“La perla delle isole e delle penisole”…

… così la definiva Catullo. Stiamo parlando di Sirmione, località rinomata, anche a livello internazionale, per le note proprietà curative della sua acqua termale.

Ubicata sulla sponda meridionale del Lago di Garda, in corrispondenza di una lunga e sottile penisola che divide i golfi di Desenzano e Peschiera, Sirmione gode di ampia fama grazie a scrittori come Catullo, Stendhal, Lawrence e Goethe che ne hanno celebrato nei loro scritti le bellezze artistiche e ambientali.

carte

Oltre, come sopra detto, ospitare un centro termale famoso, Sirmione offre un ricco patrimonio storico e artistico, che comprende i resti di un’antica villa romana della prima età imperiale, conosciuta come le Grotte di Catullo e la Rocca Scaligera.

Inoltre il suo centro storico è caratterizzato da strette vie con i muri di pietra, che regalano scorci veramente suggestivi.

Grotte di Catullo

La maestosa villa romana fu edificata tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C. su uno sperone di roccia collocato proprio sulla punta estrema della penisola di Sirmione. La villa aveva pianta rettangolare con due avancorpi sui lati corti ed era caratterizzata da lunghi porticati e terrazze aperte lungo gli altri lati, comunicanti a nord con un’ampia terrazza belvedere ombreggiata da una copertura mobile in tessuto detta velarium.

Di essa oggi restano solo alcuni elementi, come le strutture di sostegno. La zona residenziale dell’edificio era ripartita tra nord e sud, mentre la parte centrale era occupata da un vasto giardino.

Le rovine sono conosciute sin dal Rinascimento come Grotte di Catullo perché i vani della villa che erano crollati e che col tempo la vegetazione aveva ricoperto assomigliavano a cavità naturali. Il riferimento a Catullo, invece, deriva dai versi del poeta latino che celebrano Sirmione.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Castello Scaligero

Il Castello prende il nome dalla famiglia Della Scala, che nel 1259 dominò per oltre un secolo Verona, il suo territorio e il Garda fino a Sirmione. Bagnato su tutti i lati dalle acque del Lago di Garda, è uno dei castelli scaligeri più completi e meglio conservati in Italia, oltre ad essere un raro esempio di architettura lacustre.

La rocca è costituita da un quadrilatero centrale, con le tre torri angolari, il cortile principale ed il mastio: a questo si addossano due cortili e la darsena, difesa da torri scudate, che racchiude una piccola porzione del lago e che un tempo era il luogo di rifugio della flotta.

Al castello si accede ancora oggi attraverso un ponte levatoio ed il percorso all’interno del castello stesso prevede l’accesso anche ai camminamenti di ronda delle mura e, tramite ulteriori rampe di scale fino in cima al mastio, la torre più alta della fortezza.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

…Un orologio… in orbita!

“One small step for a man, one giant leap for mankind!”
(“Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità!”)

Quando, nella notte del 20 Luglio 1969, Neil Amstrong pronunciò questa celeberrima frase, sbarcando sulla Luna, a bordo dell’Apollo 11, qualcuno immaginò che, a partire da quello storico momento, lo spazio avesse iniziato a perdere il suo fascino, la sua “inviolabilità”…

5217557

Io ho tenui ricordi della concitata diretta televisiva del bravo Tito Stagno (rigorosamente in bianco e nero…), che seguivo distrattamente, seduto sotto il tavolo di cucina, ma percepivo (come poteva farlo un bambino di circa quattro anni, s’intende), che stesse accadendo qualcosa di magico.

Lo spazio: questo “luogo-non luogo”, in cui tutto sembra svanire, come inglobato nel nulla assoluto, “vive” svincolato da ogni legge fisica terrestre e persino il concetto di “Tempo”, e la sua misurazione, sembrano doversi, quasi, reinventare. Ma non è così… Anzi: proprio il “Tempo”, lassù, resta, probabilmente, l’unico, “rassicurante” aggancio concreto con le “consuetudini” terrestri, certamente necessario per il buon esito di eventuali esperimenti.

time-and-space-website-banner-wide-background-of-deep-space-with-a-clock-face-in-left-bottom-corner-234681328-800x416

E, questo, le alte sfere della NASA lo sapevano bene, quando progettarono la Missione dell’Apollo 11, tanto che uno degli obiettivi, tra i tanti da raggiungere, prima del lancio fu quello di dotare gli equipaggi di un eccellente “segnatempo-cronografo”, che fosse all’altezza del compito e si rivelasse assolutamente affidabile.

