Come si suol dire: “La classe non è acqua”, ma…

… se ci mettiamo di impegno, vi sono degli accorgimenti che sicuramente possono aiutare ognuno di noi ad essere di classe.

Sono convinta che la classe sia un qualcosa di innato, ma sono, altresì, consapevole che qualcosa si possa imparare.

Mia madre aveva umili origini, ma ho sempre percepito in lei qualcosa di  speciale: ovunque si trovasse era a suo agio lei e chi la circondava, ovunque andassimo riusciva sempre ad essere vestita in modo giusto, non parlava mai a sproposito e soprattutto non parlava mai di altri con la malizia di chi vuole fare gossip.

Quando ero bambina non mi rendevo conto, ma ora so che mia madre mi dava, con il suo modo di essere, delle silenziose lezioni di classe.

Sorrideva spesso e si rivolgeva a chiunque chiedendo per favore e ringraziando, non aveva pregiudizi verso nessuno, ma soprattutto, anche nei momenti difficili, era grata per ciò che la giornata le riservava.

Non vorrei lasciarvi credere che mia madre fosse una donna perfetta, o no no! Anche lei, come tutti, aveva la sua dose di difetti, ma le doti di cui sopra possono sicuramente aiutarci a riflettere per migliorare il nostro atteggiamento e fare di noi delle donne più di classe.

Mi capita spesso di imbattermi in donne, anche colte, che sanno trasmettere solo l’idea delle sapientone, oppure in donne che, se anche passassero nelle mani del miglior stilista di tutti i tempi, resterebbero delle scialbe figure mascherate.

A volte basta veramente poco per presentarsi in modo decisamente più di classe…

Solo ora mi rendo conto di aver parlato sempre al femminile, ma sappiate cari uomini che regole valgono anche per voi.

Non ci resta che cominciare…

Annunci

Armani/Silos

Tendenza primaria dell’intelligenza/pensiero è l’”esplorazione”, finalizzata alla “comprensione”, di tutto ciò che accade al di fuori di noi, ma anche (e forse soprattutto), di quanto si agiti all’”interno”.

Un’opera d’Arte è soprattutto un’avventura della mente.
Jonesco

Così ha scritto Roberto Pellegrini nel post pubblicato ieri e questo sono convinta sia ben chiaro a Giorgio Armani, che nel percorso che lo ha portato ai successi che tutti conosciamo ha saputo farne tesoro.

Più volte proprio su questo blog abbiamo avuto modo di riflettere sul fatto che in Italia non esiste un vero e proprio Museo della Moda, fortunatamente questo gap per quanto riguarda il lavoro di Giorgio Armani è stato colmato con la realizzazione da parte di lui stesso di Armani/Silos.

l1170223-large

È con immenso piacere che, avvalendomi del materiale fornitomi dalla Fondazione stessa, vi accompagnerò in un tour virtuale all’interno di questa meraviglia.

Da oltre quarant’anni Giorgio Armani sfida lo scorrere del tempo con i suoi colori attenuati, la fluidità dei tessuti, la decostruzione della giacca. In un sottile spazio di confine tra maschile e femminile, tra rigore ed indulgenza, è svelato il segreto della seduzione moderna.

All’Armani/Silos, Giorgio Armani offre una visione del suo mondo, il sogno di un’estetica misurata e senza tempo, che non ha cambiato soltanto il modo di vestire, ma anche il modo di pensare.

Costruito per la conservazione dei cereali, oggi questo grande spazio di 4.500 metri quadrati che si sviluppa su quattro piani, accoglie una selezione ragionata delle creazioni dello stilista, suddivisa per temi che ne raccontano l’estetica e la storia.

“Ho scelto di chiamarlo Silos perché lì venivano conservate le granaglie, materiale per vivere. E, così come il cibo, anche il vestire serve per vivere” – Giorgio Armani

01_solos-armani_cop

Androgino

“Trovo lo stile androgino carico di un fascino misterioso e seducente”

Il più possibile semplice, pura e nitida: è questa la moda secondo Giorgio Armani. Nella sua approfondita esplorazione della giacca, capo fondamentale per il giorno, lo stilista interviene sui concetti originali dell’androginia conservando il gusto della femminilità e di un’eleganza che mostra sempre misura e discrezione.

