Ded Moroz e Sneguročka si avvicinano

Brrr! Freddo, freddo!

Quando l’inverno si avvicina mi solletica la voglia di raccontare qualcosa che abbia attinenza con la Russia ed il suo folklore.

E così…

Ded Moroz (Nonno Gelo) avvolto nel suo tulup, l’ampio giaccone tradizionale russo, nelle mie fantasie, si avvicina. Come tutti i nonni ha un’aria austera, una lunga barba folta e capelli arruffati dal vento. Sulla sua troika inizia il suo viaggio partendo dalla città di Archangelsk, accompagnato da sua nipote Sneguročka, la fanciulla delle nevi, per distribuire casa per casa i doni a tutti i bimbi.

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Originariamente Ded Morok, sovrano dell’inverno e della neve, trasformava in ghiaccio tutto ciò che incontrava sulla sua strada, fu così che, per rabbonirlo tutti fecero a gara per invitarlo nelle loro case a degustare dolciumi di ogni tipo e ad ascoltare lo struggente suono delle balalaike.

Oggi Ded Moroz, pur essendo sempre il re dell’inverno, è diventato decisamente più buono e generoso, portando con se, oltre al gelo, anche regali per tutti, grandi e piccini.

Come sopra detto, egli si avvale della collaborazione della sua amata nipotina, intorno alla quale c’è una storia che la descrive come figlia della Primavera e dell’Inverno e che la vuole eternamente nubile. Insomma, a questa bella signorina dalle guance rosse e dai capelli biondi, è fatto divieto di innamorarsi, perché se succedesse il suo corpo si scioglierebbe come neve al sole.

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Non sia mai…. visto che quando viene chiamata, arriva avvolta in un vortice di neve.

 

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Ad ogni popolo la sua saggezza

Proprio così! Se ci documentiamo e ci lasciamo coinvolgere dalle tante leggende che ogni popolo racconta, ci rendiamo conto che tutte le popolazioni portano con sé un gran bagaglio di saggezza e verità.

Oggi vi voglio raccontare una leggenda Sioux, che parla della storia di Toro Bravo e Nube Azzurra, due giovani innamorati che decisero di unirsi in matrimonio, racconto forse più conosciuto, come “La leggenda dell’aquila e del falco”.

Molto tempo fa un giovane di nome Toro Bravo ed una fanciulla di nome Nube Azzurra, molto innamorati, si recarono presso la tenda del vecchio saggio capo tribù. e dissero:

“Vorremmo sposarci perché ci amiamo molto e vorremmo da Lei un consiglio su come far durare il nostro amore per sempre, per restare sempre uniti sino alla morte”.

Il saggio rispose: “Fate ora ciò che vi dico. Nube Azzurra tu dovrai salire sul monte a nord del villaggio, con l’aiuto di una rete dovrai catturare il falco più potente e portarlo al mio cospetto. Tu, Toro Bravo dovrai scalare il monte del tuono dove vive l’aquila più forte ed anche tu, con l’aiuto di una rete, dovrai prenderla e portarla da me”

Così i giovani partirono, ognuno diretto alla propria meta e con ben chiara la missione che dovevano compiere.

Il giorno stabilito, essi tornarono dal saggio con le prede richieste, il vecchio disse loro: “Prendete il falco e l’aquila e legateli fra loro per una zampa, dopodichè lasciateli liberi di volare”.

Purtroppo però, ovviamente, a causa del laccio, i due animali non riuscirono a volare e cominciarono a beccarsi e a ferirsi vicendevolmente.

Vedendo la scena il vecchio saggio disse: “Ciò che vedete non dovete dimenticarlo mai. Voi giovani innamorati siete come questi due uccelli, se vi legherete in questo modo, non farete altro che farvi del male e prima o poi, anche se il laccio è il laccio dell’amore, comincerete a litigare ed a ferirvi. Quindi, badate bene, se volete che il vostro amore duri per sempre, volate assieme, ma non legatevi a tal punto da trovarvi nell’impossibilità di essere voi stessi”

 

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La saggezza di questo popolo ci suggerisce di amare profondamente, di sostenere ed incoraggiare il proprio partner, ma di lasciare sempre lo spazio necessario per far “volare” la personalità dell’altro.

