C’è successo e successo?

E’ innegabile (e, forse, persino “naturale”…): “soppesare” le persone in base al successo che hanno ottenuto. Al centro dell’attenzione c’è il “risultato” e, quasi sempre, si perde totalmente di vista il “percorso”, che porta al successo.

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Oggigiorno, ciò che certamente non manca è la “produzione” di “personaggi”: i cosiddetti VIP. Se ne producono in serie, come le utilitarie, tanto che, molto spesso, sembrano creati in laboratorio, assemblati a tavolino, come il mostro di Frankenstein …

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Le cronache rosa traboccano delle “epiche gesta” di star e ministar, che bombardano il web a colpi di tag, post, foto, video, con i quali immortalano “eventi” del tutto normali (come, ad esempio, un matrimonio civile), spacciandoli per fatti epocali. E, questo, per il solo fatto di vedere, come protagonisti, persone cosiddette di successo. Sul buon gusto non si discute: o c’è, o non c’è; ed ognuno di noi si senta libero di coltivarne un’idea del tutto personale…

Sacrificare il proprio “privato” (facendone, in realtà, un business), per darlo in pasto alle masse, è comprensibile (e forse inevitabile), a certi livelli; ma altre volte, di fronte allo sfoggio pacchiano di una agiatezza persino ostentata, quasi “buttata lì”, in nome di una (a volte non si capisce bene “come”), notorietà raggiunta, viene proprio da domandarsi: ma che hanno fatto e chi sono, ‘sti due, per avere avuto tanto “successo”?

Le risposte, spesso, restano deludenti e, francamente, non dissolvono l’interrogativo; pur ammettendo, accettandolo, il rischio, sempre in agguato, di essere tacciati d’invidia.

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Il successo può senz’altro costituire motivo di vanto; ma non credo che sia sempre un merito, in sé.

C’è un successo ottenuto percorrendo comode (e costose…), scorciatoie; c’è quello che ti piove addosso per una botta di fortuna (quella con la “C” maiuscola, ovviamente); e c’è il successo ottenuto attraverso la caparbietà, lo studio, la costanza, l’umiltà. Ed è questo, io credo, il vero successo: quello che “insegna” qualcosa; che non rischia di durare il tempo di qualche stagione; che non teme confronti, né il “frangersi dell’onda sugli scogli”; che arride, solitamente, a persone veramente “speciali”, originali… Persone determinate, convinte, capaci; persone che hanno saputo aspettare il proprio momento, lavorando sodo, senza scoraggiarsi mai, sempre certe che, prima o poi, la “classe” avrebbe fatto la differenza, con lo sfavillio inutile ed ingannevole di una gloria di cartapesta e tulle…

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Sono persone che restano se stesse, umili, in ogni circostanza, ben distinguendo la differenza tra un esibire la propria vita (come si farebbe al circo), e raccontarla, con eleganza e discrezione, al proprio pubblico, senza mai dimenticare che, quando si “diventa qualcuno”, nostro malgrado si finisce per diventare, specie per i più giovani, degli “esempi”, ai quali ispirarsi…

Anche perché, non è vero che sia il successo a rendere “stupidi”: con certe “qualità”ci si nasce.

“Non giudicatemi per i miei successi
ma per tutte quelle volte che sono caduto
e sono riuscito a rialzarmi.”

Nelson Mandela

by Roberto Pellegrini

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“Nudità” by Roberto Pellegrini

