La favola della Giada He

Stare dalla parte della verità, sempre e comunque; scegliere di non scendere mai a compromessi, soltanto per coglierne l’effimero “frutto”; combattere la superficialità altrui, per difendere le proprie convinzioni, anche quando l’evidenza sembra giocare contro di noi, non è impresa facile, per nessuno. Non lo è mai stato e non lo sarà mai…

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E per riuscire in questo sforzo, occorre essere ispirati da un’incrollabile certezza: caparbietà e coerenza, prima o poi si impongono… Spesso inaspettatamente e contro ogni previsione…

La bella Favola Cinese che vi propongo oggi, affronta questo tema…

Cito…

Un uomo di cognome He residente nel regno del Chu aveva trovato una giada grezza sul Monte Chu. Andò quindi ad offrirla al re Li, che la fece valutare. Un artigiano della giada sentenziò: “E’ una pietra comune!” Il re allora condannò l’uomo alla pena della mutilazione del piede sinistro per averlo ingannato.

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Quando il re Li morì, gli successe sul trono il re Wu. He andò dal nuovo sovrano con la giada, il quale a sua volta la fece controllare. Un altro artigiano osservò: “E’ una pietra comune!” il nuovo sovrano condannò l’uomo alla pena di mutilazione del piede destro per la stessa ragione.

Quando il re Wu morì, gli successe sul trono il re Wen. Abbracciando la giada, He pianse ai piedi del Monte Chu per tre giorni e tre notti, al punto che gli occhi quasi sanguinavano. Il re Wen fece chiedere il motivo del suo pianto. L’inviato reale domandò a He: “I mutilati ai piedi sono molti sotto il cielo, perché piangi in modo così disperato?” “Invece di lamentarmi per la mutilazione ai piedi, piango perché una giada preziosa è considerata una pietra comune e un uomo onesto un imbroglione.”

Il re Wen fece lavorare la giada grezza da un artigiano, dal che emerse che era davvero una giada preziosa, che il sovrano chiamò “Giada He”. 

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a cura di Roberto Pellegrini

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La musica… in una leggenda cinese

Il Popolo Cinese (e non lo scopro certamente io), è un Popolo depositario di una cultura millenaria, densa di letteratura, filosofia, miti e leggende…

Quella che segue è una leggenda (che ho “pescato” sul web), relativa ad una delle forme d’Arte più affascinanti: la Musica…

Cito…

Agli albori dell’umanità, quando gli immortali frequentavano la Terra, una giovane donna, per puro caso, camminò sull’impronta di un gigante. La mitologia descrive mondi magici: dopo questo incontro provvidenziale, la giovane donna si trovò incinta, e ben presto diede alla luce un ragazzo straordinario.

Il bambino Fuxi, aveva la testa di un essere umano e il corpo di un drago. Egli crebbe e crebbe, e prima che la madre se ne rendesse conto, divenne un gigante. Quando raggiunse la giusta età, il semidio andò in missione per cercare suo padre. I suoi viaggi lo portarono alla Porta del Paradiso, dove finalmente trovò il padre: il grande Dio del Tuono. Fuxi rimase nei cieli e fu nominato ‘Sovrano Celeste d’Oriente’. I suoi compiti? Guardiano dei popoli e degli avvenimenti nel mondo umano.

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Fuxi era un protettore doveroso e compassionevole. Vedendo che le persone lottavano per il cibo, inventò le reti da pesca e le armi per cacciare. Li vide ammalarsi per aver mangiato carne cruda, e insegnò loro il segreto del fuoco. Unì l’uomo e la donna nel matrimonio e ideò un sistema di divinazione; ma volle donare alle persone una felicità più grande: la musica..

Spinto dalla Provvidenza

La cultura musicale di Fuxi era alla vigilia della creazione e avrebbe vissuto per oltre cinque millenni. Dinastia dopo dinastia, attraverso le montagne, le pianure e i grandi fiumi del Medio Regno, questo patrimonio musicale si è arricchito delle tradizioni locali e delle colorate leggende. Oggi, Shen Yun condivide questo patrimonio con l’Occidente in una luce completamente nuova… ma torniamo nuovamente alla storia di Fuxi, il creatore di tutto.

Una sera, mentre passeggiava attraverso il mondo mortale, Fuxi s’imbatté in un albero ombroso… c’era qualcosa di speciale. Lui si avvicinò e, come un segnale, il sole inviò dei raggi crepuscolari, colorando il cielo con un bagliore iridescente. I pianeti inondarono i suoi rami con l’elisir cosmico. Una brezza profumata si sprigionò dai regni celesti, accompagnata da rintocchi.

