Care Amiche di…Lilù Stones…!…alias anche…”Alice nel paese delle meraviglie”

Vi ho fatto fare un giro nelle pietre dure più belle e conosciute e anche di quelle meno conosciute, solamente perché più rare e non di facile reperibilità; nelle perle e nel corallo, nella meravigliosa ambra, nelle madreperle più affascinanti….e già in alcune pietre e preziose.

Ma al fulcro della gioielleria appartengono i diamanti, gli zaffiri o corindoni, i berilli, ovvero l’acqua marina e lo smeraldo, i topazi…e gli zirconi, quelli naturali, NON la cubic zirconia, “pietra”di laboratorio SINTETICISSIMA …che IMPROPRIAMENTE ha preso a prestito il nome da questi ultimi…spadroneggiando su una pietra vera dai colori bellissimi e soprattutto vecchia come il mondo.

E poi che dire su due dei granati fatali come il demandoide e la tzavorite, di cui Vi ho fatto accenno appunto, parlando di questa allegra famigliola, oppure sulla diopside russa, gli spinelli, la cangianza dell’alessandrite, la pietra degli Zaar e ancora, la “fluorescenza della bella kunzite, di cui Vi ho già parlato, ed in fine la tanzanite, pietra scoperta da non molti anni…che ha preso il sopravvento sui bellissimi e sempre autorevoli zaffiri blu.

Sarò breve, perché penso che non ci sia NESSUNO…al mondo…che non conosca almeno di vista, queste MERAVIGLIE, e anche perché e comunque, la mia passione verte sulle pietre dure e quelle semipreziose.

Partendo dal diamante dunque, queste cose sono necessarie da sapere:

Il diamante è carbonio puro cristallizzato a grande profondità con l’azione di alte temperature e pressione di fenomeni vulcanici. Due sono le caratteristiche principali di questa pietra: l’incredibile durezza e la straordinaria lucentezza. Nella tabella delle durezze secondo la scala di Mohs, occupa il decimo posto, e, infatti il suo stesso nome deriva dal greco “adamas” che vuol dire, appunto, indomabile; il suo colore può variare da “incolore” a giallo paglierino, cognac, rosa, azzurro, verde, rosso e nero. Con il termine “fancy diamonds” si definiscono i diamanti infatti, con un netto viraggio verso un particolare colore ben definito.

Il colore viene classificato per paragone, con diamanti campione e viene espresso, per i diamanti che più spesso si trovano in commercio, cioè i diamanti della “Serie Cape”, con una lettera dell’alfabeto dalla D alla Z dove D è la più “bianca” cioè la più incolore e la Z è molto gialla, ma non abbastanza da poter essere considerata “Fancy Colour” cioè “Colore Fantasia”. Il valore di un diamante della “Serie Cape” decresce procedendo dalla D alla Z. La maggior parte dei diamanti di questa serie in commercio sta fra la F e la J. I “fancy” esistono di quasi tutti i colori, ma sono assai rari. Perciò il valore di questi diamanti è spesso superiore a quello di uno della “Serie Cape” di simile peso, purezza e taglio di colore D.

La purezza del diamante consiste nella classificazione delle dimensioni e del numero delle impurità presenti all’interno della pietra tramite un esame con una lente a 10 ingrandimenti e viene espressa con una delle seguenti sigle:

SIGLA INGLESE DESCRIZIONE
IF Internally Flawless Internamente Pura
VVSI1/VVSI2 Very Very Small Inclusion Inclusione piccolissima
(difficilissima da vedere)
VSI1/VSI2 Very Small Inclusion Inclusione molto piccola
(difficile da vedere)
SI1/SI2 Small Inclusion Inclusione piccola
(visibile facilmente)
P1/P2/P3 Piqué Inclusione visibile ad occhio nudo

Ogni diamante è distinto da quattro parametri che lo identificano e ne stabiliscono il valore: il colore, la purezza, il taglio, il peso o caratura, dette anche le 4 C, in inglese, ovvero COLOUR, CLARITY, CUT E CARAT.

Il peso del diamante è espresso in carati (Ct.) ed 1 carato = 0,2 grammi.

E poi ancora: quale è la differenza tra diamante e brillante?….

La risposta è molto semplice: il Diamante è la materia prima mentre il Brillante fa riferimento al tipo di taglio con 57 faccette, 58 se anche l’apice è sfaccettato.
Inoltre, il taglio a brillante viene utilizzato su ogni tipo di gemma. Si ha così, per esempio, un rubino con taglio a brillante. Quando però si parla di brillante senza ulteriori specificazioni, si intende un diamante tagliato a brillante.
Anche se molto meno diffusi, esistono altri tipi di taglio come il taglio Huit-Huit, taglio a Rosa, taglio a Gradini o Smeraldo, taglio Carrè, taglio Baguette, taglio Princess etc.
Un diamante con taglio a brillante non deve necessariamente avere una forma rotonda. Potremo così avere non solo brillanti tondi ma anche con forma a goccia, a cuore, ovale etc.

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Tagli per diamanti e non solo

Diamanti GREZZI…la loro VERA NATURA….che sono poi quelli che piacciono a ME…la loro natura grezza, non ne toglie affatto la beltà…anzi, secondo i miei parametri, la fa acquisire e, certamente, non a discapito del loro “sfavillio” naturale.

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Pavè di diamanti…la tecnica più utilizzata in gioielleria, con tanti piccolissimi diamanti, ma anche con altre pietre, che tramite la loro continuità, fa sembrare di avere una pietra unica.

