Riconoscersi by Roberto Pellegrini

Quello dell’amore (in ogni sua “forma” e “sfumatura”), è, probabilmente, il tema più caro al multiforme mondo dell’Arte, a dimostrazione di due concetti, di per sé anche fin troppo evidenti: che l’Amore rappresenta l’esperienza interiore più “forte”; che l’Arte è il “portavoce” più eloquente di tutto ciò che, spesso in estrema sintesi, ci piace definire “emozione”…

L’Arte parte da un’emozione, per suscitarne di nuove…; non esiste “piega” dell’Arte che non sia stata coinvolta nella trattazione dell’Amore: Musica, Narrativa, Pittura, Scultura e, ovviamente, Poesia.

Da sempre, la Poesia “canta” l’Amore, in ogni sua “veste”, profondamente consapevole della propria “missione”: rendere conto dell’“universo” di sensazioni che amare “smuove” all’interno del nostro animo e farne partecipe il lettore.

L’amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo.
L’amore deve avere la forza di attingere la certezza in sé stesso.
Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.
Hermann Hesse

Ognuno di noi deve saper leggere la propria anima, ascoltarla e lasciare che ci guidi verso la felicità, perché la nostra anima non ci mente mai.

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Si usa un’unica parola: Amore, per descrivere questo immenso sentimento che in realtà ha diverse sfaccettature.

Viene spontaneo pensare che in una sola parola entrano veramente strette tutte le forme d’Amore, questo meraviglioso sentimento che ci accompagna nella vita.

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Riconoscerci

Mi riconoscerai,
assaporando appena
sulle labbra
il mio silenzio:
non serviranno a nulla le parole,
quando saranno, le anime, vicine…
Tutto, di noi, sarà un racconto vivo,
che sveleremo al Tempo,
al Tempo solo,
vivendo i giorni che non hanno inizio,
né un tramonto, tra le follie sbiadite
delle indifferenze,
che resteranno sempre,
per noi,
nient’altro che il viaggio inutile
di chi non fa ritorno…

by Roberto Pellegrini

Il vero amore si incontra una sola volta ed è per sempre, per l’eternità. Amare è mettere il proprio futuro e la propria felicità nelle mani dell’altro, è fidarsi senza riserve, è diventare vulnerabili.

Ecco perché quando è vero Amore, quando le anime sono in perfetta sintonia, “a nulla servono le parole”, a parlare sono i silenzi.

Tutto viaggia su di un unico binario, che si chiama immensità dell’Amore. Che non ha misura! Che non ha partenza! Che non ha arrivo!

Dove il Tempo scorre nel rispetto, nella fiducia, nella piena comprensione.

Dove Riconoscersi, l’un l’altro, in silenzio, rende immortale l’Amore.

Tutto il resto intorno… solo bolle di sapone.

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Tratto dal libro “Nell’Abbraccio della Luna – Quando l’Amore rende inutili i Sogni” by Roberto Pellegrini e Madame Trebien

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Viaggio by Roberto Pellegrini

Nella nostra vita
c’è un solo colore
che dona senso all’arte
e alla vita stessa.
Il colore dell’amore.

Marc Chagall

Sempre Marc Chagall, il pittore che incantato dall’amore lo ha trasformato in colore, ha scritto:

“Passa davanti a me e mi guarda. Bella. La profondità dei suoi occhi miti mi scaraventa in un universo in cui forme e superfici spalancano lo sguardo alla lucentezza dei colori e li accoglie, rimanendone accecato. La visione di lei produce in me un’istantanea esplosione di emozioni. I miei sensi entrano in comunione e valicano le logiche tecniche e fisiche della vista. È l’amore… Nelle nostre vite c’è solo un colore che dona senso all’arte e alla vita stessa. Il colore dell’amore.”

Ma l’amore è: un viaggio, una meta o, ancora, un viaggio per raggiungere una meta?

L’Amore inteso come energia penso sia una cammino incominciato in solitaria, per poi diventare un cammino di coppia ed infine trasformarsi in unione indissolubile.

Potremmo paragonare l’Amore ad una linea retta composta da tanti punti – le mete – che prosegue all’infinito in viaggio per l’Eternità.