Proprio in quel momento, una nuvola portò in basso una coppia di fenici, verso l’albero. Decine di uccelli le volarono dietro e uno dopo l’altro, aprirono il becco e cantarono per rendere omaggio al loro re e alla loro regina. Vedendo questo, Fuxi pensò: “Questo è un albero benedetto. Qualsiasi strumento realizzato dal suo legno produrrà la musica più meravigliosa” e incominciò a lavorare.

Fuxi ha così creato uno strumento lo zither, ricco di simbolismi. Ha un diametro di quattro pollici che rappresentano le quattro stagioni; il suo spessore di due pollici corrisponde alle due forze dello yin e dello yang. Al di sopra, Fuxi ha fissato dodici tasti, uno per ogni mese dell’anno e cucito cinque corde a simboleggiare i Cinque Elementi.

Ora, durante le vacanze e nei periodi di raccolta, la gente potrà festeggiare come mai prima; pescando con le reti, cucinando con il fuoco e mangiando a sazietà alle feste sontuose… ma il momento più importante della festa era sempre il nuovo strumento di Fuxi. Gli uomini erano ancora più felici quando cantavano con l’accompagnamento di questo strumento magico… l’ultima invenzione, la musica di Fuxi.

Ma nel tempo, gli Dei che tutto vedono, diventarono troppo curiosi.

Debutto celeste

Un giorno, la Suprema Dea dei Cieli ha organizzato un banchetto nel suo palazzo Jasper Pool. Tutte le divinità presenti parlavano del nuovo e meraviglioso strumento e anche loro, volevano gioire del suo suono. Così la Dea convocò Fuxi per unirsi al loro raduno.

Dopo che tutte le divinità furono saziate con le pesche dell’immortalità e dissetate con il vino al miele, si riunirono intorno all’ospite d’onore, mentre seduto suonava. Poi, pizzicando e accarezzando lo strumento, la sognante melodia scorreva dalle sue dita.

Il pubblico felice, si rese conto che la splendida invenzione di Fuxi non aveva ancora un nome! Dopo una breve riflessione, gli Dei decisero di chiamare lo strumento Qin, con il prefisso yao (che significa ‘diaspro’ o ‘preziosa giada’) per onorare il suo esordio a palazzo.

Questa è la storia di Fuxi e Yaoqin, uno degli strumenti più venerati della Cina antica.

a cura di Roberto Pellegrini

L’ultima rondine e il veliero

Il freddo si era fatto insistente, penetrante; si insinuava nelle ossa, e nelle commessure segrete tra l’anima e il cuore…, quelle che soltanto l’amore può riscaldare.

Il cielo, ormai grigio e pesante, non invitava più al volo spensierato, ma a rifugiarsi tra le accoglienti “pareti” di un piccolo nido ben costruito.

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L’Ultima Rondine capì, dunque, che fosse giunto il momento di ripartire, senza poter più rinviare il viaggio, per incontrare una nuova Primavera… lontana.

Di buon mattino puntò verso Sud, secondo quanto le indicavano le Stelle, che conosceva bene e, dopo un po’, la terra sotto di lei scomparve: doveva, infatti, attraversare l’immenso mare…

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Dopo qualche ora di volo, la Rondine si sentì chiamare:

– Dove stai andando, così di fretta? -: era un Veliero bellissimo, maestoso, con le sue vele spiegate.

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– Vado verso Sud! -, rispose la Rondine, – Per raggiungere la Primavera… –

– Anch’io seguo una rotta verso Sud! -, aggiunse il Veliero, – Viaggiamo insieme? –

– Certamente! – riprese la Rondine, abbassando la quota del suo volo solitario…

Per diversi giorni i due continuarono il loro viaggio, restando vicinissimi, facendosi compagnia, poi, all’improvviso, si alzò un fortissimo vento da Nord-Ovest, freddo e teso…

– Meraviglioso questo Maestrale!! -, esclamò il Veliero, – Me lo voglio proprio godere!!” -, e con andatura portante sparì velocissimo dalla vista della Rondine, ed aggiunse:

– Era proprio il vento che stavo aspettando da tempo! Ma tra poco tornerò: tu aspettami…! –

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– Ti aspetto, sì… -, gli rispose un po’ preoccupata la Rondine, – Ma non tardare troppo a lungo: questo vento è molto freddo e le mie ali potrebbero stancarsi presto… Stammi vicino, perché potrei aver bisogno di appoggiarmi sul tuo albero… –

– Non temere! -, fu la risposta del Veliero.

Trascorsero altri giorni, di vento impetuoso e di mare grosso ed il Veliero, rapito dall’ebbrezza del Maestrale, sottovalutò la raccomandazione della Rondine, dimenticandosene e rimandando il suo ritorno…

Poi, all’improvviso, così come si era presentato, urlando la sua potenza, e reclamando il suo potere sul mare, il Maestrale cadde, scomparendo del tutto…; allora il Veliero si decise a tornare.