Conosciuto per i suoi colori neutri ed i tessuti rivisitati della tradizione maschile, Armani ama la fusione di elementi rigorosi della sartoria maschile con la morbidezza di quella femminile dando vita ad un abbigliamento modellato con fluidità.

Negli anni il tailleur di Giorgio Armani si è evoluto rimanendo però fedele alle sue origini.

“Il gioco della fusione di maschile e femminile è da sempre uno dei caratteri del mio stile. Penso che una donna in abiti di taglio maschile sia quanto mai intrigante”

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Etnie

La forte influenza esercitata dalle culture non occidentali si ritrova negli abiti di Giorgio Armani che utilizza elementi ispirati a etnie lontane e li interpreta con il suo stile inconfondibile. India, Africa, Cina, Giappone, Persia, Arabia, Siria e Polinesia sono alcuni dei luoghi che hanno ispirato lo stilista.

“Nella mia ricerca di una moda pura, ho sempre avvertito una naturale affinità con etnie lontane, con modi di vivere l’abito che hanno la perfezione senza tempo dell’archetipo e l’eleganza assoluta di ciò che ha superato la storia senza corrompersi, diventandone parte, per sempre. C’è un’allure speciale negli abiti tradizionali dei popoli, nel gusto sempre singolare della decorazione e della linea, nella ricchezza dei colori e nella portabilità. C’è anche poesia, almeno ai miei occhi di viaggiatore della fantasia, che si lascia trasportare dalle onde del pensiero e dello stile. Evitando la citazione tale e quale di forme, stili e decori, preferisco la reinterpretazione insieme decisa e sfumata. È questa la mia personale idea di esotismo: immaginare e reinterpretare l’altrove, cogliendone la purezza, la capacità di emozionare.”

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Stars

Un legame stretto unisce Giorgio Armani al mondo del cinema e dello spettacolo. Dallo schermo al red carpet, divi e dive indossano gli abiti dello stilista, diventano suoi amici ed entrano a far parte del suo mondo.

“La notte degli Oscar, con il red carpet che la precede, è da sempre per me un momento di grande emozione perché amo il cinema e perché con Hollywood ho un rapporto privilegiato. Quando ho cominciato a vestire le star di Hollywood era un momento di forte e generalizzato cambiamento. Gli attori desideravano indossare capi che li esaltassero, ma che non fossero travestimenti, ed era esattamente il tipo di rivoluzione che io stavo portando avanti con la mia moda. Il dialogo è nato in modo spontaneo e naturale. E ancora oggi le star del cinema trovano i miei abiti un mezzo per esprimersi al meglio e mettere in risalto la loro personalità”

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Archivio Digitale

Nella cultura della moda contemporanea gli archivi raccontano il processo creativo: sono stanze delle meraviglie, luoghi di ricerca, di rappresentazione e rilettura del passato, momenti conoscitivi per inventare il futuro.

Con il progetto del’Archivio Digitale Giorgio Armani mette a disposizione del pubblico il proprio archivio, offrendo un’inesauribile serbatoio di idee, la possibilità di ricostruire tutte le fasi della progettazione e del metodo di lavoro dello stilista, illustrandone il processo creativo.

L’archivio raccoglie circa mille outfit suddivisi per stagioni e collezioni, duemila capi ed accessori, numerosi bozzetti, video di sfilata e di backstage, foto di campagne pubblicitarie iconiche.

Armani/Silos è un work in progress, un laboratorio in cui nulla è permanente, che verrà continuamente arricchito da nuovi materiali.

Grazie Re Giorgio!

Passerelle a gogò

Due volte l’anno, a febbraio per l’Autunno/Inverno e a settembre per la Primavera/Estate, assistiamo alle innumerevoli sfilate che i grandi nomi mettono in scena per presentare le loro proposte.

Parliamo di prêt-à–porter e quindi le passerelle sono veramente tante, forse troppe, con ritmi frenetici una dopo l’altra, una città di seguito l’altra, da un capo del mondo all’altro. Spesso non si ha nemmeno il tempo di valutare, di cogliere il vero e proprio lavoro che un direttore creativo ha fatto, di farsi un’idea chiara; un turbinio di modelle e di nomi che si susseguono senza sosta, in un circo di eventi che spesso non sono nemmeno più solo delle passerelle, ma diventano spettacoli teatrali… e sì perché ad un certo punto non si sa più cosa inventarsi. Ecco che le scenografie prendono quasi il sopravvento e gli abiti che dovrebbero essere il centro diventano dei corollari.

tumblr_inline_p89ic3rgpu1szvcfx_500

Mi piace la semplicità e la giusta misura, sono convinta che solo così lo stile di ogni stilista possa uscirne valorizzato ed essere apprezzato; a cosa serve “incantare” il pubblico con scenografie ed esibizioni che altro non fanno che distoglierlo da ciò per il quale si trova lì, ossia gli abiti?

