Il mondo della moda è in lutto: è morto Azzedine Alaia

Di lui vi avevo parlato recentemente.

Improvvisamente e per cause ancora non dichiarate, ieri si è spento a Parigi, Azzedine Alaia, all’età di 77 anni.

Proprio lo scorso luglio, durante la settimana dell’haute couture di Parigi, era tornato in passerella, dopo sei anni di assenza.

Lui creava opere d’arte, non abiti, trasformando la moda in qualcosa di radioso, superbo e senza tempo.

Oggi il mondo della moda è stato investito dalla finanza e dai grandi gruppi, tutto questo ad Azzedine Alaia non piaceva ed aveva dichiarato:

“Quando Jean-Paul Gaultier ha chiuso il suo prêt-à-porter, ho pensato: ha fatto bene. Come si possono sostenere i ritmi produttivi di oggi? È impossibile essere creativi facendo dieci, dodici collezioni l’anno. Mi fa anche impressione la trasformazione del designer: da stilista è diventato direttore creativo, praticamente una redattrice di moda evoluta che lavora per immagini, non per contenuti, e non c’è più alcuno studio sugli abiti. Forse, se si vuole di nuovo parlare di creatività e innovazione, bisogna tornare indietro. Ma non penso voglia farlo nessuno”.

Caro ed indimenticabile Azzedine, sicuramente nessuno lo vuole fare, per questo tu sei stato l’ultimo atto. Non hai eredi nelle moda del giorno d’oggi, Con te se ne va l’ultima grande leggenda di questo mondo!

Addio piccolo … grande uomo!

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Giovanni Soldini: l’uomo blu…

Come è noto, pare che la vita, nella notte dei tempi, abbia avuto origine nell’acqua: la storia del “vivente” (dunque, anche la nostra), avrebbe “scritto” il suo primo capitolo in fondo al mare, probabilmente…

Il mare, affascinante e misterioso, da sempre esercita su molti di noi un’attrazione profonda, ancestrale, testimonianza, forse, di un “cordone ombelicale” mai reciso completamente…

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Personalmente, io amo il mare: mi piace guardarlo; indovinarne l’”umore” del momento; ascoltarlo; respirarne i profumi; abbandonarmi nel suo “evanescente” abbraccio azzurro, quando possibile…

C’è chi ha fatto del mare la propria passione, il proprio “mestiere”, la propria “casa”. La propria vita…

Tra questi uomini (sempre un po’ speciali), c’è Giovanni SOLDINI.

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Nato a Milano nel 1966, ma residente a Sarzana, padre di quattro figli, Giovanni è, da sempre, un indiscusso protagonista dalle vicende veliche internazionali.

Navigatore oceanico “di razza”, grazie al padre Adolfo si appassiona al mondo della vela fin da ragazzo, rivelandosi, da subito, un enfant prodige, tanto che, a soli sedici anni, compie la sua prima traversata dell’Atlantico.

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Diventa famoso, come navigatore solitario, durante la Baule-Dakar del 1991. Per molti, è lui il miglior navigatore solitario italiano di tutti i tempi.

La Sua carriera lo vede, nel corso degli anni, partecipare a tutte le regate più importanti della vela open, sia in solitario, che in doppio e in equipaggio: partecipa a 5 edizioni della Quebèc-Saint-Malo, 5 edizioni della (OSTAR), 3 Jaque Vabre, e molte altre tra transoceaniche e regate d’altura.

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Secondo nella transatlantica in solitario (OSTAR) nel 1992; nel 1996 vince la regata e stabilisce il nuovo record nella classe 50 piedi. Quinto nell’edizione del 2000. Ha successivamente partecipato alla versione professionistica (Transat), giungendo settimo nella categoria multiscafi nel 2004 e vincendo nella categoria Class40 nel 2008.

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Il 29 dicembre 2015, a bordo di Maserati, taglia in quarta posizione la linea del traguardo della 71ª edizione della Rolex Sydney Hobart Yacht Race, una delle più dure regate storiche internazionali. Maserati ha percorso le 628 miglia che separano l’Australia dalla Tasmania in 2 giorni, 22 ore, 54 minuti, 33 secondi.

