A volte…

Il mio pensiero vuole raggiungere, per un attimo, quanti, tra noi, si stanno avvicinando al Natale con un peso sul cuore, loro malgrado…

A volte, la vita sembra smettere di sorriderci, così: di colpo, all’improvviso…

Proprio quando ci eravamo ormai convinti di aver finalmente “agguantato” per la coda la felicità, per sua natura indecifrabile e sfuggente, ed iniziavamo a sentirci al sicuro, tra le solide pareti delle nostre certezze, ecco che ci accorgiamo di avere, nuovamente, le mani vuote.

La sola certezza è che niente è certo e che nulla è più misero o superbo dell’uomo.”  Plinio il Vecchio

A volte, non possiamo fare altro che prendere atto di questo inatteso “cataclisma”, senza poterci fare nulla; senza poterci opporre; costretti a chinare il capo, sotto la “carezza” pesante del destino…

A volte, a tradirci è la salute, sulla quale contiamo, per “costruire” il nostro futuro; altre volte è l’improvvisa scomparsa di persone a noi molto care; altre volte il lavoro, che tanta importanza riveste, nel progettare il nostro domani… Altre volte, è l’amore, che ci aveva accecato al punto tale di farci fidare della persona sbagliata.

L’amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo. L’amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso. Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.” –  Hermann Hesse

A volte, quindi, ci sentiamo precipitare, soli, verso il “fondo”, laddove la luce dei sogni non arriva; laddove sembra più “invitante” la voglia di lasciarsi andare…

Il Natale è la Festa della Rinascita; è un inno all’ottimismo di un nuovo inizio…: è proprio nei momenti più bui, che la Speranza e la Fede ci tendono una mano, “recuperandoci” dal fondo; tornando ad illuminarci la strada; rinvigorendo la nostra gioia di “crederci ancora”…

A volte si può, si deve ricominciare…!

by Roberto Pellegrini

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L’Opera d’Arte “racconta”…

Un’Opera d’Arte (a qualunque “specie” essa appartenga: letteratura, musica, pittura, scultura, ecc. ecc.), non rappresenta che la “fine”, l’ultimo segmento di un percorso, assolutamente intimo, vissuto dall’uomo, prima ancora che dall’Artista.

Percorso che, nel suo incipit, nelle sue evoluzioni e “distanze” coperte, resta profondamente “privato”. L’Opera d’Arte, quindi, concretizza l’“obiettivo” stesso di questo percorso, il vero punto di arrivo emozionale; l’unico, in realtà, che un Artista scelga, poi, di condividere con il (suo) pubblico, poco importa “quanto” cospicuo…

Una volta “venuta alla luce”, infatti, l’Opera d’Arte inizia una vita propria, indipendente, imprevedibile. Con ogni probabilità,“eterna”, in grado, cioè, di sfidare i “limiti” invalicabili e “voraci” del Tempo, confidando semplicemente sulla “rappresentazione” di sé; giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo…

Una “vita” intensa, vissuta sotto gli sguardi delle masse, nel corso della quale, però, il “cordone ombelicale”, che la lega all’Artista, non si interromperà mai…

Si usa uno specchio di vetro, per guardare il viso e si usano le Opere d’Arte, per guardare la propria anima.” – George Bernard Shaw

Tra le “braccia” del pubblico, l’Opera d’Arte potrà venir rifiutata, o persino “incompresa” (come, spesso, si dice…); ma, più facilmente, essa verrà accolta, vezzeggiata, “interrogata”, ed infine amata… nel consueto (e naturale), “gioco” più caro al pubblico: ricostruire, conoscere e ripercorrere quell’intimo percorso compiuto, come dicevamo, dall’uomo/Artista, nel corso del suo “travaglio” creativo.

In ogni Opera d’Arte, c’è l’impronta più segreta di un uomo non comune…

by Roberto Pellegrini

Troppo tardi…

A volte la mancanza di umiltà ci induce a snobbare i consigli di chi ci sta accanto: quando tutto sembra andare per il meglio, infatti, ci risulta difficile credere a quanti tentino di metterci in guardia, per un imminente “pericolo”, al momento, per noi, assolutamente improbabile… Ma chiaramente “visibile” a chi ne sa più di noi…

Il conseguente errore di valutazione, può costare molto caro, fino a risultare, talvolta, persino irrimediabile, fatale.