La scelta cadde su un orologio, ormai leggendario: l’Omega Speedmaster.

photo_2018-05-31_14-28-55

La storia dello Omega Speedmaster inizia nel 1943 quando Omega lancia il movimento “27 CHRO C12” dove CHRO sta per Cronografo, 27 il diametro in millimetri, e C12 per il contatore delle 12 ore. Il movimento è disegnato da Albert Piguet. Dal 1946 è disponibile con un sistema antiurto ed un bilanciere amagnetico. Il movimento viene battezzato “321”, ed è montato in diversi tipi di cassa. La cassa dello Speedmaster viene disegnata negli anni cinquanta da Claude Baillod, con inizio della commercializzazione nel 1957.

Con i programmi Gemini e Apollo, gli astronauti avrebbero avuto bisogno anche di strumenti di cronometraggio da polso per aiutali con le attività di EVA (Extra Veicular Activity), come passeggiate spaziali, esposizioni fotografiche sincronizzazione delle celle a combustibile. Tale strumento avrebbe dovuto essere in grado di operare nel vuoto dello spazio, dove vi sono violente variazioni di temperatura e pressione.

primo2borologio2bsulla2bluna

Il momento più memorabile della storia dello Speedmaster fu, come abbiamo visto, proprio il 20 luglio 1969 (alle 02:56 GMT, per la precisione), quando, Buzz Aldrin sbarcò sulla Luna, portandolo con sé al polso (Amstrong lo aveva lasciato sulla navicella, per compensare un guasto al cronografo di bordo). La missione Apollo 11 rappresenta una svolta storica, e lo Speedmaster diventa, a pieno titolo, il primo orologio ad essere andato sulla Luna. Questa impresa memorabile gli vale un soprannome altrettanto memorabile: “Moonwatch”, l’orologio della Luna.

Questo splendido orologio venne selezionato dagli esperti della NASA, dopo durissime selezioni, che ridussero a tre i cronografi “finalisti”.
Il 1° marzo 1965 i risultati dei test erano completi. Come detto, erano rimaste in lizza tre cronografi di differenti (e non meno blasonate), marche. Di questi, uno aveva incontrato difficoltà in due diverse occasioni durante i test per la resistenza all’umidità, fermandosi definitivamente durante quello di resistenza al calore: la lancetta dei secondi si era deformata, impigliandosi nelle altre.

Durante la prova di resistenza al calore, il vetro del secondo cronografo prima si piegò, poi si fuse staccandosi dalla cassa.

Soltanto l’OMEGA Speedmaster superò tutti i test con una performance eccezionale. All’epoca, gli esperti della NASA scrissero: “Le prove funzionali e ambientali condotte sui tre cronografi selezionati sono state ultimate e, visti i risultati conseguiti, i tre membri dell’equipaggio GT-3 (Gemini Titan III) sono stati dotati di cronografi OMEGA opportunamente omologati”.

corrluna

By Roberto Pellegrini

Il Castello di Vincennes

Alle porte di Parigi, città dove ogni giorno transitano tantissimi turisti, sorge nel bosco di Vincennes l’omonimo castello fortificato più alto d’Europa, ma i turisti, ahimè! lo snobbano, pochi sono coloro che decidono di includerlo nei loro tour. Un vero peccato!!!

Così unico da essere inserito sotto la giurisdizione del Ministero della Cultura e del Ministero della Difesa francesi come Monument historique facente parte del Centre des Monuments Nationaux.

La struttura dello Château de Vincennes è particolare: vi è un torrione su quattro livelli, sostenuti da un pilastro centrale portante (la vera e propria residenza del Re) circondato da una cinta muraria lunga più o meno un chilometro e fiancheggiata da tre porte e sei torri alte 42 metri (un castello dentro un castello).

depositphotos_95169944-stock-photo-the-vincennes-castle-paris-france

Era il 1150 quando re Luigi VII fece edificare nella foresta di Vincennes un padiglione di caccia che, nel giro di poco tempo, divenne un vero castello, anche grazie agli interventi di Filippo Augusto in prima battuta e di Luigi IX in seguito. A metà del Medioevo fu fatta costruire una cappella, nella quale a lungo furono custodite quelle che vengono considerate le reliquie della corona di spine di Gesù, oggi poste alla Sainte Chapelle di Parigi.