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Viaggio

E’ nella certezza del respiro,
nel palpito segreto del cuore,
che custodisco il bagaglio prezioso
da portare con me,
per il domani che sarai,
per il futuro che sarà il mio viaggio,
nel viaggio che già sei,
nei miei giorni, nei miei pensieri…
Facile è perdersi nel gioco
delle partenze e dei ritorni,
quando partire è fuggire,
quando tornare è arrendersi,
quando fermarsi è dubitare…,
quando ricordare è svanire.
Questo viaggio non avrà una meta,
non onorerà una rotta
tra le stelle, non riconoscerà città
o porti sicuri: sarà ogni giorno,
sarà ogni notte cercarsi,
per ritrovarsi l’uno nell’altra,
nello stesso sguardo,
sullo stesso orizzonte,
dove il mare sussurra
e l’Anima ascolta…

by Roberto Pellegrini

L’amore … questo splendido viaggio che comincia in solitudine, sospinti dalla consapevolezza di aver imboccato la strada giusta, con nel cuore un bagaglio chiamato sentimento.

La certezza che la meta sta in quella metà verso la quale si sta viaggiando a vele spiegate.

Un viaggio oltre se stessi, durante il quale non si ha paura di perdere la strada del ritorno, perché ci si sente sicuri di essere diretti in un porto sicuro dove ci si fermerà per sempre, dove si aprirà il bagaglio e dove ci si perderà solo negli sguardi carichi di sentimento, nell’estasi della meta raggiunta.

Da qui il viaggio dell’Amore continuerà, non più soli, attraversando le pianure della Fiducia, le spiagge dell’Intimità, la tundra del Rispetto, guidati dalla bussola dell’emotività verso la Terra dell’amore duraturo … per l’Eternità.

Tratto dal libro “Il Sentiero dei Sogni” by Roberto Pellegrini e Madame Trebien

Nulla by Roberto Pellegrini

Quando l’amore
rende il dolore pietra preziosa,
lo riconosce immediatamente
come gioia.
Tagore

Quello dell’amore (in ogni sua “forma” e “sfumatura”), è, probabilmente, il tema più caro al multiforme mondo dell’Arte, a dimostrazione di due concetti, di per sé anche fin troppo evidenti: che l’Amore rappresenta l’esperienza interiore più “forte”; che l’Arte è il “portavoce” più eloquente di tutto ciò che, spesso in estrema sintesi, ci piace definire “emozione”…

L’Arte parte da un’emozione, per suscitarne di nuove…; non esiste “piega” dell’Arte che non sia stata coinvolta nella trattazione dell’Amore: Musica, Narrativa, Pittura, Scultura e, ovviamente, Poesia.

Da sempre, la Poesia “canta” l’Amore, in ogni sua “veste”, profondamente consapevole della propria “missione”: rendere conto dell’“universo” di sensazioni che amare “smuove” all’interno del nostro animo e farne partecipe il lettore.

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NULLA…

Non potrà insegnarti
nulla
la gioia pura del mattino,
se non avrai compreso,
sulle tue labbra,
il pianto sordo della notte…;
non potrà insegnarti
nulla
l’armonia vergine delle parole,
se non avrai accettato,
tra le tue mani nude,
la ferita cieca del silenzio…;
non potrà insegnarti
nulla
l’ebbrezza viva di un abbraccio,
se non avrai odiato,
nelle tue carni,
la menzogna folle dell’attesa…;
non potrà insegnarti
nulla
l’Amore che speri,
se avrai dimenticato,
negli sguardi lunghi dell’anima,
le tue solitudini…

by Roberto Pellegrini

Quando, per nostra fortuna, incontriamo il vero Amore, ci rendiamo conto di quanto le nostre passate esperienze siano state, per noi, preziose seppur negative. Solo attraverso i percorsi tortuosi degli amori sbagliati, riusciamo ad avere la piena tangibilità della ricchezza che finalmente abbiamo abbracciato incontrando il partner giusto.