Nudità

L’anima nasce nuda,
e nuda rimane,
clandestina, tra le rovine del tempo,
tra le macerie dei rimpianti;
nuda, come nudo è il bisogno
di respirarti…;
come nudo è il desiderio
di raccogliere,
lungo la strada, frammenti,
schegge di felicità,
forse impazzita,
rubata ai sogni,
o solamente dimenticata
da un destino distratto,
che non si cura mai delle carezze
che mendica il cuore,
quando la sera è più sera;
quando la notte ha gli occhi
della tempesta.
L’anima nasce in attesa,
a volte confusa, come il viaggiatore
smarrito,
tra i mille incroci del vento,
su strade sconosciute, di nulla,
che riconducono a sé,
sconsolata,
ogni speranza sgualcita,
che l’asceta rifugge
e chi non ama invoca,
tremante, nel bagliore
di un bacio…

by Roberto Pellegrini

Nulla, nella nostra vita, accade per puro caso e tutto, quando succede, sembra avvenire in un determinato momento, come se, proprio in quell’istante, fossimo pronti ad affrontare quella determinata situazione.

La nostra anima sembra muoversi alla ricerca di qualcosa di predestinato, come se avesse un compito determinato da portare a termine.

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È un viaggio all’interno di noi stessi, carico di esperienze, di scelte da compiere, di errori da commettere e da scontare, fino a non trovarsi di fronte a quell’incontro che ci cambierà l’esistenza.

Quando ciò avviene è come se la nostra anima si spogliasse da ogni velo, si è pronti ad intraprendere un nuovo cammino insieme a quella nostra metà mancante, che sino a quel momento abbiamo cercato.

È un impatto emotivo travolgente dinnanzi al quale non si sente altro che la felicità di aver finalmente condotto la nostra anima al giusto traguardo.

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Ci si trova d’innanzi al vero Amore, all’energia vitale più forte che esista, di fronte alla quale niente e nessuno può nulla.

by Madame Trebien

Tratto dal libro: “Nell’Abbraccio della Luna – Quando l’Amore rende inutili i Sogni” by Roberto Pellegrini e Madame Trebien

Oriente ed Occidente accomunati dalle teorie dell’Io e dell’Ego

Io ed Ego sono concetti millenari, da sempre al centro di studi; la cosidetta psicologia dell’auto-conoscenza, dove troviamo diversi livelli di coscienza ed il modo in cui interagiscono tra essi, è studiata in Oriente ed Occidente con grande interesse e quanto emerge è che: le teorie portano più o meno alle stesse conclusioni.

Raggiungere un alto stato di coscienza e, di conseguenza il “benessere” è per entrambe le culture l’obiettivo finale.

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Ognuno di noi percepisce quotidianamente ed attraverso i sensi, ciò che lo circonda (luoghi, situazioni, persone…) nella sua apparenza, ossia solo nella parte “superficiale”. Trattandosi di un’apparenza, con molta probabilità vi è una parte assai ingannevole e non è difficile cadere in errore.

Cosa apprendiamo dagli studiosi orientali ed occidentali?

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L’Ego (chiamato in Occidente “preconscio” ed in Oriente “Zona Grigia”) è caratterizzato da un’esaltazione della propria immagine, dalla percezione di noi stessi e di come ci relazioniamo con gli altri, quindi condiziona gran parte dei nostri comportamenti.

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In questo ambito incontriamo una netta divergenza tra le due culture, in quella orientale si consiglia di non esaltare il proprio Ego, in quella Occidentale, al contrario, si spinge ad enfatizzare oltre modo l’Ego rendendolo sinonimo di un carattere vincente.

Personalmente concordo più con la filosofia orientale, in quanto l’esaltazione dell’Ego produce lo schiacciamento dell’Essere a favore dell’Apparire.

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L’Io (in Occidente chiamato “inconscio” ed in Oriente “mondo dell’Ignoto”) è la parte più profonda ed ignota di ogni essere umano ed il mediatore della consapevolezza dell’Essere, trovandosi in esso difetti e virtù di ognuno.

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L’armonia e la coincidenza tra Ego ed Io fanno emergere la coscienza, la loro armonia permette lo sviluppo di valori come l’amore, l’umiltà, la sincerità, l’altruismo, ecc., ossia tutti quei valori che rendono costruttiva la vita di una persona per sé stessa e per chi la circonda.