Modelle che rischiano di scivolare su pavimenti trasformati in “letti” di petali, altre che passeggiano su false spiagge, ovviamente con le scarpe in mano; non capisco, proprio non capisco! Perché trasformare una passerella in una rappresentazione teatrale?

Comunque sia, ognuno con il proprio stile, ognuno con il proprio estro, Alea iacta est – il dado è tratto, vediamo quali sono le tendenze moda per la prossima stagione calda:

  • gonne a portafoglio, semplici ed essenziali, che si adattano bene a tutte le silhouette,

gonne-650x433

  • borse maxi, si sono viste borse di tutti i tipi, ma quelle maxi saranno sicuramente un must have,

borse-maxi-650x218

  • pantaloni che si accorciano, che siano larghi, morbidi, colorati, insomma come li preferite, ma attenzione alla lunghezza che non deve mai andare oltre la caviglia,

pantaloni-650x433

  • colore giallo in tutte le sue declinazioni,

giallo-1-650x433

  • tornano gli abiti monospalla,

monospalla-650x433

  • maglia ed uncinetto, che bello tricottare!

uncinetto-650x433

  • bracciali alti a fascia, anche più di uno, colorati e non,

bangles-650x433

  • tinte flou anche per le giacche sartoriali,

blazer-650x433

  • scarpe basse, comode e funzionali,

scarpe-basse-650x433

Se posso veramente dire la mia sino in fondo, questa volta tutto mi è sembrato un po’ sottotono.

Se prima non si poteva… ora si può

Oramai siamo alle soglie della stagione fredda, il guardaroba richiede una spolverata e, anche se non siamo fra coloro che si lasciano condizionare dai dettami delle passerelle, ci viene spontaneo dare un occhio a ciò che la moda propone.

armadio1

Quest’anno, con non poca sorpresa, ci accorgeremo che “Se prima non si poteva… ora si può”, infatti molte regole che erano dei veri e propri punti fermi per la stagione invernale, sono state violate dagli stilisti con assoluta naturalezza.

cambiare-totalmente-lavoro-630x315

Sembra quasi che tutto sia permesso, l’importante è sentirsi a proprio agio ed esprimere la propria personalità. Vediamo qualche esempio nel dettaglio.

  • Calzature bianche a volontà, dalle décolleté, alle sneakers, agli stivali. Tutto abbinato a qualsiasi cosa si voglia.

slider-scarpe-bianche

  • I pantaloni sportivi, i così detti sporty pants, non sono più una prerogativa delle ragazzine, allargano il loro pubblico verso tutte le età e, la cosa sorprendente è che, si possono abbinare a capi classici ed indossare anche con scarpe col tacco.

copertina7

  • Via libera al mix&match, fiori con quadri, righe con pois, animalier e ricami, ecc… L’importante è che almeno un colore sia sempre contenuto nei vari capi abbinati; gli stilisti dicono che armonizza l’outfit (se lo dicono loro).

duro-olowu-2015-spring-summer-london-fashion-week-women-uk-mix-match-prints-wide-leg-kimono-wrap-peplum-ovals-flowers-cape-ruffles-dress-feathers-gown-05x

  • Il giallo, colore prima considerato prettamente estivo, sarà un must have della stagione invernale, declinato in molte sfumature.

collage_tustyle-60

  • I capi animalier, prima indossati con assoluta parsimonia, ora diventano portabili anche se mischiati (maculato con zebrato o pitonato o tigrato) ed anche sovrapposti.

landscape-1519301608-animalier

e per finire

  • coloro che attendevano le Feste Natalizie per sfoggiare lustrini e paillettes ora potranno cominciare da domani, visto che l’autunno e l’inverno sono all’insegna del luccichio a tutte le ore del giorno.

paillettes_ss2018

Diciamo che le nostre nonne in molti casi arriccerebbero il naso, ma tutto cambia e, in alcuni casi, osare non è poi così sbagliato.