 

La farfalla azzurra, simbolo del destino che scegliamo

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Piccola, azzurra aleggia
una farfalla, il vento la agita,
un brivido di madreperla
scintilla, tremola, trapassa.
Così nello sfavillio d’un momento,
così nel fugace alitare,
vidi la felicità farmi un cenno
scintillare, tremolare, trapassare.

by Hermann Hesse

Sin dai tempi antichi, la farfalla è un animale ricco di simboli, tanto che è inserita nell’Enciclopedia dei medesimi, dove si legge: “La meraviglia per questo fenomeno che si origina e si sviluppa senza interventi esterni, conducendo l’animale dalla condizione di bruco a quella di larva ed infine di farfalla, colpisce profondamente gli uomini, che sono così spinti a riflettere sulla propria trasformazione spirituale. Si convincono in tal modo di essere in grado di abbandonare la loro natura corporea ed ascendere al cielo della luce eterna”.

La farfalla nasce bruco e striscia per terra, poi affronta diverse fasi e passa a crisalide fino ad avere la forza di schiudersi e librarsi in volo, come a rinascere una seconda volta, raggiungendo un grado superiore, verso un nuovo destino.

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A proposito di destino, voglio raccontarvi la leggenda della farfalla azzurra, racconto che ha origine in oriente e che ci porta a riflettere sulla responsabilità che abbiamo riguardo alla nostra felicità nella vita.

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Tanti anni or un uomo rimasto vedovo si trovò solo a prendersi cura delle due sue figlie, che erano molto intelligenti ed assai curiose, tanto che ponevano in continuazione domande al padre, spesso mettendolo in difficoltà.

L’uomo decise allora di mandare le due figlie a vivere per un periodo di tempo insieme ad un saggio eremita, famoso per saper rispondere ad ogni domanda.

Così le due ragazze partirono e, durante il loro soggiorno, posero domande su domande al saggio che pronto sempre rispondeva.

Un giorno la più grande delle sorelle propose alla minore di tendere un tranello all’uomo per misurare per intero la sua saggezza, così uscì e catturò una bellissima farfalla azzurra e tornando disse alla sorella: “Questa sarà la nostra arma segreta per ingannare il saggio. Gli chiederemo se la farfalla che è nella mia mano è viva o morta. Se risponderà che è viva, stringerò la mano per ucciderla. Se risponderà che è morta, aprirò la mano e lei volerà. Qualunque sarà la risponda del saggio, sarà sempre sbagliata.”

Quando l’uomo rientrò, la ragazza chiese: “Secondo lei la farfalla che ho nella mia mano, è viva o morta?”

Il saggio rispose senza esitazione: “Dipende da ta, dato che la farfalla è nelle tue mani”

Questa leggenda ci insegna che spesso le nostre scelte incidono sulla nostra felicità e che è anche una nostra responsabilità farne di corrette o, se sbagliamo, imparare dai nostri errori.

 

La favola “Il cero e la fiammella”

by Roberto Pellegrini

Dopo un’intera giornata di tuoni e nuvole minacciose, all’improvviso la sera si fece notte. Il buio colse alle spalle il tramonto, insinuandosi ovunque; un tramonto che non riuscì a rasserenare i cuori della gente, con il suo consueto rossore…

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E nelle stanze del vecchio castello sulla collina chiese ospitalità quella notte così prematura, vestendo di sé, una volta accolta, ogni ambiente…

Qualcuno, non senza esitazione, dopo aver ben chiuso le grandi finestre, dalle quali, insieme al buio, entrava un vento impetuoso, accostò un bastoncino al fuoco crepitante del caminetto e rubò una fiammella, che andò poi ad appoggiare sul grande cero posto sul tavolo dello studio.

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Avvertendo l’improvvisa presenza della fiammella, il cero (che non era mai stato acceso prima…), domandò, con tono deciso:

– Chi sei, tu? –

– Sono una fiammella -, fu la risposta, – Mi hanno portato via con l’inganno, strappandomi dalla mia famiglia, ed ora sono sola…: non rivedrò mai più le mie sorelle… Ti prego: non mandarmi via -, concluse la fiammella, con un filo di voce, vibrando così intensamente, da rendere tremanti tutte le ombre, che pareva fossero appoggiate alle pareti della stanza…

Il cero comprese lo strazio della fiammella e la rassicurò:

– No, io non ti manderò via, mia dolce fiammella… Fino ad oggi -, continuò – Ho conosciuto soltanto una buia solitudine… Ma ora, con te, ho la luce nel mio cuore…! –

La fiammella, nell’udire quelle parole, brillò d’un lampo più vivo…; i due si innamorarono profondamente.

