fenomenico e la scena si sottrae nella lontananza della visione. Ad ogni modo per quanto la costruzione formale sia in debito col cubismo francese, essa può tuttavia anche richiamare alle antiche forme italiane (Piero della Francesca o Paolo Uccello). Alla fine del conflitto mondiale, Guttuso aveva finalmente trovato la propria personale forma di espressione.

#3 Renato Guttuso “La conquista dello stile” parte 1

Nel 1935 Guttuso dovette prestare servizio militare a Milano. Questo gli lascio tempo sufficiente per allacciare contatti amichevoli con gli artisti del luogo (Manzù, Sasu, Treccani e Birolli). Trascinati dall'entusiasmo di Biroli, gli artisti a lui più vicino si riunirono in un gruppo che nel 1938 venne chiamato "Corrente". Fu la la prima associazione di giovani artisti italiani che fece fronte contro il tradizionalismo del rodato sistema dell'arte ed ebbe un effetto elettrizzante nell'Italia centrosettentrionale. Nel 1939, alla seconda mostra di "Corrente" Guttuso, rappresentato da da un gruppo significativo di quadri, era già un personaggio di spicco. Attraverso la tragedia della guerra civile spagnola si formò in Italia una forte resistenza antifascista. Nei quadri di Guttuso di questi anni si scoprono chiaramente i segni della rabbia per la situazione politica dell'Italia mussoliniana, Tramite l'amicia con Vittorini e l'impegno dello scrittore nelle file dell'opposizione comunista, Guttuso conobbe le possibilità dell'azione politica anche se inizialmente non ne colse l'importanza, infatti solo nel 1940 dopo che Mussolini entrò in guerra al fianco della Germania, il pittore siciliano si vide costretto a schierarsi politicamente. Il giorno seguente alla dichiarazione di guerra Guttuso entrò nel Partito Comunista e il suo atelier romano divenne la cellula dell'attività antifascista. Tuttavia l'attività politica di Guttuso non condizionò in senso assoluto le sue scelte artistiche, Nello sviluppo formale della sua pittura aveva teso inizialmente a un fauvismo coloratissimo, piano ed espressivo, solo nel 1938 afferma un concezione dello spazio più decisamente costruita. Gli oggetti sono raffigurati secondo una prospettiva che rovescia quella tradizionale, le cose stesse rivestono importanti significati. Tra esse affiora adesso per la prima volta il ghignante teschio di arieteche costituiva allora una traccia della Spagna in guerra.

#2 Renato Guttuso “La maturazione artistica e politica”

Nel 1931 Guttuso si recò per la prima volta a Roma, dove ritornò nel 1933 per un soggiorno più lungo. Nella capitale conobbe Mario Mafai e il suo amico Scipione, esponenti della cosidetta "Scuola Romana". La loro pittura lo interessò molto, pienamente romantica e influenzata dall'estetica malinconia di Soutine ed Ensor, essa si rivolgeva alla bellezza del quotidiano. Tra i giovani artisti attivi in queli anni non bisogna poi dimenticare una figura dal particolare spessore umano, Carlo Levi, di origine piemontese , pittore e scrittore, si muoveva in direzione di un espressionismo ermetico. oltre a questo era anche un liberale di sinistra impegnato in politica e proprio per la sua tendenza antifascista fu confinato ad Aliano, sperduto paese della Basilicata. La coesione tra i giovani artisti non si basava su un preciso intento stilistico ma sulla veemente protesta contro la retorica politica cui era intrisa tutta la vita culturale. Per i giovani pittori il phatos nazionale era diventato sospetto, poichè sapevano che l'arte moderna andava in direzione completamente diverse. I nomi di Picasso, Matisse, Léger circolavano negli atelier come parole d'ordine, però nessuno degli artisti esordienti italiani aveva mai avuto la fortuna di di vederne uno dal vivo a causa della politica fascista che con la sua idea provinciale di autarchia culturale escludeva di fatto l'Italia dagli influssi provenienti dall'estero. In queste circostanze, più precisamente nel 1933, Guttuso scrisse un saggio su Picasso, anche se vide il per la prima volta un'originale dell'artista spagnolo solo nel 1946. Tuttavia l'ambiente ufficiale dell'arte fascista non può essere assolutamente paragonato all'orribile fanatismo pittorico della Germania nazionalista, infatti in Italia anche i giovani pittori potevano esporre i loro quadri nelle mostre ufficiali, spesso inaugurate dallo stesso Mussulini. Almeno ai margini di queste manifestazioni c'era dunque posto anche per i giovani pittori. Si formò così in tutta l'Italia una secessione silenziosa chiaramente individuabile che lottava contro l'oppressione artistica fascista

#1 Renato Guttuso

Protagonista della pittura neorealista della metà del secolo scorso,  Renato Guttuso (all'anagrafe Aldo Renato Guttuso) nato a Bagheria nel 1912 e morto a Roma nel 1987 è stato un pittore e politico italiano. In questa serie di post andremo ad approfondire meglio la sua storia, chi era è cosa ha fatto. Ci vorrà del tempo prima di arrivare alla fine,  ma sono certo che i più curiosi non riusciranno a fare di leggere tutto. INIZIAMO Il predominio della politica,  prima e dopo la seconda guerra mondiale,  ha comportato la costrizione della figura di Renato Guttuso nel ruolo di uno dei maggiori pittori internazionali del "socialismo reale". Iscritto al Partito Comunista Italiano sin dal 1940 e dopo la guerra membro del Comitato centrale, senato, vincitore del premio Lenin. Tuttavia i veri movimenti dell'attività artistica di Guttuso furono l'amore è la libertà, rivolta contro ogni tipo di violenza e di odio verso il prossimo. La sua opera di pittore ha preso forma nel confronto personale con l'epoca in cui ha vissuto e con le proprie pulsioni artistiche, confronto in cui anche il dato politico trovava la sua collocazione. Siciliano, cresciuto a Bagheria,  in condizioni modeste ma non misere,  figlio di un topografo nella cui casa arte e poesia non sono mai mancate dunque apparteneva a quel ceto sociale italiano in crescita. La Sicilia da secoli sotto l'opprimente dominio straniero,  dai Normanni prima ai Borboni, era divisa in 2 classi sociali: - proprietari terrieri (sfruttatori) - contadini (sfruttati) Tra i 2 poli si muoveva una categoria intermedia,  difficile da definire: - mediatori (clienti degli sfruttatori) - briganti (ostili ribelli provenienti dalla classe sfruttata) Proprio questa classe rappresentava lo sfondo della Sicilia dell'epoca. Non lontano dalla casa paterna si trovava Villa Pagonia,  una costruzione inquietante,  sulle quali mura si ergono ancora oggi,  gruppi di figure mostruose alte come un uomo,  dietro le quali si celava l'abitazione del principe un po' folle che l'aveva fatta costruire. Ai piedi di queste figure spettrali Guttuso giocava da bambino,  intuendo certamente qualcosa di quel lontano mondo aristocratico che si chiudeva ostile sul mondo povero e arcaico dei contadini.