Le SUBLIMI opere…di Casa BUCCELLATI

Vi ricordo, che comunque, ci sono alternative altrettanto valide ai costosi e costosissimi diamanti, in prima linea gli zirconi bianchi…dico bianchi intendo…l’INCOLORE, oppure agli zaffiri e i topazi. Tutte pietre preziose che hanno prestigio e quasi il medesimo sfavillio.

A presto …

by Lilù Stones

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Eccomi nuovamente con voi

Con questo post, abbandoniamo le pietre dure e le pietre semi-preziose, per addentrarci nelle vere gemme.

A volte, i pezzi estratti pesano tonnellate, ma solo l’1% e molte volte anche molto meno, rappresenta la qualità “gemmifera” e vi dirò di più, molto spesso oltrepassa sia la preziosità, sia la quotazione, del diamante più stratosferico o dello stesso zaffiro o rubino o smeraldo che sia.

E’ la giada, ma la giada giadeite, Birmana, Imperiale, l’inesorabile IMPERATRICE della gioielleria Cinese…la gemma che come l’agata, è riuscita a diventare persino un nome proprio femminile, per il suo straordinario fascino.

Se per noi la giada è una bella pietra tra belle pietre, per loro, per gli asiatici, la giada è LA pietra e se, questo fatto poteva metterci a disagio fino a qualche tempo fa, la giada sta diventando una succulenta delizia anche per il palato di noi occidentali…da mangiarsi con gli occhi e solo con gli occhi.

Questa gemma, conosciuta da più di 7000 anni, anche da diverse culture, come Atzechi, Maori, Maya…nel 1863, grazie allo studioso francese Alexis Damour, è stata “scissa” in due appartenenze minerali: la giada GIADEITE, pregiatissima, e la giada NEFRITE, meno pregiata ma più “resistente”, quindi, stesso minerale ma con caratteristiche differenti.

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I colori della giada sono parecchi, bianca, gialla/arancio, grigio/nera, blu, crema, rossa e commistione degli stessi in forma di screziature. Ma, quella più ricercata è quella verde e lilla.

Essa poi, varia da semi trasparente ad opaca, ma quando siamo difronte a quella trasparente, dal colore profondo e monocromatica, senza “inclusioni” con altri colori…siamo difronte alla gemma più rara e preziosa che possa esistere in Birmania, la vera giada giadeite imperiale…quell’1%…appunto.

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L’ ereditiera Barbara Hutton. La collana in giadeite messa all’asta da Sotheby a Hong Kong. Risalente al periodo cinese Ch’ing, stimata 12,8 milioni di dollari.

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I colori della giadeite più preziosa

Molto bella e molto più abbordabile è la giadeite sempre imperiale, ma opaca, cerea diciamo, il suo verde non è quello dello smeraldo, ma solitamente un più o meno delicato verde pastello…adorabile e pregiata ugualmente.

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Giadite verde imperiale incisa

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Giada giadeite verde. Spesso le giade incise, vanno viste in controluce, per meglio apprezzarne sia il colore, sia l’espressività che ci ha trasmette l’artista. Quella del controluce, è un metodo tipico

La giada nefrite è altrettanto bella, colori più scuri, bruni, verdi, grigi, gialli e bianchi, tra quella bianca, ne esiste una particolarmente pregiata, chiamata “grasso di montone”.

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Giada nefrite grasso di montone

I bei colori della giada nefrite

Archeologi, hanno trovato mummie, avvolte nei cosiddetti “vestiti” di giada nelle tombe dell’Impero Cinese. Si credeva infatti che questa pietra potesse preservare il corpo dopo la morte.

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Da sempre IL talismano per eccellenza in Asia, ritenuta da Confucio, specchio di integrità, tra anima e mente

E adesso parto veramente con la modalità Lilù Stones….. perché se mi conoscete e riconoscete almeno un pochino, dopo tutti i post sulle pietre dure, sapete bene che io…quelle amo!

Le pietre preziose, le conosco, ma non “tuttissime”…anche perché i colori sono sempre quelli, nel senso che un rubino, per esempio potrà sempre assomigliare ad uno spinello rosso meraviglioso e viceversa e che, un bel quarzo lemon, potrà assomigliare ad un bel topazio imperiale o ad un eliodoro, e viceversa.

Quindi non essendo comunque un’orafa, che si occupa prevalentemente di pietre preziose, Vi raduno adesso, tre gemme che mi piacciono e che conosco q.b. di cui, due, certamente preziose ed una “semipreziosa”…e questo sarà l’ ordine:

la kunzite, la cianite e la iolite…!

Finiscono tutte in…ite, ma non vuol dire un bel niente, mi piaceva questo ”abbinamento”… e ve ne parlerò sommariamente, più che altro per farvele conoscere, nel senso che… esistono, per farvele vedere, anche se foto e colori sono quelli che ho trovato in internet e che, comunque, ho cercato più somiglianti possibili alle gemme che conosco.

Partiamo con la Kunzite, che è pietra di recente scoperta, 1902, e che prende il nome da un certo G. F. Kunz che la scoprì, giovane e intraprendente mineralogista, che divenne, per le sue qualità, ben presto, capo gioielliere presso Tiffany & Co.

Se si trova tagliata in gemma, la vedrete montata su anelli e orecchini.

Il suo colore è rosa, a volte intenso, a volte pallido, a volte rosa/violetto.

