Ded Moroz e Sneguročka si avvicinano

Brrr! Freddo, freddo!

Quando l’inverno si avvicina mi solletica la voglia di raccontare qualcosa che abbia attinenza con la Russia ed il suo folklore.

E così…

Ded Moroz (Nonno Gelo) avvolto nel suo tulup, l’ampio giaccone tradizionale russo, nelle mie fantasie, si avvicina. Come tutti i nonni ha un’aria austera, una lunga barba folta e capelli arruffati dal vento. Sulla sua troika inizia il suo viaggio partendo dalla città di Archangelsk, accompagnato da sua nipote Sneguročka, la fanciulla delle nevi, per distribuire casa per casa i doni a tutti i bimbi.

ded-moroz

Originariamente Ded Morok, sovrano dell’inverno e della neve, trasformava in ghiaccio tutto ciò che incontrava sulla sua strada, fu così che, per rabbonirlo tutti fecero a gara per invitarlo nelle loro case a degustare dolciumi di ogni tipo e ad ascoltare lo struggente suono delle balalaike.

Oggi Ded Moroz, pur essendo sempre il re dell’inverno, è diventato decisamente più buono e generoso, portando con se, oltre al gelo, anche regali per tutti, grandi e piccini.

Come sopra detto, egli si avvale della collaborazione della sua amata nipotina, intorno alla quale c’è una storia che la descrive come figlia della Primavera e dell’Inverno e che la vuole eternamente nubile. Insomma, a questa bella signorina dalle guance rosse e dai capelli biondi, è fatto divieto di innamorarsi, perché se succedesse il suo corpo si scioglierebbe come neve al sole.

snegurochka-and-her-little-friends-e12680308605253

Non sia mai…. visto che quando viene chiamata, arriva avvolta in un vortice di neve.

 

Annunci

Tic, tac… il tempo scorre

La Carnia è fatta come una mano. Dal capoluogo Tolmezzo partono non cinque ma sette dita che sono le valli. Queste valli prendono il nome dai fiumi che le attraversano: Tagliamento, But, Degano, Lumiei, Pesarina, Chiarsò, Monai. Il capoluogo della Val Pesarina, che collega la Carnia al Cadore, è Prato Carnico e Pesariis è la sua frazione più famosa. Il nome deriva dalla pesa con cui venivano conteggiate (per poi essere tassate) le merci che transitavano dalla Carnia al Cadore o viceversa.

Proprio questo borgo lillipuziano è il paese degli orologi.

Ufficialmente, nel lontano 1725, con la fondazione della ditta Solari, prese il via questa tradizione artigiana, ma, come sempre, ci sono le leggende a dire la loro e riguardo a questa tradizione si racconta che fu un pirata genovese che, dopo aver trovato rifugio proprio in questo borgo, cominciò a dedicarsi alla realizzazione degli orologi.

Un’altra storia racconta che quest’arte fu introdotta in Carnia dalle terre germaniche, ad opera dei Cramars, migranti che commerciavano stoffe nel nord e che dopo aver appreso questa forma di artigianato, la introdussero in Val Pesarina.

In questo caratteristico borgo le ore sembrano scorrere davvero lente, così come è giusto che sia ed i ritmi sembrano essere rallentati, le case di pietra addossate le une alle altre sembrano quasi voler stare così strette strette per scaldarsi a vicenda, quando il sole scende troppo presto dietro alle cime.

Tic, tac… tic, tac… qui ovunque ti volti trovi un orologio:

  • un orologio ad acqua, il cui progetto risale alla fine del ‘500 – inizio del ‘600, molto scenografico;
  • un orologio a vasche d’acqua, che funziona come una clessidra;
  • un orologio ad acqua a vasi basculanti, nato a metà dell’Ottocento e caratterizzato dal meccanismo a vista e dai giochi d’acqua tipici di una fontana;
  • un orologio calendario perpetuo, che fornisce informazioni non solo sull’orario ma anche sulla data e sui fenomeni atmosferici e astronomici;
  • un orologio con carillon, in grado di riprodurre brani musicali anche piuttosto complessi;
  • un orologio dei pianeti, che rappresenta il sistema solare con l’indicazione dell’ora, dei mesi e delle stagioni, la posizione della luna e dello zodiaco;
  • un orologio a meridiana, completo di pendolo, campane e lancette dalla forma settecentesca;
  • un orologio planisfero notturno, che  consente di calcolare l’ora anche di notte in base alla posizione delle stelle;
  • un orologio a palette giganti, basato su un sistema di palette che si aprono a libro e mostrano le ore e i minuti;
  • una meridiana orizzontale, un orologio solare a forma di ellisse;
  • una meridiana del 1770, l’unica in Friuli a segnare l’ora italica da campanile, che faceva coincidere le ore 24 con il suono dell’Ave Maria;
  • un orologio a scacchiera, basato su un sistema a LED con quadratini che cambiano colore e disegnano le cifre;
  • un orologio a cremagliera, che sfrutta la gravità e il peso dell’orologio per segnare l’ora;
  • l’orologio di Leonardo Da Vinci con un peso che mette in moto l’orologio e una catena che mantiene il movimento.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ovviamente a Pesariis non poteva mancare il Museo dell’Orologeria dove sono esposti orologi risalenti a un’epoca compresa tra il Seicento e il Duemila, disposti in ordine cronologico.

