Silence! He’s playing

Stiamo parlando di David Garrett, e… forse abbiamo già detto tutto.

Sarà che io sono di parte perché adoro i violini, ma questo eclettico musicista io lo trovo eccezionale.

Di padre tedesco e madre americana (dalla quale assume il cognome solo per l’impronunciabilità di quello del papà) David è stato un enfant prodige esordendo a solo nove anni e pubblicando a soli quindici il suo primo album.

Nel 2008 è entrato nel Guinness dei primati per aver eseguito Il volo del calabrone in un minuto e sei secondi. (Record in seguito migliorato)

Nel 2013 il regista Bernand Rose decide di sceglierlo per interpretare Paganini nel film “Il Violinista Del Diavolo”. Un prodigio del violino non poteva che interpretare la parte in maniera eccelsa e vicina al vero.

Nella sua carriera ha finora annoverato 23 dischi d’oro e 16 di platino, ma soprattutto, ha svincolato il violino da rigidi e vecchi schemi.

Un tempo c’era il concerto di violino con il musicista in frac, un pubblico assai composto e ben vestito, oggi c’è David Garrett che riempie le piazze con la sua poliedricità e flessibilità.

E per finire il classico più classico.

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Marco Lodola – l’artista che…

… considera i critici d’arte un po’ psicanalisti, perché ogni volta che una sua opera andava al giudizio di un critico veniva contestualizzata ed il critico stesso spiegava a lui artista perché aveva fatto la tal cosa. Simpatico, no? Anche perché non sempre un artista nell’atto di creare si pone tante domande. A volte proprio i critici danno spiegazioni illuminanti per gli artisti stessi.

Comunque, Marco Lodola è nato a Dorno in provincia di Pavia nel 1955. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Milano, concludendo i suoi studi con una tesi sui Fauves, infatti Matisse sarà un vero punto di riferimento per il suo lavoro, insieme a Depero – primo italiano a lavorare in America, quindi a contaminarsi con altri linguaggi, tipo il teatro facendo scenografie, poi vestiti, pubblicità – ed il Beato Angelico, che lo ha condizionato inconsciamente in quanto durante i suoi studi a Firenze, Lodola andava a studiare di fronte al convento dove il Beato Angelico aveva dipinto tutte le cellette. 

Marco Lodola è tra i fondatori del movimento del Nuovo Futurismo degli anni ’80, teorizzato dal critico Renato Barilli. Dall’esperienza futurista, Lodola trae l’uso appassionato del colore, l’energia dirompente della luce e soprattutto, forse prima di tutto, l’idea dell’arte come parte integrante della vita. 

In un’intervista ha dichiarato: “Picasso diceva: “Tu cerchi sempre di copiare qualcun altro, soprattutto quando sei agli inizi. Nel tentare inconsciamente di copiare, di rifare qualcosa che ti è piaciuto, siccome alla fine non ci riuscirai mai davvero, proprio lo scarto che c’è fra quello che fai e quello che stai copiando è il tuo stile.” Alla fine anche per me è saltata fuori la vera identità.

Se pensiamo che i pittori hanno sempre cercato di catturare la luce in qualche modo, addirittura scomponendola, mi viene da sorridere, pensando che Marco Lodola li ha “fregati” tutti, mettendo la luce dentro l’opera. A parte gli scherzi, innumerevoli sono le sue esposizioni/installazioni in giro per il mondo; altrettanto numerosi i suoi progetti per importanti industrie come Coca Cola, Swatch, Coca Cola, Vini Ferrari, Harley Davidson, Ducati, Valentino, Coveri, Fabbri… Moltissime le sue collaborazioni con scrittori e musicisti.

Come scrive Roberto D’Agostino in “Lodola”, edito da Mondadori: “La dimensione di spettacolarità insita nel sistema contemporaneo porta Lodola a produrre immagini che riflettono con cinica e ludica puntualità il destino dell’uomo: l’esibizione come esibizionismo, come ineluttabile cancellazione della profondità ideologica, religiosa, sessuale e morale. Lo spegnimento della profondità segna il punto di massima eccitazione della superficie. Così la plastica diventa specchio del carattere artificiale della vita, vissuto come unica natura possibile, come sfondo naturale dell’uomo moderno”

Evgeny Lushpin – Master of Light

Quando ci si trova di fronte ad un’opera di Evgeny Lushpin, a primo impatto, non si capisce se si tratta di un quadro o di una foto: é la sua maestria nel dipingere, quasi come una magia, che riesce a trasportare il fruitore direttamente nei posti e nel tempo dell’ambientazione della scena riprodotta con un realismo impeccabile.