Dicono che la più bella è la Patroke, che si estrae in Afghanistan ed è quella dal bel rosa saturo. Dicono che è una gemma che diventa fosforescente quando non c’è luce, perché la immagazzina durante il giorno e poi produce quel tipo di effetto di notte.

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Questa è una kunzite Patroke…taglio trilliant

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Sfere perfette di kunzite, un filo così costa molto_issimo, sulla superfice, quando non è “trasparente”, anzi semitrasparente, fa intravvedere il suo secondo colore, cioè il bianco, che la rende straordinaria

La kunzite è solo rosa, o gamma del rosa, ma appartenendo alla famiglia dello spodumene, può anche essere incolore/gialla e verde…ma prende altri nomi.

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Grezzi di spodumene, tra cui la kunzite, quella rosa, l’hiddenite, quella verde e triphane quelle bianco/gialla

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Cianite, cianite e cianite

Anche la cianite ha un colore primario che è un blu, blu/azzurro e un colore secondario che traspare che è il bianco…ma può essere anche verde, verde/salvia. L’effetto del bianco sulla superficie, come sulla kunzite, la fa sembrare perlacea.

La cianite è una pietra molto difficile da tagliare, perché ha due durezze all’interno, dal Nepal le più belle.

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Grezzo di cianite

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 Fili in cabochon di cianite

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Sfere di cianite…da urlo….!!!

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Cianite da incastonatura, in gemma

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Cianite in gemma verde

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Cianite grezza tagliata a dragone

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Questa bella gemma è la iolite varietà della cordierite

Una volta veniva chiamata lo “zaffiro d’ acqua”, quelle di un bel blu provenienti da Ceylon.

Solo un buon tagliatore sa far risaltare questa gemma, poiché ha un forte pleocroismo, cioè a seconda di come la si espone alla luce, manifesta colori differenti.

La pietra dei Vichinghi o pietra bussola…veniva usata una lente molto probabilmente di iolite, per orientarsi durante la navigazione, poiché rimaneva in asse con la posizione del sole anche in caso di nebbia.

Rispetto ad uno zaffiro, costa molto meno e addirittura, può “assomigliare” alla tanzanite….ma la iolite è meno violacea.

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Fili di rondelle sfaccettate di iolite gemma

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Grezzo di iolite

Qualcuno la mette tra le pietre preziose, altri, in quelle semipreziose.

Quando ha un bel colore ed è ben tagliata, è parecchio apprezzabile.

Alla prossima…aspettatemi eh!

by Lilù Stones

 

Continua il viaggio fra le meraviglie

Questa volta inizierò il mio post con la FLUORITE, che per i sui colori, anche se molto più evanescenti, mi fanno ricordare quelli della tormalina, di cui vi ho parlato nel post precedente.

Che dire sulla fluorite?

Inizio con il dire che deve il suo nome al fluoruro di calcio, minerale che la compone e che le regala il fenomeno della fluorescenza, che fa di essa, una pietra singolarmente bella ed attraente anche e certamente per i suoi colori: pura è incolore, spesso però, si trova nei suoi inconfondibili colori del verde, viola, blu, giallo, rosa, nero, bruno, molto spesso trasparente, ma può anche essere traslucida e opaca.

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Fluorite in cabochon tagliati a “melone”

E’ uno dei pochi minerali che si presenta in campioni perfettamente cristallizzati, la regina delle mostre sui minerali e ricercata dai collezionisti, specialmente quella che prende il nome di “blue john”, francesizzata in bleu/jaune ovvero dal colore blu/gialla a bande.

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Fluorite “blue john”

Già gli antichi Greci tagliavano questa pietra come gemma preziosa, mentre i Romani, cesellavano vasi con la “blue john”, chiamati allora vasi murrini, per il colore variegato.

Molto bella anche quella in fili color giallo, da lontano sembrano fili di ambra….certo il peso…cambia.

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La Fluorite è un minerale molto diffuso, solo il quarzo vanta maggiore diffusione, ma è praticamente conosciuta e riconosciuta da tutti.

Altro minerale molto diffuso è la Calcite, si dice che è talmente “invasivo”, che solo in Vaticano non si trova.

Se la forma è massiva, il suo colore è polveroso ma vitreo. In gemma è trasparente, traslucida, ma anche opaca.

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Quella trasparente gode della proprietà ottica della doppia rifrazione, cioè, la luce che l’attraversa vi farà vedere l’immagine “raddoppiata”, a questo proposito, famoso è lo spato d’Islanda, cristallo di calcite trasparente, che opportunamente preparato, veniva adoperato in microscopia fino alla metà del 900.

La calcite è ricca di carbonato di calcio, da cui deve il nome, le sue varietà prendono il nome a seconda delle località in cui vengono reperite e dalla composizione (esempio lo spato d’Islanda, oppure il travertino, ecc.), i suoi colori vanno dall’incolore (trasparente quindi), bianco, giallo, arancione, bruno, grigio, nero, rosa, rosso e blu. Ci sono collezionisti che raccolgono solo campioni di calcite, talmente son diffusi e sempre molto particolari.

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Un appunto particolare e molto importante, devo farlo sulla Mangano/Calcite, ovvero la calcite che contiene anche il manganese ed è rosa.

Questo minerale è pregiatissimo e anche costoso, perché non si trova facilmente come la calcite.

Un filo di questo minerale è secondo solo ad un bel filo di corallo “pelle d’angelo” e all’opale rosa.

