E per finire… Lilù Stones ci parla di …

Cari Amici di Lilù Stones…con questo post, finisce la storia della pseudo Alice nel paese delle pietre dure, di quelle semipreziose e un cenno a quelle preziose per eccellenza. L’altra volta vi ho parlato di sua maestà il diamante…non mi rimane che catapultarvi ancora, nella meraviglia degli zirconi, dei topazi, dei corindoni ovvero del rubino e gli zaffiri, dei berilli ovvero dello smeraldo e dell’acquamarina. Un cenno particolare merita lo spinello e la pietra in voga da qualche anno a questa parte e cioè la zoisite varietà tanzanite e poi ancora, certamente ci sono altre preziosissime pietre come la diopside Russa…e l’alessandrite…pietra degli Zaar e ancora l’ apatite...

Eccomi nuovamente con voi

Con questo post, abbandoniamo le pietre dure e le pietre semi-preziose, per addentrarci nelle vere gemme. A volte, i pezzi estratti pesano tonnellate, ma solo l’1% e molte volte anche molto meno, rappresenta la qualità “gemmifera” e vi dirò di più, molto spesso oltrepassa sia la preziosità, sia la quotazione, del diamante più stratosferico o dello stesso zaffiro o rubino o smeraldo che sia. E’ la giada, ma la giada giadeite, Birmana, Imperiale, l’inesorabile IMPERATRICE della gioielleria Cinese…la gemma che come l’agata, è riuscita a diventare persino un nome proprio femminile, per il suo straordinario fascino...

Continua il viaggio fra le meraviglie

Questa volta inizierò il mio post con la FLUORITE, che per i sui colori, anche se molto più evanescenti, mi fanno ricordare quelli della tormalina, di cui vi ho parlato nel post precedente. Che dire sulla fluorite? Inizio con il dire che deve il suo nome al fluoruro di calcio, minerale che la compone e che le regala il fenomeno della fluorescenza, che fa di essa, una pietra singolarmente bella ed attraente anche e certamente per i suoi colori: pura è incolore, spesso però, si trova nei suoi inconfondibili colori del verde, viola, blu, giallo, rosa, nero, bruno, molto spesso trasparente, ma può anche essere traslucida e opaca. E’ uno dei pochi minerali che si presenta in campioni perfettamente cristallizzati, la regina delle mostre sui minerali e ricercata dai collezionisti, specialmente quella che prende il nome di “blue john”, francesizzata in bleu/jaune ovvero dal colore blu/gialla a bande. Già gli antichi Greci tagliavano questa pietra come gemma preziosa, mentre i Romani, cesellavano vasi con la “blue john” , chiamati allora vasi murrini, per il colore variegato. Molto bella anche quella in fili color giallo, da lontano sembrano fili di ambra….certo il peso…cambia. La Fluorite è un minerale molto diffuso, solo il quarzo vanta maggiore diffusione, ma è praticamente conosciuta e riconosciuta da tutti. Altro minerale molto diffuso è la Calcite, si dice che è talmente “invasivo”, che solo in Vaticano non si trova. Se la forma è massiva, il suo colore è polveroso ma vitreo. In gemma è trasparente, traslucida, ma anche opaca. Quella trasparente gode della proprietà ottica della doppia rifrazione, cioè, la luce che l’attraversa vi farà vedere l’immagine “raddoppiata”, a questo proposito, famoso è lo spato d’Islanda, cristallo di calcite trasparente, che opportunamente preparato, veniva adoperato in microscopia fino alla metà del 900. La calcite è ricca di carbonato di calcio, da cui deve il nome, le sue varietà prendono il nome a seconda delle località in cui vengono reperite e dalla composizione (esempio lo spato d’Islanda, oppure il travertino, ecc.), i suoi colori vanno dall’incolore (trasparente quindi), bianco, giallo, arancione, bruno, grigio, nero, rosa, rosso e blu. Ci sono collezionisti che raccolgono solo campioni di calcite, talmente son diffusi e sempre molto particolari. Un appunto particolare e molto importante, devo farlo sulla Mangano/Calcite, ovvero la calcite che contiene anche il manganese ed è rosa. Questo minerale è pregiatissimo e anche costoso, perché non si trova facilmente come la calcite. Un filo di questo minerale è secondo solo ad un bel filo di corallo “pelle d’angelo” e all’opale rosa. Invece l’Aragonite, è la sorellina “povera” della calcite, nel senso che è lo stesso minerale, ma con differente struttura e prende il nome da Molina de Aragòn, località spagnola dove fu reperita la prima volta. L’ aragonite è il principale minerale che costituisce la parte dura delle conchiglie, quindi minerale che costituisce anche le perle (carbonato di calcio, ricordate?...) e di altri organismi marini, ivi compreso il corallo. Stesso colore della calcite, trasparenza da vitrea a resinosa, traslucida, birifrangente, fosforescente e anche fluorescente, in cristallo. Ma lo sapevate che: minuscoli cristalli di aragonite sono contenuti nel corpo umano, precisamente nell’orecchio interno? Ebbene si, sono gli otoliti del sistema vestibolare. Per rimanere nel colore caldo del giallo e del bruno, inserisco un’altra pietra straordinaria. L’Andalusite varietà Chiastolite per cui ho una passione sviscerata, seconda solo alla septaria. Il nome deriva dalla località dove fu scoperta, l’Adalusia, ed in effetti la Chiastolite è stata la prima varietà scoperta, in seguito si sono rivenuti veri e propri cristalli di questa gemma che appartiene alla famiglia dei silicati. La Chiastolite, mostra una strana inclusione scura, che forma una croce: è la grafite che le da questo caratteristico aspetto “simbolico”. Mentre invece l’andalusite in gemma ha colori che vanno dal verde/ bruno, al giallo/bruno, al rosa/bruno ed è pietra trasparente o traslucida, classica e fascinosa. E per finire aggiungo ancora una pietra dal nome angelico: l’Angelite, il bellissimo nome, nonché pietra, che è stata data a questa anidride azzurra, che arriva dal Perù. L’ Angelite è la variante di un minerale conosciuto come anidride, dal greco “anhydros” senza acqua, perché ha origine evaporitica, deriva dalla trasformazione di depositi di gessso che hanno perso, per evaporazione le molecole di acqua. Colore bianco azzurrognolo e parte centrale grigia.