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Il palmarès di Giovanni è un intreccio di imprese e successi, inarrestabili, costanti, sbalorditivi…

Nel 2016 Soldini e il suo team, al termine di un triennio intenso e carico di miglia nautiche e di soddisfazioni con il monoscafo Maserati VOR70, passano al multiscafo: il trimarano di Maserati Multi70. Si tratta di una barca all’avanguardia, molto tecnologica e performante, in grado raggiungere elevate velocità.

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Tra gli episodi più significativi della strepitosa carriera di Giovanni va annoverato senza dubbio il salvataggio della velista Isabelle Autissier, vittima di un incidente nel Pacifico meridionale e lontana da ogni possibilità di soccorso, nel 1998, durante la Around Alone, che il nostro navigatore si aggiudicò, tagliando per primo il traguardo. Questo gesto valse a Giovanni il riconoscimento della Lègion d’Honneur, massima onorificenza francese, che gli fu conferita nel 2000.

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Per suoi meriti sportivi, l’Italia conferisce al navigatore milanese la nomina di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica (2004) e due Medaglie d’Oro al Merito di Marina.

“La barca a vela” – afferma Giovanni – “Per me ha sempre rappresentato un modo per viaggiare. L’idea di poter andare da un posto all’altro, utilizzando solo l’energia della natura, mi ha sempre affascinato…!”

Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo nostro “Lupo di Mare”, ricordo il piacevole libro “NEL BLU, una storia di vita e di mare”, scritto dallo stesso Giovanni Soldini, edito da Longanesi & C.

E buon vento…

Testo by Roberto Pellegrini

I geni sono immortali

Antonio de Curtis, in arte Totò, soleva dire che nessuno si sarebbe ricordato di lui, non è stato così, per fortuna, e a cinquant’anni dalla sua scomparsa, i mondi, l’arte, gli amori, le passioni, dell’artista e della dimensione più privata del Principe De Curtis danno vita a ‘Totò genio’.

Roma, presso il Museo di Roma in Trastevere, accoglie da oggi, e sarà fruibile sino al 18 Febbraio p.v., questa mostra che porta la cura di Alessandro Nicosia e Vincenzo Mollica.

Centinaia e centinaia di documenti, cimeli, lettere, libri, disegni e ritratti, manifesti dei suoi film, caroselli e pubblicità, costumi, installazioni, video, testimonianze e fotografie, che raccontano le due anime di Totò: quella dell’artista, nel suo percorso dall’avanspettacolo al teatro, al cinema, ma anche nella poesia, con capolavori come “A livella”, che qui si può ascoltare recitata da lui e nella musica, con le sue canzoni interpretate anche da altri artisti. L’altra anima è quella del principe de Curtis, che era molto solitario e schivo, a volte triste. Di lui, la mostra racconta gli amori, come quello per Franca Faldini, ma anche quello per gli animali, e per la sua città Napoli; le sue passioni, con il chiodo fisso dell’araldica, ma anche la generosità.

Vincenzo Mollica ha dichiarato: “Questo Paese ha massacrato molti dei suoi artisti ed è successo anche a Totò, che è stato a lungo snobbato dalla cultura ufficiale. Abbiamo intitolato la mostra ‘Totò genio’ perché era eclettico e straordinario in tutto quello che combinava, metteva sempre tanto di vissuto”.

In mostra i manifesti e fotobuste che raccontano il suo rapporto con il cinema, che lo ha visto protagonista di 97 film; costumi di scena e filmati d’epoca mostrano il suo percorso in teatro e la sua “pagina” pubblicitaria – ricordiamo che alcuni prodotti, come la Lambretta e la Perugina, usarono il suo volto per le campagne pubblicitarie.

Un progetto espositivo mirato a ricordare ed a sottolineare la grandezza di questo grande uomo, un vero e proprio genio immortale, che ha lasciato tracce colte che sono piacevoli da percorrere e custodiscono sorprese simili a quelle di un mago che ha giocato la sua vita gomito a gomito con l’arte dello stupore.