Invece l’Aragonite, è la sorellina “povera” della calcite, nel senso che è lo stesso minerale, ma con differente struttura e prende il nome da Molina de Aragòn, località spagnola dove fu reperita la prima volta.

L’ aragonite è il principale minerale che costituisce la parte dura delle conchiglie, quindi minerale che costituisce anche le perle (carbonato di calcio, ricordate?…) e di altri organismi marini, ivi compreso il corallo.

 

Stesso colore della calcite, trasparenza da vitrea a resinosa, traslucida, birifrangente, fosforescente e anche fluorescente, in cristallo.

Ma lo sapevate che: minuscoli cristalli di aragonite sono contenuti nel corpo umano, precisamente nell’orecchio interno? Ebbene si, sono gli otoliti del sistema vestibolare.

Per rimanere nel colore caldo del giallo e del bruno, inserisco un’altra pietra straordinaria.

L’Andalusite varietà Chiastolite per cui ho una passione sviscerata, seconda solo alla septaria.

Il nome deriva dalla località dove fu scoperta, l’Adalusia, ed in effetti la Chiastolite è stata la prima varietà scoperta, in seguito si sono rivenuti veri e propri cristalli di questa gemma che appartiene alla famiglia dei silicati.

La Chiastolite, mostra una strana inclusione scura, che forma una croce: è la grafite che le da questo caratteristico aspetto “simbolico”.

Mentre invece l’andalusite in gemma ha colori che vanno dal verde/ bruno, al giallo/bruno, al rosa/bruno ed è pietra trasparente o traslucida, classica e fascinosa.

E per finire aggiungo ancora una pietra dal nome angelico: l’Angelite, il bellissimo nome, nonché pietra, che è stata data a questa anidride azzurra, che arriva dal Perù.

L’ Angelite è la variante di un minerale conosciuto come anidride, dal greco “anhydros” senza acqua, perché ha origine evaporitica, deriva dalla trasformazione di depositi di gessso che hanno perso, per evaporazione le molecole di acqua. Colore bianco azzurrognolo e parte centrale grigia.

 

by Lilù Stones

TORMALINA…la gemma che viaggiò sull’arcobaleno e ne rubò tutti i colori…

Questa è una gemma meravigliosa e anche preziosa.

Mi spiego, la qualità più pura e trasparente è certamente quella pregiatissima, ma anche grezza e/o appena smussata è apprezzabilissima proprio perché è una tavolozza di colori, come solo la tormalina può regalarci.

“Turmali” vuol dire appunto misto, nella lingua Cingalese, dalla quale si pensa derivi il suo nome, francesizzato poi in “tourmaline” quando finalmente iniziò a diffondersi in Europa agli inizi del XVIII secolo, grazie agli Olandesi che la importarono da Ceylon.

E’ un minerale misto, nel senso che diversi componenti alimentano la sua roccia sia di origine granitica che pegmatica.

Ma non addentriamoci troppo nelle spiegazioni mineralogiche, badiamo al sodo, dico solo che anche questa è una famiglia allegra, un po’ come quella dei granati.

Partiamo di colori.

I colori sono questi: nera, detta sciorlite; giallo/bruno, detta dravite; verde… due varietà la cromotormalina, rara e preziosissima e la verdelite; rossa, la rubellite, preziosissima; blu, simile ad uno zaffiro, l’indicolite, rara e preziosa; rosa/verde, detta “anguria” o watermelon ovvero cocomero; azzurra e rosa ed infine quella più preziosa di tutte, dal colore del mare tropicale più limpido ed evocativo: la tormalina paraiba, eccezionale.

Grezzi di tormalina: dal prisma o cannello inconfondibile.

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Tormalina in gemma sfaccettata multicolor, tutto l’arcobaleno al completo.

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Tormalina multicolor in gemma ed in sfere lisce.

Questi i fili più preziosi, belli sia sfaccettati che lisci, belli in massa per fare “colpo”, bello il filo semplice, lineare, magari con le gemme legate a rosario.

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Tormalina legata a rosario.

Dipende dai gusti, bisogna saperle portare le “pietre”.

Vediamo quelle grezze, eccole:

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Tormalina massiva multicolor, niente in meno rispetto alla gemma, ogni pietra racchiude la sua fantasia, il suo fascino, la sua straordinaria NATURA.

Quella nera, che è detta sciorlite è la più comune è monocromatica per eccellenza. Pensate che un cristallo di tormalina nera può arrivare ai 5 metri di lunghezza, il suo prisma grezzo, sembra liquirizia, lucido e zigrinato sulla facciata esterna.

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Grezzo di tormalina nera, sciorlite.

Molto, molto belli sono i fili di tormalina nera, solitamente si trovano sferici e lucidi, difficile distinguerli da una bella agata nera oppure, da un’ossidiana, questo succede con molte pietre che sono “simili” come colore, anche con quelle preziose, solo voi sapete ciò che acquistate, non c’è modo di distinguerle ad occhio nudo.

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Fili di Tormalina nera appoggiata sul suo grezzo.

Una parola va detta per la tormalina verde; ricordatevi solo che se è molto scura perde di beltà.

Bene, la cromo tormalina è quella rarissima e molto costosa, solitamente.

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Cromo tormalina

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Dravite, quella giallo/bruna e verdelite o cromotormalina in fascia di colore, non saprei, propendo più per la verdelite.

Altra tormalina preziosa, è la rubellite, bella di un rosso/violaceo, direttamente in competizione con i più bei rubini.

Bella anche questa sia massiva, che naturalmente in gemma.

