Moon

Occhio ciclopico celeste, dalla pelle argentata, luminosa se pur di luce riflessa e dai mille nomi nelle varie culture: Selene per i Greci, Diana per i Romani, Artume per gli Etruschi... Complice di segreti e di amori, sensuale e romantica, quasi timida nel mostrarsi, infatti per rotazione sincrona espone solo una parte di essa...

Van Gogh, Monet, Degas…

... prossimamente a Padova. Dal 26 ottobre p.v. al 1 marzo 2020, il Palazzo Zabarella di Padova ospiterà, in esclusiva per l’Italia, oltre 70 capolavori di Edgar Degas, Eugène Delacroix, Claude Monet, Pablo Picasso e Vincent van Gogh e altri, che celebrano Paul e Rachel ‘Bunny’ Lambert Mellon, due tra i più importanti e raffinati mecenati del Novecento...

“Van Gogh – Tra il grano e il cielo”

Presso la basilica Palladiana di Vicenza, con la cura di Marco Goldin, è in corso la più grande esposizione, dedicata in Italia a Vincent Van Gogh, dal titolo "Tra il grano e il cielo".

Van Gogh nacque a Zundert nel 1853 e morì a Auvers-sur-Oise nel 1890, un uomo circondato da luci e ombre, pieno di attrazioni e di contraddizioni che da quasi centotrenta anni fa segnare ovunque cifre record.

Dipinse tantissimo e la sua enorme produzione, purtroppo, è diventata oggetto di riproduzioni compulsive su ogni accessorio o oggetto, anche da parte di chi di arte non sa proprio niente. Sarebbe veramente meglio evitare!!!...

Notte Stellata – Edvard Munch

L'arte nasce dal desiderio dell'individuo di rivelarsi all'altro. Ogni forma d'arte, di letteratura, di musica deve nascere nel sangue del nostro cuore. L'arte è il sangue del nostro cuore.

Edvard Munch recitava così, si potrebbe quasi definirlo l'inno personale del pittore esoterico, dell'amore, della gelosia, della morte e della tristezza. Norvegese, nato nella seconda metà del 1800, famoso per la sua vita travagliata, che sin dalla tenera età, riserva allo stesso una serie infinita di disgrazie e disavventure. Uomo assai controverso, continui alti e bassi con la minaccia costante della tubercolosi, egli stesso dichiarò più volte di "essere afflitto da un crudele destino". La sua arte è assai difficile da comprendere. Fa parte di quella categoria di artisti che inizialmente sembrano essere banali, quasi insignificanti, e poi si rivelano essere l'esatto opposto.

Più di tutti, c'è un quadro in particolare che mi affascina, lo fisserei per ore: La Notte stellata di Munch.

Il dipinto oltre ad essere omonimo a quello di Van Gogh (realizzato 30 anni prima) condivide gli stessi "principi". I due artisti, assai distanti ma allo stesso tempo molto vicini, condividono un'esistenza tormentata, piena di disgrazie. Esiste nulla di più poetico e simbolico, di una notte stellata? La notte, se ci fate caso, ha quel senso di misterioso ma al contempo affascinante, che non ha eguali. La notte è bellissima, con il suo silenzio, la sua quiete... la sua pace! Pace che nessuno dei 2 ha mai trovato. Nel caso di Munch, la notte è un'amica fedele. La scalinata in primo piano scende verso un prato innevato... Dona un senso di sospensione... Attesa di qual cosa che da li a poco potrebbe succedere. I colori tenui in alcuni punti, quasi impalpabili, mentre in altri diventano decisi e sgargianti. In cielo una striscia verde che potrebbe essere un'aurora boreale, un effetto di luce o chissà... una provocazione fatta dallo stesso. Oggi è conservato in quella che fu la città che vide Munch diventare artista: Oslo, al Munch-museet.

Van Gogh, i suoi cieli e il suo tormento interiore

"... la vista delle stelle mi fa sognare ..." scriveva Van Gogh; per lui dipingere le stelle è stata, ad un tratto della sua breve vita, quasi un'ossessione e attraverso i suoi cieli stellati, ci ha raccontato i segreti della sua anima, i suoi tormenti e contrasti interiori.

Van Gogh arriva al punto di affermare che la notte è decisamente più ricca di colori rispetto al giorno e per questo, spesso, passa le sue notti ad osservare il cielo.

Muore suicida giovanissimo (37 anni) dopo una vita tormentatissima e solitaria, durante la quale fatica a tessere rapporti sociali, l'unico suo vero confidente è il fratello Theo, con il quale ha un intenso rapporto epistolare. In pochissimi anni realizza più di 1600 fra disegni e dipinti e di questi riesce a venderne, in vita, solo uno. Solo dopo la sua morte ci si renderà conto dell'"immensità" di quest'artista.

