I gioielli – ornamenti tanto amati

Nel nostro pensiero “gioielli” significa “qualcosa di prezioso”, ma non è sempre stato così. Nella preistoria, quando il metallo non era ancora lavorato, i gioielli erano fatti di materiali non preziosi, come conchiglie, ciottoli e denti di animali.

p1240999

Quindi possiamo dire che i gioielli sono vecchi come il genere umano, dalla cultura primitiva alla civiltà moderna, da est a ovest, con l’utilizzo di materiali e stili diversi l’uomo ha, da sempre, amato adornarsi.

L’uso dei gioielli, nella preistoria, così come oggi, è da considerarsi anche come un mezzo di comunicazione, oltre che di ornamento. Attraverso i gioielli si comunica: gerarchia, prestigio e potere, ossia si comunica lo status sociale, ma non solo… ai gioielli si attribuiscono anche funzioni di amuleti e talismani, segnano spesso occasioni speciali – maggiore età, stato civile, maternità.. – e riflettono e comunicano il carattere e lo stile di chi li indossa.

 

La creatività nella gioielleria è illimitata ed è cambiata con lo scorrere del tempo, adattandosi a scollature, lunghezze e materiali diversi.

I gioielli ritrovati nell’Asia occidentale, risalenti al periodo compreso tra il 5000 ed il 2500 a.C., illustrano una società con un gusto per gioielli raffinati e decorativi, nonché un’evidente rete commerciale che forniva materiali rari.

I Sumeri, come gli antichi Egizi, avevano preferenza per lapislazzuli e corniole, miste ad agate, ametiste, granati ed ovviamente oro, tanto oro. Faraoni, principesse, contadini e artigiani indossavano gioielli nella vita, ma anche nella morte, come testimoniano le tombe rinvenute.

bracciale_amani_schaheto

Nel Mediterraneo orientale del 2500 circa a.C. c’era la cultura minoica a Creta, che fu conquistata dai Micenei nel 1450 a.C. circa. I gioielli di quel periodo e dell’area sono caratterizzati da un’abbondanza di oro; i loro stili furono fortemente influenzati dai gioielli dei Babilonesi e degli Egizi. Così come, questi ultimi influenzarono i Fenici che erano commercianti colonizzatori del Mediterraneo orientale ed occidentale, dalla Siria alla Spagna. Gli Etruschi erano noti per la loro perfezione tecnica nell’oreficeria e soprattutto per la loro eccezionale tecnica di granulazione con granuli d’oro quasi polverizzati.

Gli orafi greci di epoca classica ed ellenistica erano rinomati per le loro capacità tecniche e per la loro abilità artigianale nella lavorazione dell’oro, una reputazione durata nel tempo. La Grecia non era ricca di risorse d’oro fino a quando il suo impero non fu esteso fino alla Persia nel IV secolo a.C.  I gioielli erano regali presentati alla nascita, compleanni e matrimoni, o anche come offerte votive alle statue di culto.

gioielli-antica-grecia-seo-1200x627px-andreola-gioielli-padova-980x512

Con la perdita dell’indipendenza greca e la vittoria dei Romani sulla Macedonia, Roma divenne un forte potere militare e politico. La ricchezza del nuovo impero attrasse molti artigiani greci verso Roma, ecco perché i Romani seguirono gli stili greci fino a circa il I secolo a.C, quando l’estetica dei loro gioielli cominciò a cambiare. I gioielli divennero senza pretese, le tecniche d’oro meno elaborate, i disegni semplificati, e fu posta più enfasi sulla scelta delle pietre e sull’uso del colore.

Il commercio fioriva nel vasto impero con province lontane ed i gioielli vennero prodotti a Roma, ad Alessandria e ad Antiochia. L’ornamento si diffuse socialmente ed ebbe una più ampia utilizzo, anche agli schiavi era permesso indossare gioielli fatti di ferro. Con l’economia fiorente del II secolo, i gioielli romani divennero più elaborati, pesanti e sfarzosi, un segno di ricchezza e status.

gioielli-della-roma-antica-980x512

In seguito, l’influenza artistica reciproca tra il mondo bizantino e il mondo in espansione dell’Islam fu evidente dalla metà del VII secolo in poi. L’influenza bizantina e islamica può essere vista anche nei gioielli delle tribù germaniche che occuparono gran parte dell’Europa dopo la caduta dell’impero romano d’occidente.

f9969d6194640652569008dede05e61d

Dal XII al XIII secolo uno stile internazionale in gioielleria si era evoluto. Forme e decorazioni in pietra mostrarono sorprendenti somiglianze in Inghilterra, Francia, Danimarca, Germania e Italia. Questo fenomeno presumibilmente può essere spiegato dalle rotte commerciali e dall’importazione di pietre preziose dal vicino e dall’estremo Oriente.