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Grezzo di rubellite.

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Rubellite in filo grezza.

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Rubellite a goccia sfaccettata in gemma.

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Tormalina rosa

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Tormalina rosa in fascia di colore rondelle sfaccettate in gemma.

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Tormalina massiva rosa

Immaginatevi tre o quattro fili di questo tipo, che arrotolati tra loro si abbracciano a formare un meraviglioso torchon.

Tra l’altro proprio con questo tipo di taglio, si realizzano gioielli magnifici, con qualsiasi tipo di pietre e persino con le perle, forate in testa, come si usa dire in gergo.

Poi c’è quella azzurra, ma sovente quella azzurra o è la paraiba o se blu, l’indicolite.

L’indicolite o tormalina blu è una mosca “blu”, rarissima, la sua gemma viene usata in gioielleria, quasi esclusivamente, sinceramente, penso che anche il grezzo più piccino abbia un valore elevatissimo, mai avuto la fortuna di vederlo.

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STRAORDINARIO grezzo di indicolite!!!

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Indicolite

Questa è la tormalina paraiba. Solo a pronunciarne il nome è fenomenale.

Tormalina dal colore magnifico, molto rara, per cui si usa solo trasformata e tagliata in gemma.

In Brasile inizia a scarseggiare, fortunatamente l’Africa, sarà il futuro di questa gemma, anche se dicono che quella Brasiliana era ed è, la migliore in assoluto.

Colore “celeste”, quella pregiatissssssssssima: 10.000 dollari al carato, ma può essere anche azzurra/verdolina, un poco poco meno estimata.

Attenzione! Esistono anche altre due pietre che le assomigliano in modo eclatante: una è l’apatite, quella detta “paraiba” bellissima e l’altra lo zircone starlite.

Grezzo di tormalina PARAIBA

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Gioiello_bracciale in cabochon di tormalina paraiba in fascia di colore.

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Gemme di tormalina paraiba.

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Gioielli con cabochon di tormalina paraiba!

Riprendiamoci, si fa per dire, perché ancora la tormalina ci farà rimanere a bocca aperta, si, ebbene si, con la tormalina “ANGURIA” o “WATER/MELON ovvero COCOMERO.

Eccola:

Sezioni di tormalina anguria.

Questa è una tormalina pleocroica, ovvero con più colori, centro rosato bordo verde, mi sembra evidente il paragone è il nome a cui è associata, il taglio in sezione lenticolare ne esalta la “sostanza”.

Il costo dipende dal taglio e dal colore, quindi variabile, ma accessibile, poi dipende dal gioiello, se ha altre pietre combinate insieme.

Io vi metto diversi aspetti di questa FAVOLOSA gemma, che mette allegria e freschezza solo a vederla.

Fili con pietre forate in testa, lenticolari.

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Grezzi di tormalina “anguria”

by Lilu Stones

 

Continua il viaggio … alla scoperta delle pietre

Ciao care amiche delle pietre.

Finite le vacanze?…no?…si?…Beh…se le avete finite o non le avete fatte per nulla, vi porterò in vacanza con i meravigliosi colori delle pietre che vi andrò a raccontare…e che certamente vi evocheranno luoghi magici.

Inizio con… LA TURCHESE

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La turchese è una pietra che ha resistito al tempo e alla cultura, una delle prime pietre estratte dalla terra.

Pietra che dà origine ad un vero e proprio colore. I commercianti Veneziani che la importarono dalla Turchia, pur essendo pietra appartenente alla Persia, quando la portarono in Francia per la prima volta, la chiamarono “pierre torquise”, ovvero pietra turca…di qui..il nome.

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Grezzo di turchese

I Romani la chiamavano “callais”, bella pietra, i Persiani “ferozah”, pietra vittoriosa…come sempre i nomi si perdono anche questi nelle sabbie dei tempi.

La turchese è fosfato idrato di rame, alluminio e ferro; il rame, è il fautore del suo colore, dall’azzurro inconfondibile, al verdolino.

Comunque la scegliate, sarà un successo: screziata, con la tipica “ragnatela nera”; questi disegni che si formano sulla gemma, non intaccano la sua beltà, tutto è soggettivo e dipende anche dalle possibilità che si hanno.

Certo quella azzurra cielo saturo (e magari senza inclusioni di matrice, quelle righe nere che la solcano, ossido di manganese o quelle marroni, di limonite minerale che la compone) è la più pregiata e costosa.

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Le aree geografiche legate a questa gemma, sono due, il Medio Oriente, la più bella turchese al mondo, nello specifico l’Iran, patria storica sia per l’estrazione che per la lavorazione di questa roccia e quella estratta in America, zone Nevada e Arizona.

Gli indiani d’America, veri estimatori di questa pietra, la usavano addirittura come moneta, preziosa proprio come l’oro.

Si dice che la turchese tenda a sbiadire se il suo possessore non gode di buona salute, come si dice anche che, chi possiede questa pietra durante una caduta, si spacca la pietra ma non le ossa…meglio non provare, questa è mitologia.

Inutile dire che è una delle pietre più impastrocchiate ed imitate. Per gestirne il colore, la si colora sinteticamente, si fanno “paste” o addirittura la si falsifica con un’altra pietra bellissima, l’aulite o howlite.

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La turchese è bella in qualsiasi taglio, in qualsiasi gioiello, dal più semplice al più estroso ed è comunque una pietra che raramente, per non dire proprio mai, la si ritroverà in cristallo.