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Yves Saint Laurent – ben due Musei a lui dedicati

E’ ormai prossima l’apertura di due Musei, uno a Parigi e l’altro a Marrakech, dedicati al grande couturier, a quindici anni dalla chiusura della maison che portava il suo nome.

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Fu infatti nel 2002 che a gennaio ci fu l’ultima sfilata messa in scena da un uomo di altissimo talento e grande magnetismo, che amava l’arte e che collezionò insieme al suo compagno Pierre Bergè circa 730 opere tra pitture, sculture, mobili e reperti archeologici. Solo sei anni dopo, morì e le sue ceneri sono conservate nei giardini Majorelle di Marrakech, in Marocco, un complesso botanico, insieme alla villa color indaco, di sua proprietà.

Il prossimo 19 Ottobre sarà inaugurato proprio a Marralech un Museo dedicato alla sua genialità creativa, dove nei 4000 metri quadri troveranno anche spazio una galleria, una biblioteca, un auditorium, una libreria ed una caffetteria. Bergè, recentemente scomparso ha dichiarato: “Quando Yves Saint Laurent scoprì per la prima volta Marrakech nel 1966 rimase così incantato dalla città che decise immediatamente di acquistare casa qui e vi tornò regolarmente. È perfettamente naturale, 50 anni dopo, costruire un museo dedicato alla sua opera, così ispirata da questo Paese”.

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Saint Laurent amava particolarmente il Marocco, tanto che dichiarò: “In Marocco mi resi conto che la gamma dei colori che usavo era quella degli zelligi, dei zouacs, dei djellabas e dei caftani.L’audacia da allora riscontrata nel mio lavoro la devo a questo Paese, alle sue armonie potenti, alle sue combinazioni ardite, al fervore della sua creatività. Questa cultura è diventata la mia, ma non mi bastava semplicemente assorbirla. L’ho presa, trasformata e adattata”.

Poco prima, a Parigi, il 3 Ottobre p.v., proprio dove la maison fu fondata in Avenue Marceau, si inaugurerà un museo dove troveranno spazio 50 modelli emblematici, accessori, schizzi, foto e video. E’ stato definito “un museo di conoscenza, riconoscimento e interconoscenza”, che illustrerà tutto il processo creativo degli abiti, il lavoro dello stilista e parte del suo patrimonio artistico.

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Ladies & Gentlemen: The Prince of Prints – Emilio Pucci

Emilio Pucci marchese di Barsento nacque a Napoli nel 1914. A vent’anni entrò a far parte della squadra nazionale olimpica italiana di sci e partecipò alle olimpiadi invernali del 1936. Lo sci non era, però, la sua unica passione, egli, infatti, era attirato anche dalla pittura e proprio durante una borsa di studio presso il Reed College (Oregon), dove continuava gli allenamenti sciistici, Pucci disegnò l’uniforme della squadra.

Finì gli studi, si arruolò in aeronautica e parallelamente lavorò come istruttore di sci. Era scritto forse nel suo destino! Lo sci, inesorabilmente, era legato alla sua fortuna e alla sua vita, infatti, dopo aver creato una tuta da sci per un’amica quasi per gioco, la tuta finì sotto l’obiettivo fotografico di Toni Frissell e comparve sul numero di dicembre di Harper’s Bazzaar.

Quando si dice: essere al posto giusto, nel momento giusto…

Quella tuta dai colori flou diventò un must have di quella stagione invernale; era 1947 e da lì prese il via l’avventura nella moda del Marchese di Barsento. Aprì nel 1950 la sua prima boutique a Capri e fece delle sue stampe dai colori brillanti un qualcosa di assolutamente nuovo nel panorama della moda non solo italiana.

In pochissimo tempo Emilio Pucci raccolse consensi e diventò un protagonista attraverso le sue stampe/fantasie così particolari, tanto da essere battezzato: “The Prince of Prints”. In poco tempo conquistò anche l’America, vincendo il Neiman-Marcus Award e forte dei suoi successi, continuò a camminare un po’ contro corrente ai grandi nomi classici della moda del tempo, creando sempre collezioni dalle linee comode e utilizzando le sue stampe dalle cromie accattivanti. “Il grande cavaliere antico”, così lo definiva Giovanni Sartori, amava le sete, le organze e le mussoline, drappeggiate e morbide che lasciavano piena libertà di movimento.