In Europa la transizione verso il periodo rinascimentale fu diversa a seconda del paese, a cominciare dall’Italia, che con le sue scoperte di monumenti e sculture antiche, fu importantissima per la rinascita delle culture dell’antica Grecia e di Roma, mentre nell’Europa settentrionale gli stili gotici continuarono molto più a lungo.

Nel XV secolo, Firenze e le corti della Borgogna dettarono tendenze nell’abbigliamento e nella gioielleria; così come, nei secoli XVI e XVII, la Spagna divenuta una grande potenza europea con colonie in tutto il mondo, impose lo stile spagnolo ad abiti e gioielli.

 

Nella seconda metà del XVII secolo, mentre la Spagna era in declino, la Francia divenne il centro economico e culturale più importante. Tutte le industrie di lusso fiorirono nella Francia di Luigi XIV. Le sete francesi di Lione e le mode del vestiario venivano esportate e, con esse, gli stili di gioielleria. Fu anche un periodo in cui le donne giocavano un ruolo sempre più significativo nella società. Per il loro abbigliamento, i broccati pesanti furono sostituiti da sete leggere in varie tonalità pastello. Lo splendore e i colori vivaci dei tessuti richiesero una diminuzione del colore dei gioielli. I ritratti del periodo illustrano una passione per le perle, infilate come collane o indossate come gocce sospese dagli orecchini, o da spille indossate sul petto, sulle maniche o nei capelli.

2olpkig

Nel 1789 la Rivoluzione Francese ebbe effetti drammatici, non solo sulla politica e sulla vita della Francia, ma anche sull’Europa nel suo insieme. Fuori dalla Francia il mercato fu inondato dai gioielli e pietre preziose di coloro che riuscirono a fuggire ed i prezzi diminuirono drasticamente.

Il lusso torno in Francia con Napoleone quando proclamò il suo impero nel 1804. Sua moglie era una donna che faceva tendenza ed indossava la moda greca, che si riflettè anche nella gioielleria.

parure-malachite1

Quando gli effetti della rivoluzione industriale e l’ascesa della classe media divennero particolarmente evidenti in Gran Bretagna, la borghesia cominciò ad imitare i gioielli dell’aristocrazia, ma al posto di diamanti, rubini, zaffiri e smeraldi vennero applicate pietre preziose come ametista, crisoprasio, tormalina, turchese e molti altri sostituti colorati. Come i vestiti anche i gioielli della sera furono differenziati da quelli per il giorno: le parure – collana, bracciali, spilla ed orecchini – erano per lo più destinate alla sera, mentre le demi-parure – spilla ed orecchini o collana ed orecchini – erano indossati durante il giorno.

immaginestart

Giungiamo al XX secolo, quando durante la belle Époque, c’era voglia di rinnovamento e di oggetti di lusso, i gioielli espressero emozioni e le donne alate simboleggiarono l’emancipazione; la natura venne interpretata metaforicamente: temi come la nascita, la morte e la rinascita vennero espressi attraverso piante in vari stadi della loro vita. René Lalique pose le basi per la gioielleria degli artisti del XX secolo e introdusse nuove combinazioni di materiali, come l’oro prezioso con il vetro non prezioso. I diamanti vennero applicati con parsimonia, nel plique-à-jour lo smalto lasciava trasparire la luce, gli opali davano iridescenza e i materiali sembravano quasi smaterializzarsi. Per contro, l’argento con smalto e alcune pietre preziose definirono lo Jugendstil in Germania e la Secessione viennese in Austria, entrambi i movimenti ridussero la natura a forme geometriche stilizzate.

All’indomani delle guerre del XX secolo, i gioielli sperimentarono un abbandono dei valori tradizionali a causa dei cambiamenti radicali nella società. Come la moda, i disegni di gioielli seguirono i movimenti della cultura giovanile. Le donne divennero più indipendenti e iniziarono a comprare i loro gioielli, piuttosto che averli donati dai loro mariti come era stato tradizionalmente.