Molti sono stati i pittori così detti di luce – Michelangelo, Leonardo da Vinci, Vermeer, Hopper, gli stessi maestri olandesi – che hanno, attraverso il loro modo di dipingere, cambiato il modo in cui il mondo guarda l’arte.

Oggi, Evgeny Lushpin, attraverso la sua arte, trasforma i luoghi che conosciamo, trasformandoli attraverso l’uso sapiente della luce in luoghi nuovi.

Lushpin è nato nel 1966 alle porte di Mosca ed ha seguito un percorso formativo nelle scuole più raffinate russe; la sua straordinaria capacità sta nel trasportare i fruitori nei canali nascosti, nel calore di una maestosa residenza, in angoli famosi di città con colpi di pennello. I dipinti sono così realistici, che chi li osserva si trova ad immaginare cose che nemmeno vede, pensando di farle.

Luci armoniose giocano sugli specchi d’acqua e nei cieli all’imbrunire o nelle strade di notte, dettagli precisi riprodotti con dovizia di particolari, atmosfere da fiaba che trasformano le sue opere in vera e propria magia.

Un vero incanto!

Armani/Silos

Tendenza primaria dell’intelligenza/pensiero è l’”esplorazione”, finalizzata alla “comprensione”, di tutto ciò che accade al di fuori di noi, ma anche (e forse soprattutto), di quanto si agiti all’”interno”.

Un’opera d’Arte è soprattutto un’avventura della mente.
Jonesco

Così ha scritto Roberto Pellegrini nel post pubblicato ieri e questo sono convinta sia ben chiaro a Giorgio Armani, che nel percorso che lo ha portato ai successi che tutti conosciamo ha saputo farne tesoro.

Più volte proprio su questo blog abbiamo avuto modo di riflettere sul fatto che in Italia non esiste un vero e proprio Museo della Moda, fortunatamente questo gap per quanto riguarda il lavoro di Giorgio Armani è stato colmato con la realizzazione da parte di lui stesso di Armani/Silos.

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È con immenso piacere che, avvalendomi del materiale fornitomi dalla Fondazione stessa, vi accompagnerò in un tour virtuale all’interno di questa meraviglia.

Da oltre quarant’anni Giorgio Armani sfida lo scorrere del tempo con i suoi colori attenuati, la fluidità dei tessuti, la decostruzione della giacca. In un sottile spazio di confine tra maschile e femminile, tra rigore ed indulgenza, è svelato il segreto della seduzione moderna.

All’Armani/Silos, Giorgio Armani offre una visione del suo mondo, il sogno di un’estetica misurata e senza tempo, che non ha cambiato soltanto il modo di vestire, ma anche il modo di pensare.

Costruito per la conservazione dei cereali, oggi questo grande spazio di 4.500 metri quadrati che si sviluppa su quattro piani, accoglie una selezione ragionata delle creazioni dello stilista, suddivisa per temi che ne raccontano l’estetica e la storia.

“Ho scelto di chiamarlo Silos perché lì venivano conservate le granaglie, materiale per vivere. E, così come il cibo, anche il vestire serve per vivere” – Giorgio Armani

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Androgino

“Trovo lo stile androgino carico di un fascino misterioso e seducente”

Il più possibile semplice, pura e nitida: è questa la moda secondo Giorgio Armani. Nella sua approfondita esplorazione della giacca, capo fondamentale per il giorno, lo stilista interviene sui concetti originali dell’androginia conservando il gusto della femminilità e di un’eleganza che mostra sempre misura e discrezione.

Conosciuto per i suoi colori neutri ed i tessuti rivisitati della tradizione maschile, Armani ama la fusione di elementi rigorosi della sartoria maschile con la morbidezza di quella femminile dando vita ad un abbigliamento modellato con fluidità.

Negli anni il tailleur di Giorgio Armani si è evoluto rimanendo però fedele alle sue origini.