TORMALINA…la gemma che viaggiò sull’arcobaleno e ne rubò tutti i colori…

Questa è una gemma meravigliosa e anche preziosa. Mi spiego, la qualità più pura e trasparente è certamente quella pregiatissima, ma anche grezza e/o appena smussata è apprezzabilissima proprio perché è una tavolozza di colori, come solo la tormalina può regalarci. “Turmali” vuol dire appunto misto, nella lingua Cingalese, dalla quale si pensa derivi il suo nome, francesizzato poi in “tourmaline” quando finalmente iniziò a diffondersi in Europa agli inizi del XVIII secolo, grazie agli Olandesi che la importarono da Ceylon. E’ un minerale misto, nel senso che diversi componenti alimentano la sua roccia sia di origine granitica che pegmatica. Ma non addentriamoci troppo nelle spiegazioni mineralogiche, badiamo al sodo, dico solo che anche questa è una famiglia allegra, un po’ come quella dei granati. Partiamo di colori. I colori sono questi: nera, detta sciorlite; giallo/bruno, detta dravite; verde… due varietà la cromotormalina, rara e preziosissima e la verdelite; rossa, la rubellite, preziosissima; blu, simile ad uno zaffiro, l’indicolite, rara e preziosa; rosa/verde, detta “anguria” o watermelon ovvero cocomero; azzurra e rosa ed infine quella più preziosa di tutte, dal colore del mare tropicale più limpido ed evocativo: la tormalina paraiba, eccezionale. Questi i fili più preziosi, belli sia sfaccettati che lisci, belli in massa per fare “colpo”, bello il filo semplice, lineare, magari con le gemme legate a rosario. Dipende dai gusti, bisogna saperle portare le “pietre”. Quella nera, che è detta sciorlite è la più comune è monocromatica per eccellenza. Pensate che un cristallo di tormalina nera può arrivare ai 5 metri di lunghezza, il suo prisma grezzo, sembra liquirizia, lucido e zigrinato sulla facciata esterna. Molto, molto belli sono i fili di tormalina nera, solitamente si trovano sferici e lucidi, difficile distinguerli da una bella agata nera oppure, da un’ossidiana, questo succede con molte pietre che sono “simili” come colore, anche con quelle preziose, solo voi sapete ciò che acquistate, non c’è modo di distinguerle ad occhio nudo. Una parola va detta per la tormalina verde; ricordatevi solo che se è molto scura perde di beltà. Bene, la cromo tormalina è quella rarissima e molto costosa, solitamente. Altra tormalina preziosa, è la rubellite, bella di un rosso/violaceo, direttamente in competizione con i più bei rubini. Bella anche questa sia massiva, che naturalmente in gemma. Immaginatevi tre o quattro fili di questo tipo, che arrotolati tra loro si abbracciano a formare un meraviglioso torchon. Tra l’altro proprio con questo tipo di taglio, si realizzano gioielli magnifici, con qualsiasi tipo di pietre e persino con le perle, forate in testa, come si usa dire in gergo. Poi c’è quella azzurra, ma sovente quella azzurra o è la paraiba o se blu, l’indicolite. L’indicolite o tormalina blu è una mosca “blu”, rarissima, la sua gemma viene usata in gioielleria, quasi esclusivamente, sinceramente, penso che anche il grezzo più piccino abbia un valore elevatissimo, mai avuto la fortuna di vederlo. Questa è la tormalina paraiba. Solo a pronunciarne il nome è fenomenale. Tormalina dal colore magnifico, molto rara, per cui si usa solo trasformata e tagliata in gemma. In Brasile inizia a scarseggiare, fortunatamente l’Africa, sarà il futuro di questa gemma, anche se dicono che quella Brasiliana era ed è, la migliore in assoluto. Colore “celeste”, quella pregiatissssssssssima: 10.000 dollari al carato, ma può essere anche azzurra/verdolina, un poco poco meno estimata. Attenzione! Esistono anche altre due pietre che le assomigliano in modo eclatante: una è l’apatite, quella detta “paraiba” bellissima e l’altra lo zircone starlite. Riprendiamoci, si fa per dire, perché ancora la tormalina ci farà rimanere a bocca aperta, si, ebbene si, con la tormalina “ANGURIA” o “WATER/MELON ovvero COCOMERO. Questa è una tormalina pleocroica, ovvero con più colori, centro rosato bordo verde, mi sembra evidente il paragone è il nome a cui è associata, il taglio in sezione lenticolare ne esalta la “sostanza”. Il costo dipende dal taglio e dal colore, quindi variabile, ma accessibile, poi dipende dal gioiello, se ha altre pietre combinate insieme. Io vi metto diversi aspetti di questa FAVOLOSA gemma, che mette allegria e freschezza solo a vederla.

