“Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti”

A partire dal prossimo 12 ottobre e sino al 19 febbraio 2018, presso la Sala del Senato di Palazzo Madama a Torino, andrà in scena la mostra “Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti“, curata da Francesca Alfano Miglietti.

Gianfranco Ferrè, architetto della moda, ha sempre fatto emergere, enfatizzato e fatto brillare l’anima delle donne, non solo attraverso i suoi abiti, ma anche attraverso i gioielli intesi come oggetto per il corpo, creati su misura con materiali preziosi come pietre lucenti, oro, argento, vetri di Murano, cristalli swarovski, ecc. Ogni pezzo un piccolo mondo: collane, bracciali e spille ogni decorazione è eseguita con una minuziosa cura dei dettagli e della materia e, proprio per questo, all’interno della mostra i gioielli verranno esposti in gabbie di ferro, a significare simbolicamente la difesa di queste fragili creature pensate per la dolcezza del corpo femminile.

Lo stilista, scomparso dieci anni or sono, in un’intervista dichiarò: “Credo che il gioiello sia l’elemento più immediato per esprimere un desiderio di bellezza innato, senza tempo, antico quanto la storia dell’umanità, radicato nella nostra sensibilità perché capace di tradurre in realtà emozioni e sensazioni. Il gioiello ha avuto in passato straordinarie valenze rappresentative, come il simbolo di ricchezza potere, prestigio, autorità. Ora è soprattutto manifestazione di personalità. E’ un mezzo per la rappresentazione di sé. Come l’abito e forse più dell’abito”.

Ferré, primo italiano in Francia alla direzione creativa della maison Dior, era conosciutissimo per i suoi abiti meravigliosi, ma, forse, non tutti sanno che il suo primissimo successo è stato come creatore di bijoux e accessori.

Circa duecento i gioielli ed i monili in mostra a Torino, in un gioco di luci che sicuramente catturerà gli appassionati di moda e non solo.

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Luciana Soutache

Gli artigiani presenti sulla piattaforma www.wacoh.org sono sempre di più e si caratterizzano per qualità e stile, è sempre un piacere visitare le loro vetrine e conoscerli più da vicino.

Oggi parliamo di …

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“La passione per gli hobbies manuali creativi, come il ricamo e la lavorazione della ceramica, è all’origine dell’esperienza di Luciana Soutache, i cui gioielli sono esemplari unici e realizzati con materiali di alta qualità. La loro originalità è da ritrovarsi nell’ideazione del design e nell’accostamento dei colori, che rendono ogni gioiello unico nel suo genere, che tuttavia può essere ricreato con piccoli cambiamenti di colori e forme.”

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Fare compere attraverso il web

Seppur un po’ in ritardo rispetto agli States, anche noi in Italia, siamo ormai giunti alla conclusione che: acquistare sul web è un modo veloce, comodo e garantito. Le piattaforme sulle quali fare acquisti sono innumerevoli e sul web si trova di ogni. Io personalmente adoro fare acquisti di questo tipo, comodamente seduta, tranquilla, davanti al mio computer; sono quindi sempre alla ricerca di novità.

Durante una delle mie ultime “scorribande” via etere, mi sono imbattuta in una piattaforma che mi ha particolarmente incuriosita e ho voluto saperne di più, si tratta di: www.wacoh.org

Questo progetto ha preso vita recentemente dall’idea di una giovane donna vulcanica, tutto pepe: Laura Gentilucci, amministratrice del Gruppo Facebook “Creato a mano con passione”. I membri del suo folto Gruppo pubblicavano quotidianamente manufatti artigianali di livello, Laura, attenta amministratrice, ha subito messo in campo la sua innata dinamicità e ha dato il via a questo bel progetto.

Sulla piattaforma, tutti i membri del gruppo che hanno raccolto il suo invito hanno aperto delle vetrine, dove vengono proposti i loro manufatti. Sembra di entrare in una “città” virtuale dove si incontrano vetrine di gioielleria, di sartoria, di maglieriagallerie d’arte ed empori.