– Restami accanto per sempre, amore mio -, riprese il cero – Perché senza di te tornerei ad essere nient’altro che un inutile pezzo di cera… –

– Sì, mio caro -, rispose la fiammella – Ma in questo modo ti consumerai sempre di più…! –

Il cero lo sapeva, ma non disse niente, perché, adesso, non gli importava più…

Il cero e la fiammella restarono così, tutta la notte, stretti l’uno all’altra, entrambi consapevoli che abbandonarsi in quell’abbraccio sereno significasse anche celebrare un addio inesorabile…

All’alba, quando cantò il gallo (la tempesta era ormai lontana…), la fiammella, sentendosi mancare il respiro, disse, in un sospiro:

– Mio unico amore…, io devo andare…, ma tu…, tu non dimenticarmi… –

– No… -, fu la risposta del cero, ormai consumato – Non ti dimenticherò mai… Ecco, amore mio: non ho più…, la forza…, di sorreggerti… –

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E la fiammella scomparve…; tornò la penombra.

Nella stanza non rimasero che una manciata di cera disciolta ed un insolito, intenso calore, che sembrava avesse qualcosa di grande da raccontare al nuovo giorno, appena nato…

 

La leggenda di Margarete von Taufers

Ci troviamo a Campo Tures, un pittoresco comune della provincia autonoma di Bolzano, precisamente in Valle Aurina, dove sorge, sopra una collina che domina la piana sottostante, il Castello medioevale di Tures. Proprio qui, la leggenda racconta che, visse Margarete von Taufers e pare che il suo spirito aleggi ancora oggi fra le mura.

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Pensate, anche Alberto Sordi, durante le riprese del film del 1972 di Ettore Scola, La più bella serata della mia vita, che si effettuarono nel castello, riferì di aver udito i gemiti ed i lamenti di Margarete.

La leggenda narra che, la graziosa giovane nobildonna, si invaghì del Comandante delle Guardie del Castello, ovviamente la famiglia non vide di buon occhio questa relazione e quando si palesarono le intenzioni di matrimonio, il padre della giovane ingaggiò un sicario per eliminare il giovane Comandante.

Alcuni sostengono che il giovane venne ucciso sull’altare, altri che l’omicidio avvenne qualche giorno prima, “certo è” che Margarete, presa dalla disperazione, si rinchiuse nella sua camera e lì vi resto fra pianti ed i lamenti, per sette anni consecutivi.

Al settimo anniversario della morte del suo amato, si gettò dalla finestra, ma il suo spirito ancora oggi si muove, piangendo e gemendo, dentro le mura del castello.

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Intorno al Castello di Taufers si muove un’altra storia che vi sintetizzo, brevemente, qui di seguito.

Durante un assedio i soldati nemici decisero di costringere gli abitanti del castello ad arrendersi per la fame.

L’assedio durò così a lungo che alla fine gli abitanti del castello avevano ancora soltanto una mucca, però, visto che dava il latte, non volevano ucciderla. Dopo lunghe discussioni decisero comunque di macellare la mucca.

Le sue interiora furono gettate fuori dalle mura, sui soldati che assediavano il castello, i quali si meravigliarono non poco e ne dedussero che nel castello dovevano esserci ancora grandi riserve di cibo, altrimenti non si sarebbero macellate le bestie, per cui tolsero l’assedio e se ne andarono.

Non è sbagliato dire che una mucca ha reso salvo il Castello di Taufers.

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Libro, caro amico mio…

Adoro i libri, tanto da provare a mettermi in gioco e provare a sedermi dalla parte di chi li scrive, oltre ovviamente a circondarmi di essi e … di svariati generi.

L’Italia ha dato alla luce a gran parte della letteratura mondiale, nonostante gli italiani, statisticamente parlando, non siano dei fervidi lettori.

Quando entro in una libreria od in una biblioteca, mi sembra di camminare in isola di tranquillità: i libri sono lì, allineati, uno dopo l’altro, in attesa di essere amati.

Considero i libri dei cari amici che mi vengono in soccorso arricchendomi quando intorno a me il silenzio si fa “rumoroso”, che mi rapiscono e diventano delle ancore di salvezza, che mi aiutano e diventano per me un “luogo” sicuro.

Leggere regala emozioni, permette al nostro animo di aprirsi e di soffiare via l’aridità, leggere permette di conoscere, di ricercare, di crescere.