E per finire… Gemme Organiche – Part. III

L'ambra, l’oro del Baltico (Russia), così come per noi lo è il corallo rosso. L’ambra è una resina fossile indurita, formatasi da una conifera il “Pinus succinefera” (ora estinto), dai due ai cinquanta milioni di anni fa. I latini la chiamavano appunto “succinum” e ancora nel Baltico la chiamano Succinite, la loro “yantar”, ambra in Russo. A volte traslucida, colore giallo o meglio tutte le tonalità e intensità del giallo: arancio, marrone, rossiccia e persino bianco latte, questa detta “ambra reale”. Bellissima anche grezza, (che mi ricorda, infilata a collana, quelle “corone” di fichi secchi che si vedono in meridione, per far seccare appunto i fichi), curativa persino, quella grezza, aiuta a sopportare il dolore alle gengive per i bimbi che devono mettere su i dentini, sovente viene regalata in questa occasione l’ambra da “ciucciare”. L’ambra ha un suo aroma, se si riscalda profuma, ma attenzione è infiammabile e se strofinata, produce elettricità. Inutile dire che le imitazioni si sprecano con plastica, vetro, resine naturali e sintetiche. Ma l’ambra, l’antichissima AMBRA è “pietra” senza età, nobile, calda, elegante, anche con le sue inclusioni, che non sono altro che piccoli insetti o foglie o tutto ciò che la resina della conifera ha inglobato con se, vera pacchia per i paleontologi. E’ il Baltico che ci offre il 90% dell’ambra che si impiega in gioielleria, una volta la maggior quantità arrivava dal porto di Kaliningrad, ma giacimenti di ambra baltica, ora provengono dalla Danimarca, Finlandia, Estonia, Lettonia, Polonia e Germania e da quelle zone “limitrofe”. Anche l’ambra Meso/Americana o quella che proviene dalla Repubblica Dominicana, è speciale nei colori, tutta l’ambra tropicale ha una sua zona di estrazione detta “Amber Valley”. Bellissima e rara quella verde della Columbia. Rara e costosissima ambra è quella BLU o BLU/ROSSICCIA della Repubblica Dominicana, puro splendore per gli occhi!! Aggiungo una chicca, anche per me, perchè non sapevo di questa notizia, senza andare tanto lontano, la nostra bella Sicilia, proprio nella sua punta più sud orientale, ha una costa che viene chiamata “costa dell’ambra” in prossimità del fiume Simeto, dove dal 1984 si è ritrovata una splendida, rara ambra detta appunto SIMETITE, dal bellissimo colore scuro rossastro/bluastro, quasi come quella Dominicana. Ancora un piccolo accenno alla COPALE, simile all’ambra, ma più “giovane”, ha un aspetto più opaco e lattiginoso, più fragile e ricca di inclusioni, ovvero insetti o simili, perfettamente conservati tanto che, se la si fa sciogliere in etere o benzina, si possono recuperare gli insetti. Bellissima anche questa, diciamo più etnica, tanto che è solitamente tagliata in pezzi molto grandi, in Tibet, le donne si adornano con questa resina, pesa pochissimo e non devono reggere nessun peso, come d’altronde anche per l’ambra, che è leggerissima, provare per credere. Non mi rimane che farVi conoscere il GIAIETTO Sapete come lo chiamano anche il giaietto? Lo chiamano “l’ambra nera”! Si perché innanzitutto è nero, una volta lucidato e spazzolato esibisce un lustro che non teme il tempo e come l’ambra è leggerissimo. Non è una resina, è una varietà di lignite, simile al carbone ma più duro, resto fossile di foreste millennarie che si trovano lungo le scogliere di Whitby, nello Yorkshire in Inghilterra. Peraltro località amena, con una bellissima spiaggia, nella quale passeggiando potete imbattervi in pietre (fossili anche queste) di ammonnite, che sono anche e oltretutto lo stemma di questa cittadina famosa per i suoi fossili. Tornando al giaietto, fu proprio il periodo Vittoriano a dargli fama in tutto il mondo. La regina Vittoria aveva parecchi esemplari di gioielli in giaietto, anche perché essendo nero fu fonte di produzione per farne “perle” nere come ornamento per circostanze funebri. A Whitby, dove esiste il più rinomato giaietto al mondo, si trova anche un museo che custodisce una vasta collezione di giaietti corredati dalla relativa storia dei pezzi. E’ prezioso per la sua storia e il suo prezzo è abbordabile, certo non arriva a costare quanto l’ambra. Interessante “pietra”.