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Quindi Io ed Ego non sono affatto sinonimi, ma due parti ben distinte che dovremmo tutti quanti fare lo sforzo introspettivo di analizzare, per andare verso la nostra auto-conoscenza.

“Cogito ergo sum”

Povero Cartesio! In questi giorni in particolare, ma accade sempre più spesso, il suo motto è stato letteralmente abbattuto da quest’altro: “Piaccio a molti, ho tanti follower, quindi sono“.

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Oibò che effimera illusione di essere!!! Nella quale si esalta solo l’immagine di sé, indispensabile per il consenso mediatico, perdendo di vista il valore preziosissimo della propria individualità.

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E’ vero, quando si ha successo bisogna “cavalcare l’onda”, ma sarebbe il caso di soffermarsi anche a pensare che, l’onda prima o poi si infrange contro gli scogli, e… lì sono guai seri. Cosa resterà di tutto quell’apparire sulla cresta dell’onda?

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Tra l’altro è risaputo che il bisogno di gloria è spinto, oltre che dall’avidità di denaro, anche da una profonda insicurezza e mancanza di certezza del proprio valore, quindi: pur di rimanere sotto ai riflettori ci si vende, in cambio di notorietà.

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Altro aspetto interessante, sottolineato dagli studiosi, è il fatto che l’esigenza di essere ammirati è inversamente proporzionale al grado di maturità della persona che ha bisogno di fare colpo sul prossimo. Infatti ogni fanciullo, ancora in fase di maturazione, costruisce la propria autostima sul riconoscimento degli adulti.

Scriveva Giacomo Leopardi nella sua bella poesia “Il passero solitario” – riferendosi alla gioventù – dimostrando un’eccelente sobrietà stilistica ed un affinatissimo intuito psicologico:

“E mira ed è mirata, e in cor s’allegra”

Seppur considerando che l’apparenza è necessaria per le relazioni sociali, attenzione alle esagerazioni; si rischia di lasciarsi influenzare da personaggi che tutto hanno, tranne il rispetto per il proprio essere, facendoci condizionare dal loro apparire.

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Prima o poi questa bolla di sapone svanirà e la realtà apparirà come é realmente e non come appariva.

Prendiamo le distanze dall’apparire e badiamo di più all’essenza, come ben scrive Mirco Stefanon:

“Continuiamo a bere del pessimo vino preoccupati che i calici siano di cristallo”.

 

Migliorarsi attraverso un “limite”? Si può…!

“Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po’ più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all’esperienza. Puoi volare molto in alto.”
Ayrton Senna

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Ci sono almeno due atteggiamenti da assumere, di fronte ai nostri limiti (quanti e quali siano, poco importa…).

Il primo (forse quello più impegnativo, ma certamente anche il più gratificante), consiste nel saperli accettare, dopo averli individuati, prendendone serena (ma non arrendevole…), coscienza, per poi “lavorarci sopra”, nel tentativo di contenerne i… danni.

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E’, questo, un atteggiamento “positivo”, “fattivo”, che riesce a spingere i propri benefici, fino a trasformare un limite in una sorta di sfida con se stessi, in un vero e proprio stimolo al miglioramento, facendo leva sulla forza di volontà, sulla caparbietà e, perché no, sui pochi consigli delle persone a noi più care…

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Centrare l’obiettivo risulterà quantomai appagante!

L’altro atteggiamento (forse – ahimè – più largamente diffuso), consiste nell’instaurare, con i nostri “punti deboli”, una comoda convivenza, tollerandone passivamente la presenza (come faremmo con un fastidioso “parassita”); vivacchiando, giorno dopo giorno, immersi in una untuosa “tregua totale”, senza nemmeno abbozzare un “miglioramento”. Puntando, come miglior risultato, non all’eliminazione (ove possibile), di un nostro limite, bensì al suo “camuffamento”.