Negli anni ’50 e ’60 la voglia di lusso fu rappresentata da Hollywood con il suo mondo immaginario, le sue stole di visone ed i suoi diamanti in abbondanza. Durante questo periodo i gioiellieri in Europa trasformarono i gioielli in una forma d’arte libera.

pr70014-720x705

Dopo gli anni ’60, i gioielli iniziarono una svolta quasi rivoluzionaria con i gioiellieri freelance nei loro studi che correvano audacemente sul percorso delle belle arti: negli anni ’80 ruppero i confini esistenti di dimensioni e materiali e usarono materiali nuovi, non solo oro, ma anche gomma e addirittura carta.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Più di ogni altro momento della sua storia, oggi i gioielli riflettono il carattere, le sensazioni e le emozioni di chi li indossa, i colori preferiti, il gusto, la comprensione delle arti e, ultimo ma non meno importante, l’individualità di ognuno.

 

Bibliografia
Andrews, Carol. Gioielli egizi antichi . New York: Harry N. Abrams, 1991.
Bury, Shirley. Gioielli 1789-1910: L’era internazionale . 2 voll. Woodbridge, Suffolk, Inghilterra: Antique Collectors ‘Club, 1991.
Daniëls, Ger. Gioielli popolari del mondo . New York: Rizzoli, 1989.
Dormer, Peter e Ralph Turner. The New Jewelry: Trends and Traditions . Edizione rivisitata. New York: Thames e Hudson, 1994.
Lightbown, Ronald W. Medieval Europe Jewellery: con un catalogo della collezione nel Victoria and Albert Museum . Londra: Victoria and Albert Museum, 1992.
Mack, John, ed. Gioielli etnici . New York: Abrams, 1988.
Phillips, Clare. Gioielli: dall’antichità al presente . New York: Thames e Hudson, 1996.
Magnificenza principesca: Corte dei gioielli del Rinascimento, 1500-1630 . Londra: Victoria and Albert Museum, 1980. Un catalogo della mostra.
Tait, Hugh, ed. Sette mila anni di gioielli . Londra: British Museum Publications, 1986.
Williams, Dyfri e Jack Ogden. Oro greco: gioielli del mondo classico . New York: Abrams, 1994.
Annunci

Il giaietto: non so perché, ma ne subisco il fascino

Il giaietto, definito anche gemma carbone, è una varietà di lignite ed è utilizzato da tempo nella realizzazione di gioielli.

10616119_1421164761517395_2611734269659481033_n

Conosciamolo un pochino meglio…

La sua  storia viene da lontano, circa 300 milioni di anni fa, quando il clima caldo e umido favorì lo svilupparsi sulla Terra di alberi giganteschi che in seguito subirono varie catastrofi naturali, tanto che i loro tronchi furono trascinati lontano dai luoghi di origine, funghi e batteri fecero il resto e la loro degradazione diede origine ai carboni fossili.

I resti vegetali furono compressi, si alterarono chimicamente e, nel corso delle ere geologiche, calore e pressione formarono rocce sedimentarie, suddivise oggi in quattro tipologie differenti (Lignite, Litantrace, Antracite e Torba). Come sopra detto, il giaietto è una varietà della prima tipologia, in particolare, pare essere un legno carbonizzato della conifera Araucariacea, opaco, leggero, tenero e di colore nero intenso.

La varietà che sembra essere la migliore e la più pregiata è quella che si trova nella piccola località balneare di Whitby, nello Yorkshire, a nord-est dell’Inghilterra, dove si trova anche un museo che custodisce una vasta collezione di giaietto lavorato, tra cui manufatti di epoca romana.

Sì, perché il Giaietto è una gemma antichissima, se ne ha traccia in una collana a sfere datata circa 13.000 anni fa. I Romani importavano questa pietra dall’odierna Turchia ed anche il nome di giaietto ha strette correlazioni con i Romani, infatti deriva dal francese antico “jayet” o “jaiet“, che a sua volta deriva dalla parola anglo-normanna geet, che trova origine nel termine gagates, da Gagas, un fiume e una città della Licia, antica provincia romana sul Mar Egeo.

Se pur molto diffuso, il picco della sua popolarità avvenne nella seconda metà del XIX secolo, quando niente meno che la regina Vittoria lo scelse per i suoi gioielli da lutto dopo la morte del suo amato consorte, a dimostrazione del suo profondo dolore.