Gemme organiche – Part. II

Conosciamo il corallo, il nostro oro rosso. Ebbene sì, così viene chiamato questa meraviglia organica che ci regala il mare. Vorrei perdermi in mille racconti per narrarvi di questa bellezza, ma come sempre vi darò il là…e starà a voi approfondire, perché c’è tanto da scoprire. E dunque parto dal nostro corallo, il corallo RUBRUM rosso rubino, che è solo nostro patrimonio, ma che ora si pesca nella maggior parte dei casi ancora abbondante in Sardegna, ad Alghero la “Riviera del Corallo” dagli stessi corallari di Torre del Greco, a cui spetta il primato assoluto per la lavorazione del corallo. Fu proprio un certo Signor Paolo Bartolomeo Martin, marsigliese ma con origini genovesi, che trapiantatosi a Torre del Greco, fondò nel lontano 1805, il primo laboratorio per la lavorazione del corallo nobile e, per la sua capacità, si iniziò ad incidere il corallo su cammeo ed in seguito, ad incidere il cammeo su conchiglia. Altre città partenopee dove si svolgeva una fiorente pesca al corallo sono state Trapani, dove oggi presso il Museo regionale Agostino Pepoli, si possono ammirare opere dei maestri trapanesi del tempo che fu e Sciacca, in Sicilia, il corallo di Sciacca unico per colore, dal rosso/arancio, salmone fino ad un rosa pallido il cosiddetto “pelle d’angelo”. Come ciliegina sulla torta vi annoto ancora due notizie, che questa volta, copio e incollo così come le ho lette. Il corallo è un antichissimo amuleto di valore apotropaico per i neonati, ancora oggi diffuso. Secondo la tradizione pagana i rametti appuntiti infilzavano il malocchio lanciato per invidia, mentre per i cristiani il suo colore rosso ricordava il sangue di Cristo, infatti veniva usato già nel medioevo per i reliquiari della Croce. Il corallo assumeva così la valenza di simbolo della doppia natura di Cristo, umana e divina. Per questo si trova in numerosi dipinti rinascimentali, come la Madonna del solletico di Masaccio, la Madonna di Senigallia e la Pala di Brera di Pietro della Francesca. Secondo Ovidio (Metamorfosi, IV, 740-752) il corallo rosso nacque dal sangue di una delle Gorgoni, Medusa, quando Perseo la decapitò. Le Gorgoni avevano la capacità di pietrificare con lo sguardo, e il sangue di Medusa, al contatto con la schiuma creata dalle onde, pietrificò alcune alghe che col sangue divennero rosse. Ma cos’è il corallo? Il corallo è l’albero del mare, il suo scheletro è formato da calcio carbonato ed è composto da microorganismi, i celenterati (forma a cilindro), vive in colonie, fissato in fondo al mare e diventa duro come la pietra assumendo forme e colori affascinanti. Oltre al corallo rosso del Mediterraneo, ha un ruolo molto importante il pescato che arriva dal Giappone, dai cespi piuttosto grandi e spessi (non sono da paragonare al nostro), ma sia quello rosso, che quello rosa che quello bianco, godono di pregio e molto spesso sono proprio i maestri corallari di Torre del Greco a scolpirli per i nipponici. Esistono comunque altre specie di corallo, ma è improprio chiamarlo così, si tratta infatti di madrepora, che pur essendo imparentata con il corallo, è più spugnosa o porosa. C’ è pure il corallo bamboo, che ha una struttura con “nodi” ed è più pesante del corallo, questo viene tinto, in natura è “bianco”. C’è poi la madrepora Oculata o corallo bianco e ancora l’Heliopora Coerulea o corallo blu. Tutti e due si trovano in profondità elevate negli oceani, dove non sono raggiunti dalla luce, ragione del loro colore. Sono molto belli anche con le loro porosità, che denotano la loro natura. Ne esiste poi una variante NERA, ma è protetta, non si può pescare e una variante DORATA, di questa no so dirvi molto, se non che esiste.