“Il gioco della fusione di maschile e femminile è da sempre uno dei caratteri del mio stile. Penso che una donna in abiti di taglio maschile sia quanto mai intrigante”

 

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Etnie

La forte influenza esercitata dalle culture non occidentali si ritrova negli abiti di Giorgio Armani che utilizza elementi ispirati a etnie lontane e li interpreta con il suo stile inconfondibile. India, Africa, Cina, Giappone, Persia, Arabia, Siria e Polinesia sono alcuni dei luoghi che hanno ispirato lo stilista.

“Nella mia ricerca di una moda pura, ho sempre avvertito una naturale affinità con etnie lontane, con modi di vivere l’abito che hanno la perfezione senza tempo dell’archetipo e l’eleganza assoluta di ciò che ha superato la storia senza corrompersi, diventandone parte, per sempre. C’è un’allure speciale negli abiti tradizionali dei popoli, nel gusto sempre singolare della decorazione e della linea, nella ricchezza dei colori e nella portabilità. C’è anche poesia, almeno ai miei occhi di viaggiatore della fantasia, che si lascia trasportare dalle onde del pensiero e dello stile. Evitando la citazione tale e quale di forme, stili e decori, preferisco la reinterpretazione insieme decisa e sfumata. È questa la mia personale idea di esotismo: immaginare e reinterpretare l’altrove, cogliendone la purezza, la capacità di emozionare.”

 

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Stars

Un legame stretto unisce Giorgio Armani al mondo del cinema e dello spettacolo. Dallo schermo al red carpet, divi e dive indossano gli abiti dello stilista, diventano suoi amici ed entrano a far parte del suo mondo.

“La notte degli Oscar, con il red carpet che la precede, è da sempre per me un momento di grande emozione perché amo il cinema e perché con Hollywood ho un rapporto privilegiato. Quando ho cominciato a vestire le star di Hollywood era un momento di forte e generalizzato cambiamento. Gli attori desideravano indossare capi che li esaltassero, ma che non fossero travestimenti, ed era esattamente il tipo di rivoluzione che io stavo portando avanti con la mia moda. Il dialogo è nato in modo spontaneo e naturale. E ancora oggi le star del cinema trovano i miei abiti un mezzo per esprimersi al meglio e mettere in risalto la loro personalità”

 

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Archivio Digitale

Nella cultura della moda contemporanea gli archivi raccontano il processo creativo: sono stanze delle meraviglie, luoghi di ricerca, di rappresentazione e rilettura del passato, momenti conoscitivi per inventare il futuro.

Con il progetto del’Archivio Digitale Giorgio Armani mette a disposizione del pubblico il proprio archivio, offrendo un’inesauribile serbatoio di idee, la possibilità di ricostruire tutte le fasi della progettazione e del metodo di lavoro dello stilista, illustrandone il processo creativo.

L’archivio raccoglie circa mille outfit suddivisi per stagioni e collezioni, duemila capi ed accessori, numerosi bozzetti, video di sfilata e di backstage, foto di campagne pubblicitarie iconiche.

Armani/Silos è un work in progress, un laboratorio in cui nulla è permanente, che verrà continuamente arricchito da nuovi materiali.

Grazie Re Giorgio!

A proposito di Arte…

Se il mondo fosse chiaro l’Arte non esisterebbe.
Camus

L’Arte ha uno “scopo” o una “funzione”? Oppure, lo scopo dell’Arte è proprio avere una funzione precisa?

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Dal momento che l’espressione artistica si rivela come una deriva, del tutto naturale, dell’uomo, sarebbe facile rispondere che l’Arte “sia” per assolvere ad una funzione essenziale: dare “forma” all'”universo” che palpita nell’animo umano.

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Tendenza primaria dell’intelligenza/pensiero è l'”esplorazione”, finalizzata alla “comprensione”, di tutto ciò che accade al di fuori di noi, ma anche (e forse soprattutto), di quanto si agiti all'”interno”.

Un’opera d’Arte è soprattutto un’avventura della mente.
Jonesco

Ecco: nel tentativo di comprendere le emozioni (conoscendo dunque se stessi), si giunge al “mistero” dell’Arte, che si concretizza in un percorso interiore, istintivamente proiettato a scovare punti di contatto tra le emozioni e la vita.

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L’Arte ci attrae solo per ciò che rivela del nostro io più intimo.
Godard

by Roberto Pellegrini

 

Adieu Aznavour! Comment t’oublier…

Si è spento ieri a Parigi Charles Aznavour, all’età di 94 anni.

