Chi c’è al timone…?

L’incognita di una “sfida” ci attrae: ci fa paura, d’accordo, ma non resistiamo al suo fascino. Perché noi, gli esseri umani, siamo fatti così. Le difficoltà ci mettono alla prova; ci sfibrano; ci piegano; talvolta ci spezzano, ma ci “formano” e, soprattutto, non consumano la nostra innata vocazione al voler “andare oltre”; al cercare la “via d’uscita”; al voler apprendere da ogni situazione, incluse quelle più dolorose, che spesso si incontrano in quel “percorso” imprevedibile che è la vita...

Siamo tutti…”matricole”

“Sbagliando si impara!”: è tutto dannatamente vero…Commettere un errore; riconoscerlo e trovare l’umiltà di “tornare indietro”, per porvi (quando possibile), un rimedio, costituisce da sempre una preziosa “scuola di vita”. Un uomo si forma attraverso le proprie esperienze: è risaputo...

Maud Lewis: un modello di resilienza

Alcuni di voi già conosceranno la storia di questa pittrice canadese grazie al film "Maudie - Una vita a colori" che ha partecipato nel 2016 al Toronto Film Festival ed ha così contribuito a diffondere la fama di Maud Lewis. Maud nacque il 7 marzo 1903 nell'Ohio del Sud, Nuova Scozia, Canada, figlia di John ed Agnes Dowley. Sin da bambina soffrì di artrite reumatoide, malattia che la costrinse a vivere costantemente nel dolore e che ne limitò i movimenti. Lasciò la scuola prematuramente, molto probabilmente a causa del bullismo e la madre amorevole le trasmise la passione per la pittura insegnandole a dipingere cartoline natalizie...

Non definitele Terminator, sono solo…

...emotivamente forti.

Spesso si tende ad associare le persone emotivamente forti a quelle che posseggono un carattere inflessibile e duro e che, spesso tendono ad esercitare controllo sugli altri. Niente di più sbagliato, coloro che sono emotivamente forti hanno semplicemente affinato l'autocontrollo, che le rende persone equilibrate...

Kintsugi – L’essenza della resilienza

Molti di voi conoscono sicuramente la tecnica kintsugi, che affonda le sue radici nella filosofia di vita giapponese, secondo la quale: da una frattura, da un'imperfezione o da una ferita, può prendere forma qualcosa di più bello e prezioso.

La parola kintsugi letteralmente significa: kin (oro) e tsugi (ricongiunzione, riparare) e la tecnica omonima, vera e propria arte, utilizza oro o altri metalli preziosi per ricongiungere pezzi di ceramica e ricomporre oggetti. Ciò permette di sottolineare le crepe ed impreziosirle, realizzando pezzi che saranno unici.

Così anche gli uomini, nella vita quotidiana, dovrebbero trasformare il dolore in crescita e di fronte alle esperienze, spesso traumatiche, convincersi che possono renderci migliori, unici, preziosi e pieni di risorse.

Nella cultura occidentale si stenta ad esibire le ferite, ci si vergogna quasi della propria fragilità, ci si ostina nel negarsi la possibilità di trasformare le disgrazie in qualcosa di positivo, che ci renda più forti.

Al contrario nella cultura orientale, alle cicatrici si associa un significato completamente diverso, per esempio un guerriero che ha delle ferite dimostra il suo valore nelle battaglie.

In occidente le cose sono belle o brutte, buone o cattive, integre o rotte; il pensiero giapponese, invece, contempla il divenire di uno nell'altro.

Del resto dobbiamo con consapevolezza ammettere che il dolore è parte della vita, perchè ostinarsi nel non farne tesoro? Scriveva il giornalista Jim Burcher:

"Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro."