Verso sera…

Quando scende il tramonto, quasi d’istinto l’anima si inventa un “domani” in cui credere, oltrepassando le “barriere” che “blindano” la sfera del Tempo e che ci impediscono di poter minimamente interferire sul suo divenire, nella “germinazione” del nostro destino. E, a volte, questo può bastare per aiutarci a superare i nostri (pochi, si spera…), momenti difficili...

Come un piccolo fiore…

Probabilmente nessuno si sofferma ad osservare una “primula”, quel minuscolo fiorellino azzurro, “messaggero” della Primavera: non ci si fa caso, semplicemente non la si nota e basta. E, del resto, essa non fa nulla perché ci si possa accorgere di lei…

…come l’onda

Il vero “mistero” non è l’amore in sé, antico “sintomo”, della consapevole fragilità dell’esistenza, bensì il “bisogno” stesso di amare; da dove esso tragga le proprie origini; come nasca quell’“elan vital” che ci spinge ad abbandonarci tra le sue braccia…

Chi c’è al timone…?

L’incognita di una “sfida” ci attrae: ci fa paura, d’accordo, ma non resistiamo al suo fascino. Perché noi, gli esseri umani, siamo fatti così. Le difficoltà ci mettono alla prova; ci sfibrano; ci piegano; talvolta ci spezzano, ma ci “formano” e, soprattutto, non consumano la nostra innata vocazione al voler “andare oltre”; al cercare la “via d’uscita”; al voler apprendere da ogni situazione, incluse quelle più dolorose, che spesso si incontrano in quel “percorso” imprevedibile che è la vita...

Io… anzi: noi

Se ciascuno di noi “bastasse” veramente a se stesso; se davvero potessimo sentirci “compiuti”, semplicemente prendendoci cura “soltanto” di noi stessi, non avrebbero più senso (o non avrebbero lo stesso significato…), concetti/esperienze quali l’altruismo, la disponibilità, la solidarietà, la stessa solitudine…

Come uno specchio…

Ci accostiamo all'arte, come se ci ponessimo di fronte ad uno specchio. Più o meno meno consapevolmente, tutti cercano nell'arte un "particolare" in cui potersi riconoscere. Ed è uno "specchio" profondo, misterioso, vivente., uno specchio al quale ci avviciniamo sempre con un po' di trepidazione, pervasi dalla "argentea" curiosità di scoprire qualcosa di ancora "sconosciuto" della nostra immagine…

Pupi ri zuccaru

Per i bambini siciliani: né dolcetto né scherzetto, ma pupi ri zuccaru o pupaccena, non pupi qualsiasi, ma pupi di e per la cena sacra. Da mangiare con uno specifico stato d’animo che apre le porte al rito della spiritualità. In Sicilia non esisteva l’usanza di scambiarsi doni per il Natale, perché si faceva per la Festa dei Morti, questa tradizione è ancora viva e tiene testa alla festa celtica di Halloween...