Senza dire una parola…

Ieri sera, tornando a casa, la mia attenzione è stata “catturata” dalle acrobatiche evoluzioni di uno stormo di uccelli (credo si trattasse di storni): centinaia di individui che cambiavano direzione (e, quindi, la forma stessa dello stormo), tutti insieme e nel medesimo istante, mantenendo compatta e ordinata la formazione, come se fossero stati guidati da un’unica volontà; come se si fosse trattato di un singolo organismo pensante...

Uno sguardo in più, una parola in meno…

Può capitare di voltarsi all’improvviso, come se ci chiamassero, per accorgersi che, in realtà, qualcuno ci sta “semplicemente” guardando; e può succedere, invertendo i ruoli, di posare gli occhi su una persona e vederla girarsi di scatto verso di noi, come se le avessimo battuto l’indice su una spalla, per richiamare la sua attenzione…; circostanza, questa, che talvolta (e chissà poi perché?), suscita in noi un certo imbarazzo…