Buon compleanno Dior Bar Jacket

Mi viene da dire: "Settantatre anni e non sentirli". Tanti sono gli anni che questo iconico capo di abbigliamento ha appena compiuto il 12 febbraio u.s. Mai inadeguata e sempre alla moda, anno dopo anno non invecchia mai. Era il dicembre 1946 quando Dior seduto ai tavoli dell'Hotel Plaza Athénée di Parigi fu colto dall'illuminazione e tornato nel suo laboratorio disegnò la bozza del modello della Bar Jacket...

Indossando l’aigrette…

... giusto per non farsi notare.

La parola aigrette, di derivazione francese, definisce una particolare specie di airone bianco, ma noi in questo post non parleremo di fauna, ma di un gioiello che viene da lontano e che, seppur con alti e bassi, ha attraversato i secoli sino ai giorni nostri...

La moda – Corsi e ricorsi

Il potere dell'immagine e soprattutto la sua capacità di incrementare l'"io" e la colletività sono da considerarsi fra i primi posti dell'elenco dei fondamenti della moda.

Ognuno di noi sente innato il desiderio di vestirsi esprimendo un proprio stile, per distinguersi o, viceversa, per sentirsi parte di un gruppo.

Proprio qui entra in gioco il fenomeno delle "griffe" che, attraverso messaggi pubblicitari, influenzano la massa, dettando i canoni di ciò che è cool e di ciò che non lo è.

Come si suol dire "Nessuno inventa niente" ed anche nella moda, spesso molti stilisti, guardano al passato rifacendosi a periodi storici o a stili passati, per riproporre in veste nuova qualcosa che ritorna ad essere attuale.

Cominciamo anche noi un viaggio virtuale nel passato e andiamo a "nasellare" cosa ci racconta la storia riguardo alla moda.

Molti modelli ancora attuali fondano le loro radici migliaia di anni fa, non dimentichiamoci, in questo ambito, che gli Egizi avevano a disposizione lini bellissimi, che la produzione della seta in Oriente era molto diffusa e che alcune civiltà, come i greci ed i romani, conoscevano i segreti della tessitura.

Nell'antico Egitto, uomini e donne, indossavano abiti in lino, fibra fresca perfettamente idonea al clima delle regioni in cui vivevano.

Gli uomini indossavano lo schentis - pezza di lino avvolta intorno ai fianchi e legata sul davanti -, le donne la kalasiris - veste di linea diritta con maniche removibili...

La moda tra il 1930 e il 1940 – La Grande depressione

Alla fine del 1929, quanto si percepirono le prime avvisaglie di crisi della borsa di New York, i compratori americani che si trovavano rientrarono negli Stati Uniti, lasciando le case di moda a corto di ordinativi.

Il settore tessile e dell’abbigliamento fu quello dell’economia francese che più duramente accusò il contraccolpo della crisi, se si considera che nel 1925, l’abbigliamento era una delle più importanti voci delle esportazioni francesi, dieci anni dopo era sceso al ventisettesimo posto.

Nonostante tutto, l’Alta Moda francese conservò la leadership sui mercati internazionali grazie a strategie che denotavano l’adattamento all’accentuazione della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi provocata dalla crisi, esemplificate dalla collezione Les robes d’édition di Lucien Lelong e dalla collezione Bijou de Diamant di Chanel. La prima indicò alle case di moda parigine la strada della diversificazione della produzione nel prêt-à-porter, la seconda invece si rivolgeva al segmento del mercato rappresentato dalla sempre più ristretta élite in cui la ricchezza si era concentrata.

In Italia il Fascismo trasformò la moda in uno strumento di consenso politico. Il Regime contrappose la donna “anticrisi”, che con le sue forme prosperose simboleggiava il benessere garantito dal Fascismo, al modello di femminilità francese, che preferiva la donna esile e longilinea.

Nel 1932 fu fondato in Italia, l’Ente nazionale della Moda con il compito di certificare l’“italianità” della produzione nazionale e di imprimere una direzione unitaria alla politica di valorizzazione e diffusione del prodotto italiano.

La mancanza di materie prime di cui l’Italia soffrì diede ulteriore impulso alla ricerca di soluzioni innovative nell’utilizzo di materiali sostitutivi e artificiali, in particolare nella produzione di accessori e calzature in cui si distinsero Guccio Gucci e Salvatore Ferragamo.

I ruggenti anni ’20

Finisce la prima guerra mondiale, si fatica a riprendere il passo e anche la moda parigina tarda a ritrovare un trend setter a cui ispirarsi.

Jeanne Lanvin si fece portavoce di una tendenza "restauratrice" reintroducendo l'uso della crinolina, dei ricami e delle decorazioni in netto contrasto con la moda essenziale proposta da Gabrielle Chanel.

Ricordiamo che la Lanvin era nota per i favolosi e sontuosi vestiti creati anche per la propria figlia che destavano l'invidia di tante ragazze parigine, mentre Chanel si caratterizzava per una moda essenziale, pratica e sobria.

Madame Chanel incominciò a creare anche bigiotteria, profumi e accessori in pelle. Introdusse l'uso del colore nero e dell'abito corto anche per la sera.

Questa tendenza di accorciare l'abito femminile giunse al culmine a metà degli anni venti con l'introduzione di abiti corti sopra il ginocchio sostenuti da spalline, guarniti di perline e frange.