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Ogni artigiano accoglie il visitatore nella sua vetrina presentandosi e dalla vetrina si può entrare direttamente in contatto con l’artigiano stesso per avere qualsiasi informazione o richiedere particolari customizzazioni. Insomma, io visitatrice mi sono sentita coccolata, guidata e libera di chiedere, senza dover da subito pigiare quegli “orribili” tasti di pagamento collegati con la mia carta di credito. Una cosa non da poco, infatti, una delle cose che spesso frena l’ipotetico acquirente è proprio quella di avere la sensazione di non poter più tornare indietro. Cosa c’è di meglio di poter parlare direttamente con l’artigiano e scegliere con lui quello che veramente fa al caso nostro?

Ho trovato la piattaforma semplice da approcciare, se si ha bisogno di aiuto o si hanno curiosità, sul fondo delle pagine compare una pop up dove poter in tempo reale entrare in contatto con lo staff;  le vetrine presenti sono assolutamente di livello ed essendo un progetto nuovo è ancora in via di definizione andrà, quindi, via via arricchendosi, certo è che una volta entrati è difficile uscirne a mani vuote.

Artigianalità, qualità, comodità ed affidabilità, verso un nuovo modo di porsi compatti sul mercato del web.

Carole Tanenbaum, una vita dedicata ai gioielli vintage

Carole Tanenbaum è nata e cresciuta a New York, ma ora vive in Canada. Grande appassionata d’arte da sempre, ha virato verso il mondo del collezionismo dei gioielli vintage senza fatica ed è arrivata a selezionare e catalogare più di 20.000 pezzi.

La sua collezione è ormai famosa in tutto il mondo e raccoglie pezzi di stilisti del calibro di Chanel, Dior, Schiaparelli, Lanven e tanti altri; le sue conoscenze del mondo del gioiello vintage è tale che Carole tiene spesso conferenze ed ha anche pubblicato un libro “Fakes Fabulous: la passione per la bigiotteria d’epoca”.

Il suo mondo è un grande caleidoscopio dove gemme colorate si incontrano e affascinano.

Lei stessa, ovviamente, adora indossare questi gioielli, sia nella vita quotidiana che durante eventi speciali e dichiara che indossarli la fanno sentire unica.

Il tutto è nato durante un viaggio a Londra dove acquistò circa una ventina di pezzi che diedero inizio a tutto. Si trattava di una collezione degli anni ’30/’40 fra i quali c’era una delle prime collane Chanel composta da fiori in vetro soffiato.

Carole dichiara di acquistare solo pezzi che incontrano il suo gusto e consiglia a chi si avvicina al collezionismo di gioielli vintage di non lasciarsi catturare dal designer che lo ha creato ma dalla manifattura, dall’originalità e dalla condizione del pezzo stesso.

Mrs. Tanenbaum considera una collana ed un bracciale in bachelite blu e rossa con un motivo di cavalli, i pezzi più preziosi di tutta la sua collezione. E’ certa che siano unici oltre ad averle prosciugato il conto in banco all’atto dell’acquisto.

 

Secondo Carole ogni donna appassionata di vintage dovrebbe possedere: una collana molto coreografica, una serie di bracciali anche indossabili insieme, almeno qualche spilla e qualche paio di orecchini.

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Pilgiò, l’orafo che scolpisce la materia

A Milano in Via Caminadella 6 si trova il negozio di Antonio Piluso. Antonio è di origini calabresi, ma è nel capoluogo lombardo, dove vive dal 1960, che impara la sua arte e nel 1982 apre un suo laboratorio dando, di lì a poco, vita al marchio Pilgiò.

Più che orafo, definirei Piluso un’artista della materia che sotto le sue mani sprigiona energia dando vita a monili unici ed incantevoli.

Le collezioni si susseguono, ognuna espressione di messaggi precisi e particolari.

Incontriamo Tracce: fili di bronzo, argento e oro intrecciati a creare gioielli nello stesso modo in cui la memoria combina i ricordi per ricomporre la storia.

Inclusioni: Piluso sperimenta l’utilizzo dei materiali di recupero e pinze, mandrini, lime, chiodi vengono combinati a scorie di ferro e inseriti nella composizione come frammenti della storia dell’uomo.

