Sumi-e – Pittura e meditazione

Per introdurvi a questo genere di pittura vi racconterò una storia: Un giorno un facoltoso signore andò da un pittore specializzato in sumi-e; questa tecnica di pittura, che usa la china sul foglio inumidito, non permette ne’ esitazioni ne’ ripensamenti, ma un maestro può dare mille sfumature di grigio alla sua pennellata e realizzare opere di estrema raffinatezza. Il signore voleva un dipinto raffigurante un’anatra; il pittore acconsentì e dopo essersi accordati sul prezzo, diede appuntamento al cliente dopo un mese. Allo scadere del tempo il signore si presentò alla bottega, ma il pittore parve non ricordarsi di lui: “un’anatra? Ordinata a me? Oh, certo, è nella lista delle commissioni; Lei mi dovrà scusare, ma prima io, poi mia moglie ed i piccoli siamo stati malati ed io sono rimasto molto indietro col lavoro. La prego di tornare tra quindici giorni”. ...

René Magritte, trasformare la realtà in mistero

“La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione.” René Magritte René Magritte, dietro la sua apparente normalità, celava un'infinita capacità di trasformare la realtà in mistero, spingendo l'osservatore stupito ad osservare il mondo attraverso occhi diversi, ad andare oltre l'apparenza. Cascava veramente a pennello il soprannome con il quale era conosciuto per la sua capacità di insinuare dubbi nella realtà: "le saboteur tranquille"...

Georgy Kurasov pittore, scultore o semplicemente sè stesso?

Nato a Leningrado nel 1958 in quel che prima era URSS, oggi, vive e lavora a San Pietroburgo in Russia. Praticamente senza nessuno sforzo da parte sua, Kurasov è "emigrato" in modo surreale. Circondato da una natura piatta e grigia, dove per sei mesi l'anno domina il ghiaccio e per sei mesi la pioggia e l'umidità, intorno a sé vede una città dove l'arte è artificiale: viali rettilinei e piazze squadrate sul delta paludoso della Neva...

Le ninfee di Claude Monet

"Il colore è la mia ossessione quotidiana, la mia gioia e il mio tormento" - C. Monet Quando entrai al Museo dell'Orangerie di Parigi, per visitare l'ultima e mastodontica opera di Claude Monet, ebbi l'istinto di chinarmi di fronte a tanta magnificenza, di fronte ad un semplice specchio d'acqua trasformato nello specchio dell'universo. Monet fu molto laborioso, lasciò più di 2000 dipinti, circa 100 pastelli e poco più di 500 disegni, ciò indica una caratteristica fondamentale di quest'uomo che "pensava" attraverso la pittura, senza passare attraverso il disegno. Quasi cieco, lavorò con accanimento alle ninfee: “ Ho di nuovo ripreso cose impossibili da fare: dell’acqua con l’erba che ondeggia sul fondo…è stupenda da vedere, ma è pura follia volerlo fare…..” - Monet Amava dipingere en plein air e il giardino che aveva costruito a Giverny diventò il suo studio, dove dipingeva lo stesso soggetto in diverse ore della giornata e durante il ciclo delle stagioni. Le Ninfee mostrano come la mano dell'artista si confonde con quella della natura ed osservandole, il fruitore si sente quasi immerso in questo scenario sconfinato. Monet aveva immaginato, nel suo grande progetto, di realizzare un insieme panoramico, che raggruppasse tutti i soggetti con un effetto di continuità spaziale e temporale e proprio questo troviamo visitando il Museo dell'Orangerie, dove le opere sono collocate su pareti ricurve, ad andamento ovale, che accolgono i visitatori facendo loro perdere la cognizione spaziale e conducendoli, quasi per mano, verso l'"infinito". Monet utilizzava colori puri, giustapposti sulla tela per fusione ottica, sottolineando la legge dei colori complementari secondo la quale, nel prisma dei colori, ognuno di essi è accentuato dal suo complementare vicino. "Le Ninfee sono opere che possono essere comprese appieno soltanto da anime di sognatori, da coloro che chiedono alla pittura gli incanti della musica" L'immensa opera esposta al Museo in due sale ovali è composta da diciannove pannelli di due metri dal titolo Bassin aux nymphéas e Platone la definirebbe un’immagine mobile dell’eternità.