Questo è il chiaro insegnamento che traspare dalla Storiella Cinese di quest’oggi…

Cito…

Bian Que era in udienza dal re Cai Huangong. Ad un certo punto gli disse: “Maestà, avete una malattia sottocutanea. Se non vi sottoponete ad un trattamento tempestivo, temo che la malattia si aggravi.” Cai Huangong rispose: “Non ho alcuna malattia.” Non appena Bian Que fu uscito, il re osservò: “Ai medici piace curare i sani in modo da poter vantare le proprie capacità!”


Dieci giorni dopo, rivisto il re, Bian Que disse: “La vostra malattia si è estesa ai muscoli. Maestà, se non vi sottoponete a cure tempestive, la malattia si aggraverà. ”Cai Huangong non volle dargli retta, tuttavia, dopo la partenza del medico, era molto scontento.


Dieci giorni dopo, quando si trovò di nuovo davanti al re, Bian Que disse: “Maestà, la malattia si è estesa allo stomaco e agli intestini. Se rifiutate ancora le cure, sarà sempre peggio.” Il sovrano continuò a fare orecchio da mercante

Dopo altri dieci giorni, data una sola occhiata al re, il medico scappò via di fretta. Perplesso, il sovrano mandò un uomo a casa del medico a chiedergli il perché. Bian Que disse all’inviato reale: “Se la malattia è sottocutanea, posso guarirla con decotti e medicazioni. Se è muscolare, posso guarirla con l’ago puntura. Se è gastrica o intestinale, posso guarirla con pillole contro l’infiammazione. Se è nel midollo non posso far niente e la sorte del malato è decisa dal destino. Il sovrano ha una malattia nel midollo, perciò non posso più curarlo.”

Dopo altri cinque giorni, il malato, a cui doleva tutto il corpo, fece chiamare Bian Que, ma quest’ultimo era già fuggito nel regno di Qin. Alla fine il re Cai Huangong morì! 

a cura di Roberto Pellegrini

Educazione fai da te

L’autobus ha avuto un piccolo problema: arriverà con alcuni minuti di ritardo. Alla fermata, un piccolo manipolo di utenti (tra i quali il sottoscritto), accoglie la bella notizia con un sommesso brusio. Cose che capitano, dice qualcuno. Ci rassegniamo all’attesa: quasi tutti si affidano al proprio smartphone, per ingannare il tempo. Ad un tratto, una giovane mamma si volta di scatto verso un’altra ragazza:

Bastardo! -, dice – ha pubblicato le foto su Facebook, quello str…! – e porge il proprio cellulare all’amica, che pare non capire. Intanto, due bambini, probabilmente compagni di scuola, figli delle due ragazze, assistono immobili alla conversazione. Sulle loro spalle, due zaini enormi, che mi fanno pensare a due camper da 8 posti…

– Cosa è successo? -, chiede l’amica, puntando gli occhi sul display.

– Quella testa di c… del mio ex marito -, risponde l’altra – ha pubblicato le fotocon quella tr… della sua nuova tipa! –

E poi, la discussione prosegue su questi toni… Patetici, squallidi, inutili. I due bambini, come me, hanno ascoltato tutto, senza battere ciglio, impassibili. Forse, ahimè, abituati a simili discussioni in casa. Per fortuna arriva l’autobus; mentre saliamo, il figlio della ragazza infuriata col proprio ex, si rivolge a lei lamentandosi:

– Ma mamma, Filippo mi ha dato una spinta, quello stupido! –

Eh no, Giovanni!  -, è la risposta della mamma – lo sai che non si dicono le parolacce! –

Allibisco: non sapevo che esistesse una nuova educazione, modello Ikea, da”assemblare”, personalizzandola, secondo le proprie esigenze, ed i propri gusti…

by Roberto Pellegrini

..non si finisce mai di imparare

“È quasi sempre dopo i periodi peggiori è più vacui, che mi sento meglio, non dopo quelli più ragionevoli e apparentemente più proficui. Devo avere pazienza, non giudizio. Devo affondare le radici più in profondità, non scuotere i rami.” – H. Hesse

Nella vita, una delle fortune più luminose è trovare il proprio equilibrio; ed una delle capacità più preziose è saperlo mantenere, questo equilibrio. Da questa virtù/attitudine dipende la qualità stessa della nostra esistenza, dal momento che, proprio grazie ad essa, riusciamo ad affrontare, con un atteggiamento veramente positivo, anche i momenti più difficili e piatti della nostra quotidianità.

Anzi, c’è di più: questa maturazione interiore, solo apparentemente paradossalmente, saprà offrirci validi e rari spunti di crescita, proprio attraverso gli episodi più negativi della nostra vita, temprando, così, la nostra capacità di autocritica e di analisi. Un po’ come dire: “La povertà aguzza l’ingegno”, volendo sottolineare l’enorme potenziale formativo che si nasconde nelle difficoltà che affrontiamo, di volta in volta.