Gemme organiche – Part. I

Eccomi nuovamente con voi, questa volta non vi parlerò di pietre, ma di gemme organiche. E quali sono? Son convinta che una buona parte di voi già le conosce. Le prime che dovrebbero venirvi in mente son le perle, seguite a ruota dalla conchiglia, quindi dal corallo, ambra e poi ancora dal giaietto, ecco forse questo è il meno conosciuto, nessun problema, ve lo presento “io”. LE PERLE Farò una escursione rapida su queste meraviglie, succinta ma significativa, ne avevo già parlato per bene sulla mia pagina di Facebook (Lilù Stones). Le perle dunque sono composte da una sostanza organica che si chiama conchiolina e da carbonato di calcio e acqua in una minima percentuale. Si dividono in due categorie, quelle di mare e quelle di acqua dolce. Le più pregiate di sempre, per la fama che si sono conquistate nel tempo immemorabile, sono quelle di mare, però da quando hanno iniziato a coltivare quelle di acqua dolce con gli stessi metodi di quelle di mare, beh…la lotta è dura, per la grandezza a cui arrivano e per la stessa perlagione, detta oriente e cioè, quel meraviglioso arcobaleno che palesa sulla loro superficie. Certamente le conchiglie che le contengono sono diverse e quindi i colori saranno sempre ben specifici alla loro appartenenza. Le perle di mare pregiate ed esclusive sono: le AUSTRALIANE (conchiglia Pinctada Maxima), dal colore bianco ma, molto pregiate quelle color Gold (oro) di questa conchiglia bivalva (doppia). Le TAHITI, le famose perle NERE (conchiglia Pinctada Margaritifera, ovvero la bivalva dalle labbra nere, perché il bordo della conchiglia è nero). Toni dal nero/grigio e arcobaleni di viola, verdi, cioccolato, sfumature chiamate pavone, come le penne del pennuto in questione. Le AKOYA Giapponesi sono le più diffuse e più conosciute, fino a pochissimo tempo fa, erano le perle per eccellenza, perché non c’era “concorrenza”. Debbo ammettere che la loro perlagione è eccezionale, sembrano veramente brillare. Il loro colore è bianco, ma molto ricercata e quella color grigio, il famoso “grigioperla”, caratteristica di questa perla o meglio di questa ostrica, oppure e anche, quella rosa cipria: rara, rarissima. Naturalmente, il valore delle perle, per tutte, è dovuto, a parte per la perlagione, dalla loro perfetta sfericità, dal momento che è difficilissimo ottenere questa perfezione. Le perle “girano” per crescere nella loro conchiglia e questo produce delle “righe” o dei “buchetti” o altre imperfezioni di forma, nonostante il nucleo tondo che viene loro inserito per darle la forma; comunque le cosiddette perle scaramazze o barocche, ovvero con forme imprecise, sono affascinanti ugualmente. Particolare attenzione va alle perle KESHI, che nascono casualmente e quindi non coltivate e quindi non sempre si formano all’interno delle ostriche, sia d’acqua di mare sia d’acqua dolce. Sono piccine e cave all’interno perché prive di nucleo, quelle che si trovano all’interno delle ostriche di mare, quando si trovano, vengono vendute a carato!!! Quelle che vengono rinvenute nelle ostriche di acqua dolce sono più abbordabili, ma dipende da quanto “brillano”! Hanno forma particolare, mai tonda, a volte sono “schiacciatissime” piatte per intenderci, oppure leggermente “bombate”; io le adoro, prendono il colore dalla conchiglia madre, per questo le Keshi di mare sono carissime!!! Le perle di acqua dolce, si dividono a loro volta in perle senza nucleo, ovvero pura sostanza perlifera e nucleate. Stanno raggiungendo vette di bellezza, che solo occhi esperti riescono a distinguere una perla australiana bianca, da una perla di acqua dolce bianca, in special modo. Stessa grandezza, stesso oriente e per ora solo il costo è diverso (sempre che non facciano i disonesti). Quello che debbo comunque farvi ancora sapere è che, le perle senza nucleo, anche se più piccoline (alcune arrivano anche ai 10 mm o poco più) sono di gran lunga più longeve di quelle con il nucleo, quindi non vanno incontro allo sfaldamento o comunque al deterioramento con gli anni. Se si indossano spesso, attenzione ai profumi, attenzione al sudore. Le perle con il nucleo, ovvero quasi tutte, hanno solo un sottile strato di nacre che le avvolge, per quanto preziose esse siano. Il loro colore va dal bianco, al pesca, al rosa/violetto, mai saranno nere, le perle assumo il colore della madreperla di cui è composta la conchiglia e la conchiglia perlifera delle perle di acqua dolce, molto grande, si chiama Unionidae, detta “Union”. Il più bel filo di perle rimane quello classico, cioè un filo di perle a scalare, dalla più piccina alla più grande al centro. Con le bellissime conchiglie si ricavano altrettanti fili eccellenti o di vera e propria conchiglia o di madreperla. I fili di conchiglia, generalmente arrivano dal Pacifico. Sono le Conch Shell, enormi conchiglie, sia bianche che rosate a fornire il migliore materiale per farne fili di collane o quant'altro, oppure bellissime sono le Spiny Oyster, dai colori vivaci arancio e violetto. Un accenno almeno alla conchiglia sardonica, che appartiene alla famiglia delle Cassis, dalla quale i maestri, sempre di Torre del Greco, dove esiste una scuola per questa lavorazione, oltre a quella orafa, la trasformano in cammei stratosferici, opere da museo. E’ una conchiglia, speciale, perché avendo due strati, uno rimane il negativo dell’altro e ben si adatta all’intaglio del cammeo, anche se questo lo si può ottenere anche sulle pietre di calcedonio corniola, oppure su corallo, oppure sulla turchese o onice, tanti cammei vengono incisi anche sulla madreperla. Bellissima è naturalmente la madreperla, per farne fili per collane, per esserne intagliate e farne cammei o fiori per orecchini o molti altri oggetti ornamentali, esattamente come per la conchiglia.