Rembrandt – Luci e Ombre – Mistero della Vita

Rembrandt Harmenszoon van Rijn nacque nel 1606 a Leida in Olanda; era il penultimo di 9 fratelli. Iniziò a frequentare la facoltà di lettere della sua città, abbandonandola dopo breve per frequentare il laboratorio del pittore van Swanenburg. Proprio qui ebbe l'occasione di conoscere l'arte italiana ed in particolare le opere di Caravaggio, che lo influenzeranno in quanto Rembrandt tenne sempre ben presente i sorprendenti effetti di luce realistica riprodotti dal Caravaggio. Dopo la morte del padre, Rembrandt si trasferì ad Amsterdam e continuò la sua formazione con Lastman, imparò talmente bene da superare ben presto il suo maestro; di questo se ne accorsero ben presto i veri intenditori d'arte e ciò gli permise di entrare in contatto con l'alta società. Conobbe Saskia, nipote di un ricco mercante d'arte e la sposò nel 1634. Purtroppo una serie di disgrazie si susseguirono, morirono uno dopo l'altro 3 figli neonati e nel 1642 l'adorata moglie. Rimase solo con il figlioletto Titus che affidò alle cure di Geertge Dirck che diventerà la sua amante. Cominciò per Rembrant un periodo di gravi problemi economici che lo porteranno, nel 1657 a perdere tutti i suoi beni. Finita la relazione con la Dirck, sposò Hendrickje Stoffels dalla quale avrà due figli. Si spense nel 1669 in assoluta povertà, dopo una vita travagliatissima che non gli ha comunque impedito di lasciare ai posteri cose superbe. Ha scritto di lui Silvia Biagi: "In lui si riscontra un diverso sviluppo della luce caravaggesca ed una diversa concezione del "vero". Il gusto teatrale, tipico di Rembrandt, si accompagna però anche ad un attento studio della realtà umana, come nel "Ritratto di vecchia" dell'Ermitage. Si realizza, nelle opere dell'artista olandese, una perfetta coincidenza di luce e materia, laddove nei punti fortemente illuminati Rembrandt carica la pennellata, fino a raggiungere effetti di tridimensionalità, sfruttando la rifrazione della luce sui segni delle sue stesse pennellate per creare effetti multiformi e cangianti." Rembrand utilizzava solo sei pigmenti, ma lo faceva con una tale maestria da raffigurare con armonia la vita vera e vivida della natura, non solo, il modo di spezzare, con lampi di luce, le ombre lo hanno reso uno dei più apprezzati pittori non solo del suo periodo. Appare spesso nei suoi quadri il tormento interno di quest'uomo che ha portato nell'anima ed ha saputo trasferire su tela, le luci e le ombre del mistero della vita. Chi volesse conoscere la personalità e la vita di questo pittore un pochino più da vicino, consiglio il libro: "Il Triangolo di Rembrandt" di Giacinta Caruso, nel quale, in forma di romanzo, si ripercorre la vita di questo genio della pittura.

Forme d’arte in relazione: Poesia e Pittura

Citavano: Simonide - Della Gloria degli Ateniesi: "La pittura è poesia silenziosa, la poesia è pittura che parla" Leonardo da Vinci - Trattato della Pittura: "La pittura è una poesia che si vede e non si sente e la poesia è una pittura che si sente e non si vede" "La pittura è una poesia muta e la poesia è pittura cieca" La relazione tra queste due espressioni d'arte è antichissimo, ma si tratta di "contaminazione" o "accostamento"? E nel caso di quest ultimo: è sempre voluto dagli autori o è stato scoperto da altri dopo che le due manifestazioni artistiche hanno seguito ognuna un percorso autonomo? Lo scrittore Vincenzo Consolo evidenzia bene: "Da sempre la letteratura si ispira alla pittura e la pittura illustra la letteratura. La letteratura si svolge nel tempo, la pittura si staglia nello spazio: la letteratura ha uno sviluppo lineare, la pittura usa colori e forme che si collocano nello spazio". Quando poesia e pittura si contaminano o si accostano, l'arte raggiunge un alto livello di comunicazione. Due espressioni, due linguaggio sì differenti, permettono di porre il fruitore di fronte a qualcosa che trasmette profonde emozioni. Questo succede se si ha la fortuna di trovarsi di fronte alle opere che vi mostro qua di seguito. Un quaderno di Poesie: "Le Parole sono Stelle" di Roberto Pellegrini, tre famosi quadri di Vincent Van Gogh ai quali si è ispirata magistralmente Artofkcc by Katiuscia Capozzi. Il risultato sono tre accessori moda, dotati di certificato di qualità ed unicità, proposti con in dotazione il quaderno di Poesie "Le Parole sono Stelle" firmato in originale dall'Autore. Non saprei decidere se collezionarle tutte o scegliere a fatica; certo è che l'emozione è forte.