La manifattura dei gioielli stessi richiamava il ricordo della persona amata: perle sfaccettate simbolo delle lacrime, medaglioni che prevedevano uno scomparto dove poter custodire ciocche di capelli o fotografie. orecchini pendenti con decorazioni a fiore ecc.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Fatto sta che il Giaietto divenne una moda e giunse anche in Italia dove, presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano, si può osservare una parure.

pixlr21

Come tutte le mode, anche quella di utilizzare il Giaietto, finì e l’interesse verso di esso subì uno stop sino a quando la designer di gioielli Jacqueline Cullen decise di togliere al Giaietto l’etichetta di lutto e di realizzare collezioni di gioielli contemporanei che hanno come base l’utilizzo di questo materiale, in particolare il Giaietto di Whitby.

 

Io lo trovo affascinante!

…Un orologio… in orbita!

“One small step for a man, one giant leap for mankind!”
(“Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità!”)

Quando, nella notte del 20 Luglio 1969, Neil Amstrong pronunciò questa celeberrima frase, sbarcando sulla Luna, a bordo dell’Apollo 11, qualcuno immaginò che, a partire da quello storico momento, lo spazio avesse iniziato a perdere il suo fascino, la sua “inviolabilità”…

5217557

Io ho tenui ricordi della concitata diretta televisiva del bravo Tito Stagno (rigorosamente in bianco e nero…), che seguivo distrattamente, seduto sotto il tavolo di cucina, ma percepivo (come poteva farlo un bambino di circa quattro anni, s’intende), che stesse accadendo qualcosa di magico.

Lo spazio: questo “luogo-non luogo”, in cui tutto sembra svanire, come inglobato nel nulla assoluto, “vive” svincolato da ogni legge fisica terrestre e persino il concetto di “Tempo”, e la sua misurazione, sembrano doversi, quasi, reinventare. Ma non è così… Anzi: proprio il “Tempo”, lassù, resta, probabilmente, l’unico, “rassicurante” aggancio concreto con le “consuetudini” terrestri, certamente necessario per il buon esito di eventuali esperimenti.

time-and-space-website-banner-wide-background-of-deep-space-with-a-clock-face-in-left-bottom-corner-234681328-800x416

E, questo, le alte sfere della NASA lo sapevano bene, quando progettarono la Missione dell’Apollo 11, tanto che uno degli obiettivi, tra i tanti da raggiungere, prima del lancio fu quello di dotare gli equipaggi di un eccellente “segnatempo-cronografo”, che fosse all’altezza del compito e si rivelasse assolutamente affidabile.

La scelta cadde su un orologio, ormai leggendario: l’Omega Speedmaster.

photo_2018-05-31_14-28-55

La storia dello Omega Speedmaster inizia nel 1943 quando Omega lancia il movimento “27 CHRO C12” dove CHRO sta per Cronografo, 27 il diametro in millimetri, e C12 per il contatore delle 12 ore. Il movimento è disegnato da Albert Piguet. Dal 1946 è disponibile con un sistema antiurto ed un bilanciere amagnetico. Il movimento viene battezzato “321”, ed è montato in diversi tipi di cassa. La cassa dello Speedmaster viene disegnata negli anni cinquanta da Claude Baillod, con inizio della commercializzazione nel 1957.

Con i programmi Gemini e Apollo, gli astronauti avrebbero avuto bisogno anche di strumenti di cronometraggio da polso per aiutali con le attività di EVA (Extra Veicular Activity), come passeggiate spaziali, esposizioni fotografiche sincronizzazione delle celle a combustibile. Tale strumento avrebbe dovuto essere in grado di operare nel vuoto dello spazio, dove vi sono violente variazioni di temperatura e pressione.

primo2borologio2bsulla2bluna

Il momento più memorabile della storia dello Speedmaster fu, come abbiamo visto, proprio il 20 luglio 1969 (alle 02:56 GMT, per la precisione), quando, Buzz Aldrin sbarcò sulla Luna, portandolo con sé al polso (Amstrong lo aveva lasciato sulla navicella, per compensare un guasto al cronografo di bordo). La missione Apollo 11 rappresenta una svolta storica, e lo Speedmaster diventa, a pieno titolo, il primo orologio ad essere andato sulla Luna. Questa impresa memorabile gli vale un soprannome altrettanto memorabile: “Moonwatch”, l’orologio della Luna.

Questo splendido orologio venne selezionato dagli esperti della NASA, dopo durissime selezioni, che ridussero a tre i cronografi “finalisti”.
Il 1° marzo 1965 i risultati dei test erano completi. Come detto, erano rimaste in lizza tre cronografi di differenti (e non meno blasonate), marche. Di questi, uno aveva incontrato difficoltà in due diverse occasioni durante i test per la resistenza all’umidità, fermandosi definitivamente durante quello di resistenza al calore: la lancetta dei secondi si era deformata, impigliandosi nelle altre.