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Stabilì la sua maison a Firenze a Palazzo Pucci, in via de’ Pucci; la sua Firenze continuò ad ispirarlo e lui affascinò il mondo della moda, attraverso la ricercatezza dei suoi capi coloratissimi. Il suo gusto innato per il colore e la sua passione per la pittura, gli permisero di dare alle sue collezioni un sapore artistico.

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Emilio Pucci morì a Firenze nel novembre del 1992, dopo aver dato un enorme contributo alla diffusione della moda italiana nel mondo ed essersi guadagnato un’aura di magia che lo ha reso immortale, tanto che, la Maison è tutt’oggi un simbolo di raffinata eleganza.

Su di me, che adoro l’Arte ed i colori, il suo stile esercita un fascino particolare, tanto che… non ho saputo resistere: seta, boccette e pennelli e… lasciatemi sognare!

 

“Dalida, une garde-robe de la ville à la scène”

Si apre oggi e sarà fruibile sino al 13 Agosto, presso Il Palais Galliera – Museo della Moda di Parigi, la mostra “Dalida, une garde-robe de la ville à la scène”.

Dalida, all’anagrafe Yolanda Gigliotti, nacque al Cairo nel 1933 e fu un’artista poliedrica (cantante, ballerina, attrice..) con una vita costellata sì di successi, ma anche da vicende drammatiche.

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Sofisticata nei movimenti e sempre impeccabile, l’artista era ed è tutt’oggi un’icona glamour; la mostra raccoglie il suo fantastico guardaroba, dono del fratello al Museo della Moda di Parigi, dopo l’improvvisa scomparsa di Dalida nel 1987.

Il suo percorso artistico viene raccontato attraverso i vestiti-bustier ed i prendisole da starlet degli anni ’50, per poi passare agli abiti da diva degli anni ’60, al “periodo bianco” (che seguì il tragico suicidio di Luigi Tenco a Sanremo), fino a giungere alle mise sexy in un turbinio di pailletes.

In mostra abiti disegnati da stilisti del calibro di Carven, Balmain, Yves-Saint Laurent, Dessès e, da sottolineare, alcuni capi realizzati dalla Maison Italiana Daphnè.

Dalla mostra emerge la personalità controversa dell’artista franco-italiana, donna molto talentuosa, quanto fragile, icona di bellezza e di eleganza. La sua vita è stata piena di successi, che alla fine l’hanno travolta, cancellandone e quasi distruggendone la personalità.

La mostra è organizzata dal Palais Galliera – Musée de la Mode di Parigi, con il direttore Olivier Saillard ed Alexandre Samson responsabile delle collezioni contemporanee, i collaboratori Julien Vidal e Roger-Viollet, la curatrice dell’esposizione Sandrine Tinturier e la comunicazione della “Pierre Laporte Communication” di Alice Delacharlery e Romain Mangion.

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Abiti iconici – Oscar 1955

In occasione della 27a edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar, Grace Kelly, premiata come miglior attrice per la sua interpretazione nel film La ragazza di campagna, indossò un abito disegnato da Edith Head.

Questo splendido abito, color acquamarina, è considerato uno dei migliori comparsi sul red carpet degli Oscar, anche se, in realtà Grace Kelly lo aveva già indossato in occasione dell’anteprima della proiezione del film La finestra sul cortile.

L’abito era lungo, realizzato in seta, sorretto da sottili bretelline, caratterizzato da un drappeggio dalla vita in giù, la gonna era dotata di uno strascico e solo la stoffa per l’abito costò ai tempi 4000 mila dollari. Non furono necessari molti accessori, era un abito regale di suo, infatti l’outfit fu completato solo da un paio di guanti bianchi e da un paio di orecchini di perla, fra i capelli dei boccioli di rosa.

Abito ed attrice furono oggetto di una copertina famosissima della rivista Life realizzata dal fotografo Philippe Halsman.

 

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