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Gli individui che si lasciano tentare da questo tipo di condotta sono, solitamente, personaggi votati all’ “apparire”, al “sembrare”, piuttosto che all’”essere” (l’annoso duello tra “forma” e “sostanza”…), fatalmente convinti che, per avere successo, sia sufficiente “ingannare” se stessi, per poter ingannare, a ruota, anche il prossimo.

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Dimenticando, però, che la menzogna, oltre a non poter vantare le gambe “chilometriche” di Naomi Campbell, calza anche una “maschera” di cera: quando l’atmosfera si farà “rovente”, chiunque vi si affidi sarà costretto, suo malgrado, a rivelare il suo “vero” volto…

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Senza trucco e senza inganno, questa volta…

by Roberto Pellegrini

Eroi, tra Storia e Leggenda…

Chi sono gli eroi? Cos’hanno di “diverso” da noi, persone cosiddette “normali”? Qual è la loro comune virtù: il coraggio, l’altruismo, l’amore per il prossimo, oppure solo l’incoscienza?

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Gli eroi sono certamente persone speciali, capaci di rischiare (fino a sacrificala), la propria vita per preservare quella degli altri; si tratta di individui che, coscientemente, sanno compiere una scelta precisa: “quella” scelta, dalla quale, spesso, non si fa più ritorno…

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Eppure, quasi sempre degli eroi non si conoscono nemmeno i volti; ciò che passa alla Storia, solitamente, è il loro nome e, soprattutto, l’ultima “pagina” della loro vita, una pagina che resterà impressa nel libro del Tempo.

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Ma non è soltanto la Storia, a celebrare gli eroi: spesso miti e leggende se ne “inventano” di propri, anche solo per enunciare un principio, o per “allontanare” una timore, una paura… Si tratta, com’è facile intuire, di personaggi “figli” della più fertile fantasia popolare dei Paesi di tutto il mondo.

Quella che cito, ad esempio, è una, a tratti anche commovente, leggenda Cinese…

Kuafu insegue il sole

“ Nell’antichità nel selvaggio nord della Cina c’era un monte altissimo, nel fitto delle cui foreste viveva un gruppo di giganti. Il loro capo portava appesi alle orecchie due serpenti dorati, tenendone pure due fra le mani. Il suo nome era Kuafu, per cui il gruppo di giganti era chiamato “clan di Kuafu”. Era gente simpatica e laboriosa che viveva in armonia con tutti, libera e spensierata.

Un anno fece un gran caldo ed il sole disseccò alberi e fiumi. I Kuafu, non riuscendo a sopportare il calore, morivano uno dopo l’altro. Il loro capo era molto triste. Guardando il sole, disse alla sua gente: Il sole è detestabile, voglio inseguirlo, catturarlo e sottoporlo agli ordini degli uomini! Udito ciò, la gente cercò di convincere Kuafu a non farlo. Alcuni dissero: Non andare, il sole è troppo lontano da noi e morirai di stanchezza! Ed altri: il sole è troppo caldo e ti arrostirà! Tuttavia Kuafu aveva deciso. Guardando la gente sofferente disse: devo assolutamente andare per la felicità di tutti!

Congedatosi dai suoi, si diresse a grandi passi, come il vento, nella direzione in cui si leva il sole. Il sole si spostava velocemente nel cielo e l’uomo lo inseguiva a tutta forza. Attraversati molti monti e fiumi, la terra risuonava sotto i suoi piedi, oscillando. Stanco morto, si tolse la sabbia dagli stivali, che formò un gran monte di terra. Preparando il pasto sistemò tre pietre per sostenere la pentola, che divennero tre monti alti migliaia di metri.