Durante la prova di resistenza al calore, il vetro del secondo cronografo prima si piegò, poi si fuse staccandosi dalla cassa.

Soltanto l’OMEGA Speedmaster superò tutti i test con una performance eccezionale. All’epoca, gli esperti della NASA scrissero: “Le prove funzionali e ambientali condotte sui tre cronografi selezionati sono state ultimate e, visti i risultati conseguiti, i tre membri dell’equipaggio GT-3 (Gemini Titan III) sono stati dotati di cronografi OMEGA opportunamente omologati”.

corrluna

By Roberto Pellegrini

Perle, forse le prime gemme ad essere apprezzate

La perla, subito dopo essere estratta dalla conchiglia, è pronta per essere indossata, non ha bisogno di trattamenti particolari e forse proprio questo l’ha resa, sin dall’antichità, particolarmente apprezzata.

“Meleagrina margaritifera” è il nome scientifico dell’ostrica perlifera più famosa, una semplice conchiglia contenente al suo interno una meraviglia, un vero tesoro prezioso.

La nascita di una perla naturale è veramente affascinante: un corpo estraneo, per esempio un granello di sabbia o un parassita, entra nel mollusco che per difendersi secerne una sostanza cristallina, chiamata madreperla, intorno all’intruso e la “gestazione” ha inizio, l’ostrica continua a produrre la lucente sostanza sino a ricoprire il corpo estraneo di madreperla, dando origine alla perla.

Queste meraviglie sono state scoperte dai popoli orientali assai prima che da quelli occidentali ed ad esse sono legate molte credenze.

 

Secondo il popolo arabo le perle sono gocce di rugiada cadute in mare durante una notte di luna piena e “bevute” dalle ostriche. Questa leggenda la ritroviamo negli scritti di Plinio dove si legge che le ostriche nel tempo degli amori “si aprono quasi sbadigliassero, si riempiono di rugiada che le feconda e partoriscono poi perle”.

2786954640_1

Plinio il Giovane narra che Pompeo tornò a Roma con un eccezionale bottino di guerra che comprendeva monili ornati di perle, le quali divennero subito di gran moda a Roma, tanto che, l’imperatore Caligola donò al suo cavallo “senatore” una collana di perle e una la regalò alla moglie affinché non fosse gelosa.

Simbolicamente associate per la loro forma perfetta e per il loro candore alla purezza ed alla verginità, le perle acquisirono nei secoli a venire sempre più ammirazione. Ovviamente le perle naturali sono una vera e propria rarità furono quindi sempre appannaggio di nobili ed aristocratici, fino a quando, all’inizio del Novecento, il gioielliere giapponese Kokichi Mikimoto, dopo numerosi tentativi e in seguito a continue sperimentazioni e ricerche, comprese che le ostriche perlifere, inseminate artificialmente, potevano produrre un numero praticamente illimitato di perle perfettamente sferiche, nacquero così le perle coltivate, sicuramente meno rare di quelle naturali, ma altrettanto belle ed apprezzate perché pur sempre considerate un miracolo della natura.

Se avete la fortuna di possederne non tenetele al buio ed indossatele spesso a contatto con la pelle, eviterete cosi di farle ingiallire; pulitele con un panno morbido prima di riporle, mai mescolandole con altri gioielli che potrebbero graffiarle e appena possibile… fatele fare un bagno in mare.

 

“Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti”

A partire dal prossimo 12 ottobre e sino al 19 febbraio 2018, presso la Sala del Senato di Palazzo Madama a Torino, andrà in scena la mostra “Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti“, curata da Francesca Alfano Miglietti.

Gianfranco Ferrè, architetto della moda, ha sempre fatto emergere, enfatizzato e fatto brillare l’anima delle donne, non solo attraverso i suoi abiti, ma anche attraverso i gioielli intesi come oggetto per il corpo, creati su misura con materiali preziosi come pietre lucenti, oro, argento, vetri di Murano, cristalli swarovski, ecc. Ogni pezzo un piccolo mondo: collane, bracciali e spille ogni decorazione è eseguita con una minuziosa cura dei dettagli e della materia e, proprio per questo, all’interno della mostra i gioielli verranno esposti in gabbie di ferro, a significare simbolicamente la difesa di queste fragili creature pensate per la dolcezza del corpo femminile.