chateau-vincennes-4

In seguito venne costruita una nuova cappella per mano di Pierre de Montereau, allo scopo, per volere di Carlo V, di conservare una parte delle reliquie della Passione e trasformare questo sobborgo nella seconda capitale del suo regno. Durante il regno di Re Sole, il castello divenne la terza residenza reale con l’aggiunta delle ali “del Re” e “della Regina”.

castillo-vincennes

Trattandosi di una struttura impegnativa da mantenere, a lungo il castello non venne più ristrutturato e si trasformò anche in prigione di Stato dove celebri personaggi, come Voltaire, il Marchese de Sade e Mirabeau, vennero incarcerati.

Oggi, dopo vari interventi di restauro, il castello è visitabile e secondo me da includere nelle tappe di un viaggio a Parigi.

Penelope: la pazienza è donna…

Penelope, figura della mitologia greca, bellissima regina di Itaca, è nota a tutti soprattutto per essere stata la moglie di Ulisse. Discendeva da parte di padre dal grande eroe Perseo ed era cugina della altrettanto celebre Elena. Il suo nome, secondo alcuni, prenderebbe origine da un crudele mito riguardante la sua infanzia: quando nacque fu gettata in mare per ordine del padre, ma fu tratta in salvo da alcune anatre che, tenendola a galla, la accompagnarono verso la spiaggia più vicina. Colpiti da questo prodigioso evento, i genitori la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope (che, in greco, significa appunto “anatra”). Per alcuni, invece, il nome Penelope sarebbe connesso all’inganno della tela che la vide protagonista nell’Odissea (dal gr. pēné, tela), tesi che, personalmente, mi sento di condividere.

La pazienza e l’astuzia di Penelope sono ormai entrati nella leggenda…

pen

La regina, infatti, attese per vent’anni il ritorno di Ulisse, partito, come abbiamo visto, per la guerra di Troia, crescendo da sola il piccolo Telemaco ed evitando di scegliere uno tra i proci, nobili prepotenti pretendenti alla sua mano, anche grazie al famoso stratagemma della tela, appunto: di giorno tesseva il sudario per il vecchio Laerte, padre di Ulisse, mentre di notte lo disfaceva. Avendo promesso ai proci che avrebbe scelto il futuro marito al termine del lavoro, rimandava, così, all’infinito il momento della sua scelta…

penelope

L’astuzia di Penelope, tuttavia, tenne duro “solo” per poco meno di quattro anni, a causa di un’ancella traditrice che riferì ai proci l’inganno della regina. Alla fine, com’è narrato nell’Odissea, Ulisse tornò, ma non si rivelò subito alla “sospettosa” consorte; uccise i proci e si ricongiunse con la moglie, dalla quale, secondo alcuni, ebbe altri due figli, di cui si perdono le tracce nel vasto orizzonte della mitologia classica…

Penelope è il simbolo per eccellenza della fedeltà coniugale femminile (anche se, sull’argomento, esisterebbero tesi piuttosto contrastanti…).

Sullo schermo, resta memorabile l’interpretazione di una splendida Irene Papas (ODISSEA, 1968, RAI), più che mai credibile nei panni della regina di Itaca…

0e4760d754b2ddddd5eb2fe17b66c6d6-tv-vintage-vintage-hollywood

testo, by Roberto Pellegrini

La Conciergerie e l’orologio pubblico più antico di Francia

Percorrendo il lungo Senna ci si imbatte nella Conciergerie, testimone medioevale della città di Parigi, importante luogo di storia e di memoria.

Fino al XIV secolo fu il Palazzo del Re, poi, quando Carlo V si trasferì, divenne prigione ed oggi museo.

Dopo la caduta della monarchia, il Tribunale Rivoluzionario, creato dalla Convenzione nel 1793, condivise la prigione della Conciergerie ed in due anni, più di 2.700 persone condannate a morte, passarono gli ultimi giorni della loro vita proprio qui, fra queste: la regina Maria Antonietta, il poeta André Chenier e Robespierre, l’uomo del terrore.

 

Qui si possono ammirare alcuni fra gli esempi più belli di architettura medioevale: la sala delle guardie, la sala dei soldati e le tre torri circolari: la Torre di Cesare, in memoria della dominazione romana, la torre d’Argento, un’allusione al tesoro reale che doveva essere custodito, la torre Bonbec, che deve il suo nome al fatto che conteneva la stanza dove si  praticava “l’interrogatorio” (tortura).