3085936-un-ritratto-di-due-donne-anziane-allegro-su-un-sfondo-blu-scuro

LBD o più comunemente conosciuto Little Black Dress

Correva la fine dell’anno 1926, per precisione l’ottobre di quell’anno e la copertina di Vogue proponeva un abito disegnato da Coco Chanel: il primo Little Black Dress. Da quel momento il dado era tratto e l’LBD sarebbe diventato con gli anni un caposaldo nel firmamento della moda. 

img-voguefirsts2_165303890612-e1475247837560

All’interno della rivista un articolo paragonava l’abito all’auto Model Ts della Ford, auto che aveva raggiunto grandissima popolarità e sulla quale lo stesso Mr. Ford aveva scherzato dicendo: “Ogni cliente può avere una macchina verniciata di qualsiasi colore, purché sia ​​nera.”

Innegabile che sia l’autovettura che l’abito di Coco aiutarono la modernizzazione del colore nero, colore da sempre associato agli strati bassi della società e al lutto. Ricordiamo il periodo vittoriano dove la Regina Vittoria per 40 anni indossò abiti sontuosi rigorosamente neri, dopo la morte del suo amato marito Alberto.

Coco Chanel non era nuova alle trovate controcorrente e spesso aveva dimostrato di non avere un approccio tradizionale, tanto che preferiva usare maglina anzichè classici tessuti e, soprattutto, amava tagli che facevano “‘l’occhiolino” al guardaroba maschile; insomma Chanel aveva quel talento in grado di trasformare l’inaccettabile in accettabile, tutto mirato per rendere la donna decisamente meno castigata e più libera.

Ovviamente Chanel segnò l’inizio…, a seguire il Little Black Dress incontrò il consenso di Hollywood e di conseguenze di molti altri stilisti che cominciarono a proporre abiti di colore nero.

Hubert de Givenchy creò il famosissimo abito da cocktail indossato da Audrey Hepburn nel film “Colaizone da Tiffany”. L’abito originale vero e proprio, però, non fu quello utilizzato nel film – era decisamente più corto – ma ebbe comunque una sua storia, decisamente più utile, fu infatti venduto all’asta per più di $ 900.000 per raccogliere fondi per i poveri di Calcutta, in India. 

chanellbd

Monsieur Dior caratterizzò l’abito nero con dettagli tipici del suo stile: gonne ampie, spalle nude, collo sciallato.

dior-1513897486

Yves Saint Laurent creò versioni in taffetà arruffate, increspate, spesso senza spalline, a volte un po’ eccessivi.

1_2c57a9a7-5648-4c84-9e95-1d8de8f6c8d8

 

Insomma l’LBD ha avuto molte incarnazioni iconiche diventando un classico che non passa mai di moda, raffinato e pratico, che ogni donna annovera nel suo guardaroba indossandolo ed interpretandolo secondo il proprio stile.

 

Giorgio Armani “cambia rotta”

Di ritorno dalle ferie si comincia a pensare all’estate prossima, sono già in corso, infatti, le Fashion Week della Moda che ci presentano le collezioni pensate dagli stilisti per la prossima stagione calda. Prima New York, poi Londra, seguirà Milano, per concludere a Parigi.

Proprio durante la settimana della moda di Milano (19-25 settembre) Giorgio Armani presenterà la collezione Emporio Armani Boarding presso una location del tutto insolita: l’hangar dell’aeroporto di Milano Linate.

65ab799e-b27b-11e8-aecf-805df6248f79_giorgio20armani20hangar20linate20_20ph-credit20jean-marie20pe_rier20-20photo12202-k14h-u11203307545790wd-1024x57640lastampa-it

Sì avete capito proprio bene, per la prima volta l’aeroporto, luogo controllatissimo e carico di riti legati alla sicurezza, apre le porte ad un evento fashion. Ad avere questa idea geniale non poteva che essere Giorgio Armani,  che ha dichiarato:

L’aeroporto è un luogo dal grande potere simbolico: senza barriere, rappresenta l’apertura verso l’esterno, verso il mondo. È il luogo di partenza per conoscere e scoprire, e al quale si torna dopo aver vissuto innumerevoli avventure. Mi piaceva l’idea di organizzare l’evento proprio nello stesso hangar sul quale dal 1996 campeggia la scritta Emporio Armani, sormontata dall’inconfondibile logo dell’aquila: un’immagine iconica che accompagna e accoglie le migliaia di viaggiatori in partenza o in arrivo in città. È uno spazio perfetto per Emporio Armani che possiede uno spirito intraprendente e libero e che riafferma così la propria essenza, con il suo linguaggio contemporaneo“.