La sua vita era il palcoscenico e nelle interviste dichiarava che piuttosto di andare in pensione, sarebbe morto … così è stato.

Nemmeno un anno fa si esibì a Bercy davanti a ventimila spettatori che sfidarono il freddo e la pioggia pur di ascoltarlo. Ormai vistosamente provato dalla malattia, ma sempre catalizzante, ad un certo punto dello spettacolo, interruppe il suo repertorio usuale dedicato all’amore ed intonò la sua Ave Maria, la folla si zitt?… Immobile ascoltò l’invocazione di Aznavour alla Vergine per coloro che piangono, che soffrono, Lei che offrì suo Figlio per la redenzione di tutti gli uomini.

Aznavour, con la sua particolare voce melodrammatica interpretava le sue canzoni (circa 1400), lo faceva incarnando la malinconia tipica francese, ma non fu solo un cantante, recitò in teatro e girò una sessantina di film.

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Con lui scompare l’ultimo dei grandi chansonnier francesi, legati ad un’epoca ed allo stile elegante e sofferto. Nessuno potrà mai raccogliere la sua eredità.

Aznavour fu scoperto nientemeno che dall’icona Edith Piaf ed il suo primo successo arrivò negli anni ’50, da lì in poi fu solo un percorso in salita ed il suo successo dilagò in tutto il mondo – egli cantava ben in sei lingue diverse, ci teneva a sottolineare che conosceva anche il napoletano.

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Riguardo alla donne diceva sorridendo:  “Le ho accettate per quello che sono nella speranza che loro accettassero me con i miei pregi e difetti”.

Addio Charles, sono certa che se davanti al Divino intonerai una delle tue canzoni, riuscirai a commuovere anche Lui.

 

 

 

 

Giorgio Armani “cambia rotta”

Di ritorno dalle ferie si comincia a pensare all’estate prossima, sono già in corso, infatti, le Fashion Week della Moda che ci presentano le collezioni pensate dagli stilisti per la prossima stagione calda. Prima New York, poi Londra, seguirà Milano, per concludere a Parigi.

Proprio durante la settimana della moda di Milano (19-25 settembre) Giorgio Armani presenterà la collezione Emporio Armani Boarding presso una location del tutto insolita: l’hangar dell’aeroporto di Milano Linate.

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Sì avete capito proprio bene, per la prima volta l’aeroporto, luogo controllatissimo e carico di riti legati alla sicurezza, apre le porte ad un evento fashion. Ad avere questa idea geniale non poteva che essere Giorgio Armani,  che ha dichiarato:

L’aeroporto è un luogo dal grande potere simbolico: senza barriere, rappresenta l’apertura verso l’esterno, verso il mondo. È il luogo di partenza per conoscere e scoprire, e al quale si torna dopo aver vissuto innumerevoli avventure. Mi piaceva l’idea di organizzare l’evento proprio nello stesso hangar sul quale dal 1996 campeggia la scritta Emporio Armani, sormontata dall’inconfondibile logo dell’aquila: un’immagine iconica che accompagna e accoglie le migliaia di viaggiatori in partenza o in arrivo in città. È uno spazio perfetto per Emporio Armani che possiede uno spirito intraprendente e libero e che riafferma così la propria essenza, con il suo linguaggio contemporaneo“.

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Milano! La sua Milano! Capitale del fashion made in Italy, che sicuramente non ha nulla da invidiare alle altre città concorrenti, alle quali, spesso, al contrario, ha molto da insegnare.

Milano! La città di Armani che ha ispirato il suo stile moderno e dinamico ed alla quale, ovviamente Re Giorgio è legatissimo. Molti sono i luoghi a lui cari, professionalmente e non, ma in questa occasione ha scelto l’aeroporto, la porta verso il mondo, dove ogni giorno si incrociano stili e persone diverse e dove le barriere si infrangono.

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2300 sono gli invitati, ma anche i non professionisti hanno una chance: partecipando allo speciale contest che si svolgerà in città. I primi cento estratti tra coloro che avranno raccolto i timbri su un apposito passaporto potranno prendere parte alla sfilata. E allora via alla caccia al tesoro!

Affissioni, pubblicità su tram ed autobus, ed una capsule collection accompagnano la città verso il 20 settembre, giorno del grande evento.

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Il messaggio tra le righe di Giorgio Armani agli italiani è quello di vincere questo momento di difficoltà cambiando rotta.

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