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Ma grande fu il suo dolore, quando si accorse che l’Ultima Rondine, esausta, non ce l’aveva fatta e, cullata dall’onda lunga del mare, con il petto bianchissimo, che quasi luccicava, sotto un pallido Sole, ora galleggiava sull’acqua, con le piccole ali distese, come se stesse ancora volando…

Per raggiungere una Primavera… lontana.

by Roberto Pellegrini

Anche questo racconto ha la sua morale, l’avete intuita?…

“The Children of Lir” – Leggenda celtica irlandese

Lir, in irlandese antico, significa “mare” ed è ipotizzabile che Re Lir fosse considerato la personificazione del mare. Egli era il Re rivale di Bodb Dearg per il trono di Tuatha Dé Dannan. Bodb per chetarlo gli offrì in moglie una delle sue figlie, Aeb, la quale partorì quattro bimbi: Fionnuala, la femminuccia, Aed il maschietto ed i gemelli Fiachra e Conn.

Purtroppo il destino volle che Aeb morisse e, per permettere ai quattro bimbi di avere una madre, Bodb inviò a Lir un’altra delle sue figlie Aoife, un’altra delle sue figlie. Lir sposò Aoife, ma il suo amore era tutto concentrato sui suoi quattro bambini e questo non piaceva affatto alla matrigna che a causa di ciò impazzì di gelosia.

Un giorno ella condusse i bambini in riva ad un lago e gettò su di loro un incantesimo, trasformandoli in cigni bianchi costretti a vivere nelle acque d’Irlanda, il rimorso per questo gesto tormentò talmente tanto Aoife che decise di donare ai quattro bimbi una voce bellissima.

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Alla fine dell’incantesimo i figli di re Lir riacquistarono sembianze umane, ma erano così deboli che morirono in breve tempo. Il loro padre ordinò allora che nessun cigno dovesse essere ucciso in Irlanda.

Questa struggente leggenda è una delle più famose della tradizione d’Irlanda, dove, ancora oggi, è illegale uccidere un cigno.

L’eleganza del cigno ed il suo portamento lo hanno reso simbolo di purezza, innocenza ed amore sincero. Pensate esso è un animale monogamo che vive tutta la vita fedele alla compagna scelta e difende con coraggio la sua prole anche di fronte ad attacchi di animali molti più grandi di lui.

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Inoltre esso sintetizza tutti gli elementi della vita: acqua (nuota), aria, vola e terra (dove si posa), fuoco (del sole dal cui trae potere), si dice infatti che due cigni affiancano la barca solare accompagnandola durante la sua navigazione celeste.

Simbolicamente il suo volo è paragonato al ritorno dello spirito verso la propria sorgente e rappresenta la parte dell’uomo che tende al bene, al meglio di sé, alla perfezione, alla spiritualità.

Un amore… tra le nuvole…

Anche in pieno inverno può capitare di assistere a tramonti mozzafiato, che accendono l’imbrunire di una profonda passione, spesso seguiti da notti terse, illuminate da un’incantevole Luna piena, incastonata come una perla, sul nero mantello del cielo…

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Il Sole e la Luna…: due “creature” dolcissime, che, a volte, ci danno davvero l’impressione di “rincorrersi” vanamente, nelle loro eterne traiettorie celesti…

Poteva mancare una leggenda su di loro?

Dopo una breve ricerca ne ho scovata una…

Cito…

“Quando il Sole e la Luna si incontrarono per la prima volta, si innamorarono perdutamente, e da quel momento cominciarono a vivere un grande amore.
Dopo la creazione del mondo, Dio si accorse che mancava qualcosa di essenziale, completò la sua opera donando la Bellezza.
Decise quindi che il Sole avrebbe illuminato il giorno, e la Luna la notte, obbligandoli, senza volerlo, a vivere separati.
I due si rattristarono molto quando compresero che non si sarebbero mai più incontrati.
La Luna diventava sempre più triste, malgrado lo splendore che Dio le aveva donato, poiché soffriva di solitudine.
Il Sole, a sua volta, si era meritato il titolo di “re degli Astri” ma anche questo non lo rendeva felice.
Allora Dio li chiamò e disse loro:

– “Non avete nessun motivo per essere tristi. Voi possedete una radiosità che vi distingue l’uno dall’altra.
Tu, Luna, illuminerai le notti fredde e calde, sarai motivo di poesia per molti innamorati.
Quanto a te, Sole, porterai questo nome perché sei più importante di tutti gli astri, illuminerai la Terra durante il giorno, sarai fonte di calore per gli esseri umani e la tua semplice presenza renderà le persone più felici.” –