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Kuafu correva sempre dietro il sole, che pian piano pareva più vicino, così la sua fiducia si faceva sempre più forte. Finalmente al tramonto lo raggiunse mentre tramontava dietro un monte. Una palla di fuoco si trovava davanti ai suoi occhi, i cui raggi dorati si posavano sul suo corpo. Per la gioia distese le braccia, volendo abbracciare il sole. Tuttavia il sole era infuocato e Kuafu si sentiva assetato e stanco. Allora corse al fiume Giallo e ne bevve tutta l’acqua in un fiato, poi andò al fiume Wei e fece lo stesso, senza tuttavia placare la sua sete. Corse allora verso nord dove c’era una grande palude con acqua sufficiente a dissetarlo, ma prima che potesse raggiungerla, a metà strada morì di sete.

Prossimo a morire, pensando alla sua gente, Kuafu era molto triste, allora gettò in alto il suo bastone. Nel luogo dove questo cadde spuntò un lussureggiante boschetto di alberi di pesco, sempre verdi tutto l’anno e che offrivano ombra e frutta fresca ai passanti, eliminandone la stanchezza così che potevano riprendere il viaggio con piena energia.

La storia sull’inseguimento del sole di Kuafu riflette la volontà degli antenati cinesi di vincere la siccità. Nonostante Kuafu sia morto, il suo spirito vive in eterno. In molti libri cinesi dell’antichità si trovano leggende relative all’inseguimento del sole di Kuafu. Alcune località hanno anche chiamato i loro monti più alti col suo nome per commemorarlo… ”

a cura di Roberto Pellegrini

Moda, ma cos’è?

Su Wikipedia si legge: …”Il termine moda deriva dal latino modus, che significa maniera, norma, regola, tempo, melodia, modalità, ritmo, tono, moderazione, guisa, discrezione… Nei secoli passati l’abbigliamento alla moda era appannaggio delle sole classi abbienti, soprattutto per via del costo dei tessuti e dei coloranti usati, che venivano estratti dal mondo minerale, animale e vegetale. Prima dell’Ottocento l’abito era considerato talmente prezioso che veniva elencato tra i beni testamentari. I ceti poco abbienti erano soliti indossare solo abiti tagliati rozzamente e, soprattutto, colorati con tinture poco costose come il grigio. A questi si aggiungeva scarpe in panno o legno. Non potendo permettersi il lusso di acquistare abiti nuovi confezionati su misura, tali classi ripiegavano spesso sull’abbigliamento usato…

Non è facile dare una perfetta definizione della moda, se la si considera anche dal punto di vista culturale e sociale, essa, infatti, ha un’infinità di sfaccettature che la rendono interessante, ma difficilmente catalogabile.

Un vero e proprio sistema complesso in costante movimento, che proprio per questo, rappresenta la società al meglio, facendosi veicolo di espressione delle usanze e dei costumi di un particolare periodo. Ciò permette di ricostruire la storia non solo a livello di costume, ma anche di economia.

Come si legge su Wikipedia la moda segnava la differenza tra ceti sociali: ricchi e poveri – dico “segnava” perché ora non è più proprio così – oggi possiamo dire che la moda è anche un vero e proprio modo di comunicare la propria personalità; stile e gusto fanno parte del mondo della moda, pur non essendone dei sinonimi.

Fatto resta che la moda è epicentro di interessi da più punti di vista, ecco perché, sparsi nel mondo, esistono numerosi musei della Moda, citiamone alcuni:

  • Metropolitan Museum of Art

    La collezione del Costume Institute con oltre 35.000 costumi e accessori, rappresenta, cinque continenti e sette secoli secoli di abiti alla moda, costumi regionali e accessori per uomini, donne e bambini.

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  • MFIT (New York, Stati Uniti)Il Museo di FIT è conosciuto per le sue mostre speciali innovative e premiate.. Fondato alla fine degli anni Sessanta, è visitato da 100.000 persone ogni anno. Con una collezione permanente di 50.000 abiti e accessori dal XVIII secolo fino ad oggi, il Museo di FIT pone l’accento su abiti esteticamente e storicamente significativi, con un occhio verso la moda contemporanea d’avanguardia.