Lo stilista, scomparso dieci anni or sono, in un’intervista dichiarò: “Credo che il gioiello sia l’elemento più immediato per esprimere un desiderio di bellezza innato, senza tempo, antico quanto la storia dell’umanità, radicato nella nostra sensibilità perché capace di tradurre in realtà emozioni e sensazioni. Il gioiello ha avuto in passato straordinarie valenze rappresentative, come il simbolo di ricchezza potere, prestigio, autorità. Ora è soprattutto manifestazione di personalità. E’ un mezzo per la rappresentazione di sé. Come l’abito e forse più dell’abito”.

Ferré, primo italiano in Francia alla direzione creativa della maison Dior, era conosciutissimo per i suoi abiti meravigliosi, ma, forse, non tutti sanno che il suo primissimo successo è stato come creatore di bijoux e accessori.

Circa duecento i gioielli ed i monili in mostra a Torino, in un gioco di luci che sicuramente catturerà gli appassionati di moda e non solo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Luciana Soutache

Gli artigiani presenti sulla piattaforma www.wacoh.org sono sempre di più e si caratterizzano per qualità e stile, è sempre un piacere visitare le loro vetrine e conoscerli più da vicino.

Oggi parliamo di …

logo

“La passione per gli hobbies manuali creativi, come il ricamo e la lavorazione della ceramica, è all’origine dell’esperienza di Luciana Soutache, i cui gioielli sono esemplari unici e realizzati con materiali di alta qualità. La loro originalità è da ritrovarsi nell’ideazione del design e nell’accostamento dei colori, che rendono ogni gioiello unico nel suo genere, che tuttavia può essere ricreato con piccoli cambiamenti di colori e forme.”

Se vuoi ricevere gratuitamente il mio ebook dedicato agli abiti iconici, compila il modulo sottostante.

 

Fare compere attraverso il web

Seppur un po’ in ritardo rispetto agli States, anche noi in Italia, siamo ormai giunti alla conclusione che: acquistare sul web è un modo veloce, comodo e garantito. Le piattaforme sulle quali fare acquisti sono innumerevoli e sul web si trova di ogni. Io personalmente adoro fare acquisti di questo tipo, comodamente seduta, tranquilla, davanti al mio computer; sono quindi sempre alla ricerca di novità.

Durante una delle mie ultime “scorribande” via etere, mi sono imbattuta in una piattaforma che mi ha particolarmente incuriosita e ho voluto saperne di più, si tratta di: www.wacoh.org

Questo progetto ha preso vita recentemente dall’idea di una giovane donna vulcanica, tutto pepe: Laura Gentilucci, amministratrice del Gruppo Facebook “Creato a mano con passione”. I membri del suo folto Gruppo pubblicavano quotidianamente manufatti artigianali di livello, Laura, attenta amministratrice, ha subito messo in campo la sua innata dinamicità e ha dato il via a questo bel progetto.

Sulla piattaforma, tutti i membri del gruppo che hanno raccolto il suo invito hanno aperto delle vetrine, dove vengono proposti i loro manufatti. Sembra di entrare in una “città” virtuale dove si incontrano vetrine di gioielleria, di sartoria, di maglieriagallerie d’arte ed empori.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ogni artigiano accoglie il visitatore nella sua vetrina presentandosi e dalla vetrina si può entrare direttamente in contatto con l’artigiano stesso per avere qualsiasi informazione o richiedere particolari customizzazioni. Insomma, io visitatrice mi sono sentita coccolata, guidata e libera di chiedere, senza dover da subito pigiare quegli “orribili” tasti di pagamento collegati con la mia carta di credito. Una cosa non da poco, infatti, una delle cose che spesso frena l’ipotetico acquirente è proprio quella di avere la sensazione di non poter più tornare indietro. Cosa c’è di meglio di poter parlare direttamente con l’artigiano e scegliere con lui quello che veramente fa al caso nostro?

Ho trovato la piattaforma semplice da approcciare, se si ha bisogno di aiuto o si hanno curiosità, sul fondo delle pagine compare una pop up dove poter in tempo reale entrare in contatto con lo staff;  le vetrine presenti sono assolutamente di livello ed essendo un progetto nuovo è ancora in via di definizione andrà, quindi, via via arricchendosi, certo è che una volta entrati è difficile uscirne a mani vuote.

Artigianalità, qualità, comodità ed affidabilità, verso un nuovo modo di porsi compatti sul mercato del web.