Il passare attraverso periodi buii, durante i quali è stato necessario interiorizzare ferite, fare chiarezza dentro sé stessi, convivere con la solitudine, accettare i propri sbagli, rende il nostro cuore quasi arrendevole, ci si convince che forse tutto è inutile, la speranza si affievolisce, fino quasi ad annientare la volontà di riprovare a crederci.

A questo punto, se il destino ci riserva un incontro speciale, le nostre passate esperienze avverse, ci regalano la gioia di poter meglio apprezzare l’Amore vero.

La vita ci riserba doni inaspettati quando meno ce lo aspettiamo e … il nulla si trasforma in ricchezza.

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L’amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo.
L’amore deve avere la forza di attingere la certezza in sé stesso.
Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.
Hermann Hesse

Se qualcuno ti dirà che il tuo amore è impossibile, digli che tu hai imparato che tutto è possibile, che tu ci hai creduto e che la felicità sei andato a prenderla e poi l’hai alimentata giorno dopo giorno, cullata, abbracciata nella tua anima, custodita gelosamente e che l’Amore, quello vero, è la tua felicità.

n.d.r: Estratto del libro “Nell’abbraccio della luna – Quando l’Amore rende inutili i sogni” by Roberto Pellegrini e Madame Trebien

Le stelle – un ancestrale legame con l’uomo

“Il mistero delle stelle è il mistero delle anime in “ascolto”…

Quante volte, volgendo gli occhi ad un cielo stellato, ci siamo sentiti pervadere da un vago, ma insistente interrogativo: cosa vogliono “raccontarci” le Stelle? Qual è il loro “linguaggio”?

Le Stelle: benevoli custodi delle nostre notti, compagne discre­te dei nostri sogni più cari, dei nostri segreti più intimi…

Da sempre, senza mai proferir parola, esse indicano la “giu­sta via” ai naviganti e a chi, come Ulisse, abbia smarrito la strada del ritorno, nel mare azzurro, o nel “mare” della vita…

…le “parole” che, da lontano, riescono a farsi portavoce del loro messaggio “silen­zioso” e profondo…

In ogni Stella si riflette l’anima del mondo…

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…Le parole sono Stelle,
schiocchi di Luce,
e scarabocchi di lampo,
disciolti
nelle pagine nere della Notte,
nel cielo, quando tace…;
senza memoria raggiungono
il cuore,
attraverso le porte vive degli occhi
dischiuse…;
sono bradi barbagli,
come acquarelli sfumati
di sogno e di anime
accese nel buio, a dirti
la strada…

by Roberto Pellegrini

Non poteva mancare, dopo aver parlato della Luna, un post dove le stelle sono protagoniste, ho attinto perciò, ancora una volta, al libro Le parole sono stelle per questo articolo.

Sin dall’antichità, i Grandi Popoli raggrupparono le stelle visibili ad occhio nudo in costellazioni, battezzandole con nomi suggeriti dall’immagine che vedevano ed intorno alle costellazioni nacquero molte leggende; ve ne racconto una tramandata dagli indiani d’America, che ha come oggetto la nascita della costellazione dell’Orsa Maggiore.

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Un tempo c’era una giovane molto bella. Era rimasta orfana da molti anni e viveva col padre, sette fratelli e una sorellina. Tanti giovani volevano sposarla, ma lei li respingeva tutti. Aveva un orso come amante e lo incontrava di nascosto quando i fratelli andavano a caccia col padre; in questi casi andava a far legna nel bosco, lasciando la sorellina sola in casa.

Quando la sorellina crebbe notò che la sorella impiegava troppo tempo a prendere la legna, così un giorno la seguì e scoprì che era l’amante dell’orso. Corse a casa velocemente e raccontò al padre ciò che aveva visto. Il padre capì che era quella la ragione per cui la figlia maggiore non si voleva sposare; chiese aiuto a tutti i cacciatori e andò con loro nel bosco a uccidere l’orso. I cacciatori trovarono l’orso e lo uccisero.

La giovane andò su tutte le furie; con la carne dell’orso morto, acquistò il potere di trasformarsi in orso. Si recò nel villaggio e uccise tutti gli abitanti, poi riprese il suo aspetto normale.