Continua il viaggio

Raggrupperò in questa prima parte, tre pietre METALLICHE: l’ematite, la pirite e la marcasite. L’ EMATITE E’ conosciuta come pietra del sangue, dal greco “haima” appunto sangue, questo perché, tagliando il minerale, l’acqua che si fa scorrere per raffreddarlo si colora di rosso, come pure, quando la si riduce in polvere per ricavarne il pigmento, questo è rosso. E’ infatti un’ossido di ferro e viene usata anche per l’estrazione di questo minerale. La si chiamava anche “specularit” dal latino “speculum” ovvero specchio, poiché in passato, veniva usata, tagliata e pulita a dovere, come specchio, per via del colore nero/grigio acciaio (canna di fucile) e anche rosso/bruno, molto rilucente. Conosciuta dagli antichi popoli che le attribuivano poteri curativi per svariati malanni e ancora oggi l’ematite, pare abbia proprietà benefiche sul sangue, come ad esempio favorire la formazione dei globuli rossi, quindi adatta per “combattere” l’anemia. Un cristallo pregiatissimo di questo minerale è conosciuto come “rosa di ferro” a forma di vero e proprio fiore e iridescente e la si reperisce all’Isola d’ Elba, piuttosto che in Liguria, ma giacimenti importanti e ricchi si trovano in Russia, Brasile e Svezia. E’ una pietra moderna, non costosa e che fa la sua bella figura indossata. La PIRITE Bellissimo il grezzo di questo minerale, anche solo come pezzo da collezionare. Colore argenteo con sfavillii oro/ottone, tanto da confonderla veramente con l’oro, sì, ma l’oro degli sciocchi, come si diceva in passato! “ pyr” dal greco fuoco, pietra focaia, perché se la si percuote con altri metalli sprigiona scintille. La pirite si trova un po’ come “mercoledì in mezzo alla settimana”, sovente aggregata ad altri minerali, ad esempio al lapislazzuli, a cui conferisce quelle bellissime “stelline” che lo fanno brillare. La pirite è un minerale molto usato nell’industria chimica, da essa si estrae l’acido solforico, per cui, attenzione, a contatto con la pelle e la sudorazione, potrebbe “separarsi” il solfuro di ferro e irritare. I giacimenti più importanti si trovano in Giappone, ma anche la nostra Isola d’Elba ne va fiera. Rimane comunque una pietra singolare, luccicante e ornamentale e direi anche molto modaiola. LA MARCASITE Minerale molto simile alla pirite, tanto che lo si confondeva con questo, ma in pratica, la marcasite è più delicata, si sfalda più facilmente nella lavorazione ed è comunque più leggera. Anche questo minerale lo si usa per estrarne prevalentemente acido solforico. E’ una pietra da accompagnamento, opaca, color oro, il suo sfavillio accentua la bellezza delle pietre a cui la si abbina. Nell’epoca Vittoriana trovò ampio respiro, tagliata in forma circolare o a quadratini e sistemata a “pavè”, come minuscoli diamanti. I giacimenti più pregiati si trovano in Austria. Ora invece vi porto nel mondo del GRANATO. Il granato fa parte sempre della grange famiglia dei silicati, ma in particolare i GRANATI sono una famigliola molto socievole e allegra, che ama mescolarsi con altri minerali e così facendo dà origine a un bel numero di varietà di elementi, alcuni preziosissimi. Il suo nome ha origini latine “granatus” grano, ma molto probabilmente si fa riferimento al melograno “malum granatum”, pianta che ci fornisce quei meravigliosi frutti dai chicchi rossi e dolcissimi, come il colore dei granati rossi. Conosciuto anche questo fin dalla notte dei tempi da quasi tutti i popoli, è pietra simbolica per gli Ebrei della stirpe di Giuda, nel Medioevo spade e scudi erano adornate da queste pietre rosse per infondere coraggio ai soldati. Sempre le pietre rosse, sono simbolo d’amore, di dedizione, di benevolenza, di fedeltà e fecondità. Non c’è donna che non possegga, credo, una