AULITE o HOWLITE

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Grezzo di aulite

Questa è la faccia dell’aulite, aulite e poi ancora aulite grezza!!!

Vi sembra azzurra, celeste o verdolina?!!!

Bene è proprio con questa bella pietra, che sembra marmo, che falsificano la turchese, perché ha le venature nere che la fanno assomigliare alla turchese e poi, è una pietra porosa, quindi adatta ad essere “colorata” per bene, talmente bene, che alcuni si divertono anche ad imitare col corallo, si anche quello.

Ha una composizione completamente diversa dalla turchese, l’aulite è un silicato o borosilicato di idrossido di calcio e deve il suo nome al suo scopritore, certo Henry How, da qui: howlite (in Italiano: aulite).

Opaca e vitrea, lucente, proviene principalmente dalla California e viene usata esattamente come le altre pietre, per monili e quant’altro.

Ora non fatevi più ingannare, l’aulite costa pochissimo, anche il filo più pregiato.

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Filo di bellissima aulite naturale

Altra pietra incantevole e sconosciuta ai più è il larimar.

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Grezzo di LARIMAR…guardatelo bene…fa sognare

Questa pietra, costosissima solitamente, arriva solo dalla Repubblica Dominicana.

A volte leggo che alcuni lo chiamano anche diaspro (Jasper) larimar, ma purtroppo non so dirvi se è appropriato il termine, anche perché il larimar è una pietra di origine vulcanica, il diaspro non lo è!

Sarà l’ennesima falsificazione.

Comunque tornando al larimar, che è azzurro con venature bianche, il più pregiato, ma anche verdolino, quello meno pregiato, sempre con venature bianche, è di recente scoperta. Nel 1916, Padre Loren trovò questo minerale, ma purtroppo non ebbe l’autorizzazione ad eseguire gli scavi; ci riprovò più avanti, nel 1974, un certo Mendez che potè portare avanti la ricerca di questo minerale con successo e lo chiamò larimar, dall’amore per la figlia, certa Larissa e la passione per il mare: quindi LARI_MAR.

E’ una delle pietre più nuove e rare al mondo, avendo per ora solo quella provenienza, è traslucida se ben “levigata”, tanto che pare di vedere il mare di quei lidi tropicali muoversi in superficie. Ne ha l’energia, non solo il colore, bellissima anche grezza, costa meno.

Si può chiamare anche pectolite, varietà larimar, poichè appartiene a quella famiglia (le pectoliti).

 

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Ed ora, dall’azzurro, dal celeste al BLU OLTREMARE.

Si, così viene definito il LAPISLAZZULI dal colore più bello.

Anche questa pietra affascinante è come la turchese, ha resistito alla storia e alla cultura, anche lei è stata una delle prime estratte dalla terra e gode come sua “sorella” di successo immemorabile.

“Lapis” dal latino pietra, “lazulum” blu o celeste, dal Persiano “lazhuward” dal giacimento Afghano storico di provenienza, attivo da 7.000 anni! I Romani lo chiamavano zaffiro blu, oggi lo zaffiro è un corindone, appunto lo zaffiro blu, altro tipo di gemma preziosa.

La roccia del lapislazzuli è composta da vari minerali, tra cui la lazurite (blu), la calcite (bianca) e la pirite (dorata) ed altri, dalla stessa roccia hanno origine anche delle altre pietre altrettanto interessanti, ma meno pregiate (la dumortierite e la sodalite).

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Grezzo di lapislazzuli

Pietra venerata dagli Egizi, che ne facevano uso per le cerimonie, per forgiare amuleti, oltre che per adornarsi.

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Antico anello/amuleto egizio.

Più avanti, dai Romani, venne impiegato in medicina.

Nel Medioevo, macinato e ridotto in polvere, si otteneva un pigmento dal colore blu oltremare splendido e duraturo per affrescare, materiale costoso pari all’oro.

Michelangelo lo adoperò per “ Il Giudizio Universale” e non solo…

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Giotto, per la Cappella degli Scrovegni…

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Il lapislazzuli pregiato, secondo gli esperti è quello dal colore uniforme, con pochissime tracce di pirite e proprio nessuna di calcite, quello che lo fa sembrare un lembo di cielo stellato.

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Lapislazzuli…perfetto…con chiusura in giada Birmana.

I Persiani lo dividono in tre categorie: nili = blu scuro, assemani = blu chiaro e sabz = verde.

Molto bello anche quello grezzo, oggi come oggi c’è un ritorno alla pietra grezza che sa di natura.

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Lapislazzuli con tutte le sue belle tracce di minerale

Fratelli del lapislazzuli sono la SODALITE E LA DUMORTIERITE.

La SODALITE

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Grezzo di sodalite

Silicato di sodio, da cui si estrae il sodio appunto, si distingue dal lapislazzuli, per il colore, un blu/grigio, con venature bianche, ma assenza di pirite.

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Bel filo di sodalite…a volte è meglio un bel filo di sodalite, che un brutto filo di lapislazzuli.

La DUMORTIERITE

Nome difficile e anche bruttino, molto probabilmente il suo scopritore, paleontologo Francese, ci teneva così tanto a passare alla storia, che non si è scervellato per nulla a dare un nome più caruccio a questa pietra, egli infatti si chiamava Eugene Dumortier.

Anche questa pietra è un borosilicato, traslucida e molto variegata nelle sfumature di blu, blu scuro, verde blu, ma anche bruno/rossastra e rossa.