E dopo il Museo non dimenticate di gustarvi un buon bicchierino di grappa!

Il bosco di Bomarzo

E’ in Italia, precisamente in Provincia di Viterbo, nel borgo di Bomarzo. il bosco che affascinò personaggi del calibro di Dalì e Goethe. Questo luogo è conosciuto in tanti nomi diversi, forse anche perché è un luogo un po’ magico ed insolito: Parco dei mostri, Villa delle Meraviglie, bosco sacro o bosco di Bomarzo.

Nacque nel 1550 dal progetto del principe Vicino Orsini e del grande architetto Pirro Ligorio ed è un unico esempio di giardino che non possiede alcuna caratteristica dei giardini all’italiana. Al suo interno si susseguono in modo apparentemente casuale draghi, figure di mostri con soggetti mitologici e animali esotici, ed architetture veramente insolite.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Oggi il Parco che si estende su una superficie di circa 3 ettari in una foresta di conifere e latifoglie, non si presenta come in origine, ossia la disposizione delle sculture risale a quando la famiglia Bettini lo rilevò e lo rimise in uso.

Una delle costruzioni più curiose che si possono vedere è la casetta pendente, costruita su un masso inclinato e che insolitamente i suoi interni sono pendenti in senso opposto all’esterno, creando non poco stupore nei visitatori.

parco-dei-mostri

Un’altra particolarità è il simbolo del parco stesso: l’Orco, una grande faccia di pietra con la bocca spalancata, scavata nel tufo, dentro la quale, chi vi entra, sente le proprie voci amplificate e distorte, da risultare spaventose.

Secondo la ricostruzione effettuata da Eugenio Battisti, nel suo libro L’Antirinascimento, il Sacro Bosco era originariamente collegato al Palazzo Orsini di Bomarzo tramite un enorme giardino all’italiana. L’ospite si trovava così improvvisamente immerso in una vegetazione assolutamente più selvaggia di quella incontrata sino allora, in uno scenario sorprendente arricchito dal suono costante delle acque del torrente, a tratti abbastanza impetuoso, che solca la parte bassa del parco.

All’entrata del Parco dei Mostri si trovano due sfingi, simbolo rispettivamente dell’enigma e del dubbio, su una di loro si legge: «Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o per arte», invitando quindi il visitatore a riflettere sulla fallacia delle apparenze e a tentare di percepire il significato e l’insegnamento risposti in ogni scultura che incontrerà lungo il cammino.

Venere, Nettuno disteso, Pegaso, un drago che assalta una preda, un elefante che stritola un guerriero, un balcone contornato da coppe recanti sentenze ermetiche, un cane a tre teste… insomma un luogo veramente unico nel suo genere, un vero labirinto di simboli, un mondo onirico fatto di creature mostruose, che vale la pena visitare “Sol per sfogare il core” come si legge su di una colonna.

Gli alberi, questo dono della natura che…

…spesso poco conosciamo.

Leggendo il libro “La saggezza degli alberi” by Peter Wohlleben ho scoperto che gli alberi sono gli esseri viventi più resistenti del nostro pianete, quelli che hanno vita più lunga e che dietro la loro corteccia nascondono segreti.

Forse non tutti sanno che gli alberi possiedono forme di comunicazione, che gli esemplari della stessa specie spesso si alleano, si difendono e si sostengono.

Gli alberi, pur con il loro silenzio, sono dei veri amici per l’uomo e come scrisse George Nakashima: “Tra l’uomo e l’albero esiste un impercettibile legame vitale che unisce i loro destini”.

Tanto che sono diventati mezzo per vere e proprie terapie, che trovano le loro radici in oriente. La filosofia Zen, per esempio, ritiene che gli alberi abbiamo un forte potere di guarigione.

Esiste un vero e proprio abbinamento fra alberi e benefici che trova d’accordo terapisti occidentali ed orientali:

4667-8590

  • Abbracciare un pino, considerato nelle culture cinese e giapponese un albero immortale, rafforza il sistema nervoso.
  • Abbracciare un cipresso aiuta a calmare l’ira.
  • Abbracciare un olmo calma le emozioni
  • Abbracciare un acero affievolisce ogni dolore fisico.
  • Abbracciare un Drimys winteri migliora le funzionalità cardiache.
  • Abbracciare un fico riduce la temperatura corporea. Ecc…

Certo non è sicuramente una novità che stare a contatto con la natura faccia bene alla salute fisica e mentale, ma che entrando a contatto con gli alberi il corpo avesse così tanti benefici, non vi nascondo che sono rimasta un po’ sorpresa.