pietra di questo tipo, nelle famiglie c’è sempre qualche nonna che tramanda un bel granato rosso di generazione in generazione. Ora, nel cercare di non perdermi, li distinguerò appunto per colore. I ROSSI Partiamo da quello più comune, il così detto “rosso granato”, quello che è più facilmente abbordabile in tutti i sensi e cioè il granato ALMANDINO, solitamente dal rosso molto scuro, bruno, con accenti violacei. Tutti i granati appartengono alle pietre preziose. Giacimenti un po’ in tutto il mondo, l’ALMANDINO dello Sri Lanka viene sovente chiamato rubino orientale o rubino di Ceylon. Il più pregiato di sempre dei granati rossi è il PIROPO, dal greco “pyropos” fiammeggiante, famosissimo granato Boemo rosso come il fuoco, giacimenti che ora scarseggiano, ma ben attivi in passato, gioielli molto antichi risalgono all’epoca Vittoriana e all’Art Decò, moltissimi rosari venivano fatti e regalati con questa preziosa gemma. Del piropo esiste una varietà che va sotto il nome di RODOLITE, scoperta nella Carolina del Nord, America, “rodon” dal greco rosa, va infatti dal color rosa al rosso porpora come i fiori del rododendro. Ne esiste anche una varietà rosso/blu, scoperta in Madagascar che è una commistione di minerali autori del colore, rarissima. Pietra preziosa, usata in gioielleria. Passiamo ora ai granati arancioni: l’ ESSONITE e la SPESSARTINA. L’ ESSONITE che a sua volta fa parte di una speciale famiglia di granati e cioè la grossularia. L'ESSONITE è la più comune, tra gli arancioni, anche se comune non è. Bellissima, un colore caldo, un arancio cannella, molto pregiata. La SPESSARTINA è chiamata anche “mandarin garnet” ovvero granato mandarino, nome commerciale questo ed è un’altra varietà di questi granati arancioni. Tra quelli raririssimi, si annovera il granato ANDRADITE (che può avere colori cangianti), a cui appartine la TOPAZOLITE, granato dal colore giallo_oro o giallo_limone, appena sufficiente per gli usi in gioielleria. Tra le ANDRADITI il più prezioso è il DEMANDOIDE ed è anche il primo granato di color verde, raro, dalla luce diamantina, appunto, oltre che testimone dei veri e propri giacimenti diamantiferi. Si estrae solamente in Russia, negli Urali e proprio qui, acquistò fama grazie al famoso orafo degli Zar, Karl Fabergè, che lo impegnò per realizzare i suoi ineguagliabili gioielli. Fama che dilagò poi in Europa e in Inghilterra, dove attirò l’attenzione del Re Eduardo VII, grande appassionato di gemme e gioielli. Grande produzione di gioielli anche per la mitica gioielleria americana Tiffany & Co, fino circa alla metà del secolo XX, quando la produzione del minerale esaurì. Ora, la chiamano la gemma fantasma, talmente si fa fatica a trovarne ancora. Ne mancano ancora due all’appello, e tutte e due FAVOLOSE e di color verde. La TSAVORITE che appartiene alla varietà dei granati grossularia, come l’essonite, è verde, bellissima, non c’è smeraldo a cui si possa paragonare. Le fu dato questo nome dove venne trovata e cioè in Kenia, parco nazionale di Tsavo. E’ la più conosciuta tra le pietre preziose dei granati verdi ed è anche giovane come pietra, solo intorno agli anni 60 fu scoperta e fu ancora Tiffany a valorizzarla e lanciarla nel mercato. UVAROVITE. Anche l’ UVAROVITE è pietra rara. Il suo nome lo si deve ad un certo politico Russo, nonché Conte Uvarov, grande collezionista ed estimatore di gemme, a cui fu dedicata, dal suo scopritore. Ha cristalli molto piccini, per cui, per realizzare gioielli, si usa la sua matrice, raramente arrivano al carato le pietre più grandi. L’ uvarovite fa pensare ad una caramellina di zucchero. Attenzione, poiché spesso si trovano pietre fasulle e tinte, spacciate per ciò che nemmeno lontanamente è questo meraviglioso minerale.