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La CRISOCOLLA

Grezzi di crisocolla

Altra bella pietra, sovente confusa con la turchese di color verdino.

E’ un silicato di idrato di rame (di qui il colore verde) ed indica giacimenti di rame la sua presenza, diffusa nel mondo.

Viene considerata la pietra delle donne, alleata delle donne “ossessionate” del lavoro o dai mille impegni ed è la pietra protettrice della voce. Ha un bel colore azzurro/verde o blu/verde, traslucida e a volte semitrasparente.

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Bel filo di crisocolla

L’ AZZURRITE

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Magnifico grezzo di azzurrite

L’azzurrite è un idrossicarbonato di rame, è di colore azzurro/blu o blu scuro, possiede la qualità di trasformarsi lentamente in malachite, tramite l’assorbimento d’acqua, difatti sovente viene chiamata azzurrite/malachite il suo pigmento azzurro, a contatto con l’umidità dell’aria, purtroppo però cambia colore diventando verde.

Pietra pregiata, da semitrasparente ad opaca.

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La MALACHITE

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Straordinaria pietra, idrossicarbonato di rame, come la crisocolla.

Ma i suoi colori sono verde/ verde scuro a bande stratiformi. Pietra pregiatissima, opaca, regina della Repubblica del Congo, da cui proviene, chiamata “la verdura delle rocce”.

Viene intagliata proprio per mettere in evidenza le sue fasce, per risaltarne la bellezza eclatante, sia per farne oggetti, scatolette, porta_profumi, candelabri, ecc. ecc.

In gioielleria per farne ornamenti favolosi, ma attenzione, pietra molto imitata e artefatta.

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Malachite naturale…perfetta

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Malachite sintetica

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Antico cammeo in malachite

Pietra utilizzata come rivestimento, nelle sale delle residenze degli Zar, famose le colonne in malachite nella cattedrale di San Isacco, in Russia, a San Pietroburgo.

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E per finire… Gemme Organiche – Part. III

L’ambra, l’oro del Baltico (Russia), così come per noi lo è il corallo rosso.

L’ambra è una resina fossile indurita, formatasi da una conifera il “Pinus succinefera” (ora estinto), dai due ai cinquanta milioni di anni fa.

I latini la chiamavano appunto “succinum” e ancora nel Baltico la chiamano Succinite, la loro “yantar”, ambra in Russo. A volte traslucida, colore giallo o meglio tutte le tonalità e intensità del giallo: arancio, marrone, rossiccia e persino bianco latte, questa detta “ambra reale”.

Bellissima anche grezza, (che mi ricorda, infilata a collana, quelle “corone” di fichi secchi che si vedono in meridione, per far seccare appunto i fichi), curativa persino, quella grezza, aiuta a sopportare il dolore alle gengive per i bimbi che devono mettere su i dentini, sovente viene regalata in questa occasione l’ambra da “ciucciare”. L’ambra ha un suo aroma, se si riscalda profuma, ma attenzione è infiammabile e se strofinata, produce elettricità.

Inutile dire che le imitazioni si sprecano con plastica, vetro, resine naturali e sintetiche.

Ma l’ambra, l’antichissima AMBRA è “pietra” senza età, nobile, calda, elegante, anche con le sue inclusioni, che non sono altro che piccoli insetti o foglie o tutto ciò che la resina della conifera ha inglobato con se, vera pacchia per i paleontologi.

I colori dell’ambra baltica

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La bellissima ambra reale

 

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Ambra grezza

E’ il Baltico che ci offre il 90% dell’ambra che si impiega in gioielleria, una volta la maggior quantità arrivava dal porto di Kaliningrad, ma giacimenti di ambra baltica, ora provengono dalla Danimarca, Finlandia, Estonia, Lettonia, Polonia e Germania e da quelle zone “limitrofe”.

Anche l’ambra Meso/Americana o quella che proviene dalla Repubblica Dominicana, è speciale nei colori, tutta l’ambra tropicale ha una sua zona di estrazione detta “Amber Valley”. Bellissima e rara quella verde della Columbia.

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Rara e costosissima ambra è quella BLU o BLU/ROSSICCIA della Repubblica Dominicana, puro splendore per gli occhi!!

Aggiungo una chicca, anche per me, perchè non sapevo di questa notizia, senza andare tanto lontano, la nostra bella Sicilia, proprio nella sua punta più sud orientale, ha una costa che viene chiamata “costa dell’ambra” in prossimità del fiume Simeto, dove dal 1984 si è ritrovata una splendida, rara ambra detta appunto SIMETITE, dal bellissimo colore scuro rossastro/bluastro, quasi come quella Dominicana.

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Ancora un piccolo accenno alla COPALE, simile all’ambra, ma più “giovane”, ha un aspetto più opaco e lattiginoso, più fragile e ricca di inclusioni, ovvero insetti o simili, perfettamente conservati tanto che, se la si fa sciogliere in etere o benzina, si possono recuperare gli insetti.

Bellissima anche questa, diciamo più etnica, tanto che è solitamente tagliata in pezzi molto grandi, in Tibet, le donne si adornano con questa resina, pesa pochissimo e non devono reggere nessun peso, come d’altronde anche per l’ambra, che è leggerissima, provare per credere.

Copale

Non mi rimane che farVi conoscere il GIAIETTO

Sapete come lo chiamano anche il giaietto? Lo chiamano “l’ambra nera”! Si perché innanzitutto è nero, una volta lucidato e spazzolato esibisce un lustro che non teme il tempo e come l’ambra è leggerissimo.

