Caro amore ti scrivo…

Banale dirti ti amo oggi, nel giorno di San Valentino, proprio quando queste due semplici parole, correndo sulla bocca di tutti; rimbalzando da uno spot all’altro, di una pubblicità senza contegno; finendo spiaccicate sulle carte multicolori di innumerevoli confezioni regalo (sempre quelle, sempre gli stessi…), che finiscono, poi, inesorabilmente nella “differenziata”, potrebbero rischiare di perdere il loro più intimo significato. Che, poi, è il “segreto svelato” del sentimento più forte del mondo…, che è per tutti lo stesso, ma è “diverso” per ciascuno di noi…

Banale, dicevo, dirti ti amo: logoro quanto vuoi…, ma io te lo dico lo stesso…

Ti amo, sì, e mi emoziona dirtelo; mi emoziona sapere che leggerai queste mie poche righe, con quei tuoi occhi sicuri, che hanno voluto “invitarmi”, un giorno, ad entrare nel tuo “mondo”, a far parte della tua vita, dei tuoi progetti, e persino del tuo passato, dei tuoi giorni, felici o tristi, in cui io non c’ero ancora… E mi trema il respiro…

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Incontrare il tuo sguardo, oggi, è ritrovare il tuo primo sguardo, viverlo e riviverlo, con la potenza che soltanto l’immaginazione di chi si ama profondamente può infondere in un’emozione, rendendola “viva”, pulsante. Rendendola vera; rendendola soltanto nostra.

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Sarò felice di un tuo sorriso, oggi, e lo sarò più di ieri, e certamente meno di domani; ascolterò le tue parole, lasciandomi accarezzare dai significati che esse avranno, o che vorranno avere, soltanto per noi, “libere”, per sempre; modellando la mia anima sull’immagine della tua anima, con il calore di un abbraccio, che non sarà mai l’ultimo, imprimendole una forma, con il solo calore delle mani, come si fa con la cera… E in quella forma noi sapremo riconoscerci, e sarà sempre così, fino a quando io non sarò più soltanto “io” e tu non sarai più soltanto “tu”, ma saremo soprattutto “noi”…

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Lasciami vivere della tua vita; sognare dei tuoi sogni; attendere i tuoi domani e tu vivrai, così, della mia vita; sarai il sogno dei miei sogni, il futuro del mio futuro…

Ti amo…

by Roberto Pellegrini

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Poesia, specchio della vita…

La Poesia è nelle esperienze che viviamo, e nella vita che ci immaginiamo…

Probabilmente è così che tenterei di sintetizzare in una definizione, la mia idea di Poesia…

In realtà, cosa sia esattamente la Poesia, nessuno può dirlo. Ma è innegabile il fascino che questa nobile e misteriosa forma d’Arte abbia, da sempre, esercitato sull’animo umano…

Rivelatrice di sogni segreti, di sentimenti sul punto di spiccare il volo, di silenzi densi di significati, di timidezze in cerca di un coraggio perduto…, la Poesia si fa, romanticamente, se credete, portavoce del nostro mondo interiore, della nostra intimità più vulnerabile; della nostra anima nuda…

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Attraverso di essa si riesce spesso a definire quel “qualcosa” che sentiamo vibrare in fondo al cuore, catturando quell’attimo esatto in cui la nostra sensibilità resta “abbacinata” da un’esplosione di sensazioni, luminose e confuse, come un fuoco d’artificio improvviso…

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Ecco cos’è un Poeta…: un “cronista” delle emozioni, un “cacciatore” di schiocchi di luce, catturati e salvati dal buio dell’indifferenza…

I Poeti (che non sono mai persone “facili”…), sanno “ascoltare” i propri silenzi ed i silenzi della vita; sanno raccontarli; riescono a comprenderli e a tradurli sul foglio di carta, per farne “dono” a tutti…; e sanno trasformare in “silenzio”, il “frastuono” inutile e fuorviante della superficialità…

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Niente gratifica di più un Poeta, quanto la certezza che qualcuno si sia “riconosciuto” nei versi di una Poesia…, perché, in fondo, la Poesia (come l’Arte in genere…), non è altro che uno “specchio”, di fronte al quale la nostra vita, spesso si riconosce…

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Non si fa mai Poesia per “lavoro”: un Poeta, innanzitutto, asseconda sempre un’”esigenza” creativa, un “istinto” indomito, come fa il Pittore, il Musicista, il Romanziere…

Il grande Jorge Luis Borges era solito affermare: “Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere…”.