La sala delle guardie fu costruita intorno al 1310 da Filippo IV il Bello e serviva come anticamera della sala principale, dove il re vi teneva il  “lit de justice” e dove ebbe luogo il Tribunale Rivoluzionario dal 2 aprile 1793  al 31 maggio 1795. Tre pilastri dividono lo spazio in due navate di quattro campate da volte a sesto acuto.

778px-conciergerie_gensdarmes

La sala dei soldati è enorme: 64 metri di lunghezza, 27,5 metri di larghezza e 8,5 metri di altezza, essa fu costruita tra il 1302 e il 1313 da Enguerrand de Marigny. Serviva  come refettorio per i il personale del re.

Intorno al 1350, il re Giovanni II detto il  Buono fece costruire le cucine ed una torre d’avvistamento rettangolare chiamata Torre dell’Orologio, dove nel 1371, per volere di Re Carlo V, al piano terra fu installato il primo orologio pubblico di Francia.

photo-22

Un orologio veramente affascinante con decorazioni blu e dorate, dove ai lati del quadrante vi sono due figure che raffigurano la Legge e la Giustizia; curiose anche le lancette dell’orologio, quella delle ore rappresenta una lancia, quella dei minuti un giglio.

photo-21.jpg

 

 

Due epigrafi in latino si leggono sopra e sotto il quadrante e citano testuali, rispettivamente: “Colui che ha già dato due corone gliene darà una terza” – riferimento a Re Enrico III, che contemporaneamente era re di Francia e di Polonia – “Questa macchina che suddivide le ore in dodici parti così perfette, insegna a preservare la Giustizia e a difendere le leggi”.

Ulisse: eroe per forza?

Itaca è una piccola e graziosa isola greca dello Ionio, appartenente all’arcipelago delle isole Ionie, che secondo alcuni studiosi sarebbe stata la terra d’origine dello stesso poeta Omero.

itaca-maggio-2013-035-620x350

Ma l’isola è nota soprattutto per essere stata la patria del leggendario eroe Ulisse, di cui ne era il sovrano, e le cui gesta sono narrate nel poema omerico, Odissea, di cui ricordo lo splendido Sceneggiato in 8 puntate, per la regia di Franco Rossi, Piero Schivazappa e Mario Bava, trasmesso nel 1968 dalla RAI (che all’epoca non lesinava sulla qualità dei propri palinsesti…).

Ulisse (il cui vero nome è Odisseo), è da sempre sinonimo di scaltrezza, astuzia, coraggio. Fama, tutt’altro che ingiustificata, che l’eroe greco si guadagnò sul campo, specialmente per le rocambolesche vicende legate alla Guerra di Troia, e ai vent’anni di incredibili avventure che l’eroe dovette affrontare per tornare in patria, a guerra finita…

hqdefault

Sua fu l’idea del Cavallo di legno, costruito con l’aiuto della dea Atena (da sempre schierata al fianco dell’eroe), che fu abbandonato sulla spiaggia dai Greci che, simulando la partenza, dopo i lunghi anni di assedio, indussero i Troiani a ritenere conclusa la guerra e ad accogliere tra le mura della città l’enorme Cavallo, considerandolo un dono degli Achei agli dei comuni, introducendo così tra le mura, fino ad allora inespugnate, lo stesso Ulisse, capo della spedizione, Agamennone ed altri eroi greci, opportunamente nascosti all’interno del ventre cavo dell’enorme statua…

cavallo_troia

In virtù di questo inganno (l’espressione “Cavallo di Troia” sopravvive ancora, come sinonimo di imbroglio, raggiro, frode…), Troia venne espugnata, ma per Odisseo il ritorno in patria fu tutt’altro che una gioia.