Pietre dal fascino incredibile

Questa volta vi voglio far conoscere delle pietre dal fascino incredibile, la prima l’ho incontrata ad una mostra di minerali e mi ha lasciata senza parole…era enorme, stratosfericamente magnifica, sublime, oserei dire…e OSO. E’ la SEPTARIA. La parola deriva dal latino “septum” ovvero “setto” e non dal numero sette, riferito al numero delle crepe che questa pietra in teoria forma, non è corretto. Invece è esatto appunto dire, che deve il suo nome alla parola “setto” o partizioni, che forma la sua roccia madre. La septaria è un interessantissimo minerale. La si ritrova in “palle” essiccate di fango, ex minerale vulcanico sedimentato da altri minerali nel corso del tempo (dai 50 ai 70 milioni di anni) e da oceani che sono morti, che si sono ritirati, che con le loro onde hanno contribuito a darle questa forma enorme a palla, è in pratica una pietra “fossile”. Non c’è una pietra uguale all’altra, perché sono tutte costituite da una miscela di minerali, comunemente da calcite (le zone gialle), da aragonite (le linee marroni), da barite (le parti bianche) e da calcare o calcedonio (quelle grigio/azzurre). Giacimenti di questa insolita ma affascinante pietra, trovati in Messico (Golfo del Messico ex Sea Life), Madagascar (c’era da stupirsi?!...terra feconda di minerali), Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Spagna e persino in Inghilterra. Viene anche chiamata “Dragostone” - “pietra drago”, per via dei suoi colori e dei suoi disegni. E’ una pietra che attira senza dubbio l’attenzione, la curiosità senza dubbio, pietra stilosissima, l’abbinamento naturale dei colori che possiede hanno come stilista solo la ineguagliabile natura. Sraordinaria, anche solo un cabochon, le pietre sono abbordabili come prezzo, non proprio economiche, ma se le trovate, fatele vostre. Altra pietra super interessante è la SEFTONITE. La seftonite, viene spesso scambiata per un’altra pietra, un diaspro precisamente, che va sotto il nome di ELIOTROPIO o “diaspro sanguigno” (io non l’ho menzionato quando ho parlato dei diaspri, perché in pratica preferisco questa pietra).L’eliotropio è di colore verde scuro con punti di rosso. Ma la SEFTONITE, è completamente diversa, qui da noi in Italia, si chiama seftonite, ma la chiamano anche “Bloodstone” e altro non è che un quarzo agata/calcedonio, di colore verde scuro con chiazze rosse, dovute agli ossidi di ferro e traslucido, cosa che non è l’eliotropio nel modo più assoluto. Non è molto facile da trovare ed economicamente non è poi così impegnativa, certo un bel filo costa, ma ci sono sempre i cabochon, per iniziare anche solo una piccola collezione di minerali. Ed ora, un’altra pietra favolosa, rara e costosa. La SERAFINITE Anche questa è una pietra particolare, è una varietà di clorite, dall’effetto vellutato e cangiante. E’ verde, verde intenso e sulla superficie spiccano dei ciuffi bianco/argentei, che assomigliano alle morbide “piume dei Serafini” ovvero alle piume degli angeli e ne fanno una meravigliosa pietra da gioielleria e anche da arte lapidaria. Proviene solo dalla Russia ed il popolo russo la apprezza tanto quanto la charoite. Continuo con una pietra molto più semplice da reperire, la RIOLITE. E’ una roccia simile al granito, vetrosa. Di questa pietra sono belli i disegni che forma, ogni pietra è diversa dall’altra, e se la si guarda bene, in alcune pietre sembra che formi dei piccoli laghetti, quello è il calcedonio che appare. Non vi so dire molto altro, se non che si trova molto facilmente e non è affatto costosa. E concludo con il SERPENTINO BOWENITE Le serpentine, sono un gruppo molto cospicuo di minerali, più di venti specie e vi sono giacimenti comuni un po’ in tutto il mondo. Solitamente per “serpentino”, vi presentano una pietra verde con inclusioni giallastre, che sembrano proprio la pelle del serpente e, giustamente è quella più comune, che non è male, ma io desidero farvi conoscere la varietà “bowenite”. Il serpentino Bowenite è la pietra delle Rodhe Island, piccolo stato che appartiene all’America. E’ classificato come pietra semipreziosa, poiché ha un aspetto dal trasparente al semitrasparente, è va dal verde scuro al verde oliva, fino ad una gradazione giallognola. Ha una stretta relazione con la giada, ma giada non è. Il popolo dei Maori la intagliano per farne un tipico portafortuna, il “pounamu”, e il famoso Fabergè la usava per fare i suoi gioielli.

Ancora feldspati

Ci siamo lasciate con questa famiglia, ma devo aggiungere ad essa altre due pietre di sostanziale importanza. Una è la Pietra di Luna o Monnstone, l’altra: la Pietra del Sole o Eliolite. La Pietra di Luna è un feldspato alcalino, composto da altri due minerali: l’ortoclasio e l’albite. Si presenta in cristalli incolori o biancastri. … Leggi tutto Ancora feldspati