Non è una resina, è una varietà di lignite, simile al carbone ma più duro, resto fossile di foreste millennarie che si trovano lungo le scogliere di Whitby, nello Yorkshire in Inghilterra. Peraltro località amena, con una bellissima spiaggia, nella quale passeggiando potete imbattervi in pietre (fossili anche queste) di ammonnite, che sono anche e oltretutto lo stemma di questa cittadina famosa per i suoi fossili.

Tornando al giaietto, fu proprio il periodo Vittoriano a dargli fama in tutto il mondo. La regina Vittoria aveva parecchi esemplari di gioielli in giaietto, anche perché essendo nero fu fonte di produzione per farne “perle” nere come ornamento per circostanze funebri.

A Whitby, dove esiste il più rinomato giaietto al mondo, si trova anche un museo che custodisce una vasta collezione di giaietti corredati dalla relativa storia dei pezzi. E’ prezioso per la sua storia e il suo prezzo è abbordabile, certo non arriva a costare quanto l’ambra. Interessante “pietra”.

GIOIELLI PERIODO VITTORIANO…tra il sacro e il profano.

Gemme organiche – Part. II

Conosciamo il corallo, il nostro oro rosso.

Ebbene sì, così viene chiamato questa meraviglia organica che ci regala il mare.

Vorrei perdermi in mille racconti per narrarvi di questa bellezza, ma come sempre vi darò il là…e starà a voi approfondire, perché c’è tanto da scoprire.

E dunque parto dal nostro corallo, il corallo RUBRUM rosso rubino, che è solo nostro patrimonio, ma che ora si pesca nella maggior parte dei casi ancora abbondante in Sardegna, ad Alghero la “Riviera del Corallo” dagli stessi corallari di Torre del Greco, a cui spetta il primato assoluto per la lavorazione del corallo.

Fu proprio un certo Signor Paolo Bartolomeo Martin, marsigliese ma con origini genovesi, che trapiantatosi a Torre del Greco, fondò nel lontano 1805, il primo laboratorio per la lavorazione del corallo nobile e, per la sua capacità, si iniziò ad incidere il corallo su cammeo ed in seguito, ad incidere il cammeo su conchiglia.

Altre città partenopee dove si svolgeva una fiorente pesca al corallo sono state Trapani, dove oggi presso il Museo regionale Agostino Pepoli, si possono ammirare opere dei maestri trapanesi del tempo che fu e Sciacca, in Sicilia, il corallo di Sciacca unico per colore, dal rosso/arancio, salmone fino ad un rosa pallido il cosiddetto “pelle d’angelo”.

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Corallo Rubrum

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Corallo di Sciacca

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Presepe in corallo Torre del Greco

Come ciliegina sulla torta vi annoto ancora due notizie, che questa volta, copio e incollo così come le ho lette.

Il corallo è un antichissimo amuleto di valore apotropaico per i neonati, ancora oggi diffuso. Secondo la tradizione pagana i rametti appuntiti infilzavano il malocchio lanciato per invidia, mentre per i cristiani il suo colore rosso ricordava il sangue di Cristo, infatti veniva usato già nel medioevo per i reliquiari della Croce. Il corallo assumeva così la valenza di simbolo della doppia natura di Cristo, umana e divina. Per questo si trova in numerosi dipinti rinascimentali, come la Madonna del solletico di Masaccio, la Madonna di Senigallia e la Pala di Brera di Pietro della Francesca.

Secondo Ovidio (Metamorfosi, IV, 740-752) il corallo rosso nacque dal sangue di una delle Gorgoni, Medusa, quando Perseo  la decapitò. Le Gorgoni avevano la capacità di pietrificare con lo sguardo, e il sangue di Medusa, al contatto con la schiuma creata dalle onde, pietrificò alcune alghe che col sangue divennero rosse.

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Ma cos’è il corallo?

Il corallo è l’albero del mare, il suo scheletro è formato da calcio carbonato ed è composto da microorganismi, i celenterati (forma a cilindro), vive in colonie, fissato in fondo al mare e diventa duro come la pietra assumendo forme e colori affascinanti.

Oltre al corallo rosso del Mediterraneo, ha un ruolo molto importante il pescato che arriva dal Giappone, dai cespi piuttosto grandi e spessi (non sono da paragonare al nostro), ma sia quello rosso, che quello rosa che quello bianco, godono di pregio e molto spesso sono proprio i maestri corallari di Torre del Greco a scolpirli per i nipponici.

Corallo del Giappone

Esistono comunque altre specie di corallo, ma è improprio chiamarlo così, si tratta infatti di madrepora, che pur essendo imparentata con il corallo, è più spugnosa o porosa. C’ è pure il corallo bamboo, che ha una struttura con “nodi” ed è più pesante del corallo, questo viene tinto, in natura è “bianco”.

Corallo Bamboo Naturale

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Corallo bamboo tinto

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Madrepora (vera)

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Pasta di madrepora

C’è poi la madrepora Oculata o corallo bianco e ancora l’Heliopora Coerulea o corallo blu. Tutti e due si trovano in profondità elevate negli oceani, dove non sono raggiunti dalla luce, ragione del loro colore.

Sono molto belli anche con le loro porosità, che denotano la loro natura.

Madrepora oculata

Heliopora Coerulea

Ne esiste poi una variante NERA, ma è protetta, non si può pescare e una variante DORATA, di questa no so dirvi molto, se non che esiste.