E non dovremmo mai sentirci forti dell'”ultima lezione” appresa, perché ci sarà sempre qualcosa in più da imparare domani: basta sapere attendere, con pazienza, senza aver fretta di giungere alle conclusioni, ma affondando le nostre radici, sempre più saldamente, nell'”humus” del nostro destino, in attesa che i “frutti” siano davvero maturi, per poter essere colti…

by Roberto Pellegrini

Questione di… alleanze

Ragione (mente), e sentimento (cuore), non parlano lo stesso “linguaggio”; non lo hanno mai parlato e, del resto, non lo parleranno mai, per nostra buona ventura.

Però si comprendono bene; si ascoltano; si studiano.; si osservano, senza giudicarsi mai, e spesso traggono conclusioni diverse (e quasi sempre opposte), da una medesima circostanza.

Non stringono mai alleanze tra loro: ciascuno persegue con serenità il proprio obiettivo: convincerci dell’esattezza del proprio punto di vista.

Per riuscire in questa impresa, ragione e sentimento possono contare sull’appoggio di potenti “alleati”, la cui “voce” melodiosa giunge alle orecchie della nostra coscienza, come il bel canto delle sirene giungeva a quelle di Ulisse.

Si tratta di alleati scaltri, in grado di argomentare sempre con pertinenza le proprie osservazioni, tanto da risultare, ora l’uno ora l’altro, pienamente convincenti. Questi alleati si chiamano “lucidità” e “passione”.

La lucidità, fedele scudiero della ragione, è specializzata nel mettere in evidenza tutti gli eventuali “punti deboli” di una questione di cuore, facendo prevalere in noi il timore di abbandonarsi totalmente ad un innamoramento, ad esempio.

La passione, per contro, braccio destro del sentimento, estremizza il versante opposto, persuadendoci che, in realtà, non esista nessun tipo di difficoltà che un cuore veramente innamorato non riesca a superare.

E se provassimo ad innamorarci con una… “lucida passione”?

“Le passioni non dicono mai la verità.”
Roberto Pellegrini – 2018

by Roberto Pellegrini

Uno “specchio” azzurro…

Cosa cerchiamo, quando lanciamo uno sguardo nel cielo, in una splendida giornata, oppure in una limpida notte stellata?

Il cielo rappresenta da sempre, nell’immaginario collettivo, l’infinito, l’eterno, la libertà, il Divino; ma anche l’insondabile, l’inarrivabile, l’inesprimibile. In altre parole: il mistero. Ma un mistero che non fa paura…

Perderci con gli occhi nel cielo, ci proietta lontano (come misurare, in realtà, l’esatta “gittata” di uno sguardo? Come sapere, con precisione, quante miglia d’azzurro riusciamo a penetrare, con un’occhiata?), aiutandoci ad avvolgere la nostra vita con un mantello intrecciato di speranza e di serenità…

Una “sbirciatina” al cielo, forse, non è altro che una sbirciatina in fondo a noi stessi.

Sì, perché la nostra stessa anima, le nostre stesse aspettative, i nostri ricordi ed i progetti, le gioie e i dispiaceri, i buoni risultati ed i fallimenti, costituiscono l’”infinito” che siamo… e di cui, certamente, di tanto in tanto abbiamo piena e lucidissima consapevolezza.

Il “nostro” infinito ci viene a “cercare”, talvolta, spingendoci ad esprimerci, ad esempio, nell’Arte, ammirandone gli innumerevoli capolavori; oppure tentando, a nostra volta (e come possibile…), di“produrre” qualcosa. Qualcosa che sia, senza ombra di dubbio, l’impronta del nostro stesso esistere, del nostro “esserci”, in questo mondo, “hic et nunc”…

Ed è sempre l’infinito che cresce con noi, che ci guida e ci sospinge verso la più appagante delle esperienze umane: quella dell’amore. Dell’amore che “è”, o “non è”; dell’amore che, naturalmente, avrà un estremo “bisogno” dei nostri corpi, per potersi “esprimere” pienamente, ma che resterà, sempre e comunque, un intreccio di anime, unite per quegli appuntamenti non scritti, per quelle casualità segrete, che soltanto il destino decide. E che nessuno può ostacolare…

Ecco: il cielo non è che uno specchio, in cui si riflette tutto questo, ogni volta che lo guardiamo…

by Roberto Pellegrini