Trovo altresì indispensabile avvicinare i bimbi alla lettura. Un adulto che legge ad alta voce ad un bambino compie un atto d’amore e ciò avrà risvolti importanti per lo sviluppo della personalità del bimbo stesso sia sul piano relazionale, che emotivo, cognitivo, linguistico, sociale e culturale.

In questo periodo di vacanza favorevole ad avere a disposizione un po’ più di tempo libero, non perdete l’occasione di lasciarvi catturare da un buona lettura. A tale proposito permettetemi di segnalarvi:

Per chi ama la poesia

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Il Sentiero dei sogni – Raccolta di Poesie commentate” che riunisce le due pubblicazioni “Riflessi d’Amore – Anime allo Specchio” e “Nell’Abbraccio della Luna – Quando l’Amore rende inutili i Sogni”, recentemente pubblicati a firma mia e di Roberto Pellegrini.
Quello dell’amore (in ogni sua “forma” e “sfumatura”), è, probabilmente, il tema più caro al multiforme mondo dell’Arte, a dimostrazione di due concetti, di per sé anche fin troppo evidenti: che l’Amore rappresenta l’esperienza interiore più “forte”; che l’Arte è il “portavoce” più eloquente  di tutto ciò che, spesso in estrema sintesi, ci piace definire “emozione”…
L’Arte parte da un’emozione, per suscitarne di nuove…; non esiste “piega” dell’Arte che non sia stata coinvolta nella trattazione dell’Amore: Musica, Narrativa, Pittura, Scultura e, ovviamente, Poesia.
Da sempre, la Poesia “canta” l’Amore, in ogni sua “veste”, profondamente consapevole della propria “missione”: rendere conto dell’ “universo” di sensazioni che amare “smuove” all’interno del nostro animo e farne partecipe il lettore.

Per chi ama la lirica giapponese

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All’ombra di un ciliegio – Raccolta di Haiku e Waka” edizione che raccoglie tre volumi di recente pubblicazione a firma di Roberto Pellegrini che, con grande capacita’ di sintesi di pensiero e di osservazione, trasforma ogni emozione in una vera e propria rappresentazione tangibile di un’emozione dell’anima, fermata in un’immagine, accompagnando il lettore verso qualcosa di veramente carico di suggestioni. Come descriveva Matsuo Basho’: “Bisogna dar parola alla luce nella quale s’intravvede qualcosa prima che scompaia dalla mente”. Avvincente la capacita’ dell’Autore di cristallizzare le emozioni, fornendo al lettore spunti di riflessione.

Per chi ama e colleziona aforismi

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Il Giardino dei Pensieri – Raccolta di Aforismi” – edizione che raccoglie tre volumi di recente pubblicazione a firma di Roberto Pellegrini. Tenere tra le mani un libro di aforismi è come tenere tra le mani perle di saggezze.
Molti sono gli appassionati di questo genere di scrittura, che si trasformano quasi in veri e propri collezionisti.
I libri di questo tipo sono spesso raccolte che un curatore raccoglie e seleziona; altre volte, pur trattandosi di aforismi dello stesso autore, risultano essere opere riordinate da terzi studiosi.
Non è il caso di questa raccolta che ha come fulcro l’individuo con i suoi limiti, i suoi vizi, le sue virtù ed i suoi sentimenti, scritto e curato, dallo stesso autore: Roberto Pellegrini.
Il lettore può leggere il libro partendo da qualsiasi pagina, tornando indietro e poi tuffandosi avanti attraverso la propria coscienza, soffermandosi a riflettere, senza passare oltre con la leggerezza che contraddistingue la nostra era.

Per i vostri piccini

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Il magico Mondo delle 17 Filastrocche più una” – La pubblicazione è destinata ad una fascia di età circoscritta tra 0 e 7 anni.
Il libro può essere letto o se utilizzato in ambito scolastico addirittura sceneggiato, ogni bimbo potrà essere coinvolto e impersonare un elemento dei tanti contenuti in ogni filastrocca. Potrà sentirsi parte attiva, giocare e nel contempo socializzare sentendosi parte di un gruppo; arricchire il proprio vocabolario, fantasticare, recitare e dare libero sfogo a tutta la sua spontanea immaginazione, sentendosi parte di un mondo fantastico dove tutto è possibile.
Alimentare la creatività di un piccolo fa di questo piccolo un futuro adulto che avrà imparato a ricercare dentro di sé ogni possibile via per raggiungere gli obiettivi che saranno parte della sua vita futura di adulto

 

Unmei no akai ito – La leggenda del filo rosso del destino

Sicuramente, almeno una volta, ne avete sentito parlare, l’Unmei no akai ito è una leggenda cinese, in seguito diffusasi tantissimo in Giappone. Tale leggenda racconta che ogni neonato porta, legato al mignolo della mano sinistra, un filo rosso che lo lega già dalla nascita, in modo indissolubile, alla propria anima gemella.