La Luna si era incupita ancora di più, per il suo terribile destino. Trascorreva le notti piangendo e gemendo.
Il Sole soffriva per la tristezza della Luna, ma non poteva lasciarsi andare perché doveva darle la forza di accettare il compito che Dio le aveva riservato. La sua preoccupazione era tanto grande che pensò di chiedere un favore a Dio:
– “Signore, aiuta la Luna per favore: lei è più fragile di me, non sopporterà a lungo la solitudine.” –
E Dio, nella sua infinità bontà, creò le stelle per tenere compagnia alla Luna, che da quel momento le chiamò sorelle, confortandosi della loro presenza…

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Ancora oggi il Sole e la Luna vivono così: separati.
Il Sole finge di essere felice.
La Luna non riesce a nascondere la sua tristezza.
Il Sole è ancora caldo di passione per la Luna.
La Luna vive ancora nell’oscurità della sua solitudine.
La Luna e il Sole seguono ancora il loro corso: il Sole solitario nel cielo;
la Luna circondata dalle stelle.
Però Dio decise che nessun amore in questo mondo sarebbe stato impossibile, neanche quello della Luna per il Sole.
E fu allora che creò l’Eclisse.
Adesso il Sole e la Luna vivono nell’attesa di questo istante.
L’unico raro momento che è stato loro concesso per incontrarsi.

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Quando guarderemo il cielo e vedremo la Luna nascondere il Sole, è perché è iniziato il loro lungo abbraccio… il Sole e la Luna si amano intensamente per poi lasciarsi ancora (eclisse, in greco, significa proprio “abbandonare”…).

Lo splendore della loro estasi è così intenso, che si consiglia di non guardare il cielo in quel momento, per non rischiare di rimanere accecati da un amore così profondo…!”

a cura di Roberto Pellegrini

Una stella stravagante

Dicono che fosse una stella.

Una stella – pare – che aveva avuto dal destino il compito di vagare per il cielo lungo una immensa via.

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Ma sempre così succede: anche se la strada che abbiamo davanti è vasta e infinita, ogni tanto ci viene il desiderio di cambiare, di provare a voltare a destra o a sinistra, per qualche sentiero traverso…

La stellina desiderò scendere sulla terra. Ci vedeva sempre ombre cupe, scintillio d’acque e di nevi, veli rosei di nebbia…

Una notte mentre nessuno badava a lei, cambiò strada e giù, a capofitto, descrivendo nella cupa notte una scia luminosa. Andò a battere contro una roccia e vi restò infitta.

Subito cominciò a nevicare. Il nevischio batteva contro le sue punte, turbinava intorno a lei.

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La stellina si spense e si racchiuse in sé tremando.

Quando il maltempo cessò, un nuovo fiore splendette contro il sole delle Alpi.

Eccolo lassù, sull’ultima cima, che guarda con nostalgia a quel cielo lontano e dondola il capo.

No, no; non ti raggiungerò più, mai più…

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Gli uomini che salgono sulle vette la desiderano, ma è difficile arrivare sino a lei.

Ci arriverà il più bravo, il più tenace.

Quando l’avrà tra le mani, gli parrà di aver rubato una stella al cielo lontano.

Testo di Gina Vaj Pedotti

Ded Moroz e Sneguročka si avvicinano

Brrr! Freddo, freddo!

Quando l’inverno si avvicina mi solletica la voglia di raccontare qualcosa che abbia attinenza con la Russia ed il suo folklore.

E così…

Ded Moroz (Nonno Gelo) avvolto nel suo tulup, l’ampio giaccone tradizionale russo, nelle mie fantasie, si avvicina. Come tutti i nonni ha un’aria austera, una lunga barba folta e capelli arruffati dal vento. Sulla sua troika inizia il suo viaggio partendo dalla città di Archangelsk, accompagnato da sua nipote Sneguročka, la fanciulla delle nevi, per distribuire casa per casa i doni a tutti i bimbi.

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Originariamente Ded Morok, sovrano dell’inverno e della neve, trasformava in ghiaccio tutto ciò che incontrava sulla sua strada, fu così che, per rabbonirlo tutti fecero a gara per invitarlo nelle loro case a degustare dolciumi di ogni tipo e ad ascoltare lo struggente suono delle balalaike.

Oggi Ded Moroz, pur essendo sempre il re dell’inverno, è diventato decisamente più buono e generoso, portando con se, oltre al gelo, anche regali per tutti, grandi e piccini.

Come sopra detto, egli si avvale della collaborazione della sua amata nipotina, intorno alla quale c’è una storia che la descrive come figlia della Primavera e dell’Inverno e che la vuole eternamente nubile. Insomma, a questa bella signorina dalle guance rosse e dai capelli biondi, è fatto divieto di innamorarsi, perché se succedesse il suo corpo si scioglierebbe come neve al sole.

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Non sia mai…. visto che quando viene chiamata, arriva avvolta in un vortice di neve.