Sì: la Poesia è una “scoperta” meravigliosa…

by Roberto Pellegrini

Se amate la poesia vi segnaliamo il nostro libro: “Il sentiero dei sogni: raccolta di poesie commentate” che trovate qui

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In Viaggio by Roberto Pellegrini

In Viaggio

Saprò terminare il mio viaggio
iniziato con te, nei miei giorni senza te:
saprò arrestare il mio passo randagio
dinanzi alla soglia della tua dimora,
dove la tua anima attende danzando
che la mia anima bussi alla tua porta…

Riconoscerò le melodia segrete del tuo canto,
e tu quelle del mio primo sorriso,
che sarà quello che ti aspetterai…,
mentre i mille colori del cielo
disegneranno sull’avida seta della notte

tutto il racconto dei nostri domani…

by Roberto Pellegrini

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Sempre di più sono le coppie che incontrano il proprio partner attraverso il web, questo può sembrare qualcosa di atipico, qualcosa che non segue i “normali” percorsi di un amore, ma forse è solo un modo diverso di affrontare un cammino insieme.

Questi inconsueti innamorati percorrono la via della conoscenza attraverso una via più tortuosa, che non parte dal guardarsi negli occhi e sentire scattare la scintilla, che hanno la possibilità di frequentarsi, di vivere la quotidianità insieme, questi partner credo sviluppino una dote che solitamente gli altri lasciano sopita: quella di guardarsi nell’anima, imparano a trasferire le loro emozioni attraverso scritti, attraverso parole che viaggiano nell’etere, imparano a sfiorarsi con la simbiosi della mente. Ci pensate, sembra incredibile, eppure spesso queste coppie entrano in sintonia più profondamente di coloro che giorno dopo giorno si frequentano, quasi per abitudine.

Poi arriva il grande giorno, quello tanto atteso, dove i due, finalmente, si possono abbracciare e come per incanto, sembra che tutto dell’altro sia reciprocamente riconoscibile. Gli abbracci sono le dimostrazioni d’amore più belle che l’essere umano possa dare, non hanno bisogno di essere accompagnati da parole o azioni. Quelle si sono già sprecate quando la distanza era una barriera.

L’energia del primo abbraccio è come l’energia di un oceano, intensa, dirompente ed “i mille colori del cielo disegneranno sull’avida seta della notte tutto il racconto dei nostri domani…”

 

Vincenzo Cardarelli: sul percorso di Leopardi

Un altro nostro illustre Autore, spesso trascurato, è Vincenzo Cardarelli.

Il poeta e letterato Vincenzo Cardarelli (vero nome, Nazareno Cardarelli), nasce a Corneto Tarquinia (Viterbo), il primo maggio del 1887.

Uomo dalla personalità molto particolare, in gioventù pratica diversi mestieri, compiendo studi piuttosto irregolari.

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Rimasto, ancor giovane, orfano del padre, Vincenzo lascia i suoi luoghi d’origine, ai quali, però, resterà sempre legato in un ambiguo rapporto di odio-amore (per via di un’infanzia infelice e solitaria…), per trasferirsi a Roma, dove intraprenderà la carriera giornalistica, come redattore dell’Avanti.

Nel 1911 invia alla “Voce” di Prezzolini uno studio su Charles Pégluy ed inizia una assidua collaborazione con il “Marzocco” e con la “Lirica”, dove due anni più tardi pubblica le sue prime poesie, le cui tematiche principali sono le memorie della sua infanzia solitaria e della sua focosa giovinezza.

Nel 1916 pubblica “Prologhi”, una raccolta di brevissime prose e nello stesso anno collabora alla “Voce” di Giuseppe De Robertis, per fondare nel 1919, insieme a Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Bruno Barilli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano e Aurelio Saffi, la rivista “La Ronda”.