Tale lunghissimo filo è ovviamente invisibile, così come indistruttibile ed unisce le due persone che sono destinate ad incontrarsi, a scegliersi ed a stare insieme per sempre. Spesso le difficoltà che le due persone incontreranno per arrivare a congiungersi sono innumerevoli, ma questo lungo filo, anche se si aggroviglierà, è scritto nel destino, che unirà le due anime.

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Traendola dal libro edito da Mondadori “Dei, Draghi e Eroi della Mitologia Cinese”, ecco di seguito la leggenda:

Durante la Dinastia Tang (regnante dal 618 d.C. al 907) c’era un tale di nome Wei i cui genitori morirono quand’era ancora molto giovane. Una volta diventato grande desiderava ardentemente sposarsi e avere una famiglia, ma purtroppo, per quanto la cercasse, non riusciva a trovare una moglie.

Mentre era in viaggio, giunse un giorno in una città di nome Song, dove trovò alloggio in una locanda. Lì incontrò uno sconosciuto al quale, chiacchierando, espose le proprie difficoltà. L’altro gli disse che la figlia del governatore della città sarebbe stata un buon partito per lui, e si offerse di parlare con il padre della ragazza. Dopodiché i due decisero di rincontrarsi il mattino dopo di buon’ora davanti al tempio vicino alla locanda.

In preda all’ansia, Wei giunse al tempio prima dell’alba, quando la luna era ancora alta in cielo. Sui gradini del tempio, appoggiato con la schiena a un sacco, sedeva un vecchio, intento a leggere un libro alla luce della luna.

Avvicinandosi e data un’occhiata alle pagine da sopra la spalla del vecchio, Wei si accorse di non poterne leggere neppure una parola.

Allora, incuriosito, gli chiese: “Signore, che libro è quello che stai guardando? Fin da bambino ho studiato parecchie lingue e conosco molte scritture, ma mai in vita mia ho visto un libro simile.”
Il vecchio rispose sorridendo: “E’ un libro proveniente dall’Aldilà”.
“Ma se tu vieni da un altro mondo, che ci fai qua?” chiese Wei.

Prima di rispondere il vecchio si guardò attorno, quindi disse: “Ti sei levato molto presto. Di solito non c’è in giro nessuno, tranne quelli come me. Noi dell’Aldilà, incaricati di occuparci delle faccende umane, dobbiamo andare qua e là tra gli uomini, e spesso lo facciamo nella luce crepuscolare dell’alba”
“E di che ti occupi?”
“Dei matrimoni” replicò l’altro.
Allora Wei gli aprì il suo cuore: “Sono solo al mondo fino dall’infanzia, e da molto tempo avrei voluto sposarmi e avere una famiglia. Per dieci anni ho cercato invano una sposa. Adesso spero di sposare la fanciulla del maresciallo. Dimmi, si realizzerà la mia speranza?”
Il vecchio guardò il libro e rispose: “No. Non è la persona a te destinata. In questo momento quella che sarà tua moglie ha solo tre anni, e la sposerai quando ne avrà diciassette.”

Deluso dall’idea di dover aspettare tanto, Wei notò il sacco cui il vecchio si appoggiava e gli chiese cosa contenesse.
“Filo rosso per legare i piedi di mariti e mogli. Non lo si può vedere, ma una volta che sono legati non li si può più separare. Sono già legati quando nascono, e non conta la distanza che li separa, né l’accordo delle famiglie, né la posizione sociale: prima o poi si uniranno come marito e moglie. Impossibile tagliare il filo. Sicché, visto che sei già legato alla tua futura moglie, non c’è niente da fare” rispose il vecchio.
E alla nuova domanda di Wei il vecchio replicò che la futura sposa non viveva lontana da lì, e che era la figlia della vecchia Chen, che aveva un banco sul mercato.
“Posso vederla?”
“Se davvero lo desideri, te la mostrerò, ma ricordati che il tuo futuro non cambierà.”

