L’Opera d’Arte “racconta”…

Un’Opera d’Arte (a qualunque “specie” essa appartenga: letteratura, musica, pittura, scultura, ecc. ecc.), non rappresenta che la “fine”, l’ultimo segmento di un percorso, assolutamente intimo, vissuto dall’uomo, prima ancora che dall’Artista.

Percorso che, nel suo incipit, nelle sue evoluzioni e “distanze” coperte, resta profondamente “privato”. L’Opera d’Arte, quindi, concretizza l’“obiettivo” stesso di questo percorso, il vero punto di arrivo emozionale; l’unico, in realtà, che un Artista scelga, poi, di condividere con il (suo) pubblico, poco importa “quanto” cospicuo…

Una volta “venuta alla luce”, infatti, l’Opera d’Arte inizia una vita propria, indipendente, imprevedibile. Con ogni probabilità,“eterna”, in grado, cioè, di sfidare i “limiti” invalicabili e “voraci” del Tempo, confidando semplicemente sulla “rappresentazione” di sé; giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo…

Una “vita” intensa, vissuta sotto gli sguardi delle masse, nel corso della quale, però, il “cordone ombelicale”, che la lega all’Artista, non si interromperà mai…

Si usa uno specchio di vetro, per guardare il viso e si usano le Opere d’Arte, per guardare la propria anima.” – George Bernard Shaw

Tra le “braccia” del pubblico, l’Opera d’Arte potrà venir rifiutata, o persino “incompresa” (come, spesso, si dice…); ma, più facilmente, essa verrà accolta, vezzeggiata, “interrogata”, ed infine amata… nel consueto (e naturale), “gioco” più caro al pubblico: ricostruire, conoscere e ripercorrere quell’intimo percorso compiuto, come dicevamo, dall’uomo/Artista, nel corso del suo “travaglio” creativo.

In ogni Opera d’Arte, c’è l’impronta più segreta di un uomo non comune…

by Roberto Pellegrini

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