Cardarelli esprime “le ragioni di un classicismo formale, sorretto da una lingua illustre e da uno stile costruito con estrema vigilanza sulla ‘poeticità’ della parola (…), per attingere la perfetta eleganza di una lingua nobile e severa mente classica” (G.Barberi Squarotti).

Il suo modello è, come per gli altri componenti de “La Ronda” (i “Rondisti”, appunto), il Leopardi delle Operette Morali, uno dei testi di maggior spessore del Poeta di Recanati…

Tra le opere principali del Cardarelli ricordiamo “Favole e memorie” (1925),”Il sole a picco” (1928), che vinse il Premio Bagutta del 1929 e “Prologhi – Viaggi – Favole”, 1929.

Nel 1931, il noto critico letterario Giansiro Ferrata scrive della sua opera sul primo numero di “Fronte”, la rivista di Mazzacurati e Scipione, che, nel manifestare un vivo interesse per la sua attività letteraria, invitano Vincenzo a collaborare al secondo numero della rivista.

“Lettere non spedite” è del 1946; nel 1948, con “Villa Tarantola”, Cardarelli si aggiudica il premio Strega per la prosa.

Muore il 18 giugno 1959 nell’Ospedale del Policlinico di Roma e riposa ora nel cimitero di Tarquinia, di fronte alla Civita etrusca secondo la volontà espressa nel testamento.
La Civita etrusca, che il poeta ha così di frequente evocato nelle sue poesie e nelle sue prose, aveva ai suoi occhi più il valore di un simbolo morale che non di un tema autobiografico: era stato il faro che lo aveva guidato durante la sua avventurosa navigazione tra gli scogli dell’esistenza (“La Vita io l’ho castigata vivendola”, ebbe modo di scrivere…).
Visse nella povertà e nella solitudine, e morì a settantadue anni ancora più povero e più solo.

Qui di seguito, una delle sue Liriche più note:

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Autunno

Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio

testo a cura di Roberto Pellegrini

All’Anno Vecchio (la notte di Capodanno) by Roberto Pellegrini

All’Anno Vecchio
(la notte di Capodanno)

Non lasciar nulla
d’intentato,
per restare ancora
qualche ora
con me
(se vorrai…);
ma non rischiare,
soprattutto,
di abbandonare
qui

(indietro non si torna!),
negli angoli di questa
casa, o sotto
la minima soglia
dei tappeti, parti
preziose
di te
(concetti, o canzoni…),
che cercherai,
forse,
quando ne avrai
bisogno, là
ovunque tu sarai,
comunque…;
ovunque tu
sia diretto e prossimo
a partire,
sciogliendosi, ormai
la Mezzanotte…

by Roberto Pellegrini

Sembra non tanto tempo fa che, carichi di speranze, ci si accingeva ad affrontare il 2017… il tempo scorre… mese dopo mese ed ora… quelle speranze magari non si sono trasformate in realtà; ciò che non dobbiamo fare è vanificare tutto lasciando svanire il germoglio della speranza.

Serbiamo dentro di noi l’attesa, la fiducia, la chance e trasformiamole in rinascita nel nuovo anno e proprio, come per la nascita di un bimbo, affrontiamo il 2018 custodendo dentro di noi l’aspettativa di un eccellente, sereno e felice Anno Nuovo.

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Da parte della redazione vi giungano gli auguri più sinceri.

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Valeri: Buon Anno in poesia…

Essendo ormai prossimo il Capodanno, cediamo volentieri la parola a questo nostro grande Poeta, Diego Valeri, citando una sua breve Poesia, scritta per l’occasione:

AUGURIO DI CAPODANNO

Io credo all’uccellino batticoda:
che ci porti il buon anno.
Scorre liscio su l’umido tappeto
di bruni muschi, alla soglia del mare,
sosta un tratto a beccare, e poi di nuovo
scivola via come una spola, vola,
sparisce in cielo. Neppur ci ha guardati.
Ma è bello, affusolato, grigio e bianco,
porta, certo, il buon anno.

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Diego Valeri (1887 – 1976) è stato un poeta, traduttore e accademico italiano.