Oro Muto: composta da monili nei quali la superficie della materia è trattata in modo da risultare scabra e spugnosa e la lucentezza dell’oro viene smorzata mediante ossidazione: il metallo reagisce al fuoco e all’aria che lo plasmano e ne intaccano la superficie modificandone il colore, dal bianco della cenere e della polvere, al nero della roccia lavica, dal grigio pietroso del tufo o del cemento, al rosso dell’argilla e della terracotta, al bruno della terra, prestandosi, ancora una volta, a originali accostamenti con rubini, zaffiri, diamanti, corindoni stellati ma anche con le perle, bianche o nere. Con questa collezione il castone è superato e la pietra viene inglobata direttamente nella materia, che si presenta come un magma raffreddato e indurito.

Ombre: All’effetto della collezione Oro Muto si aggiunge l’intarsio che disegna sulla superficie accentuate zone d’ombra. È la vita che si rivela nella materia e che l’uso del gioiello contribuisce ad alimentare. Infatti, attraverso la reazione chimica tra il metallo e la pelle, la superficie del monile si trasforma, modificando nel tempo i suoi colori a seconda del pH, raccontando lo stato d’animo di chi lo indossa.

Scorie: Si recupera lo scarto della lavorazione del ferro, del rame e dell’acciaio per un più nobile destino.

Mattoni: la passione per la materia e la vocazione al lavoro manuale, eredità lasciata dal padre muratore, caratterizzano questa collezione, realizzata insieme alla sorella Giuseppina. Nei pezzi unici di questa serie, Pilgiò esalta frammenti di utensili e manufatti, cioè gli elementi del lavoro umano ai quali attribuisce il vero valore rispetto ai metalli preziosi che fungono da semplice supporto.

L’originalità di queste piccole/grandi sculture hanno consentito ad Antonio Piluso di essere conosciuto a livello internazionale.

L’anello cocktail

L’anello cocktail è caratterizzato solitamente da una grande pietra o da una montatura molto vistosa. Le sue origini risalgono agli anni ’20 ed è in stretta relazione con il Proibizionismo. Popolarissimo negli anni ’50 torna più che mai in voga ai giorni nostri e le donne lo amano.

Durante l’era del Proibizionismo in America, le leggi severe sul consumo dell’alcool scatenarono piccole forme di ribellione e l’anello cocktail fu in parte riconosciuto come tale perchè le donne lo indossavano in occasione di feste dove si faceva uso di alcool e non passavano certo inosservate.

Con la fine delle restrizioni, a partire dagli anni ’50, i party dilagarono e l’anello cocktail divenne un gioiello molto usato.

Si indossa solitamente sulla mano destra perchè le donne di quel tempo, per ordinare i cocktail, alzavano la mano destra mettendo in mostra il loro gioiello.

Attualmente i design dei cocktail ring sono molto cambiati, ma continuano ad essere molto in voga fra le donne che amano unire eleganza ed originalità, nonchè farsi notare.

 Gli anelli cocktail sono perfetti per impreziosire e rendere chic qualsiasi outfit, basta saperli scegliere e abbinare nel modo giusto.

Il mio suggerimento è di utilizzare questo genere di anello con abiti tinta unita, evitando le vistose fantasie: sarebbe troppo.

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Storia di uno zaffiro meraviglioso

478.68 carati, montato con tre griffe di diamanti e dotato di un anello anch’esso di diamanti per essere appeso.

Venduto a un’asta di Christie’s a Ginevra per una cifra stratosferica.

Ma da dove viene questa magnificenza e chi lo ha posseduto?

La pietra viene da Ceylon, il suo colore è intenso e, nemmeno a dirlo, arrivò nelle mani di Cartier.

Cartier realizzò un gioiello regale: un lungo sautoir di diamanti formato da motivi quadrati legati da catene a losanga.

Re Ferdinando di Romania lo acquistò per la sua regina Maria di Romania, grande appassionata di gioielli, che lo indossò, abbinato ad un diadema in forma di kokosnik (copricapo contadino russo) anch’esso realizzato da Cartier e dotato di diamanti e zaffiri.

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La Regina Maria di Romania che aveva dei bellissimi occhi azzurri e alla quale i gioielli dotati di zaffiri donavano particolarmente, indossava questa parure spessissimo.

Dopo la sua morte il meraviglioso zaffiro, oggetto del nostro racconto, passò di mano in mano, sino a giungere a Ginevra dove, come detto, venne venduto ad un vago acquirente.

Le merveilleux saphir disparu!