Van Gogh, Monet, Degas…

... prossimamente a Padova. Dal 26 ottobre p.v. al 1 marzo 2020, il Palazzo Zabarella di Padova ospiterà, in esclusiva per l’Italia, oltre 70 capolavori di Edgar Degas, Eugène Delacroix, Claude Monet, Pablo Picasso e Vincent van Gogh e altri, che celebrano Paul e Rachel ‘Bunny’ Lambert Mellon, due tra i più importanti e raffinati mecenati del Novecento...

“Claude Monet, ritorno in Riviera”

Abbiamo recentemente parlato del periodo ligure di Monet ed oggi, dopo tanta attesa ed anche, come sempre succede, qualche polemica, si apre al pubblico la mostra "Claude Monet, ritorno in Riviera". Dopo 135 anni dal soggiorno del grande pittore, padre dell'impressionismo, tornano a Bordighera e Dolceacqua tre dipinti, tornano nei luoghi dove furono realizzati, eccoli, in tutto il loro splendore...

Monet Experience and the Impressionists

Da domani 18 Novembre sino al 1 Maggio 2018, presso la chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte a Firenze, sarà possibile fruire della mostra "Monet Experience and the Impressionists"

L'Impressionismo è stato uno dei più celebri movimenti artistici della storia, all'interno del quale troviamo pittori che sono diventati "immortali" attraverso le loro opere che sono oggi presenti nei più prestigiosi musei...

Impressionismo al capolinea

Le divergenze (dopo la mostra impressionista 1887 che vede tutti i maggiori esponenti di questo filone, riuniti e presenti come un gruppo che tenta di essere compatto) iniziano a a prevalere sulle affinità. Oltre alle varie differenze artistiche all'interno di questo "movimento", ciascuno degli autori che ve ne fa parte, intravede nel proprio io, un elemento di superiorità, che si tramuta ben presto in strategia di divario nei confronti dell'ufficialità artistica che il movimento "richiederebbe". Molteplici le discussioni animate che si contrappongono tra chi vede il Salon come lo sbocco obbligato della propria ambizione e quella di chi sostiene che la mostra ufficiale sia la strada migliore. In questi schieramenti vediamo:

Salon: Renoir, Cézanne, Sisley e Monet

Mostra ufficiale: Guillaumin, Degas, Caillebotte e Pissarro

Cézanne, più interessato alla sua pittura che al movimento impressionista, abbandona definitivamente le manifestazioni di gruppo e frequenta solo Renoir con il quali da li a pochi anni avrà modo di collaborare.

La mostra del 1879 è quella che sancisce la definitiva "rottura" del movimento dopo il debutto di Guaguin. L'anno dopo Sisley, Monet e Renoir si rifiutano di esporre. Nel 1882 c'è un tentativo di riunione ma si avverte che il gruppo ormai è sfaldato. Nel 1886 si ritenta per l'ultima volta una mostra unita, con la presenza dei nuovi pupilli Signac e Seurat (il quale presenterà quello che è destinato a diventare il capolavoro e manifesto del Pointillisme). Anche questa volta Monet, Renoir e Sisley, si rifiutano di esporre.

Da questo momento l'impressionismo è affare solo di mercanti, collezionisti e critici.

Le ninfee di Claude Monet

"Il colore è la mia ossessione quotidiana, la mia gioia e il mio tormento" - C. Monet
Quando entrai al Museo dell'Orangerie di Parigi, per visitare l'ultima e mastodontica opera di Claude Monet, ebbi l'istinto di chinarmi di fronte a tanta magnificenza, di fronte ad un semplice specchio d'acqua trasformato nello specchio dell'universo.
Monet fu molto laborioso, lasciò più di 2000 dipinti, circa 100 pastelli e poco più di 500 disegni, ciò indica una caratteristica fondamentale di quest'uomo che "pensava" attraverso la pittura, senza passare attraverso il disegno.

Quasi cieco, lavorò con accanimento alle ninfee:

“ Ho di nuovo ripreso cose impossibili da fare: dell’acqua con l’erba che ondeggia sul fondo…è stupenda da vedere, ma è pura follia volerlo fare…..” - Monet

Amava dipingere en plein air e il giardino che aveva costruito a Giverny diventò il suo studio, dove dipingeva lo stesso soggetto in diverse ore della giornata e durante il ciclo delle stagioni.

Le Ninfee mostrano come la mano dell'artista si confonde con quella della natura ed osservandole, il fruitore si sente quasi immerso in questo scenario sconfinato. Monet aveva immaginato, nel suo grande progetto, di realizzare un insieme panoramico, che raggruppasse tutti i soggetti con un effetto di continuità spaziale e temporale e proprio questo troviamo visitando il Museo dell'Orangerie, dove le opere sono collocate su pareti ricurve, ad andamento ovale, che accolgono i visitatori facendo loro perdere la cognizione spaziale e conducendoli, quasi per mano, verso l'"infinito".
Monet utilizzava colori puri, giustapposti sulla tela per fusione ottica, sottolineando la legge dei colori complementari secondo la quale, nel prisma dei colori, ognuno di essi è accentuato dal suo complementare vicino.

"Le Ninfee sono opere che possono essere comprese appieno soltanto da anime di sognatori, da coloro che chiedono alla pittura gli incanti della musica"

L'immensa opera esposta al Museo in due sale ovali è composta da diciannove pannelli di due metri dal titolo Bassin aux nymphéas e Platone la definirebbe un’immagine mobile dell’eternità.

Le Ninfee di Monet in Italia dal 3 Settembre all’11 Dicembre prossimi

Presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), dal 3 Settembre all'11 Dicembre 2016, sarà possibile visitare la mostra "Monet. Quelle Ninfee che anticiparono l'informale".

Monet, padre fondatore della corrente dell'impressionismo, scriveva:

“Lavoro tutto il giorno a queste tele, me le passano una dopo l’altra. Nell’atmosfera riappare un colore che avevo scoperto ieri e abbozzato su una delle tele. Immediatamente il dipinto mi viene dato e cerco il più rapidamente possibile di fissare in modo definitivo la visione, ma di solito essa scompare rapidamente per lasciare al suo posto a un altro colore già registrato qualche giorno prima in un altro studio, che mi viene subito posto innanzi; e si continua così tutto il giorno”
ossessionato dal fermare il tempo in qualsiasi modo, la così detta "impressione" così continuava:

“Non dormo più per colpa loro, di notte sono continuamente ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo la mattina rotto di fatica…”
Era il 1925, il periodo artistico durante il quale Monet dipinge le sue famose "serie", in particolare le ninfee, oggetto di questa esposizione.
In questo periodo Monet viveva nell'alta Normandia a Giverny e fece realizzare uno stagno e un giardino dove coltivava fiori di vario tipo, fra i quali le ninfee, che gli ricordavano l'amata arte giapponese e che diventarono oggetto dei suoi studi approfonditi sull'"impressione" e che scaturivano da sensazioni visive durante tutti gli orari del giorno.
Il risultato è qualcosa che si colloca tra la pittura di paesaggio e una pittura del tutto nuova decorativa, che si manifesta in una costruzione spaziale del tutto nuova. Così come i toni cromatici sembrano trascendere la realtà creando qualcosa di veramente inedito, fuori dal tempo e quasi intangibile. La luce sopra ogni cosa, siamo alla profezia dell'Informale.