Nato in una famiglia borghese, si appassiona fin da giovanissimo alla letteratura ed esordisce come autore già nel 1913, con Monodia d’amore e Le gaie tristezze.

Studia alla Sorbona di Parigi ed al suo ritorno in Italia, inizia la carriera di insegnante di italiano e latino nei licei, interrompendo questa attività durante il periodo fascista. Fu allora che trovò impiego presso la “Sovrintendenza alle Arti di Venezia”.

Tra i suoi innumerevoli impegni, va senz’altro menzionata la felice collaborazione con la rivista Nuova Antologia, presso la quale curava una rubrica fissa di letteratura francese, in una sezione dal titolo “Note e consegne”.

Su “Nuova Antologia” Valeri pubblicò anche diverse traduzioni e numerosi versi che verranno in seguito ristampati con il titolo di Umana nel 1916, di Crisalide nel 1919 e Ariele nel 1924, che daranno corpo, nel 1939, alla sua prima vera raccolta, intitolata Poesie vecchie e nuove.

Nel 1939 ottenne la cattedra di lingua e letteratura francese presso l’Università di Padova dove in seguito insegnerà anche Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea. A Padova rimase in carica per circa venti anni, esclusi gli anni dell’occupazione nazista (1943-1945).

Non interruppe mai la sua attività di pubblicista e soprattutto di traduttore sul “Gazzettino”, il “Trivium”, “Lo Smeraldo”, “L’Approdo” . Nel 1944 uscirà il volume Romanzi e racconti d’amore del Medio Evo francese, nel 1954 quello sugli Antichi poeti provenzali e W.Goethe, Cinquanta poesie e nel 1959 Lirici tedeschi.

Nel 1948 aderì insieme ad altri intellettuali dell’epoca, all'”Alleanza della cultura”. Nel 1950, poi, con Benedetto Croce fu presente al convegno di Berlino e più tardi fu sovrintendente alle Belle Arti di Venezia.

Insegnò anche presso la nuova Università di Lecce, all’epoca ancora privata.

Dopo aver lasciato l’insegnamento, visse a Venezia, dove fu membro della Giunta comunale. Tra il 1969 e il 1973 fu presidente dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti a Venezia.

Da alcuni (con colpevole superficialità), ritenuta “semplice”, la Poesia di Valeri arriva subito al cuore del lettore, traendo spesso lo spunto dalla Natura, facendosene “portavoce”…

curato da Roberto Pellegrini

 

“Destino” by Roberto Pellegrini

Destino

Ho provato a non guardarti,
ma la tua immagine mi è sempre dinanzi…;
ho provato a non ascoltarti,
ma c’è nel vento l’eco dei tuoi sospiri…;
ho provato a non pensarti,
ma ogni mio pensiero mi conduce a te…;
ho provato a non parlarti,
ma nelle mie parole trovo sempre il tuo nome…;
ho provato a non cercarti,
ma il mio cammino è sulla strada del tuo destino…;
ho provato a non amarti,
ma la mia anima fugge ogni notte, per incontrare la tua.

by Roberto Pellegrini

L’amore rende possibile il paradosso di due esseri che diventano uno,
e tuttavia restano due.
Erich Fromm

Come due antiche stelle del firmamento, due anime destinate si incontrano e, quasi senza accorgersi, entrano nello stesso campo gravitazionale nel quale tutto sembra essere in perfetta armonia.

Attratte dalla legge di gravità, illuminate dalla loro stessa luce riflessa, navigano nell’infinito, nella stessa direzione, spinte dalla più grande legge energetica che è l’amore.

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Amare è un istante infinito, in un universo pieno di variabili, due anime unite diventano l’una la costante dell’altra, moltiplicano vicendevolmente le gioie e dividono le pene, diventano fonte reciproca di ispirazione, ruotando intorno ai loro assi in modo coordinato e perpetuo e trasformano la loro unione nella media armonica, tanto ambita in fisica, ma non sempre calcolabile.

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Euripide disse: “Ciò che si ritiene possibile non accade e ciò che nessuno s’aspetta Dio lo dona” e proprio perché è un dono divino cambia la vita, donando quella che Sofocle definiva: “La gioia più grande che è quella che non era attesa“.