17607424f7a8555029dd6dced6b73c81

Milano! La sua Milano! Capitale del fashion made in Italy, che sicuramente non ha nulla da invidiare alle altre città concorrenti, alle quali, spesso, al contrario, ha molto da insegnare.

Milano! La città di Armani che ha ispirato il suo stile moderno e dinamico ed alla quale, ovviamente Re Giorgio è legatissimo. Molti sono i luoghi a lui cari, professionalmente e non, ma in questa occasione ha scelto l’aeroporto, la porta verso il mondo, dove ogni giorno si incrociano stili e persone diverse e dove le barriere si infrangono.

163alitaliaerj175s1

2300 sono gli invitati, ma anche i non professionisti hanno una chance: partecipando allo speciale contest che si svolgerà in città. I primi cento estratti tra coloro che avranno raccolto i timbri su un apposito passaporto potranno prendere parte alla sfilata. E allora via alla caccia al tesoro!

Affissioni, pubblicità su tram ed autobus, ed una capsule collection accompagnano la città verso il 20 settembre, giorno del grande evento.

tabellone-per-le-affissioni-di-emporio-armani-milano-67057425

Il messaggio tra le righe di Giorgio Armani agli italiani è quello di vincere questo momento di difficoltà cambiando rotta.

volo_istock-155380716-594x400

Moda, ma cos’è?

Su Wikipedia si legge: …”Il termine moda deriva dal latino modus, che significa maniera, norma, regola, tempo, melodia, modalità, ritmo, tono, moderazione, guisa, discrezione… Nei secoli passati l’abbigliamento alla moda era appannaggio delle sole classi abbienti, soprattutto per via del costo dei tessuti e dei coloranti usati, che venivano estratti dal mondo minerale, animale e vegetale. Prima dell’Ottocento l’abito era considerato talmente prezioso che veniva elencato tra i beni testamentari. I ceti poco abbienti erano soliti indossare solo abiti tagliati rozzamente e, soprattutto, colorati con tinture poco costose come il grigio. A questi si aggiungeva scarpe in panno o legno. Non potendo permettersi il lusso di acquistare abiti nuovi confezionati su misura, tali classi ripiegavano spesso sull’abbigliamento usato…

Non è facile dare una perfetta definizione della moda, se la si considera anche dal punto di vista culturale e sociale, essa, infatti, ha un’infinità di sfaccettature che la rendono interessante, ma difficilmente catalogabile.

Un vero e proprio sistema complesso in costante movimento, che proprio per questo, rappresenta la società al meglio, facendosi veicolo di espressione delle usanze e dei costumi di un particolare periodo. Ciò permette di ricostruire la storia non solo a livello di costume, ma anche di economia.

Come si legge su Wikipedia la moda segnava la differenza tra ceti sociali: ricchi e poveri – dico “segnava” perché ora non è più proprio così – oggi possiamo dire che la moda è anche un vero e proprio modo di comunicare la propria personalità; stile e gusto fanno parte del mondo della moda, pur non essendone dei sinonimi.

Fatto resta che la moda è epicentro di interessi da più punti di vista, ecco perché, sparsi nel mondo, esistono numerosi musei della Moda, citiamone alcuni:

  • Metropolitan Museum of Art

    La collezione del Costume Institute con oltre 35.000 costumi e accessori, rappresenta, cinque continenti e sette secoli secoli di abiti alla moda, costumi regionali e accessori per uomini, donne e bambini.

    ci-815

 

  • MFIT (New York, Stati Uniti)Il Museo di FIT è conosciuto per le sue mostre speciali innovative e premiate.. Fondato alla fine degli anni Sessanta, è visitato da 100.000 persone ogni anno. Con una collezione permanente di 50.000 abiti e accessori dal XVIII secolo fino ad oggi, il Museo di FIT pone l’accento su abiti esteticamente e storicamente significativi, con un occhio verso la moda contemporanea d’avanguardia.