Ormai l’alba era spuntata e, visto che l’uomo che attendeva non si vedeva, Wei tutto eccitato seguì il vecchio al mercato.
Dietro la bancarella di frutta e verdura stava una povera vecchia cieca da un occhio, con una bambinetta al collo di circa tre anni, tutte e due vestivano di stracci.
“Ecco tua moglie” fece il vecchio indicando la piccina, e Wei replicò in preda alla delusione: “E se io la uccidessi?”
“E’ destinata a portare ricchezze, onori e rispetto alla tua famiglia. Qualsiasi cosa tu faccia, non puoi cambiare il destino” e così dicendo il vecchio scomparve.

Profondamente deluso e incollerito con il messaggero dell’oltretomba, Wei lasciò il mercato con intenzioni omicide. Trovato un coltello e resolo affilato come un rasoio, lo diede al suo servo dicendogli: “Hai sempre eseguito i miei ordini. Adesso va’ a uccidere quella bambina, e io ti compenserò con cento pezzi di rame.”
Il giorno dopo il servo, nascosto il coltello nella manica, andò al mercato e, celato tra la folla, si fece strada fino alla vecchia e alla bambina. Di colpo cavò il coltello, colpì la piccola, si voltò e scappò via, confondendosi con la folla strillante in preda al panico.
“Ci sei riuscito?” gli chiese Wei quando il servo si presentò.
“Ho cercato di colpirla al cuore, ma invece l’ho colpita tra gli occhi”
Il ragazzo ricevette il compenso pattuito e Wei, sollevato all’idea di essere libero di sposare chi volesse, continuò la sua solita vita, e col tempo si scordò dell’intera faccenda.

Tuttavia i suoi tentativi di trovare moglie furono vani, e così trascorsero quattordici anni. A quell’epoca lavorava in una località chiamata Shiangzhou, e le cose gli andavano molto bene, tanto che il suo superiore, il governatore locale, gli offrì in moglie la propria figlia. Così finalmente Wei ebbe una moglie bella e di ottima nascita, una diciassettenne che amava moltissimo.
Non appena la vide Wei notò che la ragazza portava sulla fronte una pezzuola che non si toglieva mai, neppure per lavarsi e dormire. Non le chiede nulla, ma la cosa non cessava di incuriosirlo. Poi, parecchi anni dopo, si ricordò all’improvviso del servo e della bambina al mercato, e decise di chiedere alla moglie la ragione della pezzuola.

Piangendo lei gli rispose: “Non sono la figlia del governatore di Shiangzhou, bensì sua nipote. Un tempo mio padre era il governatore di una città di nome Song, e là morì. Ero ancora piccola quando morirono anche mia madre e mio fratello. Allora la mia governante, la signora Chen, ebbe pietà di me e mi prese con sé. Avevo tre anni quando mi porto con sé al mercato, dove un pazzo mi accoltellò. La cicatrice non è scomparsa, e per questo la copro con una pezzuola. Circa sette od otto anni fa, mio zio ritornò dal Sud e mi prese con sé, per poi maritarmi come se fossi stata sua figlia.”
“La signora Chen era per caso cieca da un occhio?” chiese Wei.
E la moglie stupita: “Sì, ma come lo sai?”
“Sono stato io a cercare di ucciderti” spiegò Wei profondamente commosso “Com’è strano il destino!”
Dopodiché raccontò l’intera storia alla moglie, e adesso che entrambi sapevano tutta la verità, si amarono più di prima.
Più tardi nacque loro un figlio che divenne un alto funzionario, e godettero di una vecchiaia felice e onorata.

… e se tutto questo non fosse solo leggenda? Del resto nessuno può negare che spesso molti incontri fanno battere il cuore, ma uno solo soltanto fa vibrare l’anima e l’amore che nasce è un miracolo misterioso e prezioso.

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Questo amore è del tutto speciale: sopravvive e continua ad alimentarsi anche se vi sono ostacoli, come per esempio la lontananza; questo amore possiede un’energia tale da andare oltre il tempo e lo spazio e da durare per sempre.

Proprio questo amore è oggetto di due libri che mi hanno visto coautrice di Roberto Pellegrini – “Riflessi d’amore – Anime allo specchio” e “Nell’Abbraccio della Luna – Quando l’Amore rende inutili i sogni” – che da domani saranno anche disponibili in un’unica pubblicazione che porterà il titolo Il Sentiero dei Sogni – Raccolta di Poesie Commentate

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