Prossima fermata: Mosca!

Personalmente mi è sempre piaciuto viaggiare in treno: l’ho sempre trovato “stimolante”, anzi di più: “romantico”. L’idea di poter percorrere distanze, magari anche ragguardevoli, riempiendo il tempo osservando dal finestrino i progressivi cambiamenti del paesaggio, oppure conversando con qualcuno, o leggendo un libro, o “buttando giù” appunti, o ancora, perché no, schiacciando un pisolino ha sempre avuto su di me un raffinato ascendente (che proprio non riesco ad avvertire - ohimè -, guidando per chilometri in autostrada…)...

VOYEUR IN ASCOLTO? MA PER CARITÀ…!

Mi piace viaggiare, ma non amo mettermi alla guida. Un po’ per pigrizia (preferisco la vita “da passeggero”, lo confesso…), un po’ per altri “dettagli”, tutt’altro che trascurabili: perché sono un distratto di natura; perché se devo concentrarmi al volante, non posso concentrarmi, ad esempio, sull’ultimo verso di una Poesia che sto scrivendo; perché so “trovare” le strade, come una talpa trova il famoso ago nel pagliaio (che, comunque, pare non abbia ancora ritrovato nessuno…).

Esagerazioni escluse, il fatto è che trovo molto noioso guidare l’automobile…

Scompartimento C, carrozza 293

Il tema del treno ha avuto molto successo fra gli artisti americani del 900'. In un paese caratterizzato dalle distanze incolmabili , la ferrovia era riuscita a rendere il tutto un tantino più a portata. Le inquadrature delle tele di Hopper, sono sempre state caratterizzate da un tocco "cinematografico". Se ci fate caso, nella stragrande maggioranza delle sue opere, si ha la sensazione di essere spettatori di un film. Luci e ombre da pellicola, segno distintivo del pittore statunitense. Il paesaggio visto dal finestrino di questo scompartimento scorre veloce, sembra di sentire quel mormorio delle rotaie in sottofondo. La donna seduta suggerisce con l'accenno di un sorriso velato dalle ombre del capellino, la possibilità di introspezione tipica di un lungo viaggio. I dettagli sono degni di nota. A primo impatto si fatica a credere di essere dinanzi a una tela. Il tema della donna come parte delle sue opere è molto ricorrente, spesso infatti sono presenti come protagoniste o a contorno. Colori tenui ma al contempo decisi e marcati. Non è possibile parlare di taglio fotografico (altro segno distintivo di Hopper), dato che la scena, vista dagli occhi dello spettatore, è piuttosto il fotogramma di una sequenza cinematografica in technicolor, che ha fatto la sua prima apparizione solo qualche anno prima, nel 1935.

Oggi questo olio su tela 50x45 cm è custodito presso l'IBM Corporation Collection ad Armonk.