    1-the-museum-at-the-fashion-institute-of-technology-1-300x2002x

 

  • FIDM (Los Angeles, Stati Uniti)Il museo si trova al piano terra del campus di Los Angeles dell’Istituto di moda di design e merchandising e ospita una collezione di oltre 12.000 costumi, accessori e tessuti del XVIII secolo fino ad oggi, compresi i costumi cinematografici e teatrali. Il Museo FIDM ospita inoltre la prima Collezione di Costume di Hollywood in prestito presso la città di Los Angeles, Dipartimento di Parchi e Ricreazione. Presenta l’esposizione annuale del costume di movimento cinematografico nelle gallerie.

 

fidm-300x1282x

  • Kent State University Museum (Kent, OH)Il Museo del Kent State University accoglie gli studenti e il grande pubblico per visualizzare, studiare e ricercare dalla sua collezione di moda storica, contemporanea e mondiale. La collezione va oltre l’abbigliamento e i tessuti per includere anche vetro americano, mobili, dipinti e altre arti decorative. Il Museo ospita anche una biblioteca di libri e periodici storici dedicati alla moda e alle arti decorative.

kent-state-university

  • V&A MuseumE uno dei musei d’arte e design leader a livello mondiale, ospita una collezione permanente di oltre 2,3 milioni di oggetti che coprono più di 5.000 anni di creatività umana. Il museo custodisce molte delle collezioni nazionali del Regno Unito e alcune delle più grandi risorse per lo studio di architettura, dei mobili, della moda, dei tessuti, della fotografia, della scultura, della pittura, della gioielleria, del vetro e della ceramica.

    Elementi chiave della collezione comprendono abiti del XVII secolo, “mantua” del XVIII secolo, abiti da sera degli anni ’30, abiti da sera degli anni ’60 , inoltre un numero crescente di pezzi da designer del ventunesimo secolo.

va-300x1302x

  • Fashion Museum, Bath InglandCi sono quasi 100.000 oggetti nella collezione, che vanno dai guanti decorati dal tempo di Shakespeare a moda dai designer più importanti di oggi nella collezione Dress of the Year. Questi oggetti preziosi, mostrando diversi aspetti della storia della moda, sono stati (per la maggior parte) forniti al museo da molti generosi donatori e organizzazioni durante i più di 50 anni di attività del museo.

bath-300x2002x

  • Musée de la Mode et du Textile (all’interno del Louvre, Parigi, Francia)Oggi, il museo occupa 9.000 metri quadrati e presenta circa 6.000 oggetti nella collezione permanente. Nella collezione, sono presenti opere che rappresentano la storia del costume dal Reggimento francese ad oggi (16.000 costumi e 35.000 accessori moda) e tessuti del VII secolo in poi (30.000 esemplari), così come arredamento d’interni, mobili , oggetti d’arte, carta da parati, arazzi, ceramica, bicchieri e giocattoli dal Medioevo al presente.

dries-van-noten-expo-les-arts-decoratifs-300x2002x

  • Musée Galliera (Parigi, Francia)La collezione è dedicata all’abbigliamento e al costume, coprendo momenti chiave della storia della moda e mettendo in mostra i designer iconici francesi. La collezione del museo comprende abiti e accessori dallo streetwear all’alta moda. Il dipartimento del XVIII secolo ospita una delle più grandi collezioni di abbigliamento del mondo dell’età dell’illuminismo. Le sue collezioni sono tutte temporanee.

palais-galliera-300x2042x

  • Museo del Traje (Madrid Spagna)Con circa 160.000 tra oggetti e documenti, il museo del Traje ha una collezione di abbigliamento, gioielleria e accessori storici, contemporanei e tradizionali (con particolare attenzione ai costumi e designer spagnoli).

museodeltraje_afrancesadosyburgueses-300x1522x

  • Kyoto Costume Institute (Kyoto Giappone)La collezione KCI attualmente va dal XVII secolo ad oggi, con più di 12.000 capi di abbigliamento e 16.000 documenti. L’istituto ha ricevuto donazioni da alcuni dei migliori stilisti e case di moda di oggi come Chanel, Christian Dior e Louis Vuitton.

kyoto-300x1402x

E l’Italia? Patria di ineguagliabili stilisti?

Ci stiamo ancora lavorando. Sob!!!