La sorellina raccontò tutto ai fratelli. Essi ebbero timore che la sorella potesse ucciderle anche loro. Decisero di andarsene e partirono il più velocemente possibile. La sorella maggiore si trasformò in un’orsa per inseguirli. Stava per raggiungerli quando uno dei ragazzi prese un po’ d’acqua e la spruzzò tutt’intorno. Immediatamente si formò un grande lago fra loro e l’orsa. I bambini si misero a correre mentre l’orsa li seguiva; furono raggiunti, ma uno di loro gettò per terra un aculeo di istrice, che si trasformò in un grande bosco folto d’alberi; ma l’orsa riuscì a superarlo e li raggiunse.

Questa volta salirono tutti su un albero alto. L’orsa prese un bastone, lo tirò sull’albero e fece cadere quattro fratelli, che morirono. Un uccellino, che volava intorno all’albero, gridò ai bambini: “Colpitela alla testa!” Allora uno dei ragazzi lanciò una freccia alla testa dell’orsa, che cadde a terra morta. Poi scesero dall’albero. Il fratellino prese una freccia, la lanciò dritta nell’aria e, quando cadde, uno dei fratelli morti tornò in vita. Egli ripeté il lancio finché tutti resuscitarono.

Alla fine discussero fra loro: ormai erano soli al mondo; la loro gente era morta e non sapevano dove andare a vivere. Alla fine decisero che avrebbero preferito vivere in cielo. Chiusero gli occhi e iniziarono a salire.

Sono rimasti per sempre in cielo, dove brillano di notte. Il fratellino è la Stella Polare. I sei fratelli e la sorellina formano l’Orsa Maggiore. Tutti i fratelli sono disposti a seconda dell’età, cominciando dal più grande. Così sono nate le sette stelle dell’Orsa Maggiore.

Quante volte abbiamo rivolto i nostri occhi alle cielo pensando a qualche persona a noi cara scomparsa, quasi a volerla riabbracciare? Io personalmente tantissime…

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…e sono rimasta molto colpita dal lavoro svolto dal Servizio Animazione della Fondazione Don Gnocchi, che ha guidato nella realizzazione di un video, gli anziani, ricoverati al Centro “Girola” di Milano, autori della favola “Certe volte le stelle si perdono”.

Un video delicato e spontaneo, che affronta un tema difficile e che vi consiglio di vedere sino in fondo.

 

La luna…di notte la protagonista assoluta

“…Mille raggi di Luna,
come spilli di Luce,
ha puntato la Notte
sopra il nero velluto
del suo manto di Cielo…
Le capocchie son Stelle,
scintillanti occhiolini,
orientate e confuse
nell’abisso celeste…
Se tu sfili uno spillo,
allora liberi un sogno,
come un soffio improvviso,
come un gioco di pioggia,
respirando nient’altro
che un’attesa disciolta
nei tuoi occhi, che sono
la mia Rosa dei Venti…”

by Roberto Pellegrini – tratto da Le parole sono stelle

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La Luna, unico satellite del nostro Pianeta Terra, che lo accompagna dalla notte dei tempi influenzandone con la sua forza gravitazionale numerosi fenomeni.

La Luna che vediamo sempre lassù, “appesa”, a volte brillante e a volte appena visibile sotto le vesti di una romantica falce, ma sempre protagonista della volta celeste insieme alle stelle.

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La Luna, da sempre, centro di credenze e tradizioni popolari, che porta un nome legato alla luce, ma della quale vediamo solo una faccia per via della “rotazione sincrona”.

La Luna, compagna di tante notti insonni, passate ad esplorare il cielo, esprimendo desideri nella speranza che si trasformino quanto prima in realtà.

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La Luna spesso protagonista di leggende, come in questo caso:

LA LEGGENDA DELLA LUNA PIENA

In una bella serata estiva, tanto tempo fa, in cielo splendeva una sottile falce di luna, che si affacciava fra le nuvole.