Nei vent’anni che seguirono, oltre a dover affrontare le insidie del mare, l’eroe incontrò popolazioni ostili ed amiche, Sovrani, Regine, Ninfe, divinità crudeli e veri e propri mostri (uno tra tutti: il gigantesco Ciclope Polifemo…), riuscendo, però, sempre a cavarsela…

polifemo-e-ulisse

E pensare che Odisseo avrebbe voluto evitare di partecipare alla spedizione contro Troia… Al nostro eroe, infatti, era stato previsto da un oracolo che, se fosse andato a Troia, sarebbe tornato in patria dopo vent’anni ed in condizioni di miseria. Per questo, quando Agamennone, accompagnato da Menelao e Palamede, fece visita all’eroe, per convocarlo in onore del solenne giuramento che aveva pronunciato sulle carni di cavallo, per evitare la partenza, Odisseo tentò di giustificare la sua riluttanza alla guerra comportandosi come un pazzo. I tre uomini, infatti, lo sorpresero con un cappello da contadino a forma di mezzo uovo, mentre arava un campo pungolando un asino ed un bue aggiogati insieme e lanciandosi alle spalle manciate di sale. Palamede, sbalordito, per verificare la sanità mentale dell’amico, strappò Telemaco figlio di Ulisse, dalle braccia della madre, la bellissima e paziente Penelope, e lo posò per terra davanti alle zampe delle bestie aggiogate all’aratro; Odisseo subito arretrò tirando le redini per risparmiare il figlio, smascherando, così, la sua macchinazione, e cedette ad arruolarsi nella spedizione…

Testo by Roberto Pellegrini

Un eroe italiano

“Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”

questa struggente e celeberrima Poesia di Ungaretti, intitolata “Soldati”, fu composta nel 1918, mentre il Poeta italiano era impegnato sul fronte francese nel corso del Primo Conflitto Mondiale.

Ed è un pezzo estremamente efficace, capace di rendere, ad un tempo, tutta la precarietà dell’esistenza e la cieca inutilità della guerra.

Guerra che precipita l’essere umano nel buio della barbarie più crudele, perché pienamente “giustificata” dagli eventi che la impongono…

Eppure, anche nel mezzo di un’esperienza così tragica, come la guerra, appunto, si possono scovare episodi, segnali, vere e proprie “scintille” della speranza, in grado di alimentare la fiducia in un futuro di pace.

Vorrei raccontarvi di uno di questi episodi, svoltosi durante la famigerata Battaglia dell’Atlantico, in piena Seconda Guerra Mondiale.

Protagonista, un nostro Comandante Sommergibilista: Salvatore TODARO.

Ecco i fatti…

Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell’isola di Madera, Todaro, al comando del sommergibile Cappellini, avvistò il piroscafo belga Kabalo, che affondò utilizzando il cannone di bordo. Dopo aver effettuato l’affondamento, il nostro Comandante decise, mettendo a rischio il proprio mezzo e tutto l’equipaggio, di raccogliere i ventisei naufraghi della nave nemica e li rimorchiò, su di una zattera, per quattro giorni. Quando la zattera spezzò ripetutamente il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i naufraghi sul sommergibile fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre. E solo quando fu certo che anche l’ultimo naufrago fosse al sicuro, si allontanò… Dopo averli sbarcati si sen chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo: “Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza”. Salvatore Todaro rispose: “Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me”. Portò la mano alla visiera in segno di saluto e fece per andarsene, ma vide il secondo ufficiale che lo guardava, si fermò e chiese: “Ha dimenticato qualcosa”? “Si – rispose l’altro con le lacrime agli occhi – Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere”. E Todaro replicò: “Dica ai suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro”. (Brano riassunto dal volume La battaglia dell’Atlantico Ferni editore)

i-naufraghi-del-kabalo-www-lavocedelmarinaio-com_

Tale generoso comportamento non venne apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l’ammiraglio Karl Donitz, che criticò severamente il “Don Chisciotte del mare”. Critica alla quale l’Italiano replicò così:

“Un comandante tedesco non ha, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle…”

todaro_kabalo

Ma oltre alle critiche, il Comandante Todaro ricevette numerose attestazioni di riconoscenza, tra le quali ricordiamo quella di un’ammiratrice portoghese che, attraverso i canali diplomatici, gli fece pervenire una lettera, di cui riferiamo qualche passo:”

“Lisbona, novembre 1940

fortunato il Paese che ha dei figli come voi. Esiste un eroismo barbaro ed un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio. Questo è il vostro.

Siate benedetto per la vostra bontà, che fa di voi un eroe non solo dell’Italia, ma dell’umanità.

Una portoghese”

Il Comandante Salvatore Todaro, morì nel 1942, nel corso di un mitragliamento aereo.

1200px-salvatore_todaro_28s-52629

by Roberto Pellegrini