Siccome madre natura non prevede ticket perché non provare!

L’artigianalità italiana è sempre al primo posto – Sapevate che…

… le Dècolletès Dioressence Christian Dior sono realizzate in un paesino in provincia di Venezia?

Ebbene sì e per ogni paio di scarpe sono necessarie un centinaio di fasi di produzione. Questi artigiani specializzati, con le loro mani esperte ed utilizzando materiali di altissima qualità, realizzano dei veri pezzi unici.

 

Apparentemente molto semplici, risultato estremamente eleganti e chic, donano un atteggiamento sensuale, mettendo in risalto il collo del piede ed allungando la gamba e sono tra le scarpe più amate dalle donne in tutto il mondo.

Christian Dior scrisse nelle sue memorie: “Quando indossano i tacchi alti, le donne ritrovano un passo danzante, un’andatura ondeggiante…Un concentrato di femminilità. Le scarpe décolleté stanno bene con tutto”.

dioressence_ignasi-monreal_1

Siccome in quell’epoca il tacco a spillo era realizzato in legno e risultava essere alquanto fragile, la Maison decise di sostituirlo con un’asta in metallo realizzando il tacco-shock, che segnò la storia della calzatura per la sua forma nuova e molto futuristica.

Oggi le Dioressence sono realizzate in diversi materiali ed in molteplici colori, fra i quali, ovviamente, non mancano le due tinte predilette da Christian Dior: il nero, che considerava il più elegante ed il rosa pallido, da lui valutato il colore della femminilità e della felicità.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Con la loro delicata impertinenza, queste scarpe si abbinano facilmente con tutto, di giorno e di sera; sono un accessorio senza tempo, che sottolinea la femminilità di ogni donna, caratterizzate da tacco in pelle, suola in cuoio ed estremità appuntita.

 

I cibi preferiti dai giapponesi

Il popolo giapponese nutre profondo rispetto per il cibo e non solo per il cibo di “classe”, apprezzato anche dagli stranieri – come il sushi – ma anche per il cibo economico che, se pur di buona qualità, è economico.

Qui di seguito vi andrò ad elencare una serie di piatti per i quali i giapponesi sono disposti ad attendere in fila pazientemente, pur di assaporarli… Read more…

Costantin Brancusi, l’uomo che intentò causa agli Stati Uniti

Constantin Brâncuşi nacque a Peştişani, in Romania, nel 1876 e dopo aver frequentato l’Accademia di Bucarest compiendo studi di scultura, si trasferì a Parigi per iscriversi all’Ecole des Beaux-Arts.

Egli non fu mai membro di un movimento artistico organizzato, anche se frequentò per un certo periodo molti dadaisti.

 

Nel 1926 fu al centro del “Caso Brancusi”, una vera e propria battaglia culturale e poetica che fece irrompere il concetto di arte e di astrazione niente meno che nel sistema giuridico statunitense. Vediamo nel dettaglio.

Brancusi, decise di esporre negli Stati Uniti una sua scultura: “Bird in Space” – 1923, dalle forme molto stilizzate, tanto che un funzionario di dogana, quando aprì la cassa decise di classificare l’opera come “Kitchen Utensils” e si rifiutò di renderla duty free, come previsto dal paragrafo 1704 del Tariff Act del 1922, relativo alle opere d’arte.

early-modern-art-1900-1940-71-728

Egli dovette pagare circa 240 dollari, ma decise che quello scandalo non sarebbe finito lì ed intentò causa contro gli Stati Uniti. Il processo durò due anni e ci furono sei testimoni a favore di Brancusi: il fotografo Edward Steichen, lo scultore Jacob Epstein, l’editore della rivista The Arts Forbes Watson, l’editore di Vanity Fair Frank Crowninshield, il direttore del Brooklyn Museum of Art William Henry Fox ed il critico d’arte Henry McBride.

Il dibattito fu acceso e portò ad una sentenza favorevole all’Artista: “L’oggetto considerato… è bello e dal profilo simmetrico, e se qualche difficoltà può esserci ad associarlo ad un uccello, tuttavia è piacevole da guardare e molto decorativo, ed è inoltre evidente che si tratti di una produzione originale di uno scultore professionale… accogliamo il reclamo e stabiliamo che l’oggetto sia duty free … che abbiamo o no simpatia per le idee nuove o quelli che le rappresentano, pensiamo che la loro esistenza e la loro influenza nel mondo… vada presa in considerazione”.

Constantin Brancusi muorì a Parigi nel 1957.

Questo slideshow richiede JavaScript.