Un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava senza sosta. I suoi ululati erano lunghi, ripetuti e disperati. La luna, la regina d’argento della notte, ne fu infastidita e gli chiese perché si lamentasse tanto. Il lupo rispose che aveva perso uno dei suoi cuccioli e che ormai disperava di trovarlo. La regina della notte, dispiaciuta e desiderosa di aiutarlo, pensò di illuminare tutta la montagna per far sì che il lupacchiotto trovasse la via del ritorno. Così si gonfiò tanto da diventare un disco grande e luminoso. A quel punto il lupo ritrovò il suo cucciolo, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Lo afferrò in tempo, lo strinse forte, lo rincuorò e ringraziò infinitamente la luna. Poi se ne andò col figlioletto, allontanandosi tra la vegetazione. Le fate dei boschi, commosse, decisero di fare un bellissimo regalo: una volta al mese la luna sarebbe diventata un globo di luce grande e luminoso, visibile a tutti, in modo che tutti i cuccioli del mondo potessero ammirarla in tutto il suo splendore. Da allora, una volta al mese i lupi ululano festosi alla luna piena.

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Poesia, specchio della vita…

La Poesia è nelle esperienze che viviamo, e nella vita che ci immaginiamo…

Probabilmente è così che tenterei di sintetizzare in una definizione, la mia idea di Poesia…

In realtà, cosa sia esattamente la Poesia, nessuno può dirlo. Ma è innegabile il fascino che questa nobile e misteriosa forma d’Arte abbia, da sempre, esercitato sull’animo umano…

Rivelatrice di sogni segreti, di sentimenti sul punto di spiccare il volo, di silenzi densi di significati, di timidezze in cerca di un coraggio perduto…, la Poesia si fa, romanticamente, se credete, portavoce del nostro mondo interiore, della nostra intimità più vulnerabile; della nostra anima nuda…

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Attraverso di essa si riesce spesso a definire quel “qualcosa” che sentiamo vibrare in fondo al cuore, catturando quell’attimo esatto in cui la nostra sensibilità resta “abbacinata” da un’esplosione di sensazioni, luminose e confuse, come un fuoco d’artificio improvviso…

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Ecco cos’è un Poeta…: un “cronista” delle emozioni, un “cacciatore” di schiocchi di luce, catturati e salvati dal buio dell’indifferenza…

I Poeti (che non sono mai persone “facili”…), sanno “ascoltare” i propri silenzi ed i silenzi della vita; sanno raccontarli; riescono a comprenderli e a tradurli sul foglio di carta, per farne “dono” a tutti…; e sanno trasformare in “silenzio”, il “frastuono” inutile e fuorviante della superficialità…

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Niente gratifica di più un Poeta, quanto la certezza che qualcuno si sia “riconosciuto” nei versi di una Poesia…, perché, in fondo, la Poesia (come l’Arte in genere…), non è altro che uno “specchio”, di fronte al quale la nostra vita, spesso si riconosce…

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Non si fa mai Poesia per “lavoro”: un Poeta, innanzitutto, asseconda sempre un’”esigenza” creativa, un “istinto” indomito, come fa il Pittore, il Musicista, il Romanziere…

Il grande Jorge Luis Borges era solito affermare: “Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere…”.

Sì: la Poesia è una “scoperta” meravigliosa…

by Roberto Pellegrini

Se amate la poesia vi segnaliamo il nostro libro: “Il sentiero dei sogni: raccolta di poesie commentate” che trovate qui

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Dino Buzzati: un artista a tutto tondo

Una delle figure di spicco del panorama culturale italiano (letterario, ma non solo), del ‘900 è, senza ombra di dubbio, Dino Buzzati.

Figlio di Giulio Cesare Buzzati, giurista e docente universitario, e di Alba Mantovani, sorella di Dino Mantovani, noto e stimato scrittore di fine Ottocento, Dino nasce a San Pellegrino, nei pressi di Belluno, il 16 ottobre 1906, chiaramente inserito in un ambiente borghese e benestante.

Trascorre la sua prima giovinezza dividendosi tra Milano, città in cui risiede, per via del lavoro del padre, Docente presso l’Università Bocconi, e la Villa di San Pellegrino, che frequenta soprattutto nel periodo estivo.