Nei suoi cieli c'è una forte intensità espressiva del colore: il blu notturno in netto contrasto con il giallo delle stelle. Le pennellate sono pastose e decise, in alcuni quadri brevi, in altri allungate, come nella famosa Notte Stellata, dove diventano veri e propri vortici di luce, quasi a comunicare tutta la sua inquietudine.
Un'altro esempio del sapiente uso dei colori e della luce di cui Van Gogh era maestro è Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles, nel quale il gioco di rinvii cromatici crea una perfetta armonia. I blu ed i gialli contrastano sia in cielo che nelle figure architettoniche in primo piano nel quadro.
Infine La notte stellata sul Rodano, in cui l’artista riproduce dettagliatamente ciò che vede nell’oscurità: le stelle che si specchiano nel Rodano insieme all'illuminazione della cittadina. La loro luminosità si scontra con un cielo profondo, dipinto in sovrapposizione con il blu di Prussia ed il cobalto. La tela è tutto un luccichio.
Van Gogh è un pittore istintivo, secondo il quale: la pittura riproduce la realtà secondo un impulso primordiale attraverso i colori, tanto da affermare che la realtà è grigia ed è compito del pittore donarle il giusto colore.

I cieli di questo artista sono pervasi da un profondo senso di poesia, dove è tangibile la vitalità e la potenza dell'universo.

...Improvvisa,
la Notte,
la Sinfonia
di tutto ciò
che tace, ora,
nell'attimo
sublime,
che la vita concede
al Sogno,
beffandosi del cruccio
delle gioie mancate,
invidiose, o forse
soltanto figlie,
d'un palpito
di stelle...
Poesia tratta dalla Raccolta
"Le Parole sono stelle"
di Roberto Pellegrini

#3 Van Gogh un museo immaginario

Inizialmente è rimasto quasi completamente all'ocuro dei fermenti artistici che stavano movimentando il panorama estero, Parigi specialmente.

I suoi referente stilistici, prima del suo secondo soggiorno parigino nel biennio 1886-1888 furono la Scuola dell'Aja, Barbizon, Millet e Delacroix. Il romantico Delacroix può essere incluso in una trasizione che inizia con Frans Hals e Rubens, artisti che Can Gogh stimava per la loro maturità stilitica e la sicurezza della loro pennellata. Mentre nella prima metà degli anni 80, considerava gli artisti appena citati come i principali esponenti dell'avanguardia.

L'esplosiva crescita aristica di Van Gogh nei mesi iniziali del suo soggiorno parigino testimoniano tuttavia della durevole impronta lasciatagli dalle opere che ebbe occasione di vedere.Le prime nature morte e i primi autoritrattirappresentano dunque degli studi sui contrasti cromatici, così come li aveva appresi da Seurat e Signac.

Ma VIncent subì anche l'influenza diretta di impressionisti classici come Monet e Pissarro, che ebbe modo di lodare in qualche occassiione. Si potrebbe quasi sostenere che Van Gogh abbia travalicato l'impressionismo per passare dalla pittura fortemente tonale di Aja, direttamente a postimpressionismo. a lui interessava andare oltre l'arte per l'arte. La modernità del linguaggio non era un obiettivo desigderabile in sè e per sè , ma soltanto un mezzo per formulare e trasmettere un messaggioin maniera storicamente adeguata.

#2 Van Gogh le origini

Prima che Van Gogh si dedicasse ad abbracciare la pittura, l sue origini la famiglia e lo spirito missionario fecero di lui un fanatico della religione. La ricerca della vera dottrina trasformato in un fondamentalista biblico e libero pensatore che interpretaava quando leggeva secondo il proprio modo di vivere e sopratutto non si lasciava piegare alla rigidità del padre.

Van Gog sembra identificarsi di volta in volta con i temi e le storie dei quadri che vede e che apprezza. In essi erca conforto e vi trova uno schermo sul quale proiettare se stesso, questa è la radice del suo pensiero sull'arte.

Le modalità pittoriche, la composizione o l'abilità pratica lo interessano meno. La pittura deve andare oltre la dimostrazione di padronanza tecnica, deve rappresentare qualcosa di più di un esercizio cromatico o formale. Secondo lui è necessario che l'arte si faccia portatrice di un messaggio ma sopratutto che dia voce alle intime convinzioni dell'artsta. Solo se il pittore è onesto con se stesso e con il proprio pubblico e se è in grado, raffigurando una storia o un'espressione del volto, di suscitare un'emozione, Vincent lo apprezzerà.