L’abito-canottiera divenne il simbolo di un periodo – i “ruggenti” anni Venti (1925-1929) – di ritrovata prosperità, dopo le ristrettezze imposte dal conflitto e dalle difficoltà in cui si era imbattuta l’Europa durante la ricostruzione postbellica.

La moda e la Prima Guerra Mondiale

In Italia il decennio 1910/1920 si apre con l’Esposizione universale di Torino dedicata al tema “le industrie e il lavoro” e la città viene battezzata da alcuni giornalisti come la "capitale della moda". Mah!!!
In realtà, nei primi anni del decennio, la scena dell’haute couture era dominata da Paul Poiret. Le sue creazioni imposero un modello di eleganza che abbandonava le vecchie forme per dare risalto a linee verticali, l'abbigliamento femminile si arricchì di colori vivaci e si cominciò a rinunciare a tanti inutili dettagli.

Poiret fu il primo a esporre le proprie creazioni in ampie vetrine che si affacciavano direttamente sulla strada. Si avvalse della collaborazione degli illustratori che disegnarono per lui i primi album di bozzetti.
Fu anche il primo ad organizzare i defilè e ricevimenti dedicati alla moda e allargò gli orizzonti creando una la linea di profumi e cosmetici chiamata Rosine, caratterizzata da una raffinatissima modalità di presentazione: tutte le preziose essenze erano racchiuse in bottiglie d'argento e cristallo.

Poiret raggiunse così il mercato americano commercializzando con il suo marchio: borse, guanti e calze. Purtroppo però l'avvento della Prima Guerra Mondiale segnò un radicale cambiamento e il modello di femminilità e di eleganza proposto da Paul Poiret comincò a declinare.

La guerra impose la semplificazione delle linee e del taglio, in Francia Gabrielle Chanel aveva introdotto l'utilizzo del jersey aprendo la visione alla praticità.
Il suo impiego nella confezione di abbigliamento femminile, per di più di Alta Moda, fu solo la prima di una serie di innovazioni che contribuirono a fare di Chanel l’interprete per antonomasia del nuovo corso intrapreso dall’haute couture al termine della Prima Guerra Mondiale.

La Belle Èpoque

Il periodo si apre con l’Esposizione internazionale di Parigi all'interno della quale tutte le più famose case di moda parigine presentano al pubblico le loro creazioni.

Purtroppo però i visitatori si trovarono di fronte ad un'esposizione che non presentava nulla di nuovo.

Gli abiti femminili continuavano ad essere realizzati seguendo lo schema che divideva il corpo in due parti: la parte superiore contrita da corsetti che modellavano i sei e segnavano la vita e la parte inferiore alla quale metri e metri di crinolina davano volume.

Più volume c'era e più lo stato sociale di chi lo indossava era alto, infatti le donne avevano il compito di rivelare la posizione sociale dei propri mariti, i nuovi uomini d'affari arricchitisi dalle innovazioni tecnologiche comparse negli ultimi anni del 1800.
Durante l'Esposizione non fu presentata nessuna novità sul taglio e sulle linee, solo ricercatezza negli accessori e tante tante decorazioni di passamaneria, fiocchi e volant.

Parigi era considerata la sede di tutte le avanguardie artistiche e di queste ultime facevano parte i Ballets Russes che ispirarono Paul Poiret, colui che mise fine ad ogni forma di costrizione negli abiti femminili e realizzò abiti di grandissimo effetto diventando uno dei protagonisti dell'Haute Couture, almeno sino lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

IL XIX Secolo

Il XIX Secolo è segnato da due estremi: da una parte la rinuncia ad ostentare la ricchezza e dall'altra la nascita dell'houte couture.

La nuova classe sociale frutto della cosidetta "prima rivoluzione industriale" che dall'Inghilterra si era espansa nell'Europa continentale, adottò un modo di vestire completamente diversa da quella in essere sino a quel momento.

Le livree furono sostituite dalle giacche ed i segni distintivi divennero: il taglio perfetto dell’abito, il colletto della camicia immacolato e inamidato che si intravedeva sotto la giacca, le scarpe perfettamente lucidate, cappello e bastone.
Al contrario l’abbigliamento femminile continuò ad assumere la funzione di manifestare la ricchezza che derivava dall’appartenere a una classe sociale d'elite.

Il guardaroba comprendeva abiti per ogni occasione della vita quotidiana; Le donne indossavano corsetti e crinoline tanto più preziose se sovrapposte e abbellite con guarnizioni. Ovviamente più questi abiti erano ampi, più intralciavano i movimenti ed avevano necessità di aiuto per essere indossati. Questo indicava l'appartenenza ad una classe di persone che poteva permettersi personale domestico.
Verso la fine del XIX secolo nacquero i primi grandi magazzini e cominciarono a diffondersi i giornali di moda; contemporaneamente la crescita economica aumentò i redditi nei Paesi e la moda divenne più accessibile al pubblico e non fu più qualcosa ad appannaggio di pochi.

Il padre dell'haute couture fu Charles Frederick Worth (1825-1895). Worth fu il primo a introdurre l’uso delle modelle, il concetto di collezione, l’etichetta firmata. Lui non confezionava abiti secondo i gusti delle clienti, ma imponeva egli stesso lo stile ed il gusto delle donne. Chi voleva essere alla moda doveva adattarsi a questi canoni.

Parigi divenne la capitale indiscussa dell'eleganza e fino alla metà del Novecento tutti gli altri Paesi non poterono fare altro che imitare le mode parigine.