Questi due “universi”, così differenti tra loro (la città milanese e la montagna bellunese), saranno un motivo ricorrente nella sua particolarissima narrativa. E’ proprio, infatti, nella villa di San Pellegrino che Dino affina e sviluppa il proprio universo interiore e la sua dirompente immaginazione, che trae spunto dal rapporto con la natura, oltre che dalle intense letture compiute nella immensa biblioteca di famiglia. Quello con la montagna, poi, costituirà, per Dino Buzzati, un legame profondissimo, che durerà per tutta la vita.

Fin da giovanissimo Dino si distingue per la sua profonda sensibilità, che trova sbocco, oltre che nella scrittura, anche nella musica e nella pittura.

Si laurea nel 1928 in Giurisprudenza, per volere della famiglia, ma immediatamente dopo (…e per fortuna, aggiungiamo…), decide di seguire la propria vocazione letteraria, iniziando la carriera nel Corriere della Sera (collaborazione che non abbandonerà mai), e soprattutto, avviandosi al “mestiere” di romanziere.

“Bàrnabo delle Montagne”, suo primo romanzo, viene pubblicato già nel 1933, seguito da “Il segreto del bosco vecchio”, del 1935; per entrambi i “lavori” si arriverà alla versione cinematografica, per la regia, rispettivamente, di Mario Brenta ed Ermanno Olmi.

E’ questo il periodo in cui, anche in virtù della felice collaborazione con il periodico “La Lettura”, Buzzati inizia a scrivere racconti brevi, che contribuiranno ad alimentare la sua fama di narratore (ricordiamo: Sette piani, 1937; I sette messaggeri, 1939; Eppure battono alla porta, 1940), per la loro “fusione” di elementi realistici ed elementi fantastici e per un evidente alone di inquietante mistero.

Nel 1939 Buzzati parte per l’Etiopia come inviato del “Corriere”; da questa esperienza – che lo segnerà profondamente – nasce il romanzo che lo consacrerà come un autore di fama internazionale: “Il deserto dei Tartari”, il cui titolo originale era “La fortezza”, pubblicato dall’editore Rizzoli nel 1940.

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Proseguendo la sua collaborazione con il “Corriere”, Buzzati non prende parte agli eventi bellici; nel 1945 pubblica (prima sul “Corriere dei Piccoli” poi in edizione completa in volume), “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, una favola per bambini arricchita di tavole e disegni per mano dello stesso autore. Mentre “Il deserto dei tartari” conosce molte riedizioni e numerose traduzioni all’estero, Buzzati “insiste” con la narrazione breve, tra fantastico e surreale: i racconti sono ora raccolti in “Paura alla Scala”, del 1949. Nello stesso anno, Buzzati è l’inviato del “Corriere” al Giro d’Italia, e l’anno successivo è vicedirettore della “Domenica del Corriere”, al cui “taglio” di successo contribuirà in maniera determinante. Nel corso degli anni Cinquanta, Buzzati scrive anche alcuni testi per il Teatro.

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Nel 1958 si aggiudica l’importante Premio Strega con la raccolta “Sessanta racconti”, che raccoglie il meglio della sua produzione. Nel 1960, con “Il grande ritratto”, Buzzati si accosta all’ “universo” femminile (e al tema dell’amore), per la prima volta, interessandosi a quello che diventerà uno dei temi principali della sua poetica successiva, che culminerà nel 1963 con la pubblicazione di “Un amore”, nuovo romanzo di natura chiaramente autobiografica. Se nel 1960 sono stati pubblicati per Mondadori i testi de “Il colombre e altri cinquanta racconti”, nel 1965 Buzzati si cimenta con la Poesia, con “Il capitano Pic e altre poesie”.

Nel frattempo, si dedicherà anche all’attività di pittore, altra sua grande passione, partecipando, con successo, a diverse mostre ed esposizioni.

Nel 1971, provato dall’età e da una grave malattia, mette insieme parte della sua produzione (racconti ed elzeviri) nella raccolta “Notti difficili”, per poi spegnersi il 28 gennaio del 1972.

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cura di Roberto Pellegrini