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  • FIDM (Los Angeles, Stati Uniti)Il museo si trova al piano terra del campus di Los Angeles dell’Istituto di moda di design e merchandising e ospita una collezione di oltre 12.000 costumi, accessori e tessuti del XVIII secolo fino ad oggi, compresi i costumi cinematografici e teatrali. Il Museo FIDM ospita inoltre la prima Collezione di Costume di Hollywood in prestito presso la città di Los Angeles, Dipartimento di Parchi e Ricreazione. Presenta l’esposizione annuale del costume di movimento cinematografico nelle gallerie.

 

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  • Kent State University Museum (Kent, OH)Il Museo del Kent State University accoglie gli studenti e il grande pubblico per visualizzare, studiare e ricercare dalla sua collezione di moda storica, contemporanea e mondiale. La collezione va oltre l’abbigliamento e i tessuti per includere anche vetro americano, mobili, dipinti e altre arti decorative. Il Museo ospita anche una biblioteca di libri e periodici storici dedicati alla moda e alle arti decorative.

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  • V&A MuseumE uno dei musei d’arte e design leader a livello mondiale, ospita una collezione permanente di oltre 2,3 milioni di oggetti che coprono più di 5.000 anni di creatività umana. Il museo custodisce molte delle collezioni nazionali del Regno Unito e alcune delle più grandi risorse per lo studio di architettura, dei mobili, della moda, dei tessuti, della fotografia, della scultura, della pittura, della gioielleria, del vetro e della ceramica.

    Elementi chiave della collezione comprendono abiti del XVII secolo, “mantua” del XVIII secolo, abiti da sera degli anni ’30, abiti da sera degli anni ’60 , inoltre un numero crescente di pezzi da designer del ventunesimo secolo.

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  • Fashion Museum, Bath InglandCi sono quasi 100.000 oggetti nella collezione, che vanno dai guanti decorati dal tempo di Shakespeare a moda dai designer più importanti di oggi nella collezione Dress of the Year. Questi oggetti preziosi, mostrando diversi aspetti della storia della moda, sono stati (per la maggior parte) forniti al museo da molti generosi donatori e organizzazioni durante i più di 50 anni di attività del museo.

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  • Musée de la Mode et du Textile (all’interno del Louvre, Parigi, Francia)Oggi, il museo occupa 9.000 metri quadrati e presenta circa 6.000 oggetti nella collezione permanente. Nella collezione, sono presenti opere che rappresentano la storia del costume dal Reggimento francese ad oggi (16.000 costumi e 35.000 accessori moda) e tessuti del VII secolo in poi (30.000 esemplari), così come arredamento d’interni, mobili , oggetti d’arte, carta da parati, arazzi, ceramica, bicchieri e giocattoli dal Medioevo al presente.

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  • Musée Galliera (Parigi, Francia)La collezione è dedicata all’abbigliamento e al costume, coprendo momenti chiave della storia della moda e mettendo in mostra i designer iconici francesi. La collezione del museo comprende abiti e accessori dallo streetwear all’alta moda. Il dipartimento del XVIII secolo ospita una delle più grandi collezioni di abbigliamento del mondo dell’età dell’illuminismo. Le sue collezioni sono tutte temporanee.

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  • Museo del Traje (Madrid Spagna)Con circa 160.000 tra oggetti e documenti, il museo del Traje ha una collezione di abbigliamento, gioielleria e accessori storici, contemporanei e tradizionali (con particolare attenzione ai costumi e designer spagnoli).

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  • Kyoto Costume Institute (Kyoto Giappone)La collezione KCI attualmente va dal XVII secolo ad oggi, con più di 12.000 capi di abbigliamento e 16.000 documenti. L’istituto ha ricevuto donazioni da alcuni dei migliori stilisti e case di moda di oggi come Chanel, Christian Dior e Louis Vuitton.

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E l’Italia? Patria di ineguagliabili stilisti?

Ci stiamo ancora lavorando. Sob!!!